Gila:"Milan, serve tempo. Siamo da EL. Amorim e l'Inter che mi voleva..."

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Baresi? Lo conoscevo da giocatore, però non essendo in Italia ti rimane impresso il calcio spagnolo e per quello Sergio Ramos era il mio idolo. È stato speciale vedere tutto ciò. Ero al Milan da due settimane e mi ha sorpreso tantissimo tutto il mondo dentro al Milan commosso in una maniera incredibile, ma non solo persone che avevano vissuto momenti con lui. L’ho sentito anche io. È stato un momento duro per il Milan, molto bello la prima partita in casa contro il Venezia. Tutto lo spettacolo per Baresi con la sua maglia a centrocampo. Mi piacerebbe avere un pezzo di quello che era lui per metterlo in me stesso. Speriamo di fare cose belle quest’anno e di dargli qualche soddisfazione».

«Pochi gol? Potrei farne qualcuno in più, magari da terzino… La percentuale è bassa finora».

«Yamal? Io considero che sia molto forte, può aiutare tanto la Spagna. È una follia che sia così forte. Difficile gestire la sua posizione come giocatore così giovane. Lo considero con la maturità giusta, non dà così tanta importanza a cosa succede fuori, gli piace divertirsi. Sarà il vincitore del Pallone d’Oro. Portarlo a Milano? Magari. Cardinale devi fare miracoli (ride, ndr)».

«Con Camarda, Bartesaghi e Gabbia ci divertiamo tanto. Camarda lo vedo come il mio fratellino piccolo, ha tantissima potenzialità. Non è in un posto facile, il Milan deve aver pazienza con lui perché lui è un gioiello. È un pezzo importante che può aiutare, è giovanissimo e si deve fare ancora. Gli voglio molto bene. È da tre mesi che lo conosco, ma ci sono quelle connessioni che si creano».

"Mi piace comunicare, farmi sentire, mi fa molto bene per togliermi tensione e tranquillizzarmi perché so che do energia e grinta agli altri. Non mi voglio considerare leader come Maignan, Modric o Gabbia. Io considero che siano loro. Ci sono Rabiot e Pulisic, magari più leader di campo. Quelli che senti di più sono quei tre. Luka è uno più silenzioso, ma se parli con lui ti sa dare il consiglio giusto. Non si mette a urlare. Le parole che dice lui sono parole sante. Chi alza la voce? Maignan, Gabbia. Gabbia mi sembra una persona molto lavoratrice, lavora come un matto. Mi piace molto vederlo, perché mi ci rivedo: nelle difficoltà, siamo migliorati. Maignan per la sua presenza mi piace. Dà tantissima grinta alla squadra, comanda. Impari un po’ il discorso di comandare. Averlo come portiere è importante perché ti guida».

«Dai primi incontri che ho avuto con Cardinale, l’avevo sentito dopo la firma e mi ha scritto che era molto contento e aveva voglia di vedermi. Non sapevo che negli ultimi anni non era stato molto vicino. La sua intenzione è quella di stare molto vicino alla squadra. Nelle riunioni con lui, chiede molto come crediamo di aiutare la squadra. Lui ascolta molto ed è molto positivo. Una persona da fuori che non ha il compito di essere allenatore o giocatore, è difficile ascoltare e capire lo spogliatoio. Non è troppo irruente, fa sempre il suo. Chiede cosa fare per capire in cosa può aiutare. Vederlo è importante per la squadra. Se senti il tuo presidente vicino a te, è importante. Ti fa sentire senso di appartenenza, quella cosa in più che vuoi dare per lui. La sua vicinanza è molto importante e ci farà molto bene».

«Siamo all’altezza di arrivare in fondo all’Europa League. È vero che la prima partita non è stata bella. Abbiamo affrontato una squadra forte come il Benfica, ma possiamo fare una bellissima Europa League. Sicuramente arrivare lontano ci darà una spinta in più per preparare la Champions del prossimo anno. L’Europa League è uno degli obiettivi più importanti di questa stagione. In Europa League il Milan lo metto tra le prime 4 con Juventus, Benfica e Bournemouth. Poi in una competizione così succedono tantissime cose. La partita contro il Benfica potrebbe essere tranquillamente una semifinale. Milan-Juve in finale? Potrebbe essere, ma forse troppo sognatore. Anche Milan-Bournemouth».

«Il discorso di entrare in Champions lo vedo molto fattibile. È vero che sei all’inizio di un progetto, ma considero che si possano trovare le sensazioni positive. L’anno scorso quasi si è realizzato l’obiettivo, ma siamo là. È normale pensare che l’Inter è più forte ora, non dobbiamo prenderci in giro. Vengono da un progetto di anni. La Roma è da un anno e mezzo con Gasperini. Vorrei vedere il Milan di oggi dopo 5 anni, magari sarebbe più forte. Poi c’è il Como che non considero magari più forte, ma lotterà. Il Napoli, l’Atalanta che arriverà, la Juventus ovviamente. È bellissimo il campionato, hai 7-8 squadre che stanno là, poi hai il Bologna che ha fatto un bellissimo campionato 2-3 anni fa».

