- Registrato
- 6 Agosto 2012
- Messaggi
- 257,386
- Reaction score
- 50,951
Franco Ordine dal CorSport in edicola: prima regola fondamentale per chi si occupa di sport: la riconoscenza non è un valore ma solo un nobile sentimento che può però condurre a qualche errore di valutazione. Nella storia mondiale del calcio italiano un esempio classico che torna alla mente è quello di Roberto Baggio, magnifico protagonista della fase decisiva del torneo americano 1994 giunto alla finalissima di Pasadena in condizioni fisiche molto precarie. «Quando massaggio non trovo più muscoli» confidò il fisioterapista azzurro dell’epoca al ct Arrigo Sacchi. Sapete benissimo come andò.
Allegri è rimasto combattuto fino alla domenica mattina se confermare Estupinan, il magico eversore del derby, oppure puntare sul recuperato Bartesaghi più affidabile nel difendere su Isaksen che ha poi deciso il viaggio all’Olimpico. La seconda lezione che il Milan si porta dietro dal malinconico esito della sfida con la Lazio è che questo gruppo squadra - al netto dell’assenza di Rabiot una sorta di portafortuna e invece un equilibratore perfetto - deve essere un geloso custode della formula calcistica con la quale è arrivata a sedersi al secondo posto in classifica dietro l’armata interista. Tutte le volte che ha provato a esporsi, specie in partenza, alterando il piano partita tradizionale, ha rischiato di finire fuori strada. Capitò puntualmente anche al Milan di Fonseca e Conceicao sia pure con interpreti diversi dagli attuali che ne accentuarono gli squilibri tattici: appena concedevano spazio alle spalle, non avendo difese veloci ed esperte, subivano gol in quantità industriale e contavano su Thiaw e Theo Hernandez tra gli altri che oggi non ci sono più. L’attuale cifra dei gol subiti dal Milan - 21 in campionato - racconta esattamente questa elementare verità.
Di sicuro è stata l’inedita condizione vissuta con la Lazio - possibilità di accorciare dall’Inter e dare così una scossa al campionato - a dettare la voglia di cambiare registro, allentare le cinture di sicurezza e provare a volare. E qui si capisce che l’unico realista residente a Milanello è stato sin dal primo giorno Max Allegri. Non bluffava quando ripeteva in modo ossessivo i suoi calcoli aritmetici riferiti alla zona Champions. Conosce alla perfezione il materiale a sua disposizione. E non è una questione di filosofia o di sofisticata idea calcistica. È molto banalmente una visione pratica di cifra tecnica e caratteristiche.
Adesso toccherà proprio a Max riportare tutti alla vecchia e sana abitudine con una missione speciale in più: ricaricare le pile di Leao che è uscito ammaccato nell’animo e nell’orgoglio da quello stadio dove un anno e mezzo prima fu protagonista di una clamorosa forma di ribellione con l’altro sodale Theo Hernandez. Questa volta la corsa del capitano Maignan e l’abbraccio di Allegri che ha con il portoghese un rapporto sano, hanno reso meno traumatico l’evento. Forse Leao dovrebbe anche comprendere che Pulisic il quale non ha “visto” quei due corridoi dove infilare il pallone per servirlo in area, non lo ha fatto per gelosia professionale o ancora meno per egoismo. Lo ha fatto semplicemente perché non ha nelle sue corde quel tipo di giocata. Di sicuro il Milan, recuperata la sua umiltà originaria, adesso deve guardarsi le spalle perché la sfida con il Napoli di lunedì di pasquetta dopo la sosta per le Nazionali diventerà un altro snodo decisivo per conservare la posizione e avvicinarsi alla quota Champions.
Allegri è rimasto combattuto fino alla domenica mattina se confermare Estupinan, il magico eversore del derby, oppure puntare sul recuperato Bartesaghi più affidabile nel difendere su Isaksen che ha poi deciso il viaggio all’Olimpico. La seconda lezione che il Milan si porta dietro dal malinconico esito della sfida con la Lazio è che questo gruppo squadra - al netto dell’assenza di Rabiot una sorta di portafortuna e invece un equilibratore perfetto - deve essere un geloso custode della formula calcistica con la quale è arrivata a sedersi al secondo posto in classifica dietro l’armata interista. Tutte le volte che ha provato a esporsi, specie in partenza, alterando il piano partita tradizionale, ha rischiato di finire fuori strada. Capitò puntualmente anche al Milan di Fonseca e Conceicao sia pure con interpreti diversi dagli attuali che ne accentuarono gli squilibri tattici: appena concedevano spazio alle spalle, non avendo difese veloci ed esperte, subivano gol in quantità industriale e contavano su Thiaw e Theo Hernandez tra gli altri che oggi non ci sono più. L’attuale cifra dei gol subiti dal Milan - 21 in campionato - racconta esattamente questa elementare verità.
Di sicuro è stata l’inedita condizione vissuta con la Lazio - possibilità di accorciare dall’Inter e dare così una scossa al campionato - a dettare la voglia di cambiare registro, allentare le cinture di sicurezza e provare a volare. E qui si capisce che l’unico realista residente a Milanello è stato sin dal primo giorno Max Allegri. Non bluffava quando ripeteva in modo ossessivo i suoi calcoli aritmetici riferiti alla zona Champions. Conosce alla perfezione il materiale a sua disposizione. E non è una questione di filosofia o di sofisticata idea calcistica. È molto banalmente una visione pratica di cifra tecnica e caratteristiche.
Adesso toccherà proprio a Max riportare tutti alla vecchia e sana abitudine con una missione speciale in più: ricaricare le pile di Leao che è uscito ammaccato nell’animo e nell’orgoglio da quello stadio dove un anno e mezzo prima fu protagonista di una clamorosa forma di ribellione con l’altro sodale Theo Hernandez. Questa volta la corsa del capitano Maignan e l’abbraccio di Allegri che ha con il portoghese un rapporto sano, hanno reso meno traumatico l’evento. Forse Leao dovrebbe anche comprendere che Pulisic il quale non ha “visto” quei due corridoi dove infilare il pallone per servirlo in area, non lo ha fatto per gelosia professionale o ancora meno per egoismo. Lo ha fatto semplicemente perché non ha nelle sue corde quel tipo di giocata. Di sicuro il Milan, recuperata la sua umiltà originaria, adesso deve guardarsi le spalle perché la sfida con il Napoli di lunedì di pasquetta dopo la sosta per le Nazionali diventerà un altro snodo decisivo per conservare la posizione e avvicinarsi alla quota Champions.