Pioli prova a tenersi il Milan, contro Conte e Motta.

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Tuttosport: una vita, quella in rossonero, sul filo. Come il funambolo francese Philippe Petit, uno che, fra le sue imprese, annovera nel 1974 a New York una camminata su un cavo d’acciaio di 3 cm da una Torre Gemella all’altra. Sospeso nel vuoto col rischio di cadere. Come Stefano Pioli che da quando si è insediato sulla panchina del Milan il 9 ottobre 2019 convive con l’etichetta di traballante. Solo nell’estate 2022, dopo aver vinto lo scudetto, Pioli si è goduto qualche mese di serenità, giusto il tempo di arrivare a capodanno e poi veder il suo Milan iniziare un 2023 sulle montagne russe, con quel 2-2 con la Roma che ha cambiato la stagione scorsa del Diavolo insieme alla visione sul tecnico di gran parte della tifoseria, ferita dall’andamento scostante della squadra e dai cinque derby persi in un anno. Ma, come accaduto già in tante occasioni, Pioli ha ancora una volta superato l’ostacolo, rimanendo in equilibrio su un filo che da mesi sembra sempre destinato a rompersi sotto i suoi piedi. Doveva essere così nella primavera del 2019 col fantasma di Rangnick; poi si diceva non fosse un tecnico in grado di far fare il salto di qualità alla squadra e nelle due stagioni successive riportò il Milan in Champions dopo anni d’assenza e conquistò il 19° scudetto. Quindi, la scorsa annata, col ritorno del fastidioso hashtag #PioliOut nei momenti più bui, ma nuovamente superati, rimanendo ancora alla guida della squadra. Oggi Pioli è nuovamente un “deadman walking” per gran parte della tifoseria e non solo. La sensazione è che il suo ciclo sia arrivato al termine, con allenatori come Conte e Thiago Motta a solleticare le fantasie; ma la società, pubblicamente e in privato, gli ha ribadito fiducia e vicinanza, come accaduto domenica con il proprietario Gerry Cardinale a sostenerlo nel pre-gara con la Roma e a complimentarsi con lui dopo il successo per 3-1. Pioli resiste e studia come ribaltare ancora una volta i pronostici, come rimanere su quel filo che gli ha permesso di collezionare finora 216 panchine col Milan, solo quattro in meno di un certo Arrigo Sacchi. Per il tecnico c’è un doppio golpe in vista: uno si chiama, a bassissima voce, lotta scudetto, l’altro, di conseguenza, porta a una clamorosa e probabilmente impensabile permanenza. Le due missioni, in fondo, sono collegate e viaggiano sul binario parallelo di una complicatissima affermazione in Europa League. Il Milan è stato eliminato una settimana fa dalla Coppa Italia, ma in campionato ha conquistato 13 punti nelle ultime cinque gare. Adesso il calendario metterà di fronte Udinese, Bologna e Frosinone, partita quest’ultima che si giocherà il 3 febbraio, ventiquattr’ore prima di Inter-Juventus. Le due davanti corrono, ma se il Milan inizierà a farlo e la coppia di testa rallenterà - nello scontro diretto qualcuno perderà punti per forza -, le 9 lunghezze che oggi separano il Milan dall’Inter (che salterà anche un turno per la Supercoppa) potrebbero rapidamente diminuire. Domenica Pioli e i giocatori hanno allontanato la parola scudetto e in effetti, pensando alla discontinuità del Milan, sembra una chimera pensare al rientro dei rossoneri nella lotta, ma se ci riusciranno, chissà che per Pioli non inizi un altro capitolo, quello dell’ennesima rivincita.

CorSera: sul futuro del tecnico non esistono certezze, le valutazioni dipenderanno dai risultati, ma fino a giugno il sostegno della proprietà non mancherà: così si è deciso.
 
