Pioli vs Inzaghi: monta la tensione da derby.

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Tuttosport: Stefano Pioli da una parte, Simone Inzaghi dall’altra. Per l’orgoglio e la dignità il primo, per scrivere una parola fine migliore, evitando che l’addio rimanga un ricordo ancora più amaro. Per festeggiare e puntare a nuovi record il secondo, ormai a un passo dalla gloria eterna nerazzurra. Il derby di domani sera avrà tanti significati differenti a seconda da quale sponda lo si guardi. Quanto accaduto negli ultimi dieci giorni ha infatti stravolto il racconto in rossonero di Pioli. Fino all’andata della gara con la Roma, tutto faceva propendere alla conferma. Al di là di un contratto fino al 2025, nei primi tre mesi del 2024 erano arrivati buoni risultati, gli infortuni si erano quasi azzerati, la società si era esposta in suo favore. Poi è arrivato De Rossi e tutto è saltato in aria. Proprio nei giorni in cui, dodici mesi fa, Simone Inzaghi, allora traballante, iniziò la sua scalata verso lo scudetto. Il tecnico piacentino, infatti, era reduce da un’annata grigia in campionato, con troppi bassi e un dirigente, Marotta, pronto a punzecchiarlo a ogni ko. Però l’Inter in Champions aveva trovato un buon percorso e dal 23 aprile, vincendo 3-0 a Empoli, i nerazzurri avevano cominciato una striscia di risultati positivi che avevano permesso a Lautaro e compagni di blindare la zona Champions in campionato, vincere la Coppa Italia e raggiungere la finale di Istanbul. Due mesi ad alto voltaggio che hanno di fatto dato il là alla cavalcata di questo ’23-24. Quello che sperava di aver intrapreso Pioli dal primo marzo con le sette vittorie consecutive fra campionato ed Europa League e che invece si è frantumato fra Roma e Sassuolo.


RICORDO DA PRESERVARE
A suo modo, Pioli ha battezzato Inzaghi come allenatore, visto che il 3 aprile 2016 perdendo per 4-1 contro la Roma - corsi e ricorsi storici... -, venne esonerato dalla Lazio che lo rimpiazzò nelle ultime giornate di campionato proprio con Simone, allora tecnico della Primavera biancoceleste. Da quel momento i due si sono affrontati 21 volte. Pioli da allenatore dell’Inter vinse il primo confronto per 3-0 il 21 dicembre 2016, poi però ha avuto la meglio Inzaghi: 12 successi a 5, con 4 pareggi. Gli ultimi cinque match, tutti nel 2023, hanno creato il divario, con Inzaghi sempre vittorioso (12 gol segnati e 1 solo subito). I cinque ko di fila nei derby sono stati la prima picconata sulla stabilità di Pioli. Lì ha iniziato a rompersi qualcosa ed è evidente che la gara di domani possa rappresentare uno spartiacque: al 99% non cambierà il destino dell’uomo di Parma, ma non perdere e rinviare così la festa scudetto dell’Inter, salvaguarderebbe l’alone di Pioli. Il ricordo sarebbe di un allenatore rimasto cinque stagioni a ricostruire il Milan dopo annate difficili, con uno scudetto vinto, e non quello di un tecnico “capace” di perdere sei derby di fila.

PRIMATI DA INSEGUIRE
Per Inzaghi vincere significherebbe il primo scudetto da allenatore, il primo della storia assegnato matematicamente dopo un derby, ma è un traguardo che raggiungerà a prescindere dal risultato di domani. Piuttosto, vincere permetterebbe di continuare a inseguire dei record, come quello delle gare consecutive in gol (l'Inter è a 40, il primato è della Juventus a 44). Quello dei punti totali - 102 di Conte con la Juventus '13-14 - è sfumato, ma può sempre stabilire quello per l'Inter, oggi tenuto da Mancini (97 nel '06-07). Con i tre punti domani l'Inter allungherebbe poi la striscia a sei derby vinti consecutivi, evento riuscito solamente due volte nella storia, al Milan nel 1911-13 e nel 1946-48. L'Inter ha subito solo 17 gol - il record è di 20 (Juventus '15-16) -, con 19 clean sheets (il primato è 21).
 

