Rivoluzione Milan: via Furlani, Tare e Moncada.

alexxx19

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GDS: il Milan affronta una vera e propria rivoluzione totale a causa del pesante fallimento sportivo, finanziario e ambientale derivante dalla mancata qualificazione in Champions League per il secondo anno consecutivo, che condanna il club a disputare la prossima Europa League. Il verdetto spietato si è materializzato dopo l'ultimo tracollo interno a San Siro contro il Cagliari, che ha certificato il crollo verticale della squadra capace di collezionare appena tre vittorie (contro Torino, Verona e Genoa), un pareggio e ben sei sconfitte nelle ultime dieci partite a partire da metà marzo, scivolando così al quinto posto in classifica. Questo scenario disastroso è il risultato di profonde guerre interne e continui rimpalli di responsabilità che hanno diviso la dirigenza in fazioni in perenne competizione, nonostante gli appelli pubblici all'unità. La tifoseria rossonera e la curva ieri non hanno avuto pietà, sostenendo la squadra fino al triplice fischio per poi far partire una durissima contestazione che ha preso di mira tutti i protagonisti, costringendo Zlatan Ibrahimovic ad abbandonare gli spalti sotto scorta. Il patron Gerry Cardinale, presente in tribuna, ha osservato l'assenza di reazione della squadra e ascoltato la furente protesta del pubblico prima di lasciare lo stadio subito dopo il fischio finale, senza che nessun dirigente si presentasse a parlare o ad assumersi la responsabilità del ko. Se prima della partita le colpe sembravano destinate a ricadere principalmente sull'amministratore delegato Giorgio Furlani, il verdetto del campo ha rimesso tutti nel mirino, spingendo la proprietà a pianificare un cambiamento radicale che stravolgerà l'intero organigramma societario e successivamente la rosa. Il piano di rinnovamento di Cardinale prevede infatti l'allontanamento di Furlani, in carica dal dicembre 2022, per fare spazio a un nuovo amministratore delegato, oltre al licenziamento del direttore sportivo Igli Tare, ritenuto l'architetto di un mercato disastroso caratterizzato da milioni spesi senza alcun esito, e del direttore tecnico Geoffrey Moncada. Prima della sfida decisiva con il Cagliari, Cardinale ha pranzato in un hotel di lusso a Milano insieme al super consulente Ibrahimovic (anch'egli pesantemente contestato dai tifosi), a Massimo Calvelli, esponente del CdA che potrebbe assumere un ruolo prioritario nella riorganizzazione interna, e alla Chief Officer Brand Montini, ai quali si è unito in un secondo momento lo stesso Moncada. Nelle prossime ore i destini dei dirigenti saranno ufficializzati e l'agenda del patron rossonero si preannuncia densa di decisioni definitive, sia che vengano prese da Milano o da remoto, per azzerare l'attuale struttura operativa del club. Anche la posizione dell'allenatore, individuato come il primo responsabile della caduta verticale della squadra, resta fortemente in bilico all'interno di una ristrutturazione profonda che non farà sconti a nessuno, a partire da Furlani, Tare e Moncada che avevano autorizzato e gestito le ultime infruttuose strategie societarie.

CorSera: Il proprietario del Milan, Gerry Cardinale, rimarrà in città per affrontare le numerose problematiche nate da un campionato fallimentare e per cercare di riportare ordine all'interno di una società attualmente divisa in correnti e lacerata da lotte intestine. Appena giunto a Milano, il patron ha tenuto un pranzo in un noto hotel del centro insieme al suo braccio destro Massimo Calvelli — il manager incaricato di ridisegnare il nuovo organigramma societario — incontrando prima Zlatan Ibrahimovic e successivamente Geoffrey Moncada. Per Ibrahimovic si prospetta un forte ridimensionamento, con un raggio d'azione che dovrebbe limitarsi esclusivamente allo sviluppo di progetti commerciali negli Stati Uniti, in un clima di forte tensione testimoniato dal fatto che lo svedese, a fine partita, è stato scortato al parcheggio per fronteggiare l'ira dei tifosi contestatori. Anche la parabola di Moncada al Milan sembra ormai giunta al capolinea: il dirigente ha infatti ricevuto offerte concrete da Siviglia e Marsiglia, dopo aver già rifiutato la proposta del Nizza. L'amministratore delegato Giorgio Furlani, anch'egli ormai a un passo dall'addio definitivo, non ha preso parte al pranzo di mercato ma si è limitato a salutare Cardinale a San Siro, entrando poi negli spogliatoi al termine del match, mentre il patron ha abbandonato lo stadio subito dopo il fischio finale, visibilmente colpito dalla dura contestazione della tifoseria.