«È da 4 anni che non gioco per la nazionale, mi sono abituato. La Spagna mi ha chiamato una sola volta, bisogna lavorare solo questo. Considero che sto facendo molto bene il lavoro, sono contento del livello, ma bisogna fare un pochino in più per far sì che arrivi la chiamata, non per un infortunio di un altro. Giocare per la nazionale è uno degli obiettivi che mi pongo. È una motivazione in più, l’ambizione più grande che ho».

«Sarri-Amorim? È cambiato tutto. All’inizio con Sarri è stato difficile, ma ho imparato tanto. Inizialmente aveva deciso che non fossi pronto. Grazie a quel momento, mi ha aiutato tanto a crescere. Ci siamo rincontrati poi. Lui è una persona incredibile, incredibile. Poi dentro il campo è cazzuto, molto tosto e tradizionale. Le differenze con Amorim sono tante: lui è molto più tattico, ordinato. Ad Amorim piace più aggressività, meno controllo della partita e del risultato. Sono esperienze totalmente diverse».

«Da piccolo ero un ragazzino così così, facevo un po’ di casino. Sono arrivato nel calcio e mi sono sentito calciatore all’Espanyol. Il Barcellona non si è mai presentato, non era deciso perché pensavano fossi un po’ così, mentre il Real lo era. Non ho avuto dubbi. Anche se fossi stato vicino a casa a Barcellona, dire no al Real sarebbe stato difficile. Poi ho fatto 4 anni bellissimi, 1 di settore giovanile e 3 di cantera. Poi la Lazio e ora al Milan, contentissimo. Niente da rimpiangere».

«Modric? Non ho giocato con lui al Real, ma negli allenamenti si vedeva che era pazzesco. Abbiamo un’esperienza vissuta insieme quando ero piccolino e gli ricordo spesso. Io andavo come ragazzo della Primavera ad allenarmi, ero cattivo, ignorante. In quell’allenamento avevo menato Rodrygo e lui dice ad Ancelotti: ‘Sempre lo stesso Carlo’. E Ancelotti è venuto a dirmi ciò. Ora non me lo direbbe mai (ride, ndr). Ti aiuta molto dentro e fuori dal campo con la sua umiltà. Vedi un Pallone d’Oro e vincitore di 6 Champions così tranquillo, impari tanto».

«Mi sento molto bene con i miei compagni di reparto, con la squadra. Non è qualcosa che mi aspettavo, ma perché non pensavo di trovarmi così bene. Sono ragazzi normali, alla mano, ti fanno sentire molto bene. Già Leao che stava con noi, ma anche Maignan, Pavlovic, Gabbia, De Winter. Mi piace giocare con loro. Qui abbiamo un bel cavallo (foto di Pavlovic, ndr)».

«Sergio Ramos è stato il mio idolo da piccolo. Ho vissuto un Sergio Ramos molto forte, mi piaceva la sua cattiveria e la sua leadership, il suo stile da giocatore. Del Milan? Se sono sincero, la persona a cui mi ispiro di più è Nesta per il passaggio che ha fatto Lazio-Milan. Mi ispiro a lui, è un esempio. Ho fatto il suo stesso passaggio. Poi ci sono certamente Maldini, Costacurta».

«Sappiamo che dobbiamo servire di più Gonçalo Ramos, sta facendo bene con il Portogallo. Sicuramente finora non ha fatto tanti gol, ma dipende dal contesto in cui si ritrova. Noi come squadra dobbiamo lavorare per lui».

«Terzino della difesa a 4? Bisogna vedere. È vero che contro il Lecce abbiamo fatto un bel calcio, ma bisogna adattarsi alle squadre che affronti. Ho visto una squadra decisa e attenta. È una posizione che mi piace quella da terzino, mi stimola. A volte i giocatori hanno bisogno di stimoli, ritrovarsi in una nuova posizione magari ti fa scoprire nuove situazioni, impari nuove cose. Mi piace per il miglioramento come giocatore e perché vado più in attacco».

Non sono così determinante. Cerco di aiutare la squadra. Poi leggi tutti quei commenti, arrivi con la Lazio e tutti i due gol arrivano dalla tua parte. Nessun giocatore penso che sia così determinante, a meno che parli di giocatore da Pallone d’Oro. C’è una tattica dietro, non sono solo io. Non sono così determinante. Nelle prime partite non riuscivo ad aiutare per tutta la partita per l’infortunio estivo, non riuscivo a finire le partite per la forma. Ma già nelle ultime ho smesso di darmi l’opportunità di scelta se uscire o no. Ma per fortuna ora sto bene».

