Ah, quindi Akanji ha detto no al Milan. Che sorpresa. Un titolare del Manchester City, abituato a giocare semifinali di Champions, avrebbe dovuto mollare tutto per un progetto tecnico incerto e una dirigenza che si muove con la stessa prontezza di un fax nel 2025? Dai, siamo seri.
Il problema non è il rifiuto di Akanji, ma il fatto che il Milan si sia svegliato tardi. Ha perso tempo prezioso e ora rischia di rattoppare la difesa all’ultimo minuto, come uno studente che cerca di imparare tutto la notte prima dell’esame. Akanji era il più pronto, certo, ma non è l’unico profilo valido. Ci sono alternative meno blasonate ma perfettamente adatte alla Serie A: Lacroix e Doekhi sono centrali fisici e rapidi, Le Normand è esperto e affidabile, Medina e Bijol possono dare profondità, mentre giovani come Vitík, Hato e Coulibaly hanno potenziale da sviluppare.
Il punto è che serve un centrale con leadership, un mancino per la costruzione e un mix tra esperienza e prospettiva. Ma soprattutto serve una dirigenza che sappia pianificare, non improvvisare. Se oggi i nomi “in pole” sono Foyth e Joe Gomez, allora il problema non è chi riporta le notizie, ma chi prende le decisioni. Perché non è Akanji ad aver detto no al Milan. È il Milan che ha detto no alla programmazione.