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Il Milan ha vissuto una profonda metamorfosi difensiva sotto la guida di Massimiliano Allegri, lasciandosi alle spalle un triennio caratterizzato da una preoccupante fragilità arretrata. Dopo lo scudetto del 2021-22, la squadra aveva infatti subito una media di 1,15 gol a partita per tre stagioni consecutive, incassando complessivamente 131 reti tra le gestioni di Pioli, Fonseca e Conceiçao. Con l'arrivo di Allegri, la cosiddetta "banda del buco" è svanita pur disponendo degli stessi interpreti della passata stagione, come Tomori, Gabbia e Pavlovic, ai quali si è aggiunto un De Winter ormai perfettamente integrato. Il merito principale viene attribuito al lavoro del tecnico livornese che ha rigenerato i singoli: Gabbia si è riscoperto leader da Nazionale, Tomori ha ritrovato la concentrazione perduta e Pavlovic è cresciuto tatticamente nel ruolo di "braccetto". I numeri certificano questo progresso, con la media dei gol subiti scesa drasticamente a 0,74 a partita e una riduzione dei tiri concessi agli avversari. Al centro di questa rinascita svetta Mike Maignan, tornato ai livelli d'eccellenza del 2022 grazie alla cura del preparatore Filippi e alla serenità derivante dal rinnovo contrattuale fino al 2031. Le statistiche del portiere francese sono impressionanti: con già 9 clean-sheets all'attivo, Maignan non ha ancora subito reti da fuori area e vanta un dato sui "gol evitati" di +9,43, un balzo enorme rispetto al -3,41 dell'anno precedente. Questa ritrovata solidità, che unisce l'efficacia del portiere a una rinnovata organizzazione tattica, è il pilastro su cui il Milan sta costruendo la propria rincorsa scudetto e la difesa del secondo posto. Lo riporta Tuttosport.