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CorSera: sul futuro del tecnico non esistono certezze, le valutazioni dipenderanno dai risultati, ma fino a giugno il sostegno della proprietà non mancherà: così si è deciso.
 

bmb

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Tuttosport: una vita, quella in rossonero, sul filo. Come il funambolo francese Philippe Petit, uno che, fra le sue imprese, annovera nel 1974 a New York una camminata su un cavo d’acciaio di 3 cm da una Torre Gemella all’altra. Sospeso nel vuoto col rischio di cadere. Come Stefano Pioli che da quando si è insediato sulla panchina del Milan il 9 ottobre 2019 convive con l’etichetta di traballante. Solo nell’estate 2022, dopo aver vinto lo scudetto, Pioli si è goduto qualche mese di serenità, giusto il tempo di arrivare a capodanno e poi veder il suo Milan iniziare un 2023 sulle montagne russe, con quel 2-2 con la Roma che ha cambiato la stagione scorsa del Diavolo insieme alla visione sul tecnico di gran parte della tifoseria, ferita dall’andamento scostante della squadra e dai cinque derby persi in un anno. Ma, come accaduto già in tante occasioni, Pioli ha ancora una volta superato l’ostacolo, rimanendo in equilibrio su un filo che da mesi sembra sempre destinato a rompersi sotto i suoi piedi. Doveva essere così nella primavera del 2019 col fantasma di Rangnick; poi si diceva non fosse un tecnico in grado di far fare il salto di qualità alla squadra e nelle due stagioni successive riportò il Milan in Champions dopo anni d’assenza e conquistò il 19° scudetto. Quindi, la scorsa annata, col ritorno del fastidioso hashtag #PioliOut nei momenti più bui, ma nuovamente superati, rimanendo ancora alla guida della squadra. Oggi Pioli è nuovamente un “deadman walking” per gran parte della tifoseria e non solo. La sensazione è che il suo ciclo sia arrivato al termine, con allenatori come Conte e Thiago Motta a solleticare le fantasie; ma la società, pubblicamente e in privato, gli ha ribadito fiducia e vicinanza, come accaduto domenica con il proprietario Gerry Cardinale a sostenerlo nel pre-gara con la Roma e a complimentarsi con lui dopo il successo per 3-1. Pioli resiste e studia come ribaltare ancora una volta i pronostici, come rimanere su quel filo che gli ha permesso di collezionare finora 216 panchine col Milan, solo quattro in meno di un certo Arrigo Sacchi. Per il tecnico c’è un doppio golpe in vista: uno si chiama, a bassissima voce, lotta scudetto, l’altro, di conseguenza, porta a una clamorosa e probabilmente impensabile permanenza. Le due missioni, in fondo, sono collegate e viaggiano sul binario parallelo di una complicatissima affermazione in Europa League. Il Milan è stato eliminato una settimana fa dalla Coppa Italia, ma in campionato ha conquistato 13 punti nelle ultime cinque gare. Adesso il calendario metterà di fronte Udinese, Bologna e Frosinone, partita quest’ultima che si giocherà il 3 febbraio, ventiquattr’ore prima di Inter-Juventus. Le due davanti corrono, ma se il Milan inizierà a farlo e la coppia di testa rallenterà - nello scontro diretto qualcuno perderà punti per forza -, le 9 lunghezze che oggi separano il Milan dall’Inter (che salterà anche un turno per la Supercoppa) potrebbero rapidamente diminuire. Domenica Pioli e i giocatori hanno allontanato la parola scudetto e in effetti, pensando alla discontinuità del Milan, sembra una chimera pensare al rientro dei rossoneri nella lotta, ma se ci riusciranno, chissà che per Pioli non inizi un altro capitolo, quello dell’ennesima rivincita.

CorSera: sul futuro del tecnico non esistono certezze, le valutazioni dipenderanno dai risultati, ma fino a giugno il sostegno della proprietà non mancherà: così si è deciso.
Questo non ce lo scolliamo. Ho "paura" che faremo un girone di ritorno da 45-48 punti e passeremo due o tre turni di EL.
 

Swaitak

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CorSera: sul futuro del tecnico non esistono certezze, le valutazioni dipenderanno dai risultati, ma fino a giugno il sostegno della proprietà non mancherà: così si è deciso.
è solo colpa di una società pezzente e inetta.
Con Zamparini è durato letteralmente due mesi!
 

DavMilan

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che incubo ragazzi, sembra che siamo condannati ad un ergastolo di Pioli.
 

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