Maldini: passo indietro e no lieto fine stipendio. Annuncio oggi o dopo CDA?

diavoloINme

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Come riportato dalla GDS in edicola, la firma di Maldini è stata molto complessa, arrivata dopo giorni di interventi legali, obiezioni, precisazioni. Il grande tema al centro del dibattito è sempre stata l’autonomia, la fiducia totale chiesta da Maldini. Il mondo milanista ha sempre tifato per la firma e sì, anche questo può avere avuto un peso. La volontà di rinnovare c’è sempre stata, da entrambe le parti, ma i presupposti di partenza erano molto diversi. Maldini ha fatto un passo indietro su alcuni punti e sì, la voglia di difendere lo scudetto con la stessa “squadra”del 2021-22 ha prevalso. Per questo, la felicità del 30 giugno apre le porte al lavoro del primo luglio. L'annuncio arriverà oggi.

CorSera: ieri sera, finalmente, la quadra su Maldini. Se la lunga fase di stallo era dovuta a una richiesta di maggiore autonomia da parte di Maldini, diciamo che è stata trovata una soluzione che accontenta tutti. Una cosa però è certa: Maldini dovrà comunque rispondere a un amministratore delegato, che fino a dicembre sarà Ivan Gazidis. La struttura organizzativa resta quindi immutata. E in fondo lo scudetto vinto è la prova del fatto che la strategia operativa fosse quella giusta. Lieto fine? No, fine e basta. Non si doveva arrivare così in là, di certo tutta questa attesa non ha giovato. Botman ha scelto il Newcastle, Sanches sta virando verso il Psg: non c’è controprova, ma la sensazione è che con un management pienamente operativo forse per quei due obiettivi si sarebbe potuto fare di più. L'annuncio potrebbe arrivare tra qualche giorno dopo il CDA

Anche TS sulla stessa lunghezza d'onda: le prime parole rilasciate ieri da Maldini fanno capire le difficoltà. E trapela insoddisfazione. Se sono serviti trenta giorni, o forse più, significa che sul piatto Maldini ha inserito aspetti importanti. Come la durata del contratto, sul quale si è discusso a lungo: due o tre anni? Oggi, si spera, sapremo, ma sembra che si sia arrivati al classico compromesso di due più opzione per il terzo. Maldini ha poi preteso un contratto economicamente da star e fin qui nulla di male. Ma le trattative si sono nuovamente complicate quando si è trattato di decidere ruoli e competenze. La base di partenza è che Gazidis fino a novembre (scadenza del contratto) o come minimo fino a settembre (passaggio ufficiale di proprietà) rimarrà al suo posto. E gerarchicamente non potrà non essere sopra Maldini, anche se l’ex capitano pare abbia ottenuto un po’ più di libertà sul mercato, Certe operazioni non dovranno passare necessariamente al vaglio di Gazidis, anche se grandi dettagli, sull’accordo raggiunto nella tarda serata di ieri, non sono trapelati

Repubblica: Maldini non si è impuntato tanto sull’entità del ritocco dell’ingaggio da 2 milioni lordi l’anno, quanto sulle garanzie di indipendenza. Certo, il contratto biennale con opzione per il terzo anno potrà essere rinsaldato a ottobre, quando il previsto passaggio di proprietà del club dal fondo Elliott della famiglia Singer alla società d’investimento RedBird Capital di Gerry Cardinale permetterà in teoria la promozione di Maldini a fulcro operativo. Fino ad allora la coesistenza nelle forme attuali con Gazidis, scelto da Elliott nel 2018 fino al prossimo novembre, continuerà a segnare il solco tra finanza e campo. Al budget limitato per la campagna acquisti (50 milioni) rischia di aggiungersi il “suggerimento” della sentenza Uefa, attesa anche da Inter, Juventus e Roma, sul vecchio fair-play finanziario. Quando Gazidis lascerà (guadagnando una trentina di milioni, dopo il closing da 1,2 miliardi, percentuale delle azioni ricevute all’assunzione), il suo successore dovrebbe essere nominato da Cardinale con mandato solo economico. Non a caso Maldini avrebbe chiesto invano, secondo le indiscrezioni legali, totale autonomia da ad della parte sportiva: una separazione dei poteri come ai tempi di Barbara Berlusconi e Galliani. Cardinale proverebbe ad accontentare Maldini, ma il nodo è proprio il suo potere. Viene descritto come un duro re dello show business e tuttavia è aiutato da un consistente prestito di Elliott, il cui peso azionario, sia pure in minoranza, postulerebbe un ruolo cruciale nel Cda. La scalata di RedBird viene assimilata a quella della famiglia Glazer al Manchester United nel 2005: a debito, con l’obiettivo realizzato di moltiplicare il valore del club negli anni. A Milano i moltiplicatori sarebbero i diritti tv, pane quotidiano per Cardinale con baseball, hockey su ghiaccio e Ligue 1 (Tolosa), ma soprattutto il nuovo stadio. Lunedì la presentazione della nuova stagione, con Origi in più, ma senza le suggestioni Botman, Sanches e Dybala, e con l’allenatore dei portieri Dida in meno (in Brasile per ragioni personali il candidato è Roma, a Milanello giocatore dal 2009 al 2012). Occhi puntati sul tavolo dei dirigenti: su Maldini e Gazidis.