Tuttosport: la clamorosa sconfitta interna contro il Cagliari ha sancito l'esclusione del Milan dalla prossima Champions League, un vero e proprio disastro sportivo che ha dato il via a una rivoluzione totale e immediata all'interno del club. Il patron Gerry Cardinale, apparso furioso a fine gara, insieme al suo braccio destro Massimo Calvelli ha deciso di rivedere completamente l'intera struttura societaria e tecnica. Il primo a lasciare il club sarà l'amministratore delegato Giorgio Furlani, la cui assenza al vertice pomeridiano domenicale aveva già fatto rumore, e per sostituirlo la dirigenza sta già sondando profili come Giovanni Carnevali, Claudio Fenucci e alcuni manager stranieri, valutando inoltre un possibile ritorno di Adriano Galliani in veste di super-consulente. La mancata qualificazione europea mette in forte discussione anche la permanenza del direttore sportivo Igli Tare (l'unico risparmiato dalla contestazione della Curva Sud prima della partita) e del tecnico Massimiliano Allegri; quest'ultimo, corteggiato dal Napoli e in lizza per la panchina della Nazionale, potrebbe decidere autonomamente di fare un passo indietro, chiudendo così la sua seconda avventura in rossonero. Prima del match, Cardinale aveva vissuto una lunga domenica di programmazione in un lussuoso hotel del centro di Milano, dove ha pranzato con Calvelli, Francesca Montini e Zlatan Ibrahimovic, incontrando successivamente per circa due ore il direttore tecnico Geoffrey Moncada, prima di recarsi a San Siro alle 18:30 per caricare l'allenatore e la squadra. Il fallimento sportivo trasforma ora il futuro in una montagna difficilissima da scalare a causa dell'assenza dei ricavi Champions, con ripercussioni pesanti sia sull'organigramma che sulla rosa. Oltre alle posizioni dello stesso Moncada e di Ibrahimovic — quest'ultimo fortemente contestato dai tifosi all'uscita dallo stadio insieme al proprietario —, il verdetto del campo stravolge completamente il calciomercato: salterà l'ingaggio del tedesco Leon Goretzka e si consumerà il probabile addio del croato Luka Modric, per i quali la massima competizione europea rappresentava un fattore determinante, mentre restano in forte bilico i destini di elementi chiave della squadra come Adrien Rabiot, Strahinja Pavlovic e Rafael Leao.