«Abbiamo iniziato molto bene, poi sono arrivate partite più difficili. Contro la Juventus e la Lazio abbiamo pareggiato in stadi non facili, i risultati non sono così negativi, ma tu sei al Milan e al Milan ti viene chiesto di vincere sempre. Tu la senti la pressione, tutto l’ambiente la sente. Se non vinci una partita, si sente un’energia non positiva. Sono fattori che si spiegano con l’inizio di un nuovo progetto, è il calcio e non puoi vincere tutte le partite. Giochiamo un calcio moderno e i risultati arriveranno, non abbiamo dubbi».

«Il livello attuale del Milan è l’Europa League, dove siamo. Perché l’anno scorso non siamo riusciti ad arrivare in Champions, nonostante siamo stati tutto l’anno in Champions. Per un fattore o per un altro, non siamo arrivati tra le prime quattro. Magari per fattori esterni o no. Questa è la realtà. Ora bisogna lavorare e sappiamo che l’obiettivo principale è andare in Champions e poi ovviamente lottare per lo scudetto. Siamo il Milan e dobbiamo avere quest’ambizione. Dobbiamo essere chiari: abbiamo fatto una buonissima stagione la scorsa, ma siamo una squadra di Europa League ora».

«Amorim ci trasmette molta grinta, molta aggressività sulla pressione. È molto moderno, adatto al calcio che si chiede in Europa. Siamo all’inizio di un progetto e bisogna dar tempo, come a tutti i progetti. Sicuramente i risultati arriveranno e saranno molto positivi».

«La soddisfazione di vincere con il Milan ora penso sia molto più bella rispetto a quella di vincere con altri club che stanno passando momenti migliori».

«C’erano diverse squadre su di me, ma ho scelto il Milan perché è una squadra che quando ti chiama, con una storia così importante, è difficile dire di no. È vero che magari altri club stavano in momenti migliori, ma aiutare il Milan a vincere di nuovo cose importanti è una bella sfida. Mi ha cercato anche l’Inter? Sì, è vero».

«Ringrazio le parole degli ex difensori su di me, sono molto contento di essere qua, in questa società. È vero che abbiamo fatto un mercato molto importante a livello economico e abbiamo portato pezzi importanti per il progetto. Io cerco di aiutare la squadra in tutti i momenti e cerco di dare ciò che sono in campo, così anche Gonçalo Ramos e Moreira. Sicuramente è un buon inizio di stagione. È importante far tornare al Milan grande, non sicuramente a quello che è stato nella storia perché è un livello molto importante, ma sicuramente crescere e dare soddisfazioni ai tifosi».

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«Il livello attuale del Milan è l’Europa League, dove siamo. Perché l’anno scorso non siamo riusciti ad arrivare in Champions, nonostante siamo stati tutto l’anno in Champions. Per un fattore o per un altro, non siamo arrivati tra le prime quattro. Magari per fattori esterni o no. Questa è la realtà. Ora bisogna lavorare e sappiamo che l’obiettivo principale è andare in Champions e poi ovviamente lottare per lo scudetto. Siamo il Milan e dobbiamo avere quest’ambizione. Dobbiamo essere chiari: abbiamo fatto una buonissima stagione la scorsa, ma siamo una squadra di Europa League ora».

«Amorim ci trasmette molta grinta, molta aggressività sulla pressione. È molto moderno, adatto al calcio che si chiede in Europa. Siamo all’inizio di un progetto e bisogna dar tempo, come a tutti i progetti. Sicuramente i risultati arriveranno e saranno molto positivi».

«La soddisfazione di vincere con il Milan ora penso sia molto più bella rispetto a quella di vincere con altri club che stanno passando momenti migliori».

«C’erano diverse squadre su di me, ma ho scelto il Milan perché è una squadra che quando ti chiama, con una storia così importante, è difficile dire di no. È vero che magari altri club stavano in momenti migliori, ma aiutare il Milan a vincere di nuovo cose importanti è una bella sfida. Mi ha cercato anche l’Inter? Sì, è vero».

«Ringrazio le parole degli ex difensori su di me, sono molto contento di essere qua, in questa società. È vero che abbiamo fatto un mercato molto importante a livello economico e abbiamo portato pezzi importanti per il progetto. Io cerco di aiutare la squadra in tutti i momenti e cerco di dare ciò che sono in campo, così anche Gonçalo Ramos e Moreira. Sicuramente è un buon inizio di stagione. È importante far tornare al Milan grande, non sicuramente a quello che è stato nella storia perché è un livello molto importante, ma sicuramente crescere e dare soddisfazioni ai tifosi».
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«Mi sento molto bene con i miei compagni di reparto, con la squadra. Non è qualcosa che mi aspettavo, ma perché non pensavo di trovarmi così bene. Sono ragazzi normali, alla mano, ti fanno sentire molto bene. Già Leao che stava con noi, ma anche Maignan, Pavlovic, Gabbia, De Winter. Mi piace giocare con loro. Qui abbiamo un bel cavallo (foto di Pavlovic, ndr)».