Il Giornale: c’è la fumata rossonera. Habemus l’accordo tra Maldini ed Elliott In serata le firme. Vicenda grottesca con tutti colpevoli. Paga solo il Milan. Paolo chiedeva più libertà sul mercato. La società ha voluto evitare lo strappo ma resterà la tensione. I rapporti personali, deteriorati dall’intervista di Maldini e dal successivo braccio di ferro con Elliott per la richiesta di maggiori poteri presentata dall’ex capitano, lasceranno il segno. Probabilmente finiranno con il condizionare anche le prossime scelte sul mercato qualora Maldini e Massara dovessero pagare in qualche modo il ritardo operativo accumulato a giugno. Intendiamoci su questo punto a futura memoria: qualunque siano gli esiti di questo giugno “vietnamita”, nessuno godrà di giustificazione alcuna perché tutti i protagonisti avranno sulle spalle la rispettiva quota di colpe. L’accordo contrattuale tormentato del quale si discute da un mese può essere virtualmente considerato il risultato finale di un compromesso inevitabile tra le pesanti richieste di Maldini stesso da un lato, giudicate irricevibili dalla proprietà, e la buona volontà mostrata alla fine del braccio di ferro silenzioso da Elliott-Cardinale alfine dichiarato di evitare lo strappo oltre che la figuraccia di giungere lunedì prossimo 4 luglio, inizio solenne del raduno da campioni d’Italia, senza la presenza di Maldini e Massara al tavolo con Pioli e Gazidis





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L'importante che sia finita, tanto già lo so non arriveranno risposte e nemmeno spiegazioni.
 
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Come riportato dalla GDS in edicola, la firma di Maldini è stata molto complessa, arrivata dopo giorni di interventi legali, obiezioni, precisazioni. Il grande tema al centro del dibattito è sempre stata l’autonomia, la fiducia totale chiesta da Maldini. Il mondo milanista ha sempre tifato per la firma e sì, anche questo può avere avuto un peso. La volontà di rinnovare c’è sempre stata, da entrambe le parti, ma i presupposti di partenza erano molto diversi. Maldini ha fatto un passo indietro su alcuni punti e sì, la voglia di difendere lo scudetto con la stessa “squadra”del 2021-22 ha prevalso. Per questo, la felicità del 30 giugno apre le porte al lavoro del primo luglio. L'annuncio arriverà oggi.

CorSera: ieri sera, finalmente, la quadra su Maldini. Se la lunga fase di stallo era dovuta a una richiesta di maggiore autonomia da parte di Maldini, diciamo che è stata trovata una soluzione che accontenta tutti. Una cosa però è certa: Maldini dovrà comunque rispondere a un amministratore delegato, che fino a dicembre sarà Ivan Gazidis. La struttura organizzativa resta quindi immutata. E in fondo lo scudetto vinto è la prova del fatto che la strategia operativa fosse quella giusta. Lieto fine? No, fine e basta. Non si doveva arrivare così in là, di certo tutta questa attesa non ha giovato. Botman ha scelto il Newcastle, Sanches sta virando verso il Psg: non c’è controprova, ma la sensazione è che con un management pienamente operativo forse per quei due obiettivi si sarebbe potuto fare di più. L'annuncio potrebbe arrivare tra qualche giorno dopo il CDA

Anche TS sulla stessa lunghezza d'onda: le prime parole rilasciate ieri da Maldini fanno capire le difficoltà. E trapela insoddisfazione. Se sono serviti trenta giorni, o forse più, significa che sul piatto Maldini ha inserito aspetti importanti. Come la durata del contratto, sul quale si è discusso a lungo: due o tre anni? Oggi, si spera, sapremo, ma sembra che si sia arrivati al classico compromesso di due più opzione per il terzo. Maldini ha poi preteso un contratto economicamente da star e fin qui nulla di male. Ma le trattative si sono nuovamente complicate quando si è trattato di decidere ruoli e competenze. La base di partenza è che Gazidis fino a novembre (scadenza del contratto) o come minimo fino a settembre (passaggio ufficiale di proprietà) rimarrà al suo posto. E gerarchicamente non potrà non essere sopra Maldini, anche se l’ex capitano pare abbia ottenuto un po’ più di libertà sul mercato, Certe operazioni non dovranno passare necessariamente al vaglio di Gazidis, anche se grandi dettagli, sull’accordo raggiunto nella tarda serata di ieri, non sono trapelati

Repubblica: Maldini non si è impuntato tanto sull’entità del ritocco dell’ingaggio da 2 milioni lordi l’anno, quanto sulle garanzie di indipendenza. Certo, il contratto biennale con opzione per il terzo anno potrà essere rinsaldato a ottobre, quando il previsto passaggio di proprietà del club dal fondo Elliott della famiglia Singer alla società d’investimento RedBird Capital di Gerry Cardinale permetterà in teoria la promozione di Maldini a fulcro operativo. Fino ad allora la coesistenza nelle forme attuali con Gazidis, scelto da Elliott nel 2018 fino al prossimo novembre, continuerà a segnare il solco tra finanza e campo. Al budget limitato per la campagna acquisti (50 milioni) rischia di aggiungersi il “suggerimento” della sentenza Uefa, attesa anche da Inter, Juventus e Roma, sul vecchio fair-play finanziario. Quando Gazidis lascerà (guadagnando una trentina di milioni, dopo il closing da 1,2 miliardi, percentuale delle azioni ricevute all’assunzione), il suo successore dovrebbe essere nominato da Cardinale con mandato solo economico. Non a caso Maldini avrebbe chiesto invano, secondo le indiscrezioni legali, totale autonomia da ad della parte sportiva: una separazione dei poteri come ai tempi di Barbara Berlusconi e Galliani. Cardinale proverebbe ad accontentare Maldini, ma il nodo è proprio il suo potere. Viene descritto come un duro re dello show business e tuttavia è aiutato da un consistente prestito di Elliott, il cui peso azionario, sia pure in minoranza, postulerebbe un ruolo cruciale nel Cda. La scalata di RedBird viene assimilata a quella della famiglia Glazer al Manchester United nel 2005: a debito, con l’obiettivo realizzato di moltiplicare il valore del club negli anni. A Milano i moltiplicatori sarebbero i diritti tv, pane quotidiano per Cardinale con baseball, hockey su ghiaccio e Ligue 1 (Tolosa), ma soprattutto il nuovo stadio. Lunedì la presentazione della nuova stagione, con Origi in più, ma senza le suggestioni Botman, Sanches e Dybala, e con l’allenatore dei portieri Dida in meno (in Brasile per ragioni personali il candidato è Roma, a Milanello giocatore dal 2009 al 2012). Occhi puntati sul tavolo dei dirigenti: su Maldini e Gazidis.

