Milan: a San Siro solo turisti. Spariti i milanisti.

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Sul Corsera in edicola (che conferma quello che vi abbiamo anticipato da tempo su MW, oltre ai biglietti omaggio) viene proposto un commento amaro e nostalgico sullo stato attuale del tifo milanista e sull'atmosfera che si respira a San Siro, in particolare durante la recente e decisiva partita contro il Cagliari. L'autore sottolinea come lo stadio, un tempo riservato esclusivamente a tifosi passionali, soffrenti e legati a una forte identità, si sia trasformato in un'attrazione turistica aperta a visitatori internazionali interessati solo a vivere un'esperienza artificiale da immortalare sui social network con dei selfie, indifferenti al rendimento della squadra in campo. Questo scenario accresce il disagio di essere milanisti oggi, in un'epoca in cui il club non rappresenta più la prima forza di Milano ma è scivolato dietro nelle gerarchie regionali, e dove il calciatore più forte in rosa è il quarantunenne Luka Modric. Viene rievocato con profonda nostalgia il passato glorioso caratterizzato dal bel gioco, dall'Europa come habitat naturale, da bandiere come Franco Baresi, dall'estasi dei tre campioni olandesi e persino dalle grandi delusioni storiche che comunque cementavano il senso di appartenenza. Per ritrovare la retta via e superare questo diffuso senso di vuoto e incomprensione da parte della nuova proprietà, l'articolo suggerisce l'ascolto di un podcast online in cui lo storico medico dell'era berlusconiana, il dottor Rodolfo "Rudy" Tavana, racconta con commozione il momento della firma di Giacomo Bonaventura nel 2014; il giocatore, sopraffatto dall'emozione, scoppiò in lacrime davanti ad Adriano Galliani non appena realizzò la grandezza del club di cui stava entrando a far parte, un brivido e un attaccamento viscerale alla maglia da cui l'ambiente rossonero dovrebbe urgentemente ricominciare a ripartire.

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Sul Corsera in edicola (che conferma quello che vi abbiamo anticipato da tempo su MW, oltre ai biglietti omaggio) viene proposto un commento amaro e nostalgico sullo stato attuale del tifo milanista e sull'atmosfera che si respira a San Siro, in particolare durante la recente e decisiva partita contro il Cagliari. L'autore sottolinea come lo stadio, un tempo riservato esclusivamente a tifosi passionali, soffrenti e legati a una forte identità, si sia trasformato in un'attrazione turistica aperta a visitatori internazionali interessati solo a vivere un'esperienza artificiale da immortalare sui social network con dei selfie, indifferenti al rendimento della squadra in campo. Questo scenario accresce il disagio di essere milanisti oggi, in un'epoca in cui il club non rappresenta più la prima forza di Milano ma è scivolato dietro nelle gerarchie regionali, e dove il calciatore più forte in rosa è il quarantunenne Luka Modric. Viene rievocato con profonda nostalgia il passato glorioso caratterizzato dal bel gioco, dall'Europa come habitat naturale, da bandiere come Franco Baresi, dall'estasi dei tre campioni olandesi e persino dalle grandi delusioni storiche che comunque cementavano il senso di appartenenza. Per ritrovare la retta via e superare questo diffuso senso di vuoto e incomprensione da parte della nuova proprietà, l'articolo suggerisce l'ascolto di un podcast online in cui lo storico medico dell'era berlusconiana, il dottor Rodolfo "Rudy" Tavana, racconta con commozione il momento della firma di Giacomo Bonaventura nel 2014; il giocatore, sopraffatto dall'emozione, scoppiò in lacrime davanti ad Adriano Galliani non appena realizzò la grandezza del club di cui stava entrando a far parte, un brivido e un attaccamento viscerale alla maglia da cui l'ambiente rossonero dovrebbe urgentemente ricominciare a ripartire.
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AndrasWave