«Sergio Ramos è stato il mio idolo da piccolo. Ho vissuto un Sergio Ramos molto forte, mi piaceva la sua cattiveria e la sua leadership, il suo stile da giocatore. Del Milan? Se sono sincero, la persona a cui mi ispiro di più è Nesta per il passaggio che ha fatto Lazio-Milan. Mi ispiro a lui, è un esempio. Ho fatto il suo stesso passaggio. Poi ci sono certamente Maldini, Costacurta».

«Sappiamo che dobbiamo servire di più Gonçalo Ramos, sta facendo bene con il Portogallo. Sicuramente finora non ha fatto tanti gol, ma dipende dal contesto in cui si ritrova. Noi come squadra dobbiamo lavorare per lui».

«Terzino della difesa a 4? Bisogna vedere. È vero che contro il Lecce abbiamo fatto un bel calcio, ma bisogna adattarsi alle squadre che affronti. Ho visto una squadra decisa e attenta. È una posizione che mi piace quella da terzino, mi stimola. A volte i giocatori hanno bisogno di stimoli, ritrovarsi in una nuova posizione magari ti fa scoprire nuove situazioni, impari nuove cose. Mi piace per il miglioramento come giocatore e perché vado più in attacco».

Non sono così determinante. Cerco di aiutare la squadra. Poi leggi tutti quei commenti, arrivi con la Lazio e tutti i due gol arrivano dalla tua parte. Nessun giocatore penso che sia così determinante, a meno che parli di giocatore da Pallone d’Oro. C’è una tattica dietro, non sono solo io. Non sono così determinante. Nelle prime partite non riuscivo ad aiutare per tutta la partita per l’infortunio estivo, non riuscivo a finire le partite per la forma. Ma già nelle ultime ho smesso di darmi l’opportunità di scelta se uscire o no. Ma per fortuna ora sto bene».

«Abbiamo iniziato molto bene, poi sono arrivate partite più difficili. Contro la Juventus e la Lazio abbiamo pareggiato in stadi non facili, i risultati non sono così negativi, ma tu sei al Milan e al Milan ti viene chiesto di vincere sempre. Tu la senti la pressione, tutto l’ambiente la sente. Se non vinci una partita, si sente un’energia non positiva. Sono fattori che si spiegano con l’inizio di un nuovo progetto, è il calcio e non puoi vincere tutte le partite. Giochiamo un calcio moderno e i risultati arriveranno, non abbiamo dubbi».

«Il livello attuale del Milan è l’Europa League, dove siamo. Perché l’anno scorso non siamo riusciti ad arrivare in Champions, nonostante siamo stati tutto l’anno in Champions. Per un fattore o per un altro, non siamo arrivati tra le prime quattro. Magari per fattori esterni o no. Questa è la realtà. Ora bisogna lavorare e sappiamo che l’obiettivo principale è andare in Champions e poi ovviamente lottare per lo scudetto. Siamo il Milan e dobbiamo avere quest’ambizione. Dobbiamo essere chiari: abbiamo fatto una buonissima stagione la scorsa, ma siamo una squadra di Europa League ora».

«Amorim ci trasmette molta grinta, molta aggressività sulla pressione. È molto moderno, adatto al calcio che si chiede in Europa. Siamo all’inizio di un progetto e bisogna dar tempo, come a tutti i progetti. Sicuramente i risultati arriveranno e saranno molto positivi».

«La soddisfazione di vincere con il Milan ora penso sia molto più bella rispetto a quella di vincere con altri club che stanno passando momenti migliori».

«C’erano diverse squadre su di me, ma ho scelto il Milan perché è una squadra che quando ti chiama, con una storia così importante, è difficile dire di no. È vero che magari altri club stavano in momenti migliori, ma aiutare il Milan a vincere di nuovo cose importanti è una bella sfida. Mi ha cercato anche l’Inter? Sì, è vero».

«Ringrazio le parole degli ex difensori su di me, sono molto contento di essere qua, in questa società. È vero che abbiamo fatto un mercato molto importante a livello economico e abbiamo portato pezzi importanti per il progetto. Io cerco di aiutare la squadra in tutti i momenti e cerco di dare ciò che sono in campo, così anche Gonçalo Ramos e Moreira. Sicuramente è un buon inizio di stagione. È importante far tornare al Milan grande, non sicuramente a quello che è stato nella storia perché è un livello molto importante, ma sicuramente crescere e dare soddisfazioni ai tifosi».

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«Siamo all’altezza di arrivare in fondo all’Europa League. È vero che la prima partita non è stata bella. Abbiamo affrontato una squadra forte come il Benfica, ma possiamo fare una bellissima Europa League. Sicuramente arrivare lontano ci darà una spinta in più per preparare la Champions del prossimo anno. L’Europa League è uno degli obiettivi più importanti di questa stagione. In Europa League il Milan lo metto tra le prime 4 con Juventus, Benfica e Bournemouth. Poi in una competizione così succedono tantissime cose. La partita contro il Benfica potrebbe essere tranquillamente una semifinale. Milan-Juve in finale? Potrebbe essere, ma forse troppo sognatore. Anche Milan-Bournemouth».