Il Giornale: c’è la fumata rossonera. Habemus l’accordo tra Maldini ed Elliott In serata le firme. Vicenda grottesca con tutti colpevoli. Paga solo il Milan. Paolo chiedeva più libertà sul mercato. La società ha voluto evitare lo strappo ma resterà la tensione. I rapporti personali, deteriorati dall’intervista di Maldini e dal successivo braccio di ferro con Elliott per la richiesta di maggiori poteri presentata dall’ex capitano, lasceranno il segno. Probabilmente finiranno con il condizionare anche le prossime scelte sul mercato qualora Maldini e Massara dovessero pagare in qualche modo il ritardo operativo accumulato a giugno. Intendiamoci su questo punto a futura memoria: qualunque siano gli esiti di questo giugno “vietnamita”, nessuno godrà di giustificazione alcuna perché tutti i protagonisti avranno sulle spalle la rispettiva quota di colpe. L’accordo contrattuale tormentato del quale si discute da un mese può essere virtualmente considerato il risultato finale di un compromesso inevitabile tra le pesanti richieste di Maldini stesso da un lato, giudicate irricevibili dalla proprietà, e la buona volontà mostrata alla fine del braccio di ferro silenzioso da Elliott-Cardinale alfine dichiarato di evitare lo strappo oltre che la figuraccia di giungere lunedì prossimo 4 luglio, inizio solenne del raduno da campioni d’Italia, senza la presenza di Maldini e Massara al tavolo con Pioli e Gazidis





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sono tutti concordi sul fatto che il nodo sia la libertà di azione, non il quanto si possa spendere, come era ovvio per chi conosce maldini e rimane lucido.

fondamentalmente a me va anche bene che abbia più libertà, se era questo che dava queste lungaggini ad ogni singola trattativa.
ho sempre scritto che siamo LENTI..... vediamo se adesso abbiamo snellito un po' di burocrazioa.
se la libertà è firmare per gente da 30M senza chiedere allora non mi piace invece, potrebbe portare qualche suo feticcio tipo berardi e dilapidare un sacco di soldi.
 

uolfetto

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A noi no serve il miracolo.

Servono 3 giocatori decenti: uno a cc, uno trq, un ad

Che non è poco ovviamente, ma fattibile ( se si vuole)

Poi la squadra c'è, abbiamo vinto 1 mese fa lo scudetto, non siamo la Lazio.

La fai troppo semplice, le cose fatte bene vanno programmate per tempo. Mica sto dicendo che i tre acquisti non si faranno. Si faranno (dif,cc,trq) ma probabilmente non saranno azzeccati secondo me. Non sto dicendo che la squadra non è buona. Il mio è solo un pronostico su questa sessione che parte sotto i peggiori auspici.
 
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La fai troppo semplice, le cose fatte bene vanno programmate per tempo. Mica sto dicendo che i tre acquisti non si faranno. Si faranno, ma probabilmete non saranno azzeccati secondo me. Non sto dicendo che la squadra non è buona. Il mio è solo un pronostico su questa sessione che parte sotto i peggiori auspici.
Si si ho capito cosa vuoi dire.

Ma per la nostra politica ( sconosciuti o a prezzi di saldo) come hai ben visto puoi programmare quanto vuoi ( Sanches e Botman) ma alla fine resti col cerino in mano.

Per questo dico che è "risolvibile"
 
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Come riportato dalla GDS in edicola, la firma di Maldini è stata molto complessa, arrivata dopo giorni di interventi legali, obiezioni, precisazioni. Il grande tema al centro del dibattito è sempre stata l’autonomia, la fiducia totale chiesta da Maldini. Il mondo milanista ha sempre tifato per la firma e sì, anche questo può avere avuto un peso. La volontà di rinnovare c’è sempre stata, da entrambe le parti, ma i presupposti di partenza erano molto diversi. Maldini ha fatto un passo indietro su alcuni punti e sì, la voglia di difendere lo scudetto con la stessa “squadra”del 2021-22 ha prevalso. Per questo, la felicità del 30 giugno apre le porte al lavoro del primo luglio. L'annuncio arriverà oggi.

