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Samuele Ricci si racconta alla giornalista M. Jacobelli:
"Ho mai pensato di non farcela? Non ci ho mai pensato, sono sempre stato uno che ha sempre vissuto le cose come andavano, poi quando sei giovane non hai neanche troppi pensieri per la testa, vivi le cose con più leggerezza. Vedi le cose in modo diverso quando diventi più uomo, anche il calcio cambia e lo affronti diversamente».
"Anche ora gioco per passione, poi subentrano tante altre cose. A Torino ho cambiato il mio modo di approcciarmi al calcio, prima ero molto più bambino. A Torino ho iniziato a curare i particolari, che sono la cosa che fanno la differenza ad alti livelli. Pressione? E’ anche positiva, vuol dire che stai facendo una cosa importante, anche quella serve. L’ansia ce l’ho anche io, quando entri a San Siro è diverso, ma anche da piccolo ce l’avevo».
"Come superare i momenti difficili? Cerco di trovare disciplina e fare le cose che devo fare, poi curo i particolari e i tanti aspetti della vita dei giocatori. Mai stato mentalmente bloccato? Può succedere, anche avere meno fiducia e meno autostima, si può imparare da questi momenti. La testa è fondamentale, anche in campo col talento ma senza testa fai poco. Fortunatamente ho tante persone che mi amano, purtroppo in tanti non li hanno. Mai avuto paura di non essere all’altezza? Si, soprattutto quando arrivi in un Club così, poi se sei qua un motivo c’è, l’importante è farsi coraggio e forza su quello, lavorare e migliorarsi».
"Cosa mi rende felice? Essere in un Club così. Poi il contorno fa la differenza, mi sono circondato di persone che vogliono il mio bene, ho una famiglia presente e dei genitori intelligenti, che non mi hanno mai messo pressione. Cosa mi ha reso più forte mentalmente? Le sconfitte un po’ fanno bene. Scuola? Mi sto laureando in Economia, mi manca la tesi».
"Il successo? In tanti lo cercano, ma può essere un’arma a doppio taglio perché con troppo successo rischi, poi fa piacere a tutti. Una frase che mi ha aiutato? Non tutti i mali vengono per nuocere. Tornassi indietro rifarei il mio percorso? Si, 100%. Ogni scelta è stata ponderata ed è stata giusta».
"Il momento più bello? I due derby vinti in stagione».
"Il mio arrivo al Milan? Simpatizzavo. Quando ero piccolo non tifavo una squadra ma i giocatori, ricordo Ronaldinho al Milan. Non ho nulla di lui purtroppo (ride). Arrivare qui è straordinario, ho avuto la fortuna di trovare una famiglia, tutto il mondo Milan lo è. Ho trovato persone disponibili, poi io sono espansivo e socializzo con tutti, stanno diventando amici. Ho trovato un gruppo bellissimo, lo staff e il mister, c’è sintonia con tutti, si respira un bel clima».
"Ho mai pensato di non farcela? Non ci ho mai pensato, sono sempre stato uno che ha sempre vissuto le cose come andavano, poi quando sei giovane non hai neanche troppi pensieri per la testa, vivi le cose con più leggerezza. Vedi le cose in modo diverso quando diventi più uomo, anche il calcio cambia e lo affronti diversamente».
"Anche ora gioco per passione, poi subentrano tante altre cose. A Torino ho cambiato il mio modo di approcciarmi al calcio, prima ero molto più bambino. A Torino ho iniziato a curare i particolari, che sono la cosa che fanno la differenza ad alti livelli. Pressione? E’ anche positiva, vuol dire che stai facendo una cosa importante, anche quella serve. L’ansia ce l’ho anche io, quando entri a San Siro è diverso, ma anche da piccolo ce l’avevo».
"Come superare i momenti difficili? Cerco di trovare disciplina e fare le cose che devo fare, poi curo i particolari e i tanti aspetti della vita dei giocatori. Mai stato mentalmente bloccato? Può succedere, anche avere meno fiducia e meno autostima, si può imparare da questi momenti. La testa è fondamentale, anche in campo col talento ma senza testa fai poco. Fortunatamente ho tante persone che mi amano, purtroppo in tanti non li hanno. Mai avuto paura di non essere all’altezza? Si, soprattutto quando arrivi in un Club così, poi se sei qua un motivo c’è, l’importante è farsi coraggio e forza su quello, lavorare e migliorarsi».
"Cosa mi rende felice? Essere in un Club così. Poi il contorno fa la differenza, mi sono circondato di persone che vogliono il mio bene, ho una famiglia presente e dei genitori intelligenti, che non mi hanno mai messo pressione. Cosa mi ha reso più forte mentalmente? Le sconfitte un po’ fanno bene. Scuola? Mi sto laureando in Economia, mi manca la tesi».
"Il successo? In tanti lo cercano, ma può essere un’arma a doppio taglio perché con troppo successo rischi, poi fa piacere a tutti. Una frase che mi ha aiutato? Non tutti i mali vengono per nuocere. Tornassi indietro rifarei il mio percorso? Si, 100%. Ogni scelta è stata ponderata ed è stata giusta».
"Il momento più bello? I due derby vinti in stagione».
"Il mio arrivo al Milan? Simpatizzavo. Quando ero piccolo non tifavo una squadra ma i giocatori, ricordo Ronaldinho al Milan. Non ho nulla di lui purtroppo (ride). Arrivare qui è straordinario, ho avuto la fortuna di trovare una famiglia, tutto il mondo Milan lo è. Ho trovato persone disponibili, poi io sono espansivo e socializzo con tutti, stanno diventando amici. Ho trovato un gruppo bellissimo, lo staff e il mister, c’è sintonia con tutti, si respira un bel clima».