«Il discorso di entrare in Champions lo vedo molto fattibile. È vero che sei all’inizio di un progetto, ma considero che si possano trovare le sensazioni positive. L’anno scorso quasi si è realizzato l’obiettivo, ma siamo là. È normale pensare che l’Inter è più forte ora, non dobbiamo prenderci in giro. Vengono da un progetto di anni. La Roma è da un anno e mezzo con Gasperini. Vorrei vedere il Milan di oggi dopo 5 anni, magari sarebbe più forte. Poi c’è il Como che non considero magari più forte, ma lotterà. Il Napoli, l’Atalanta che arriverà, la Juventus ovviamente. È bellissimo il campionato, hai 7-8 squadre che stanno là, poi hai il Bologna che ha fatto un bellissimo campionato 2-3 anni fa».

«È da 4 anni che non gioco per la nazionale, mi sono abituato. La Spagna mi ha chiamato una sola volta, bisogna lavorare solo questo. Considero che sto facendo molto bene il lavoro, sono contento del livello, ma bisogna fare un pochino in più per far sì che arrivi la chiamata, non per un infortunio di un altro. Giocare per la nazionale è uno degli obiettivi che mi pongo. È una motivazione in più, l’ambizione più grande che ho».

«Sarri-Amorim? È cambiato tutto. All’inizio con Sarri è stato difficile, ma ho imparato tanto. Inizialmente aveva deciso che non fossi pronto. Grazie a quel momento, mi ha aiutato tanto a crescere. Ci siamo rincontrati poi. Lui è una persona incredibile, incredibile. Poi dentro il campo è cazzuto, molto tosto e tradizionale. Le differenze con Amorim sono tante: lui è molto più tattico, ordinato. Ad Amorim piace più aggressività, meno controllo della partita e del risultato. Sono esperienze totalmente diverse».

«Da piccolo ero un ragazzino così così, facevo un po’ di casino. Sono arrivato nel calcio e mi sono sentito calciatore all’Espanyol. Il Barcellona non si è mai presentato, non era deciso perché pensavano fossi un po’ così, mentre il Real lo era. Non ho avuto dubbi. Anche se fossi stato vicino a casa a Barcellona, dire no al Real sarebbe stato difficile. Poi ho fatto 4 anni bellissimi, 1 di settore giovanile e 3 di cantera. Poi la Lazio e ora al Milan, contentissimo. Niente da rimpiangere».

«Modric? Non ho giocato con lui al Real, ma negli allenamenti si vedeva che era pazzesco. Abbiamo un’esperienza vissuta insieme quando ero piccolino e gli ricordo spesso. Io andavo come ragazzo della Primavera ad allenarmi, ero cattivo, ignorante. In quell’allenamento avevo menato Rodrygo e lui dice ad Ancelotti: ‘Sempre lo stesso Carlo’. E Ancelotti è venuto a dirmi ciò. Ora non me lo direbbe mai (ride, ndr). Ti aiuta molto dentro e fuori dal campo con la sua umiltà. Vedi un Pallone d’Oro e vincitore di 6 Champions così tranquillo, impari tanto».

«Mi sento molto bene con i miei compagni di reparto, con la squadra. Non è qualcosa che mi aspettavo, ma perché non pensavo di trovarmi così bene. Sono ragazzi normali, alla mano, ti fanno sentire molto bene. Già Leao che stava con noi, ma anche Maignan, Pavlovic, Gabbia, De Winter. Mi piace giocare con loro. Qui abbiamo un bel cavallo (foto di Pavlovic, ndr)».

«Sergio Ramos è stato il mio idolo da piccolo. Ho vissuto un Sergio Ramos molto forte, mi piaceva la sua cattiveria e la sua leadership, il suo stile da giocatore. Del Milan? Se sono sincero, la persona a cui mi ispiro di più è Nesta per il passaggio che ha fatto Lazio-Milan. Mi ispiro a lui, è un esempio. Ho fatto il suo stesso passaggio. Poi ci sono certamente Maldini, Costacurta».

«Sappiamo che dobbiamo servire di più Gonçalo Ramos, sta facendo bene con il Portogallo. Sicuramente finora non ha fatto tanti gol, ma dipende dal contesto in cui si ritrova. Noi come squadra dobbiamo lavorare per lui».

«Terzino della difesa a 4? Bisogna vedere. È vero che contro il Lecce abbiamo fatto un bel calcio, ma bisogna adattarsi alle squadre che affronti. Ho visto una squadra decisa e attenta. È una posizione che mi piace quella da terzino, mi stimola. A volte i giocatori hanno bisogno di stimoli, ritrovarsi in una nuova posizione magari ti fa scoprire nuove situazioni, impari nuove cose. Mi piace per il miglioramento come giocatore e perché vado più in attacco».