CorSera: ieri sera, finalmente, la quadra su Maldini. Se la lunga fase di stallo era dovuta a una richiesta di maggiore autonomia da parte di Maldini, diciamo che è stata trovata una soluzione che accontenta tutti. Una cosa però è certa: Maldini dovrà comunque rispondere a un amministratore delegato, che fino a dicembre sarà Ivan Gazidis. La struttura organizzativa resta quindi immutata. E in fondo lo scudetto vinto è la prova del fatto che la strategia operativa fosse quella giusta. Lieto fine? No, fine e basta. Non si doveva arrivare così in là, di certo tutta questa attesa non ha giovato. Botman ha scelto il Newcastle, Sanches sta virando verso il Psg: non c’è controprova, ma la sensazione è che con un management pienamente operativo forse per quei due obiettivi si sarebbe potuto fare di più. L'annuncio potrebbe arrivare tra qualche giorno dopo il CDA

Anche TS sulla stessa lunghezza d'onda: le prime parole rilasciate ieri da Maldini fanno capire le difficoltà. E trapela insoddisfazione. Se sono serviti trenta giorni, o forse più, significa che sul piatto Maldini ha inserito aspetti importanti. Come la durata del contratto, sul quale si è discusso a lungo: due o tre anni? Oggi, si spera, sapremo, ma sembra che si sia arrivati al classico compromesso di due più opzione per il terzo. Maldini ha poi preteso un contratto economicamente da star e fin qui nulla di male. Ma le trattative si sono nuovamente complicate quando si è trattato di decidere ruoli e competenze. La base di partenza è che Gazidis fino a novembre (scadenza del contratto) o come minimo fino a settembre (passaggio ufficiale di proprietà) rimarrà al suo posto. E gerarchicamente non potrà non essere sopra Maldini, anche se l’ex capitano pare abbia ottenuto un po’ più di libertà sul mercato, Certe operazioni non dovranno passare necessariamente al vaglio di Gazidis, anche se grandi dettagli, sull’accordo raggiunto nella tarda serata di ieri, non sono trapelati

Repubblica: Maldini non si è impuntato tanto sull’entità del ritocco dell’ingaggio da 2 milioni lordi l’anno, quanto sulle garanzie di indipendenza. Certo, il contratto biennale con opzione per il terzo anno potrà essere rinsaldato a ottobre, quando il previsto passaggio di proprietà del club dal fondo Elliott della famiglia Singer alla società d’investimento RedBird Capital di Gerry Cardinale permetterà in teoria la promozione di Maldini a fulcro operativo. Fino ad allora la coesistenza nelle forme attuali con Gazidis, scelto da Elliott nel 2018 fino al prossimo novembre, continuerà a segnare il solco tra finanza e campo. Al budget limitato per la campagna acquisti (50 milioni) rischia di aggiungersi il “suggerimento” della sentenza Uefa, attesa anche da Inter, Juventus e Roma, sul vecchio fair-play finanziario. Quando Gazidis lascerà (guadagnando una trentina di milioni, dopo il closing da 1,2 miliardi, percentuale delle azioni ricevute all’assunzione), il suo successore dovrebbe essere nominato da Cardinale con mandato solo economico. Non a caso Maldini avrebbe chiesto invano, secondo le indiscrezioni legali, totale autonomia da ad della parte sportiva: una separazione dei poteri come ai tempi di Barbara Berlusconi e Galliani. Cardinale proverebbe ad accontentare Maldini, ma il nodo è proprio il suo potere. Viene descritto come un duro re dello show business e tuttavia è aiutato da un consistente prestito di Elliott, il cui peso azionario, sia pure in minoranza, postulerebbe un ruolo cruciale nel Cda. La scalata di RedBird viene assimilata a quella della famiglia Glazer al Manchester United nel 2005: a debito, con l’obiettivo realizzato di moltiplicare il valore del club negli anni. A Milano i moltiplicatori sarebbero i diritti tv, pane quotidiano per Cardinale con baseball, hockey su ghiaccio e Ligue 1 (Tolosa), ma soprattutto il nuovo stadio. Lunedì la presentazione della nuova stagione, con Origi in più, ma senza le suggestioni Botman, Sanches e Dybala, e con l’allenatore dei portieri Dida in meno (in Brasile per ragioni personali il candidato è Roma, a Milanello giocatore dal 2009 al 2012). Occhi puntati sul tavolo dei dirigenti: su Maldini e Gazidis.

Il Giornale: c’è la fumata rossonera. Habemus l’accordo tra Maldini ed Elliott In serata le firme. Vicenda grottesca con tutti colpevoli. Paga solo il Milan. Paolo chiedeva più libertà sul mercato. La società ha voluto evitare lo strappo ma resterà la tensione. I rapporti personali, deteriorati dall’intervista di Maldini e dal successivo braccio di ferro con Elliott per la richiesta di maggiori poteri presentata dall’ex capitano, lasceranno il segno. Probabilmente finiranno con il condizionare anche le prossime scelte sul mercato qualora Maldini e Massara dovessero pagare in qualche modo il ritardo operativo accumulato a giugno. Intendiamoci su questo punto a futura memoria: qualunque siano gli esiti di questo giugno “vietnamita”, nessuno godrà di giustificazione alcuna perché tutti i protagonisti avranno sulle spalle la rispettiva quota di colpe. L’accordo contrattuale tormentato del quale si discute da un mese può essere virtualmente considerato il risultato finale di un compromesso inevitabile tra le pesanti richieste di Maldini stesso da un lato, giudicate irricevibili dalla proprietà, e la buona volontà mostrata alla fine del braccio di ferro silenzioso da Elliott-Cardinale alfine dichiarato di evitare lo strappo oltre che la figuraccia di giungere lunedì prossimo 4 luglio, inizio solenne del raduno da campioni d’Italia, senza la presenza di Maldini e Massara al tavolo con Pioli e Gazidis





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Ci sono voluti ben 30 giorni per archiviare questa oscenità.
Ora ha firmato,basta,a mai più ritrovarci protagonisti di queste tarantelle napoletane !
 

