Fofana:"Milan, ho cambiato ruolo e mentalità. La stagione...".

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Fofana intervistato da L'Equipe:"Cambio di ruolo in Italia? Non è stato necessariamente quello che si pensa. Il primo anno ci sono state due fasi, in primis ho imparato molto dal punto di vista tattico. Prima ero un giocatore più istintivo, oggi sono più disciplinato. Cerco di rispettare meglio le consegne, di leggere meglio il gioco. Cerco di fare ciò che serve alla squadra. Non è solo recuperare palloni. Bisogna anche saper costruire, aiutare i compagni, essere ben posizionati. Sono al servizio della squadra. Se l’allenatore dice qualcosa io sono a sua disposizione. Poi, se dico spontaneamente: ‘So fare anche altre cose’, e mi lasciano fare, gliele mostrerò. Tutto qui. Sto facendo un passo avanti nella mia carriera con un gigante italiano e nessuno mi vede. Non ho bisogno di questo riconoscimento, non sono uno di quei giocatori che ha bisogno di pacche sulle spalle».

"È come se per anni avessi guardato il calcio in un certo modo, e ora la mia percezione stia cambiando. Non vedo più il campo dalla stessa angolazione. Non ho più gli stessi punti di riferimento. Per esempio, prima, quando ero davanti alla difesa, sapevo di avere due giocatori dietro di me, uno in diagonale a destra e uno a sinistra. Senza guardare, riuscivo a fare il passaggio in quella zona. Ora è completamente diverso. Gioco come centrocampista di destra. Quando non abbiamo palla, sono molto avanzato, quasi come un attaccante. Quando invece abbiamo palla, mi posiziono tra le linee. Prima andavo a cercare quei giocatori».

"Se è una stagione positiva? Le statistiche entrano in gioco. E io posso essere molto più efficace di così. Potrei aver segnato un solo gol e fornito più di quattro assist in questa stagione, e allora vi avrei detto che la mia stagione era stata buona. Poi, se guardo al medio termine, c’è la Coppa del Mondo, e non sono sicuro che ci si aspetti che io giochi in quella posizione».

"Nuova mentalità? Sì. Prima ero più fatalista. Oggi non la penso più così: bisogna andare a prendersi le cose. Oggi lavoro di più sull’analisi, cerco di capire meglio il gioco. Ascolto di più gli allenatori. Sono diventato più esigente con me stesso».

"Non mi piace stare seduto davanti alla TV a dire “Wow, è bravissimo”, e poi, quando sono in campo, non cercare di fare lo stesso. Sono davvero stufo di sentire “OK, è bravissimo, fa questo e quello”. Facciamolo e basta! Abbiamo un’opportunità incredibile. Proviamoci! Non dico che dovremmo tentare cose impossibili. Ma non voglio dire “Non ci provo perché ho paura di fallire».

"Giocare un Mondiale sarebbe un sogno. Si, voglio andarci, ma dovrò fare il visto (ride, ndr). Convocazione? All’inizio ci restavo male. chiedendomi perché non venissi convocato. Poi ho pensato ‘Ok Youssouf, ci sono tanti giocatori forti nel tuo ruolo’. Devo prima fare bene con il mio club. Devo finire la stagione ancor meglio di come l’ho iniziata, le opportunità arriveranno. Dipende tutto da me».

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(Come avevamo ampiamente pronosticato) Da quando hanno ricominciato a parlare come se non ci fosse un domani, siamo crollati.

Ormai li conosciamo a memoria
 

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Fofana intervistato da L'Equipe:"Cambio di ruolo in Italia? Non è stato necessariamente quello che si pensa. Il primo anno ci sono state due fasi, in primis ho imparato molto dal punto di vista tattico. Prima ero un giocatore più istintivo, oggi sono più disciplinato. Cerco di rispettare meglio le consegne, di leggere meglio il gioco. Cerco di fare ciò che serve alla squadra. Non è solo recuperare palloni. Bisogna anche saper costruire, aiutare i compagni, essere ben posizionati. Sono al servizio della squadra. Se l’allenatore dice qualcosa io sono a sua disposizione. Poi, se dico spontaneamente: ‘So fare anche altre cose’, e mi lasciano fare, gliele mostrerò. Tutto qui. Sto facendo un passo avanti nella mia carriera con un gigante italiano e nessuno mi vede. Non ho bisogno di questo riconoscimento, non sono uno di quei giocatori che ha bisogno di pacche sulle spalle».

"È come se per anni avessi guardato il calcio in un certo modo, e ora la mia percezione stia cambiando. Non vedo più il campo dalla stessa angolazione. Non ho più gli stessi punti di riferimento. Per esempio, prima, quando ero davanti alla difesa, sapevo di avere due giocatori dietro di me, uno in diagonale a destra e uno a sinistra. Senza guardare, riuscivo a fare il passaggio in quella zona. Ora è completamente diverso. Gioco come centrocampista di destra. Quando non abbiamo palla, sono molto avanzato, quasi come un attaccante. Quando invece abbiamo palla, mi posiziono tra le linee. Prima andavo a cercare quei giocatori».