Non sono così determinante. Cerco di aiutare la squadra. Poi leggi tutti quei commenti, arrivi con la Lazio e tutti i due gol arrivano dalla tua parte. Nessun giocatore penso che sia così determinante, a meno che parli di giocatore da Pallone d’Oro. C’è una tattica dietro, non sono solo io. Non sono così determinante. Nelle prime partite non riuscivo ad aiutare per tutta la partita per l’infortunio estivo, non riuscivo a finire le partite per la forma. Ma già nelle ultime ho smesso di darmi l’opportunità di scelta se uscire o no. Ma per fortuna ora sto bene».

«Abbiamo iniziato molto bene, poi sono arrivate partite più difficili. Contro la Juventus e la Lazio abbiamo pareggiato in stadi non facili, i risultati non sono così negativi, ma tu sei al Milan e al Milan ti viene chiesto di vincere sempre. Tu la senti la pressione, tutto l’ambiente la sente. Se non vinci una partita, si sente un’energia non positiva. Sono fattori che si spiegano con l’inizio di un nuovo progetto, è il calcio e non puoi vincere tutte le partite. Giochiamo un calcio moderno e i risultati arriveranno, non abbiamo dubbi».

«Il livello attuale del Milan è l’Europa League, dove siamo. Perché l’anno scorso non siamo riusciti ad arrivare in Champions, nonostante siamo stati tutto l’anno in Champions. Per un fattore o per un altro, non siamo arrivati tra le prime quattro. Magari per fattori esterni o no. Questa è la realtà. Ora bisogna lavorare e sappiamo che l’obiettivo principale è andare in Champions e poi ovviamente lottare per lo scudetto. Siamo il Milan e dobbiamo avere quest’ambizione. Dobbiamo essere chiari: abbiamo fatto una buonissima stagione la scorsa, ma siamo una squadra di Europa League ora».

«Amorim ci trasmette molta grinta, molta aggressività sulla pressione. È molto moderno, adatto al calcio che si chiede in Europa. Siamo all’inizio di un progetto e bisogna dar tempo, come a tutti i progetti. Sicuramente i risultati arriveranno e saranno molto positivi».

«La soddisfazione di vincere con il Milan ora penso sia molto più bella rispetto a quella di vincere con altri club che stanno passando momenti migliori».

«C’erano diverse squadre su di me, ma ho scelto il Milan perché è una squadra che quando ti chiama, con una storia così importante, è difficile dire di no. È vero che magari altri club stavano in momenti migliori, ma aiutare il Milan a vincere di nuovo cose importanti è una bella sfida. Mi ha cercato anche l’Inter? Sì, è vero».

«Ringrazio le parole degli ex difensori su di me, sono molto contento di essere qua, in questa società. È vero che abbiamo fatto un mercato molto importante a livello economico e abbiamo portato pezzi importanti per il progetto. Io cerco di aiutare la squadra in tutti i momenti e cerco di dare ciò che sono in campo, così anche Gonçalo Ramos e Moreira. Sicuramente è un buon inizio di stagione. È importante far tornare al Milan grande, non sicuramente a quello che è stato nella storia perché è un livello molto importante, ma sicuramente crescere e dare soddisfazioni ai tifosi».
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«Pochi gol? Potrei farne qualcuno in più, magari da terzino… La percentuale è bassa finora».

«Yamal? Io considero che sia molto forte, può aiutare tanto la Spagna. È una follia che sia così forte. Difficile gestire la sua posizione come giocatore così giovane. Lo considero con la maturità giusta, non dà così tanta importanza a cosa succede fuori, gli piace divertirsi. Sarà il vincitore del Pallone d’Oro. Portarlo a Milano? Magari. Cardinale devi fare miracoli (ride, ndr)».

«Con Camarda, Bartesaghi e Gabbia ci divertiamo tanto. Camarda lo vedo come il mio fratellino piccolo, ha tantissima potenzialità. Non è in un posto facile, il Milan deve aver pazienza con lui perché lui è un gioiello. È un pezzo importante che può aiutare, è giovanissimo e si deve fare ancora. Gli voglio molto bene. È da tre mesi che lo conosco, ma ci sono quelle connessioni che si creano».

"Mi piace comunicare, farmi sentire, mi fa molto bene per togliermi tensione e tranquillizzarmi perché so che do energia e grinta agli altri. Non mi voglio considerare leader come Maignan, Modric o Gabbia. Io considero che siano loro. Ci sono Rabiot e Pulisic, magari più leader di campo. Quelli che senti di più sono quei tre. Luka è uno più silenzioso, ma se parli con lui ti sa dare il consiglio giusto. Non si mette a urlare. Le parole che dice lui sono parole sante. Chi alza la voce? Maignan, Gabbia. Gabbia mi sembra una persona molto lavoratrice, lavora come un matto. Mi piace molto vederlo, perché mi ci rivedo: nelle difficoltà, siamo migliorati. Maignan per la sua presenza mi piace. Dà tantissima grinta alla squadra, comanda. Impari un po’ il discorso di comandare. Averlo come portiere è importante perché ti guida».

