Premier League a rischio default. Si spende troppo.

Marilson

Milano vende moda
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Ho letto l'articolo in Inglese su vari quotidiani qui. Il nocciolo della questione e' sostanzialmente un borderline falso in bilancio collettivo: i club acquistano giocatori a cifre astronomiche, non pagano nulla il primo anno e spalmano il pagamento in anni successivi. Il club che vende il giocatore mette a bilancio tutto il valore del trasferimento senza sostanzialmente ricevere soldi, il che significa che chi guarda il bilancio crede "oh questo club e' pieno di soldi e ora puo comprare" e quando comprano non hanno liquidita' quindi a loro volta chiedono di spalmare il pagamento. Lo fanno tutti e in un'ottica di economia circolare (continui trasferimenti tra vari club di premier) il rischio di collasso e' concreto. Io penso che lo stato chiuda un occhio per via delle enormi tasse che riceve dai trasferimenti (quelle vengono certamente pagate) ma prima o poi qualcuno scavera' sul serio e tutto crollera' miseramente. Aspetto questo giorno con soave trepidazione, sara' meraviglioso. La Spagna e' gia' avanti, il Barcellona e' in condizioni finanziarie disastrate e il loro giochino e' stato scoperto anni addietro. I prossimi sulla lista sono Real a PSG in Francia. Forse tra 10 anni il calcio sara' molto piu' equilibrato e competitivo, chissa'
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Franco

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Più probabile che scoppi la bolla della serie A. Perché anche se nessuno lo dice in questo mercato la serie A ha speso cifre pazzesche, con diversi club che hanno acquistato per oltre 100 milioni. Da dove saltano fuori tutti questi soldi? Chissà se ci sono veramente o se sono come i soldi del monopoli in stile anni novanta, perché mentre la PL ha un seguito - e quindi indotto, reale e ancor più potenziale - globale, la serie A fuori dall'Italia non interessa nessuno e non la segue nessuno. Il tetto del campionato italiano è ben definito, ma più di qualcuno ha voluto andare oltre.
 

Gekyn

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Scommetto che per creare un modello tipo quello della Premier, dovrebbero saltare molte molte teste, ragion per cui si resta nell'immobilismo più totale in Italia.
Secondo me c’è bisogno di una vera e propria rivoluzione del calcio italiano. Bisognerebbe ripensare quasi completamente il sistema, a partire dagli stadi: credo che sarebbe necessario rifare o ristrutturare profondamente almeno il 90% degli impianti italiani.
Ma non basta intervenire sulle strutture. Bisognerebbe cambiare anche la visione stessa del calcio.
Noi siamo ancora troppo legati all’idea che la vittoria venga prima di tutto e che lo spettacolo sia secondario. E, da tifoso, lo capisco perfettamente: il vero tifoso vuole vincere, e alla fine conta il risultato. Mi ci metto anch’io.
Il problema è che, se vogliamo trasformare la Serie A in un prodotto internazionale, dobbiamo ragionare in maniera completamente diversa.
Per vendere il calcio all’estero non possiamo pensare esclusivamente come tifosi: dobbiamo pensare anche come produttori di uno spettacolo....... chi guarda la Serie A dall’estero interessa relativamente poco che una determinata squadra vinca o perda, quello che deve interessargli è che la partita sia bella, emozionante, spettacolare e coinvolgente.
Per fare un esempio: probabilmente a un appassionato straniero interessa molto meno vedere una Juventus-Milan finire 0-0, magari con una partita tatticamente perfetta, rispetto a vedere un Como-Udinese finire 4-2, con sei gol, occasioni, ribaltamenti di fronte ed emozioni.
Per noi tifosi italiani può sembrare quasi un'eresia, perché siamo abituati a considerare il risultato come l’essenza del calcio. Ma se l'obiettivo è vendere il prodotto Serie A nel mondo, dobbiamo cambiare prospettiva. Il vero tifoso continuerà sempre a vivere per la vittoria della propria squadra. Ma il pubblico internazionale, quello occasionale, quello che non ha una squadra del cuore italiana, deve essere conquistato attraverso la qualità dello spettacolo.
Ed è qui che, secondo me, abbiamo perso terreno rispetto alla Premier League.
Non basta avere grandi squadre e grandi giocatori(che ormai non abbiamo più) ma devi creare un prodotto che sia piacevole da guardare, dentro e fuori dal campo: stadi moderni, atmosfera, qualità delle immagini, orari, comunicazione, marketing, accessibilità e, soprattutto, partite che abbiano un alto valore di intrattenimento, dovremmo quindi smettere di ragionare soltanto in termini di:
"Chi ha vinto?" e iniziare a chiederci anche......"Quanto è stato bello da vedere?"
Perché se vogliamo competere con la Premier a livello internazionale, non dobbiamo semplicemente cercare di vincere più partite.
Dobbiamo riuscire a vendere meglio il nostro calcio, e per farlo servirebbe una rivoluzione culturale prima ancora che economica: nuovi stadi, nuovi investimenti, nuove regole e, soprattutto, una nuova mentalità. Dobbiamo continuare a essere tifosi quando sosteniamo la nostra squadra, ma quando pensiamo alla Serie A come prodotto internazionale dobbiamo iniziare a ragionare da industria dell'intrattenimento.