Lineker10

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Come riportato dalla GDS in edicola, la firma di Maldini è stata molto complessa, arrivata dopo giorni di interventi legali, obiezioni, precisazioni. Il grande tema al centro del dibattito è sempre stata l’autonomia, la fiducia totale chiesta da Maldini. Il mondo milanista ha sempre tifato per la firma e sì, anche questo può avere avuto un peso. La volontà di rinnovare c’è sempre stata, da entrambe le parti, ma i presupposti di partenza erano molto diversi. Maldini ha fatto un passo indietro su alcuni punti e sì, la voglia di difendere lo scudetto con la stessa “squadra”del 2021-22 ha prevalso. Per questo, la felicità del 30 giugno apre le porte al lavoro del primo luglio. L'annuncio arriverà oggi.

CorSera: ieri sera, finalmente, la quadra su Maldini. Se la lunga fase di stallo era dovuta a una richiesta di maggiore autonomia da parte di Maldini, diciamo che è stata trovata una soluzione che accontenta tutti. Una cosa però è certa: Maldini dovrà comunque rispondere a un amministratore delegato, che fino a dicembre sarà Ivan Gazidis. La struttura organizzativa resta quindi immutata. E in fondo lo scudetto vinto è la prova del fatto che la strategia operativa fosse quella giusta. Lieto fine? No, fine e basta. Non si doveva arrivare così in là, di certo tutta questa attesa non ha giovato. Botman ha scelto il Newcastle, Sanches sta virando verso il Psg: non c’è controprova, ma la sensazione è che con un management pienamente operativo forse per quei due obiettivi si sarebbe potuto fare di più. L'annuncio potrebbe arrivare tra qualche giorno dopo il CDA

Anche TS sulla stessa lunghezza d'onda: le prime parole rilasciate ieri da Maldini fanno capire le difficoltà. E trapela insoddisfazione. Se sono serviti trenta giorni, o forse più, significa che sul piatto Maldini ha inserito aspetti importanti. Come la durata del contratto, sul quale si è discusso a lungo: due o tre anni? Oggi, si spera, sapremo, ma sembra che si sia arrivati al classico compromesso di due più opzione per il terzo. Maldini ha poi preteso un contratto economicamente da star e fin qui nulla di male. Ma le trattative si sono nuovamente complicate quando si è trattato di decidere ruoli e competenze. La base di partenza è che Gazidis fino a novembre (scadenza del contratto) o come minimo fino a settembre (passaggio ufficiale di proprietà) rimarrà al suo posto. E gerarchicamente non potrà non essere sopra Maldini, anche se l’ex capitano pare abbia ottenuto un po’ più di libertà sul mercato, Certe operazioni non dovranno passare necessariamente al vaglio di Gazidis, anche se grandi dettagli, sull’accordo raggiunto nella tarda serata di ieri, non sono trapelati

Repubblica: Maldini non si è impuntato tanto sull’entità del ritocco dell’ingaggio da 2 milioni lordi l’anno, quanto sulle garanzie di indipendenza. Certo, il contratto biennale con opzione per il terzo anno potrà essere rinsaldato a ottobre, quando il previsto passaggio di proprietà del club dal fondo Elliott della famiglia Singer alla società d’investimento RedBird Capital di Gerry Cardinale permetterà in teoria la promozione di Maldini a fulcro operativo. Fino ad allora la coesistenza nelle forme attuali con Gazidis, scelto da Elliott nel 2018 fino al prossimo novembre, continuerà a segnare il solco tra finanza e campo. Al budget limitato per la campagna acquisti (50 milioni) rischia di aggiungersi il “suggerimento” della sentenza Uefa, attesa anche da Inter, Juventus e Roma, sul vecchio fair-play finanziario. Quando Gazidis lascerà (guadagnando una trentina di milioni, dopo il closing da 1,2 miliardi, percentuale delle azioni ricevute all’assunzione), il suo successore dovrebbe essere nominato da Cardinale con mandato solo economico. Non a caso Maldini avrebbe chiesto invano, secondo le indiscrezioni legali, totale autonomia da ad della parte sportiva: una separazione dei poteri come ai tempi di Barbara Berlusconi e Galliani. Cardinale proverebbe ad accontentare Maldini, ma il nodo è proprio il suo potere. Viene descritto come un duro re dello show business e tuttavia è aiutato da un consistente prestito di Elliott, il cui peso azionario, sia pure in minoranza, postulerebbe un ruolo cruciale nel Cda. La scalata di RedBird viene assimilata a quella della famiglia Glazer al Manchester United nel 2005: a debito, con l’obiettivo realizzato di moltiplicare il valore del club negli anni. A Milano i moltiplicatori sarebbero i diritti tv, pane quotidiano per Cardinale con baseball, hockey su ghiaccio e Ligue 1 (Tolosa), ma soprattutto il nuovo stadio. Lunedì la presentazione della nuova stagione, con Origi in più, ma senza le suggestioni Botman, Sanches e Dybala, e con l’allenatore dei portieri Dida in meno (in Brasile per ragioni personali il candidato è Roma, a Milanello giocatore dal 2009 al 2012). Occhi puntati sul tavolo dei dirigenti: su Maldini e Gazidis.