«Dai primi incontri che ho avuto con Cardinale, l’avevo sentito dopo la firma e mi ha scritto che era molto contento e aveva voglia di vedermi. Non sapevo che negli ultimi anni non era stato molto vicino. La sua intenzione è quella di stare molto vicino alla squadra. Nelle riunioni con lui, chiede molto come crediamo di aiutare la squadra. Lui ascolta molto ed è molto positivo. Una persona da fuori che non ha il compito di essere allenatore o giocatore, è difficile ascoltare e capire lo spogliatoio. Non è troppo irruente, fa sempre il suo. Chiede cosa fare per capire in cosa può aiutare. Vederlo è importante per la squadra. Se senti il tuo presidente vicino a te, è importante. Ti fa sentire senso di appartenenza, quella cosa in più che vuoi dare per lui. La sua vicinanza è molto importante e ci farà molto bene».

«Siamo all’altezza di arrivare in fondo all’Europa League. È vero che la prima partita non è stata bella. Abbiamo affrontato una squadra forte come il Benfica, ma possiamo fare una bellissima Europa League. Sicuramente arrivare lontano ci darà una spinta in più per preparare la Champions del prossimo anno. L’Europa League è uno degli obiettivi più importanti di questa stagione. In Europa League il Milan lo metto tra le prime 4 con Juventus, Benfica e Bournemouth. Poi in una competizione così succedono tantissime cose. La partita contro il Benfica potrebbe essere tranquillamente una semifinale. Milan-Juve in finale? Potrebbe essere, ma forse troppo sognatore. Anche Milan-Bournemouth».

«Il discorso di entrare in Champions lo vedo molto fattibile. È vero che sei all’inizio di un progetto, ma considero che si possano trovare le sensazioni positive. L’anno scorso quasi si è realizzato l’obiettivo, ma siamo là. È normale pensare che l’Inter è più forte ora, non dobbiamo prenderci in giro. Vengono da un progetto di anni. La Roma è da un anno e mezzo con Gasperini. Vorrei vedere il Milan di oggi dopo 5 anni, magari sarebbe più forte. Poi c’è il Como che non considero magari più forte, ma lotterà. Il Napoli, l’Atalanta che arriverà, la Juventus ovviamente. È bellissimo il campionato, hai 7-8 squadre che stanno là, poi hai il Bologna che ha fatto un bellissimo campionato 2-3 anni fa».

«È da 4 anni che non gioco per la nazionale, mi sono abituato. La Spagna mi ha chiamato una sola volta, bisogna lavorare solo questo. Considero che sto facendo molto bene il lavoro, sono contento del livello, ma bisogna fare un pochino in più per far sì che arrivi la chiamata, non per un infortunio di un altro. Giocare per la nazionale è uno degli obiettivi che mi pongo. È una motivazione in più, l’ambizione più grande che ho».

«Sarri-Amorim? È cambiato tutto. All’inizio con Sarri è stato difficile, ma ho imparato tanto. Inizialmente aveva deciso che non fossi pronto. Grazie a quel momento, mi ha aiutato tanto a crescere. Ci siamo rincontrati poi. Lui è una persona incredibile, incredibile. Poi dentro il campo è cazzuto, molto tosto e tradizionale. Le differenze con Amorim sono tante: lui è molto più tattico, ordinato. Ad Amorim piace più aggressività, meno controllo della partita e del risultato. Sono esperienze totalmente diverse».

«Da piccolo ero un ragazzino così così, facevo un po’ di casino. Sono arrivato nel calcio e mi sono sentito calciatore all’Espanyol. Il Barcellona non si è mai presentato, non era deciso perché pensavano fossi un po’ così, mentre il Real lo era. Non ho avuto dubbi. Anche se fossi stato vicino a casa a Barcellona, dire no al Real sarebbe stato difficile. Poi ho fatto 4 anni bellissimi, 1 di settore giovanile e 3 di cantera. Poi la Lazio e ora al Milan, contentissimo. Niente da rimpiangere».

«Modric? Non ho giocato con lui al Real, ma negli allenamenti si vedeva che era pazzesco. Abbiamo un’esperienza vissuta insieme quando ero piccolino e gli ricordo spesso. Io andavo come ragazzo della Primavera ad allenarmi, ero cattivo, ignorante. In quell’allenamento avevo menato Rodrygo e lui dice ad Ancelotti: ‘Sempre lo stesso Carlo’. E Ancelotti è venuto a dirmi ciò. Ora non me lo direbbe mai (ride, ndr). Ti aiuta molto dentro e fuori dal campo con la sua umiltà. Vedi un Pallone d’Oro e vincitore di 6 Champions così tranquillo, impari tanto».