Perché alla fine il risultato interessa soprattutto a chi ha già un motivo per tifare......lo spettacolo, invece, è ciò che può convincere qualcuno che non ha ancora nessun motivo per guardarti e noi milanisti lo sappiamo molto bene, lo spettacolo prima della vittoria.
 
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Secondo me c’è bisogno di una vera e propria rivoluzione del calcio italiano. Bisognerebbe ripensare quasi completamente il sistema, a partire dagli stadi: credo che sarebbe necessario rifare o ristrutturare profondamente almeno il 90% degli impianti italiani.
Ma non basta intervenire sulle strutture. Bisognerebbe cambiare anche la visione stessa del calcio.
Noi siamo ancora troppo legati all’idea che la vittoria venga prima di tutto e che lo spettacolo sia secondario. E, da tifoso, lo capisco perfettamente: il vero tifoso vuole vincere, e alla fine conta il risultato. Mi ci metto anch’io.
Il problema è che, se vogliamo trasformare la Serie A in un prodotto internazionale, dobbiamo ragionare in maniera completamente diversa.
Per vendere il calcio all’estero non possiamo pensare esclusivamente come tifosi: dobbiamo pensare anche come produttori di uno spettacolo....... chi guarda la Serie A dall’estero interessa relativamente poco che una determinata squadra vinca o perda, quello che deve interessargli è che la partita sia bella, emozionante, spettacolare e coinvolgente.
Per fare un esempio: probabilmente a un appassionato straniero interessa molto meno vedere una Juventus-Milan finire 0-0, magari con una partita tatticamente perfetta, rispetto a vedere un Como-Udinese finire 4-2, con sei gol, occasioni, ribaltamenti di fronte ed emozioni.
Per noi tifosi italiani può sembrare quasi un'eresia, perché siamo abituati a considerare il risultato come l’essenza del calcio. Ma se l'obiettivo è vendere il prodotto Serie A nel mondo, dobbiamo cambiare prospettiva. Il vero tifoso continuerà sempre a vivere per la vittoria della propria squadra. Ma il pubblico internazionale, quello occasionale, quello che non ha una squadra del cuore italiana, deve essere conquistato attraverso la qualità dello spettacolo.
Ed è qui che, secondo me, abbiamo perso terreno rispetto alla Premier League.
Non basta avere grandi squadre e grandi giocatori(che ormai non abbiamo più) ma devi creare un prodotto che sia piacevole da guardare, dentro e fuori dal campo: stadi moderni, atmosfera, qualità delle immagini, orari, comunicazione, marketing, accessibilità e, soprattutto, partite che abbiano un alto valore di intrattenimento, dovremmo quindi smettere di ragionare soltanto in termini di:
"Chi ha vinto?" e iniziare a chiederci anche......"Quanto è stato bello da vedere?"
Perché se vogliamo competere con la Premier a livello internazionale, non dobbiamo semplicemente cercare di vincere più partite.
Dobbiamo riuscire a vendere meglio il nostro calcio, e per farlo servirebbe una rivoluzione culturale prima ancora che economica: nuovi stadi, nuovi investimenti, nuove regole e, soprattutto, una nuova mentalità. Dobbiamo continuare a essere tifosi quando sosteniamo la nostra squadra, ma quando pensiamo alla Serie A come prodotto internazionale dobbiamo iniziare a ragionare da industria dell'intrattenimento.

Perché alla fine il risultato interessa soprattutto a chi ha già un motivo per tifare......lo spettacolo, invece, è ciò che può convincere qualcuno che non ha ancora nessun motivo per guardarti e noi milanisti lo sappiamo molto bene, lo spettacolo prima della vittoria.
Giusto, perciò dicevo che per portare un cambiamento del genere molto probabilmente dev'essere tirata già tutta una serie di personaggi che giustamente non hanno alcuna intenzione di rinunciare alle loro posizioni.
 
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