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Sul Corsera in edicola (che conferma quello che vi abbiamo anticipato da tempo su MW, oltre ai biglietti omaggio) viene proposto un commento amaro e nostalgico sullo stato attuale del tifo milanista e sull'atmosfera che si respira a San Siro, in particolare durante la recente e decisiva partita contro il Cagliari. L'autore sottolinea come lo stadio, un tempo riservato esclusivamente a tifosi passionali, soffrenti e legati a una forte identità, si sia trasformato in un'attrazione turistica aperta a visitatori internazionali interessati solo a vivere un'esperienza artificiale da immortalare sui social network con dei selfie, indifferenti al rendimento della squadra in campo. Questo scenario accresce il disagio di essere milanisti oggi, in un'epoca in cui il club non rappresenta più la prima forza di Milano ma è scivolato dietro nelle gerarchie regionali, e dove il calciatore più forte in rosa è il quarantunenne Luka Modric. Viene rievocato con profonda nostalgia il passato glorioso caratterizzato dal bel gioco, dall'Europa come habitat naturale, da bandiere come Franco Baresi, dall'estasi dei tre campioni olandesi e persino dalle grandi delusioni storiche che comunque cementavano il senso di appartenenza. Per ritrovare la retta via e superare questo diffuso senso di vuoto e incomprensione da parte della nuova proprietà, l'articolo suggerisce l'ascolto di un podcast online in cui lo storico medico dell'era berlusconiana, il dottor Rodolfo "Rudy" Tavana, racconta con commozione il momento della firma di Giacomo Bonaventura nel 2014; il giocatore, sopraffatto dall'emozione, scoppiò in lacrime davanti ad Adriano Galliani non appena realizzò la grandezza del club di cui stava entrando a far parte, un brivido e un attaccamento viscerale alla maglia da cui l'ambiente rossonero dovrebbe urgentemente ricominciare a ripartire.

milan-stadio-sassuolo-1200x675.jpg

Qua la curva, come al solito d'altronde, ne esce devastata e senza credibilità. Si è fatta mettere i piedi più il membro in testa da questi americani. Hanno molto più amor proprio gli ultras della Lazio.

Non possono riempire uno stadio di soli turisti e il tifo, quello vero, dovrebbe svincolarsi da questo schifo e protestare ogni santa Domenica. Fuori dallo stadio.
 
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Qua la curva, come al solito d'altronde, ne esce devastata e senza credibilità. Si è fatta mettere i piedi più il membro in testa da questi americani. Hanno molto più amor proprio gli ultras della Lazio.

Non possono riempire uno stadio di soli turisti e il tifo, quello vero, dovrebbe svincolarsi da questo schifo e protestare ogni santa Domenica. Fuori dallo stadio.
Prima dei turisti, anche quando i prezzi erano stracciati rispetto ad oggi, lo stadio era semivuoto.
E io ci sono stato per un decennio, forse non si percepiva dalla TV, non lo so

Urta anche a me vedere i cinesini che non sanno nemmeno quale sia il Milan probabilmente, ma i primi a non rispondere all' appello sono stati proprio i milanisti.
 
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la soluzione non è non fare l'abbonamento, perche questi lo rivendono al doppio ai turisti.
ma fare l'abbonamento, 40000 e passa persona e lasciare i posti vuoti.
loro che allo spettacolo ci tengono davvero sarebbe uno shock ( cit renzie)
 

Clarenzio

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Qua la curva, come al solito d'altronde, ne esce devastata e senza credibilità. Si è fatta mettere i piedi più il membro in testa da questi americani. Hanno molto più amor proprio gli ultras della Lazio.

Non possono riempire uno stadio di soli turisti e il tifo, quello vero, dovrebbe svincolarsi da questo schifo e protestare ogni santa Domenica. Fuori dallo stadio.

La curva non esiste più dagli anni 90.
In realtà già allora erano solo superstiti e infiltrati.
Allo stadio comunque andavano tantissimi tifosi appassionati, famiglie, giovani.

Quando ero piccolo il 3°anello era pieno di Milan club, giusto per capire la dimensione del tifo allora.
 

bmb

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Si è toccato l'apice con l'esultanza al gol dell'1-3 contro l'Atalanta.
 
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Attaccamento maglia. Per questo ci vuole zoccolo duro italiano che fa da traino.
 
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Ma ci pensate che i merdaioli della curva per l'ultima partita stagionale potevano mettere in ridicolo (seriamente) Cardinale e soci presentandosi allo stadio tutti con la maglietta n°3 di Maldini e invece hanno cantato e ballato per 85 minuti?

Quella foto avrebbe potuto girare il mondo intero e fare 'danni', invece hanno preferito fare la solita contestazione fake di 5 minuti
 
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