CorSport: la stagione del Milan è in modo inequivocabile un fallimento totale a causa del mancato raggiungimento di tutti gli obiettivi stagionali, tra cui spiccano l'eliminazione agli ottavi di finale di Coppa Italia contro la Lazio a dicembre, la netta sconfitta nella semifinale di Supercoppa Italiana e, soprattutto, la clamorosa e decisiva esclusione dalla Champions League. La responsabilità di questo esito negativo investe ogni componente del club, a partire dalla società, già ampiamente contestata dai tifosi, fino ad arrivare a Massimiliano Allegri, ingaggiato a giugno con il compito di rilanciare la squadra e rivelatosi incapace di centrare il traguardo minimo prefissato. Il crollo della squadra ha radici psicologiche e prestazionali ben precise: per tutta l'annata il tecnico livornese ha predicato prudenza indicando la qualificazione europea come l'unico traguardo realistico, mentre una parte dell'ambiente e degli stessi calciatori ha continuato a cullare sogni di scudetto fino a marzo. La fine delle speranze tricolori, sancita dalle sconfitte esterne contro Lazio e Napoli, ha spento definitivamente il gruppo rossonero, che è andato incontro a un collasso verticale sia in termini di gioco che di agonismo, dilapidando un vantaggio di ben dieci punti sulla quinta in classifica nelle ultime otto giornate e chiudendo il campionato al sesto posto; in questa fase critica, nemmeno Allegri, storicamente abile nel gestire i momenti difficili, è riuscito a invertire la rotta. Come logica conseguenza di questo verdetto sportivo, il Milan si appresta a vivere una rivoluzione societaria e tecnica immediata e profonda, i cui primi passi sono stati mossi durante un vertice tenutosi a Milano all'Hotel Four Seasons. All'incontro hanno preso parte le massime figure di riferimento del club, tra cui il numero uno di RedBird Gerry Cardinale, il Senior Advisor Zlatan Ibrahimovic, il membro del CdA Massimo Calvelli e il capo-scout Geoffrey Moncada. Questo summit iniziale darà il via a una serie di ulteriori colloqui volti a ristrutturare l'intero organigramma: il primo dirigente destinato all'addio è l'amministratore delegato Giorgio Furlani, la cui successione è già aperta a candidati sia italiani che internazionali. Parallelamente, la posizione di Massimiliano Allegri torna fortemente in bilico, poiché il mancato accesso alla Champions League ha fatto decadere la clausola per il rinnovo automatico del contratto per un ulteriore anno, che avrebbe previsto anche un aumento dell'ingaggio di circa un milione di euro, ponendo di fatto l'allenatore sul banco degli imputati.

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mi sono collegato ora dalle 22.30 di ieri e speravo che qualche testa fosse già saltata...ma siamo ancora alle voci
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Wetter

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Sono le 10:07 e non vedo annunci ufficiali dell'esonero di Furlani, Moncada e Tare, non va bene.
Perchè, esattamente, cosa sarebbe andato bene negli ultimi 2/3 anni lato comunicazione?
Siamo in mano a degli emeriti incompetenti.
 

Mika

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Perchè, esattamente, cosa sarebbe andato bene negli ultimi 2/3 anni lato comunicazione?
Siamo in mano a degli emeriti incompetenti.
No e che temo che vadano via solo Allegri e Tare e ci teniamo Furlani e Moncada e prossima stagione nemmeno la seguo con Italiano in panchina e Rabiot sostituito da Bondo.
 
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Siamo a fine maggio e questi ora devono scegliere un nuovo AD, un nuovo Direttore Sportivo e un nuovo Allenatore, oltre che cambiare metà squadra. Come già evidenziato nei giorni scorsi, girano nomi di dirigenti che vanno bene (forse) come amministratori ma che non sarebbero in grado di gestire un progetto tecnico. Chi sceglie il nuovo mister? E in base a quali criteri? Chi decide chi resta e chi parte? In base a quale "filosofia di gioco"?

L'unica cosa che mi sento di escludere è che prendano l'Italiano di turno in panchina. Sanno benissimo che non è sostenibile a livello di piazza. Quindi o prendono l'allenatore giovane cercando di presentarlo come il nuovo Fabregas oppure l'unico allenatore vincente disponibile sul mercato. Questi se fanno l'accoppiata Galliani/Conte e magari convincono pure Goretzka a venire in un Milan senza Champions azzerano completamente la protesta e si ritrovano la curva a cantare il nome di Cardinale il giorno del ritiro.
Infatti è per questo che si deve contestare ad oltranza e possibilmente disertare il più possibile lo stadio o quantomeno minacciare di farlo in maniera integrale: zero abbonamenti, zero presenze, zero tifo. Vediamo se riescono a riempire lo stadio con gli occasionali.
Questo è il momento di affondare dove fa più male - reputazione e soprattutto sul piano economico - per costringerli a fare le uniche cose che possono fare: rifondare tutto per come si deve o vendere (magari).

