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Il ventunenne romano Eithan Bondì ha confessato di essere l'autore degli spari con una pistola da softair che, durante le celebrazioni del 25 aprile, hanno ferito lievemente due attivisti dell'Anpi. Incastrato dalle telecamere di sorveglianza che hanno ripreso la targa del suo scooter, il giovane è stato trovato in possesso di coltelli e bandiere israeliane, dichiarando agli inquirenti: «Faccio parte della Brigata Ebraica». Il mondo ebraico ha condannato duramente l'accaduto: Davide Riccardo Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica, ha dichiarato: «Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza», annunciando azioni legali. Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma, si è detto «riempito di sgomento e indignazione», dissociandosi «senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica». Anche Emanuele Fiano ha commentato duramente l'episodio affermando che «chi spara contro dei manifestanti nel giorno della Liberazione è un criminale, qualunque sia la sua appartenenza o le sue motivazioni».