Italia: è un incubo. Tanti limiti. E Romano non è Rodri

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Ieri De Bruyne sembrava tornato quello del City, con Tonali che camminava in campo.

C'era proprio un atteggiamento da parte di tutti di non attaccamento alla maglia.

Che ci siano tante squadre più forti è indubbio, ma è d'obbligo che chiunque venga convocato in Nazionale debba sputare sangue per la propria maglia dal primo all'ultimo minuto. E gli avversari devono sudarsi il risultato.

Ci sono state partite brutte dal punto di vista del gioco anche ai tempi di Trapattoni, Lippi, ma poi certe partite si vincevano (mi viene in mente Olanda-Italia di Euro 2000). Proprio perché c'era l'amore per il tricolore.

Ecco, si lavori su questo, prima ancora della qualità sul campo.
De Bruyne sono due anni che in maniera più o meno velata sta attaccando il Napoli, i suoi allenatori e il calcio italiano in generale per il calcio orrido che propongono e per come lo costringono a giocare.
Uno dei centrocampisti più forti del mondo e che in serie A dovrebbe essere una specie di divinità viene messo in discussione da dinosauri della panchina per le loro misteriose alchimie tattiche in cui gli vengono preferiti falegnami, lo costringono a rincorrere i terzini avversari oppure se proprio sono costretti a farlo giocare nel suo ruolo lo circondano di mastini coi piedi a sciabola, perché se non si difende almeno in 9 non va bene.
Ieri sera ha toccato più a palloni in un tempo che in 2 campionati, dominando in lungo e in largo come ha fatto per tutta la carriera, solo in Italia si pretende di farlo diventare un medianaccio o addirittura sbatterlo in panchina
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