E per rifondare tutto non intendo solo prendere l'allenatore top, non basta.
Serve una dirigenza che lavori per il Milan e non più per se stessi, basta guerre intestine e lotte di potere, basta stupidi giochini finanziari e non.
 

Toby rosso nero

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GDS: il Milan affronta una vera e propria rivoluzione totale a causa del pesante fallimento sportivo, finanziario e ambientale derivante dalla mancata qualificazione in Champions League per il secondo anno consecutivo, che condanna il club a disputare la prossima Europa League. Il verdetto spietato si è materializzato dopo l'ultimo tracollo interno a San Siro contro il Cagliari, che ha certificato il crollo verticale della squadra capace di collezionare appena tre vittorie (contro Torino, Verona e Genoa), un pareggio e ben sei sconfitte nelle ultime dieci partite a partire da metà marzo, scivolando così al quinto posto in classifica. Questo scenario disastroso è il risultato di profonde guerre interne e continui rimpalli di responsabilità che hanno diviso la dirigenza in fazioni in perenne competizione, nonostante gli appelli pubblici all'unità. La tifoseria rossonera e la curva ieri non hanno avuto pietà, sostenendo la squadra fino al triplice fischio per poi far partire una durissima contestazione che ha preso di mira tutti i protagonisti, costringendo Zlatan Ibrahimovic ad abbandonare gli spalti sotto scorta. Il patron Gerry Cardinale, presente in tribuna, ha osservato l'assenza di reazione della squadra e ascoltato la furente protesta del pubblico prima di lasciare lo stadio subito dopo il fischio finale, senza che nessun dirigente si presentasse a parlare o ad assumersi la responsabilità del ko. Se prima della partita le colpe sembravano destinate a ricadere principalmente sull'amministratore delegato Giorgio Furlani, il verdetto del campo ha rimesso tutti nel mirino, spingendo la proprietà a pianificare un cambiamento radicale che stravolgerà l'intero organigramma societario e successivamente la rosa. Il piano di rinnovamento di Cardinale prevede infatti l'allontanamento di Furlani, in carica dal dicembre 2022, per fare spazio a un nuovo amministratore delegato, oltre al licenziamento del direttore sportivo Igli Tare, ritenuto l'architetto di un mercato disastroso caratterizzato da milioni spesi senza alcun esito, e del direttore tecnico Geoffrey Moncada. Prima della sfida decisiva con il Cagliari, Cardinale ha pranzato in un hotel di lusso a Milano insieme al super consulente Ibrahimovic (anch'egli pesantemente contestato dai tifosi), a Massimo Calvelli, esponente del CdA che potrebbe assumere un ruolo prioritario nella riorganizzazione interna, e alla Chief Officer Brand Montini, ai quali si è unito in un secondo momento lo stesso Moncada. Nelle prossime ore i destini dei dirigenti saranno ufficializzati e l'agenda del patron rossonero si preannuncia densa di decisioni definitive, sia che vengano prese da Milano o da remoto, per azzerare l'attuale struttura operativa del club. Anche la posizione dell'allenatore, individuato come il primo responsabile della caduta verticale della squadra, resta fortemente in bilico all'interno di una ristrutturazione profonda che non farà sconti a nessuno, a partire da Furlani, Tare e Moncada che avevano autorizzato e gestito le ultime infruttuose strategie societarie.

