AMICI VERI TIFOSI DEL MILAN, NON C'È DA ASPETTARSI NULLA DA QUESTA FECCIA e dai suoi dipendenti, tutti inclusi;
Lo scorso dicembre il fondo Elliott ha acquisito partecipazioni di minoranza nella Pernod Ricard (hoding francese operante nel settore degli alcolici) e nella società chimica tedesca Bayer. La cosa ha destato grande allarme e preoccupazione negli azionisti di controllo delle due società che hanno subito cercato di predisporre delle contromisure. Analogo allarme aveva suscitato nel maggio scorso l’ingresso del fondo nel capitale della nota holding metallurgica tedesca ThyssenKrupp, descritto dal relativo CEO come un’operazione di “psicoterrore”.
Tanta agitazione deriva dal fatto che il fondo Elliott fa parte, anzi può ben dirsi è l’antesignano, di quella categoria di investitori (i cosiddetti “activist investors”) i quali sono poco interessati ai progetti e alle prospettive delle aziende in cui impiegano il proprio denaro. Per loro queste aziende sono un contenitore di ricchezza da aggredire per distribuirla agli azionisti. Come essi stessi affermano canditamente, la loro missione è quella di “estrarre valore” dalle imprese allo scopo di “premiare” gli shareholders.
La stategia normalmente, anche se non in via esclusiva, adottata è quella di acquisire una partecipazione significativa ma minoritaria in un impresa e quindi, anche avvalendosi delle normative a tutela degli azionisti di minoranza, di ostacolare in ogni modo le iniziative degli amministratori in carica. Questi ultimi vengono incalzati affinché si adoperino per creare liquidità da destinare agli azionisti mediante un contenimento dei costi, tagli del personale, la cessione di un ramo d’azienda o della stessa impresa nella sua interezza.
Se la preesistente compagine amministrativa cerca di resistere, l’activist investor passa alle maniere forti, chiedendone la rimozione e la sostituzione con elementi di proprio gradimento. In questa azione esso trova spesso preziosi alleati in altri investitori tradizionali, quali i fondi comuni e i fondi pensione, i quali sono ben lieti di partecipare al banchetto lasciando ad altri il lavoro sporco.
Ogni strumento è lecito
Nel perseguimento di questa strategia nessuno strumento viene risparmiato: si passa dalle obiezioni di natura economico-finanziaria a quelle di tipo procedurale e giuridico, per pervenire, nei casi più “spinosi”, a quelle personali. Se “necessario”, la vita privata e i profili social degli amministratori vengono scandagliati alla ricerca di comportamenti che possano ritenersi inappropriati e non confacenti al ruolo ricoperto.
Queste iniziative si dimostrano vincenti il più delle volte, ma nel caso del fondo Elliott, almeno sino ad oggi, lo sono sempre state, consentendogli di conseguire nell’ultimo ventennio un rendimento medio annuo del 14%. A monte di questa incredibile invincibilità vi è la figura, straordinaria e al contempo controversa, di Paul Singer, fondatore del fondo e deus ex machina di tutte le sue iniziative. Gestiscono miliardi di euro e fanno utili inimmaginabili sulle disgrazie di milioni di disperati, vedi speculazioni su Peru Argentina Congo