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Tuttosport: Stefano Pioli da una parte, Simone Inzaghi dall’altra. Per l’orgoglio e la dignità il primo, per scrivere una parola fine migliore, evitando che l’addio rimanga un ricordo ancora più amaro. Per festeggiare e puntare a nuovi record il secondo, ormai a un passo dalla gloria eterna nerazzurra. Il derby di domani sera avrà tanti significati differenti a seconda da quale sponda lo si guardi. Quanto accaduto negli ultimi dieci giorni ha infatti stravolto il racconto in rossonero di Pioli. Fino all’andata della gara con la Roma, tutto faceva propendere alla conferma. Al di là di un contratto fino al 2025, nei primi tre mesi del 2024 erano arrivati buoni risultati, gli infortuni si erano quasi azzerati, la società si era esposta in suo favore. Poi è arrivato De Rossi e tutto è saltato in aria. Proprio nei giorni in cui, dodici mesi fa, Simone Inzaghi, allora traballante, iniziò la sua scalata verso lo scudetto. Il tecnico piacentino, infatti, era reduce da un’annata grigia in campionato, con troppi bassi e un dirigente, Marotta, pronto a punzecchiarlo a ogni ko. Però l’Inter in Champions aveva trovato un buon percorso e dal 23 aprile, vincendo 3-0 a Empoli, i nerazzurri avevano cominciato una striscia di risultati positivi che avevano permesso a Lautaro e compagni di blindare la zona Champions in campionato, vincere la Coppa Italia e raggiungere la finale di Istanbul. Due mesi ad alto voltaggio che hanno di fatto dato il là alla cavalcata di questo ’23-24. Quello che sperava di aver intrapreso Pioli dal primo marzo con le sette vittorie consecutive fra campionato ed Europa League e che invece si è frantumato fra Roma e Sassuolo.


RICORDO DA PRESERVARE
A suo modo, Pioli ha battezzato Inzaghi come allenatore, visto che il 3 aprile 2016 perdendo per 4-1 contro la Roma - corsi e ricorsi storici... -, venne esonerato dalla Lazio che lo rimpiazzò nelle ultime giornate di campionato proprio con Simone, allora tecnico della Primavera biancoceleste. Da quel momento i due si sono affrontati 21 volte. Pioli da allenatore dell’Inter vinse il primo confronto per 3-0 il 21 dicembre 2016, poi però ha avuto la meglio Inzaghi: 12 successi a 5, con 4 pareggi. Gli ultimi cinque match, tutti nel 2023, hanno creato il divario, con Inzaghi sempre vittorioso (12 gol segnati e 1 solo subito). I cinque ko di fila nei derby sono stati la prima picconata sulla stabilità di Pioli. Lì ha iniziato a rompersi qualcosa ed è evidente che la gara di domani possa rappresentare uno spartiacque: al 99% non cambierà il destino dell’uomo di Parma, ma non perdere e rinviare così la festa scudetto dell’Inter, salvaguarderebbe l’alone di Pioli. Il ricordo sarebbe di un allenatore rimasto cinque stagioni a ricostruire il Milan dopo annate difficili, con uno scudetto vinto, e non quello di un tecnico “capace” di perdere sei derby di fila.

PRIMATI DA INSEGUIRE
Per Inzaghi vincere significherebbe il primo scudetto da allenatore, il primo della storia assegnato matematicamente dopo un derby, ma è un traguardo che raggiungerà a prescindere dal risultato di domani. Piuttosto, vincere permetterebbe di continuare a inseguire dei record, come quello delle gare consecutive in gol (l'Inter è a 40, il primato è della Juventus a 44). Quello dei punti totali - 102 di Conte con la Juventus '13-14 - è sfumato, ma può sempre stabilire quello per l'Inter, oggi tenuto da Mancini (97 nel '06-07). Con i tre punti domani l'Inter allungherebbe poi la striscia a sei derby vinti consecutivi, evento riuscito solamente due volte nella storia, al Milan nel 1911-13 e nel 1946-48. L'Inter ha subito solo 17 gol - il record è di 20 (Juventus '15-16) -, con 19 clean sheets (il primato è 21).
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