Il Giornale: c’è la fumata rossonera. Habemus l’accordo tra Maldini ed Elliott In serata le firme. Vicenda grottesca con tutti colpevoli. Paga solo il Milan. Paolo chiedeva più libertà sul mercato. La società ha voluto evitare lo strappo ma resterà la tensione. I rapporti personali, deteriorati dall’intervista di Maldini e dal successivo braccio di ferro con Elliott per la richiesta di maggiori poteri presentata dall’ex capitano, lasceranno il segno. Probabilmente finiranno con il condizionare anche le prossime scelte sul mercato qualora Maldini e Massara dovessero pagare in qualche modo il ritardo operativo accumulato a giugno. Intendiamoci su questo punto a futura memoria: qualunque siano gli esiti di questo giugno “vietnamita”, nessuno godrà di giustificazione alcuna perché tutti i protagonisti avranno sulle spalle la rispettiva quota di colpe. L’accordo contrattuale tormentato del quale si discute da un mese può essere virtualmente considerato il risultato finale di un compromesso inevitabile tra le pesanti richieste di Maldini stesso da un lato, giudicate irricevibili dalla proprietà, e la buona volontà mostrata alla fine del braccio di ferro silenzioso da Elliott-Cardinale alfine dichiarato di evitare lo strappo oltre che la figuraccia di giungere lunedì prossimo 4 luglio, inizio solenne del raduno da campioni d’Italia, senza la presenza di Maldini e Massara al tavolo con Pioli e Gazidis





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Siamo sempre nel campo delle ricostruzioni...

Insomma il nocciolo sono le competenze di Maldini e la sua autonomia nelle scelte di mercato, sembra di capire. È una spiegazione che non mi convince fino in fondo ma va bene.

Ora mi aspetto due cose. Primo che ci muoviamo e veloci sul mercato, su questo c'è poco da discutere. Secondo che dopo la sua famosa e improvvida intervista adesso Maldini chiarisca, perché restano molti dubbi in seguito alle sue parole e se ha rinnovato deve spiegare, a questo punto.

Più avanti poi mi aspetto si faccia vivo Cardinale a spiegare cosa aspettarci da lui e dal Milan, ma obiettivamente questo può succedere solo dopo il closing.

Riguardo gli obiettivi di mercato presunti, per me non è successo nulla di grave. Alla fine si tratta di giocatori tutti troppo costosi e che non convincono fino in fondo. Mi aspetto delle sorprese e scelte intelligenti, visto che adesso Maldini e Massara si potranno sbizzarrire, a quanto pare dalle ricostruzioni.
 

The P

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Ti sembrava veramente felice? Eddai eh.

La situazione è tesa anche se ha firmato. Situazione imbarazzante
Beh a me è sembrato che avesse il sorriso per tutta l'intervista.

Maldini non è uno che sorride molto davanti alle telecamere, e invece ieri sorrideva.

Per me ha avuto un bel contratto ed ha ampliato l'autonomia sul mercato.
Gadzidis resta, ma secondo me con meno poteri sportivi di prima.
Questa è l'idea che mi sono fatto.
 

Toby rosso nero

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Come riportato dalla GDS in edicola, la firma di Maldini è stata molto complessa, arrivata dopo giorni di interventi legali, obiezioni, precisazioni. Il grande tema al centro del dibattito è sempre stata l’autonomia, la fiducia totale chiesta da Maldini. Il mondo milanista ha sempre tifato per la firma e sì, anche questo può avere avuto un peso. La volontà di rinnovare c’è sempre stata, da entrambe le parti, ma i presupposti di partenza erano molto diversi. Maldini ha fatto un passo indietro su alcuni punti e sì, la voglia di difendere lo scudetto con la stessa “squadra”del 2021-22 ha prevalso. Per questo, la felicità del 30 giugno apre le porte al lavoro del primo luglio. L'annuncio arriverà oggi.

CorSera: ieri sera, finalmente, la quadra su Maldini. Se la lunga fase di stallo era dovuta a una richiesta di maggiore autonomia da parte di Maldini, diciamo che è stata trovata una soluzione che accontenta tutti. Una cosa però è certa: Maldini dovrà comunque rispondere a un amministratore delegato, che fino a dicembre sarà Ivan Gazidis. La struttura organizzativa resta quindi immutata. E in fondo lo scudetto vinto è la prova del fatto che la strategia operativa fosse quella giusta. Lieto fine? No, fine e basta. Non si doveva arrivare così in là, di certo tutta questa attesa non ha giovato. Botman ha scelto il Newcastle, Sanches sta virando verso il Psg: non c’è controprova, ma la sensazione è che con un management pienamente operativo forse per quei due obiettivi si sarebbe potuto fare di più. L'annuncio potrebbe arrivare tra qualche giorno dopo il CDA

Anche TS sulla stessa lunghezza d'onda: le prime parole rilasciate ieri da Maldini fanno capire le difficoltà. E trapela insoddisfazione. Se sono serviti trenta giorni, o forse più, significa che sul piatto Maldini ha inserito aspetti importanti. Come la durata del contratto, sul quale si è discusso a lungo: due o tre anni? Oggi, si spera, sapremo, ma sembra che si sia arrivati al classico compromesso di due più opzione per il terzo. Maldini ha poi preteso un contratto economicamente da star e fin qui nulla di male. Ma le trattative si sono nuovamente complicate quando si è trattato di decidere ruoli e competenze. La base di partenza è che Gazidis fino a novembre (scadenza del contratto) o come minimo fino a settembre (passaggio ufficiale di proprietà) rimarrà al suo posto. E gerarchicamente non potrà non essere sopra Maldini, anche se l’ex capitano pare abbia ottenuto un po’ più di libertà sul mercato, Certe operazioni non dovranno passare necessariamente al vaglio di Gazidis, anche se grandi dettagli, sull’accordo raggiunto nella tarda serata di ieri, non sono trapelati