CorSera: Il proprietario del Milan, Gerry Cardinale, rimarrà in città per affrontare le numerose problematiche nate da un campionato fallimentare e per cercare di riportare ordine all'interno di una società attualmente divisa in correnti e lacerata da lotte intestine. Appena giunto a Milano, il patron ha tenuto un pranzo in un noto hotel del centro insieme al suo braccio destro Massimo Calvelli — il manager incaricato di ridisegnare il nuovo organigramma societario — incontrando prima Zlatan Ibrahimovic e successivamente Geoffrey Moncada. Per Ibrahimovic si prospetta un forte ridimensionamento, con un raggio d'azione che dovrebbe limitarsi esclusivamente allo sviluppo di progetti commerciali negli Stati Uniti, in un clima di forte tensione testimoniato dal fatto che lo svedese, a fine partita, è stato scortato al parcheggio per fronteggiare l'ira dei tifosi contestatori. Anche la parabola di Moncada al Milan sembra ormai giunta al capolinea: il dirigente ha infatti ricevuto offerte concrete da Siviglia e Marsiglia, dopo aver già rifiutato la proposta del Nizza. L'amministratore delegato Giorgio Furlani, anch'egli ormai a un passo dall'addio definitivo, non ha preso parte al pranzo di mercato ma si è limitato a salutare Cardinale a San Siro, entrando poi negli spogliatoi al termine del match, mentre il patron ha abbandonato lo stadio subito dopo il fischio finale, visibilmente colpito dalla dura contestazione della tifoseria.

Tuttosport: la clamorosa sconfitta interna contro il Cagliari ha sancito l'esclusione del Milan dalla prossima Champions League, un vero e proprio disastro sportivo che ha dato il via a una rivoluzione totale e immediata all'interno del club. Il patron Gerry Cardinale, apparso furioso a fine gara, insieme al suo braccio destro Massimo Calvelli ha deciso di rivedere completamente l'intera struttura societaria e tecnica. Il primo a lasciare il club sarà l'amministratore delegato Giorgio Furlani, la cui assenza al vertice pomeridiano domenicale aveva già fatto rumore, e per sostituirlo la dirigenza sta già sondando profili come Giovanni Carnevali, Claudio Fenucci e alcuni manager stranieri, valutando inoltre un possibile ritorno di Adriano Galliani in veste di super-consulente. La mancata qualificazione europea mette in forte discussione anche la permanenza del direttore sportivo Igli Tare (l'unico risparmiato dalla contestazione della Curva Sud prima della partita) e del tecnico Massimiliano Allegri; quest'ultimo, corteggiato dal Napoli e in lizza per la panchina della Nazionale, potrebbe decidere autonomamente di fare un passo indietro, chiudendo così la sua seconda avventura in rossonero. Prima del match, Cardinale aveva vissuto una lunga domenica di programmazione in un lussuoso hotel del centro di Milano, dove ha pranzato con Calvelli, Francesca Montini e Zlatan Ibrahimovic, incontrando successivamente per circa due ore il direttore tecnico Geoffrey Moncada, prima di recarsi a San Siro alle 18:30 per caricare l'allenatore e la squadra. Il fallimento sportivo trasforma ora il futuro in una montagna difficilissima da scalare a causa dell'assenza dei ricavi Champions, con ripercussioni pesanti sia sull'organigramma che sulla rosa. Oltre alle posizioni dello stesso Moncada e di Ibrahimovic — quest'ultimo fortemente contestato dai tifosi all'uscita dallo stadio insieme al proprietario —, il verdetto del campo stravolge completamente il calciomercato: salterà l'ingaggio del tedesco Leon Goretzka e si consumerà il probabile addio del croato Luka Modric, per i quali la massima competizione europea rappresentava un fattore determinante, mentre restano in forte bilico i destini di elementi chiave della squadra come Adrien Rabiot, Strahinja Pavlovic e Rafael Leao.

