Aragorn
New member
- Registrato
- 4 Luglio 2013
- Messaggi
- 8,409
- Reaction score
- 43
Come riportato dalla Gazzetta dello Sport oggi in edicola, a Nyon, sede della UEFA, sono arrivate molte lamentele da parte di vari club per il mercato aggressivo del Milan. Quello che si lamenta è la libertà concessa ai rossoneri, in barba al Fair play finanziario. Il Milan sta scommettendo sul proprio futuro, aumentando il deficit in previsione di futuri successi che ne incrementerebbero il fatturato. In pratica, tutto ciò che il FPF si poneva come obiettivo da debellare.
A novembre il Milan presenterà i conti del 2017 e le previsioni per il 2018 alla UEFA ma adesso i rossoneri non sono più visti di buon occhio.
La nostra arretratezza rispetto alle altre big è esclusivamente dovuta alla scellerata gestione degli ultimi cinque anni. Impedire ad una nuova proprietà ricca di investire accollandole le colpe di quella uscente sarebbe allucinante. Come fai a trasformare una squadra da 7° posto in una da scudetto investendo in maniera limitata ? potendoti permettere solo un paio di colpi all'anno non tornerai mai competitivo dal momento che, con questo ritmo, ti ci vorrebbero minimo quattro-cinque anni per raggiungere i livelli della Juve, e secondo voi quanti giocatori forti accetterebbero di venire in una squadra con un progetto che definire a lungo termine è un eufemismo ? la stessa Juve è riuscita a fare così solo ed esclusivamente perché la sua rinascita (tecnica e societaria) è coincisa col decadimento delle due rivali storiche: se nell'estate del 2012 avessimo tenuto Ibra e Thiago e continuato a investire dubito che Giovinco, Isla e Asamoah sarebbero loro bastati per riconfermarsi campioni, idem se nell'estate 2013 invece che comprargli Matri gli avessimo soffiato Tevez. Una società come il Milan (ma non solo il Milan, diciamo chiunque al momento non abbia le entate di Real, Barca, Bayern, Manchester Utd ecc) può tornare grande solo tramite una pesante dose di investimenti iniziali, eventuali controlli e sanzioni andrebbero rimandati di minimo due-tre anni dal momento dell'insediamento dei nuovi proprietari.