"Se è una stagione positiva? Le statistiche entrano in gioco. E io posso essere molto più efficace di così. Potrei aver segnato un solo gol e fornito più di quattro assist in questa stagione, e allora vi avrei detto che la mia stagione era stata buona. Poi, se guardo al medio termine, c’è la Coppa del Mondo, e non sono sicuro che ci si aspetti che io giochi in quella posizione».

"Nuova mentalità? Sì. Prima ero più fatalista. Oggi non la penso più così: bisogna andare a prendersi le cose. Oggi lavoro di più sull’analisi, cerco di capire meglio il gioco. Ascolto di più gli allenatori. Sono diventato più esigente con me stesso».

"Non mi piace stare seduto davanti alla TV a dire “Wow, è bravissimo”, e poi, quando sono in campo, non cercare di fare lo stesso. Sono davvero stufo di sentire “OK, è bravissimo, fa questo e quello”. Facciamolo e basta! Abbiamo un’opportunità incredibile. Proviamoci! Non dico che dovremmo tentare cose impossibili. Ma non voglio dire “Non ci provo perché ho paura di fallire».

"Giocare un Mondiale sarebbe un sogno. Si, voglio andarci, ma dovrò fare il visto (ride, ndr). Convocazione? All’inizio ci restavo male. chiedendomi perché non venissi convocato. Poi ho pensato ‘Ok Youssouf, ci sono tanti giocatori forti nel tuo ruolo’. Devo prima fare bene con il mio club. Devo finire la stagione ancor meglio di come l’ho iniziata, le opportunità arriveranno. Dipende tutto da me».

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Fofana intervistato da L'Equipe:"Cambio di ruolo in Italia? Non è stato necessariamente quello che si pensa. Il primo anno ci sono state due fasi, in primis ho imparato molto dal punto di vista tattico. Prima ero un giocatore più istintivo, oggi sono più disciplinato. Cerco di rispettare meglio le consegne, di leggere meglio il gioco. Cerco di fare ciò che serve alla squadra. Non è solo recuperare palloni. Bisogna anche saper costruire, aiutare i compagni, essere ben posizionati. Sono al servizio della squadra. Se l’allenatore dice qualcosa io sono a sua disposizione. Poi, se dico spontaneamente: ‘So fare anche altre cose’, e mi lasciano fare, gliele mostrerò. Tutto qui. Sto facendo un passo avanti nella mia carriera con un gigante italiano e nessuno mi vede. Non ho bisogno di questo riconoscimento, non sono uno di quei giocatori che ha bisogno di pacche sulle spalle».

"È come se per anni avessi guardato il calcio in un certo modo, e ora la mia percezione stia cambiando. Non vedo più il campo dalla stessa angolazione. Non ho più gli stessi punti di riferimento. Per esempio, prima, quando ero davanti alla difesa, sapevo di avere due giocatori dietro di me, uno in diagonale a destra e uno a sinistra. Senza guardare, riuscivo a fare il passaggio in quella zona. Ora è completamente diverso. Gioco come centrocampista di destra. Quando non abbiamo palla, sono molto avanzato, quasi come un attaccante. Quando invece abbiamo palla, mi posiziono tra le linee. Prima andavo a cercare quei giocatori».

"Se è una stagione positiva? Le statistiche entrano in gioco. E io posso essere molto più efficace di così. Potrei aver segnato un solo gol e fornito più di quattro assist in questa stagione, e allora vi avrei detto che la mia stagione era stata buona. Poi, se guardo al medio termine, c’è la Coppa del Mondo, e non sono sicuro che ci si aspetti che io giochi in quella posizione».

"Nuova mentalità? Sì. Prima ero più fatalista. Oggi non la penso più così: bisogna andare a prendersi le cose. Oggi lavoro di più sull’analisi, cerco di capire meglio il gioco. Ascolto di più gli allenatori. Sono diventato più esigente con me stesso».

"Non mi piace stare seduto davanti alla TV a dire “Wow, è bravissimo”, e poi, quando sono in campo, non cercare di fare lo stesso. Sono davvero stufo di sentire “OK, è bravissimo, fa questo e quello”. Facciamolo e basta! Abbiamo un’opportunità incredibile. Proviamoci! Non dico che dovremmo tentare cose impossibili. Ma non voglio dire “Non ci provo perché ho paura di fallire».

"Giocare un Mondiale sarebbe un sogno. Si, voglio andarci, ma dovrò fare il visto (ride, ndr). Convocazione? All’inizio ci restavo male. chiedendomi perché non venissi convocato. Poi ho pensato ‘Ok Youssouf, ci sono tanti giocatori forti nel tuo ruolo’. Devo prima fare bene con il mio club. Devo finire la stagione ancor meglio di come l’ho iniziata, le opportunità arriveranno. Dipende tutto da me».

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Bisognerebbe cambiarti i piedi, più che il ruolo o la mentalità
 

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