Repubblica: Maldini non si è impuntato tanto sull’entità del ritocco dell’ingaggio da 2 milioni lordi l’anno, quanto sulle garanzie di indipendenza. Certo, il contratto biennale con opzione per il terzo anno potrà essere rinsaldato a ottobre, quando il previsto passaggio di proprietà del club dal fondo Elliott della famiglia Singer alla società d’investimento RedBird Capital di Gerry Cardinale permetterà in teoria la promozione di Maldini a fulcro operativo. Fino ad allora la coesistenza nelle forme attuali con Gazidis, scelto da Elliott nel 2018 fino al prossimo novembre, continuerà a segnare il solco tra finanza e campo. Al budget limitato per la campagna acquisti (50 milioni) rischia di aggiungersi il “suggerimento” della sentenza Uefa, attesa anche da Inter, Juventus e Roma, sul vecchio fair-play finanziario. Quando Gazidis lascerà (guadagnando una trentina di milioni, dopo il closing da 1,2 miliardi, percentuale delle azioni ricevute all’assunzione), il suo successore dovrebbe essere nominato da Cardinale con mandato solo economico. Non a caso Maldini avrebbe chiesto invano, secondo le indiscrezioni legali, totale autonomia da ad della parte sportiva: una separazione dei poteri come ai tempi di Barbara Berlusconi e Galliani. Cardinale proverebbe ad accontentare Maldini, ma il nodo è proprio il suo potere. Viene descritto come un duro re dello show business e tuttavia è aiutato da un consistente prestito di Elliott, il cui peso azionario, sia pure in minoranza, postulerebbe un ruolo cruciale nel Cda. La scalata di RedBird viene assimilata a quella della famiglia Glazer al Manchester United nel 2005: a debito, con l’obiettivo realizzato di moltiplicare il valore del club negli anni. A Milano i moltiplicatori sarebbero i diritti tv, pane quotidiano per Cardinale con baseball, hockey su ghiaccio e Ligue 1 (Tolosa), ma soprattutto il nuovo stadio. Lunedì la presentazione della nuova stagione, con Origi in più, ma senza le suggestioni Botman, Sanches e Dybala, e con l’allenatore dei portieri Dida in meno (in Brasile per ragioni personali il candidato è Roma, a Milanello giocatore dal 2009 al 2012). Occhi puntati sul tavolo dei dirigenti: su Maldini e Gazidis.

Il Giornale: c’è la fumata rossonera. Habemus l’accordo tra Maldini ed Elliott In serata le firme. Vicenda grottesca con tutti colpevoli. Paga solo il Milan. Paolo chiedeva più libertà sul mercato. La società ha voluto evitare lo strappo ma resterà la tensione. I rapporti personali, deteriorati dall’intervista di Maldini e dal successivo braccio di ferro con Elliott per la richiesta di maggiori poteri presentata dall’ex capitano, lasceranno il segno. Probabilmente finiranno con il condizionare anche le prossime scelte sul mercato qualora Maldini e Massara dovessero pagare in qualche modo il ritardo operativo accumulato a giugno. Intendiamoci su questo punto a futura memoria: qualunque siano gli esiti di questo giugno “vietnamita”, nessuno godrà di giustificazione alcuna perché tutti i protagonisti avranno sulle spalle la rispettiva quota di colpe. L’accordo contrattuale tormentato del quale si discute da un mese può essere virtualmente considerato il risultato finale di un compromesso inevitabile tra le pesanti richieste di Maldini stesso da un lato, giudicate irricevibili dalla proprietà, e la buona volontà mostrata alla fine del braccio di ferro silenzioso da Elliott-Cardinale alfine dichiarato di evitare lo strappo oltre che la figuraccia di giungere lunedì prossimo 4 luglio, inizio solenne del raduno da campioni d’Italia, senza la presenza di Maldini e Massara al tavolo con Pioli e Gazidis





ATTENZIONE COMMENTI SOLO ALLE NEWS. SOLITI OFF da flame (su giornalisti, giornalai, complotti etc etc = BAN

Ma se Maldini non apriva il finestrino per rispondere a una domanda al volo, se fosse per la comunicazione UFFICIALE, oggi saremmo al punto di ieri?

No perché io trovo solo presentazioni di calciatrici femminili....
 
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Scusatemi per la lesa maestà, ma qui Paolo è stato un po' ingenuo. Se fino al closing la proprietà è Elliot, come puoi pretendere di scavalcare il tuo superiore diretto? Nessuna azienda lo avrebbe permesso.
Il grosso problema è che questo passaggio societario andava chiuso prima del mercato, ora bisogna fare di necessità virtù. Ricordiamoci che è una stagione anomala col mondiale nel mezzo, l'importante è essere in corsa su tutto fino ad allora, a Gennaio si può mettere una pezza.
 

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Come riportato dalla GDS in edicola, la firma di Maldini è stata molto complessa, arrivata dopo giorni di interventi legali, obiezioni, precisazioni. Il grande tema al centro del dibattito è sempre stata l’autonomia, la fiducia totale chiesta da Maldini. Il mondo milanista ha sempre tifato per la firma e sì, anche questo può avere avuto un peso. La volontà di rinnovare c’è sempre stata, da entrambe le parti, ma i presupposti di partenza erano molto diversi. Maldini ha fatto un passo indietro su alcuni punti e sì, la voglia di difendere lo scudetto con la stessa “squadra”del 2021-22 ha prevalso. Per questo, la felicità del 30 giugno apre le porte al lavoro del primo luglio. L'annuncio arriverà oggi.