«Mi sento molto bene con i miei compagni di reparto, con la squadra. Non è qualcosa che mi aspettavo, ma perché non pensavo di trovarmi così bene. Sono ragazzi normali, alla mano, ti fanno sentire molto bene. Già Leao che stava con noi, ma anche Maignan, Pavlovic, Gabbia, De Winter. Mi piace giocare con loro. Qui abbiamo un bel cavallo (foto di Pavlovic, ndr)».

«Sergio Ramos è stato il mio idolo da piccolo. Ho vissuto un Sergio Ramos molto forte, mi piaceva la sua cattiveria e la sua leadership, il suo stile da giocatore. Del Milan? Se sono sincero, la persona a cui mi ispiro di più è Nesta per il passaggio che ha fatto Lazio-Milan. Mi ispiro a lui, è un esempio. Ho fatto il suo stesso passaggio. Poi ci sono certamente Maldini, Costacurta».

«Sappiamo che dobbiamo servire di più Gonçalo Ramos, sta facendo bene con il Portogallo. Sicuramente finora non ha fatto tanti gol, ma dipende dal contesto in cui si ritrova. Noi come squadra dobbiamo lavorare per lui».

«Terzino della difesa a 4? Bisogna vedere. È vero che contro il Lecce abbiamo fatto un bel calcio, ma bisogna adattarsi alle squadre che affronti. Ho visto una squadra decisa e attenta. È una posizione che mi piace quella da terzino, mi stimola. A volte i giocatori hanno bisogno di stimoli, ritrovarsi in una nuova posizione magari ti fa scoprire nuove situazioni, impari nuove cose. Mi piace per il miglioramento come giocatore e perché vado più in attacco».

Non sono così determinante. Cerco di aiutare la squadra. Poi leggi tutti quei commenti, arrivi con la Lazio e tutti i due gol arrivano dalla tua parte. Nessun giocatore penso che sia così determinante, a meno che parli di giocatore da Pallone d’Oro. C’è una tattica dietro, non sono solo io. Non sono così determinante. Nelle prime partite non riuscivo ad aiutare per tutta la partita per l’infortunio estivo, non riuscivo a finire le partite per la forma. Ma già nelle ultime ho smesso di darmi l’opportunità di scelta se uscire o no. Ma per fortuna ora sto bene».

«Abbiamo iniziato molto bene, poi sono arrivate partite più difficili. Contro la Juventus e la Lazio abbiamo pareggiato in stadi non facili, i risultati non sono così negativi, ma tu sei al Milan e al Milan ti viene chiesto di vincere sempre. Tu la senti la pressione, tutto l’ambiente la sente. Se non vinci una partita, si sente un’energia non positiva. Sono fattori che si spiegano con l’inizio di un nuovo progetto, è il calcio e non puoi vincere tutte le partite. Giochiamo un calcio moderno e i risultati arriveranno, non abbiamo dubbi».

«Il livello attuale del Milan è l’Europa League, dove siamo. Perché l’anno scorso non siamo riusciti ad arrivare in Champions, nonostante siamo stati tutto l’anno in Champions. Per un fattore o per un altro, non siamo arrivati tra le prime quattro. Magari per fattori esterni o no. Questa è la realtà. Ora bisogna lavorare e sappiamo che l’obiettivo principale è andare in Champions e poi ovviamente lottare per lo scudetto. Siamo il Milan e dobbiamo avere quest’ambizione. Dobbiamo essere chiari: abbiamo fatto una buonissima stagione la scorsa, ma siamo una squadra di Europa League ora».

«Amorim ci trasmette molta grinta, molta aggressività sulla pressione. È molto moderno, adatto al calcio che si chiede in Europa. Siamo all’inizio di un progetto e bisogna dar tempo, come a tutti i progetti. Sicuramente i risultati arriveranno e saranno molto positivi».

«La soddisfazione di vincere con il Milan ora penso sia molto più bella rispetto a quella di vincere con altri club che stanno passando momenti migliori».

«C’erano diverse squadre su di me, ma ho scelto il Milan perché è una squadra che quando ti chiama, con una storia così importante, è difficile dire di no. È vero che magari altri club stavano in momenti migliori, ma aiutare il Milan a vincere di nuovo cose importanti è una bella sfida. Mi ha cercato anche l’Inter? Sì, è vero».

«Ringrazio le parole degli ex difensori su di me, sono molto contento di essere qua, in questa società. È vero che abbiamo fatto un mercato molto importante a livello economico e abbiamo portato pezzi importanti per il progetto. Io cerco di aiutare la squadra in tutti i momenti e cerco di dare ciò che sono in campo, così anche Gonçalo Ramos e Moreira. Sicuramente è un buon inizio di stagione. È importante far tornare al Milan grande, non sicuramente a quello che è stato nella storia perché è un livello molto importante, ma sicuramente crescere e dare soddisfazioni ai tifosi».

Dio mio quanto parlano
 

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