CorSport: la stagione del Milan è in modo inequivocabile un fallimento totale a causa del mancato raggiungimento di tutti gli obiettivi stagionali, tra cui spiccano l'eliminazione agli ottavi di finale di Coppa Italia contro la Lazio a dicembre, la netta sconfitta nella semifinale di Supercoppa Italiana e, soprattutto, la clamorosa e decisiva esclusione dalla Champions League. La responsabilità di questo esito negativo investe ogni componente del club, a partire dalla società, già ampiamente contestata dai tifosi, fino ad arrivare a Massimiliano Allegri, ingaggiato a giugno con il compito di rilanciare la squadra e rivelatosi incapace di centrare il traguardo minimo prefissato. Il crollo della squadra ha radici psicologiche e prestazionali ben precise: per tutta l'annata il tecnico livornese ha predicato prudenza indicando la qualificazione europea come l'unico traguardo realistico, mentre una parte dell'ambiente e degli stessi calciatori ha continuato a cullare sogni di scudetto fino a marzo. La fine delle speranze tricolori, sancita dalle sconfitte esterne contro Lazio e Napoli, ha spento definitivamente il gruppo rossonero, che è andato incontro a un collasso verticale sia in termini di gioco che di agonismo, dilapidando un vantaggio di ben dieci punti sulla quinta in classifica nelle ultime otto giornate e chiudendo il campionato al sesto posto; in questa fase critica, nemmeno Allegri, storicamente abile nel gestire i momenti difficili, è riuscito a invertire la rotta. Come logica conseguenza di questo verdetto sportivo, il Milan si appresta a vivere una rivoluzione societaria e tecnica immediata e profonda, i cui primi passi sono stati mossi durante un vertice tenutosi a Milano all'Hotel Four Seasons. All'incontro hanno preso parte le massime figure di riferimento del club, tra cui il numero uno di RedBird Gerry Cardinale, il Senior Advisor Zlatan Ibrahimovic, il membro del CdA Massimo Calvelli e il capo-scout Geoffrey Moncada. Questo summit iniziale darà il via a una serie di ulteriori colloqui volti a ristrutturare l'intero organigramma: il primo dirigente destinato all'addio è l'amministratore delegato Giorgio Furlani, la cui successione è già aperta a candidati sia italiani che internazionali. Parallelamente, la posizione di Massimiliano Allegri torna fortemente in bilico, poiché il mancato accesso alla Champions League ha fatto decadere la clausola per il rinnovo automatico del contratto per un ulteriore anno, che avrebbe previsto anche un aumento dell'ingaggio di circa un milione di euro, ponendo di fatto l'allenatore sul banco degli imputati.

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Finirà con il dare un ruolo più importante al leone che per più di un mese sarà via dal milan a commentare i mondiali.

LOL.
 

-Lionard-

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Infatti è per questo che si deve contestare ad oltranza e possibilmente disertare il più possibile lo stadio o quantomeno minacciare di farlo in maniera integrale: zero abbonamenti, zero presenze, zero tifo. Vediamo se riescono a riempire lo stadio con gli occasionali.
Questo è il momento di affondare dove fa più male - reputazione e soprattutto sul piano economico - per costringerli a fare le uniche cose che possono fare: rifondare tutto per come si deve o vendere (magari).

E per rifondare tutto non intendo solo prendere l'allenatore top, non basta.
Serve una dirigenza che lavori per il Milan e non più per se stessi, basta guerre intestine e lotte di potere, basta stupidi giochini finanziari e non.
Ma infatti quello che mi fa infuriare di più è il pubblico allo stadio perchè magari anche 10.000 saranno turisti, cifra che comunque mi sembra alta, altri saranno sponsor e aziende varie ma di sicuro ogni weekend ci sono 40/50.000 ""veri"" tifosi paganti che supportano questa dirigenza e questa proprietà. Almeno nella prima banner San Siro era deserto e il dissenso palpabile e innegabile.

Poi, a differenza di altri, io non sono così sicuro che una protesta continuativa, anche dura, possa incidere e convincerli a vendere, come purtroppo insegna il precedente dello United ma anche i laziali con Lotito, ma nel dubbio di sicuro trovo folle e deleterio prestarsi al gioco e finanziarli andando allo stadio e acquistando prodotti ufficiali.

Il problema è che basta portare 1 o 2 nomi giusti per far dimenticare tutto e secondo me la scorsa estate hanno capito come funziona il giochino. Per questo il trio Galliani/Conte/Ibra non mi sembra un'idea così improbabile.
 
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