CorSera: ieri sera, finalmente, la quadra su Maldini. Se la lunga fase di stallo era dovuta a una richiesta di maggiore autonomia da parte di Maldini, diciamo che è stata trovata una soluzione che accontenta tutti. Una cosa però è certa: Maldini dovrà comunque rispondere a un amministratore delegato, che fino a dicembre sarà Ivan Gazidis. La struttura organizzativa resta quindi immutata. E in fondo lo scudetto vinto è la prova del fatto che la strategia operativa fosse quella giusta. Lieto fine? No, fine e basta. Non si doveva arrivare così in là, di certo tutta questa attesa non ha giovato. Botman ha scelto il Newcastle, Sanches sta virando verso il Psg: non c’è controprova, ma la sensazione è che con un management pienamente operativo forse per quei due obiettivi si sarebbe potuto fare di più. L'annuncio potrebbe arrivare tra qualche giorno dopo il CDA

Anche TS sulla stessa lunghezza d'onda: le prime parole rilasciate ieri da Maldini fanno capire le difficoltà. E trapela insoddisfazione. Se sono serviti trenta giorni, o forse più, significa che sul piatto Maldini ha inserito aspetti importanti. Come la durata del contratto, sul quale si è discusso a lungo: due o tre anni? Oggi, si spera, sapremo, ma sembra che si sia arrivati al classico compromesso di due più opzione per il terzo. Maldini ha poi preteso un contratto economicamente da star e fin qui nulla di male. Ma le trattative si sono nuovamente complicate quando si è trattato di decidere ruoli e competenze. La base di partenza è che Gazidis fino a novembre (scadenza del contratto) o come minimo fino a settembre (passaggio ufficiale di proprietà) rimarrà al suo posto. E gerarchicamente non potrà non essere sopra Maldini, anche se l’ex capitano pare abbia ottenuto un po’ più di libertà sul mercato, Certe operazioni non dovranno passare necessariamente al vaglio di Gazidis, anche se grandi dettagli, sull’accordo raggiunto nella tarda serata di ieri, non sono trapelati

Repubblica: Maldini non si è impuntato tanto sull’entità del ritocco dell’ingaggio da 2 milioni lordi l’anno, quanto sulle garanzie di indipendenza. Certo, il contratto biennale con opzione per il terzo anno potrà essere rinsaldato a ottobre, quando il previsto passaggio di proprietà del club dal fondo Elliott della famiglia Singer alla società d’investimento RedBird Capital di Gerry Cardinale permetterà in teoria la promozione di Maldini a fulcro operativo. Fino ad allora la coesistenza nelle forme attuali con Gazidis, scelto da Elliott nel 2018 fino al prossimo novembre, continuerà a segnare il solco tra finanza e campo. Al budget limitato per la campagna acquisti (50 milioni) rischia di aggiungersi il “suggerimento” della sentenza Uefa, attesa anche da Inter, Juventus e Roma, sul vecchio fair-play finanziario. Quando Gazidis lascerà (guadagnando una trentina di milioni, dopo il closing da 1,2 miliardi, percentuale delle azioni ricevute all’assunzione), il suo successore dovrebbe essere nominato da Cardinale con mandato solo economico. Non a caso Maldini avrebbe chiesto invano, secondo le indiscrezioni legali, totale autonomia da ad della parte sportiva: una separazione dei poteri come ai tempi di Barbara Berlusconi e Galliani. Cardinale proverebbe ad accontentare Maldini, ma il nodo è proprio il suo potere. Viene descritto come un duro re dello show business e tuttavia è aiutato da un consistente prestito di Elliott, il cui peso azionario, sia pure in minoranza, postulerebbe un ruolo cruciale nel Cda. La scalata di RedBird viene assimilata a quella della famiglia Glazer al Manchester United nel 2005: a debito, con l’obiettivo realizzato di moltiplicare il valore del club negli anni. A Milano i moltiplicatori sarebbero i diritti tv, pane quotidiano per Cardinale con baseball, hockey su ghiaccio e Ligue 1 (Tolosa), ma soprattutto il nuovo stadio. Lunedì la presentazione della nuova stagione, con Origi in più, ma senza le suggestioni Botman, Sanches e Dybala, e con l’allenatore dei portieri Dida in meno (in Brasile per ragioni personali il candidato è Roma, a Milanello giocatore dal 2009 al 2012). Occhi puntati sul tavolo dei dirigenti: su Maldini e Gazidis.

Il Giornale: c’è la fumata rossonera. Habemus l’accordo tra Maldini ed Elliott In serata le firme. Vicenda grottesca con tutti colpevoli. Paga solo il Milan. Paolo chiedeva più libertà sul mercato. La società ha voluto evitare lo strappo ma resterà la tensione. I rapporti personali, deteriorati dall’intervista di Maldini e dal successivo braccio di ferro con Elliott per la richiesta di maggiori poteri presentata dall’ex capitano, lasceranno il segno. Probabilmente finiranno con il condizionare anche le prossime scelte sul mercato qualora Maldini e Massara dovessero pagare in qualche modo il ritardo operativo accumulato a giugno. Intendiamoci su questo punto a futura memoria: qualunque siano gli esiti di questo giugno “vietnamita”, nessuno godrà di giustificazione alcuna perché tutti i protagonisti avranno sulle spalle la rispettiva quota di colpe. L’accordo contrattuale tormentato del quale si discute da un mese può essere virtualmente considerato il risultato finale di un compromesso inevitabile tra le pesanti richieste di Maldini stesso da un lato, giudicate irricevibili dalla proprietà, e la buona volontà mostrata alla fine del braccio di ferro silenzioso da Elliott-Cardinale alfine dichiarato di evitare lo strappo oltre che la figuraccia di giungere lunedì prossimo 4 luglio, inizio solenne del raduno da campioni d’Italia, senza la presenza di Maldini e Massara al tavolo con Pioli e Gazidis





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