Edicola: crollo Milan. -9 e senz'anima.

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I quotidiani in edicola sul KO del Milan contro l'Atalanta:

GDS: mago Muriel. Il Milan crolla a -9. L'identità è una cosa seria. Non la si può cambiare troppe volte, altrimenti ci si confonde. Il Milan aveva vinto contro Fiorentina e Frosinone perché aveva scelto la via del pragmatismo, del risultato da anteporre alle ambizioni di bel gioco. Nell’emergenza, tra infortuni e squalifiche, ci era parsa una scelta logica, dettata da un realismo sano, auto-protettivo. Ieri a Bergamo, Stefano Pioli ha impiegato un tempo per rinverdire le sue mire di allenatore che persegue un certo stile. Lo ha fatto a Bergamo, a casa dell’Atalanta, una squadra di un’aggressività ai limiti della ferocia. Pioli si è corretto e nella ripresa il Milan si è rimesso in carreggiata, ma al 98’, in 10 per l’espulsione di Calabria, è stato punito da un colpo di tacco di Muriel ovvero da una giocata, l’antitesi del gioco. Una beffa. La sconfitta scaraventa il Milan a meno nove dalla cima. L’Inter capolista è sempre più lontana, in fondo allo stradone. Meglio concentrarsi sulla difesa del terzo e quarto posto, piazzamenti utili per la qualificazione Champions. Eppure restiamo convinti che questo Milan sia migliore di come lo dipinge la classifica, va trovato un compromesso tra tecnica e strategia.

Tuttosport: il Milan riaffonda. L'Atalanta risorge. Una corsa a inseguirsi, che il Milan perde poco prima che il cronometro dica stop. Due volte scappa l'Atalanta, due volte i rossoneri la raggiungono. Ma quando Muriel serve il colpo di tacco per il 3-2 sotto la curva nerazzurra, si avverte che è la botta definitiva. Quella assestata a un Milan ancora prigioniero delle sue contraddizioni, andato a frantumare a Bergamo i segnali incoraggianti che aveva saputo dare in casa contro Fiorentina e Frosinone. Troppo discontinui i rossoneri nell'arco di una stessa partita, troppo distratti per poter cullare grandi ambizioni. La Juventus sarebbe l'esempio da seguire. Anche rabberciata, anche azzoppata, non fa prigionieri quando deve centrare il risultato: il Napoli l'ultima vittima di una determinazione agonistica feroce. Invece il Milan concede e si concede. È capitato in ognuno dei gol dell'Atalanta, con distrazioni che Massimiliano Allegri sottolineerebbe strappandosi di dosso tutto ciò che indossa. È capitato nella gestione mentale del match, concedendo la quinta espulsione di stagione in 15 gare, quella di Calabria arrivata dopo quelle di Tomori (Roma), Thiaw (Inter), Maignan (Genoa) e Giroud (Lecce). Il segnale di una mancanza di lucidità collettiva, visto che sono state sanzioni arbitrali figlie della leggerezza e non della cattiveria. E non si deve neppure attaccarsi alla poca lucidità di chi si sobbarca un lavoro in sovrappiù, causa assenze in serie. Il problema si ripete ciclicamente da inizio stagione. Un ko che rischia di azzoppare in maniera definitiva la stagione del Milan in ottica scudetto (-9 dall’Inter e -7 dalla Juve), con tanti saluti alla seconda stella, e che pone altre domande sul destino della squadra, vittima di amnesie che si pagano se si vuole competere a certi livelli.

CorSport: il Milan affonda a Bergamo. Il vero Diavolo è Muriel. Il Milan cade al 95’ dopo una partita folle in casa dell’Atalanta Alla doppietta di Lookman rispondono prima Giroud e poi Jovic Nel finale rosso a Calabria e magia di tacco del colombiano. I rossoneri perdono contatto da Inter e Juve. Ora sono a -9 dalle vetta. Per l'Atalanta una sfilata devastante per un Milan piccolo, ma piccolo, così. Il 3-2 è un inno allo spettacolo, è la sintesi d’una squadra prossima alla perfezione (l’Atalanta, ovviamente) e di un’avversaria assai vicina all’imperfezione (il Milan, chiaramente): e al di là dei cinque gol, di una dimostrazione plastica di bellezza, c’è stato tanto altro, per esempio un Maignan stellare, che al 31' è andato al di là della più focosa immaginazione.

CorSera: è un Milan troppo fragile. Ha vinto la squadra che ci ha creduto di più, l’Atalanta, meritandosi un successo che la rilancia verso un posto Champions, in coda a una notte da romanzo che da queste parti ricorderanno a lungo. Crolla invece ancora una volta il fragile Milan, già alla 4a sconfitta stagionale. Nell’anno dello scudetto, il 21/22, quattro furono le sconfitte complessive: un dato che inchioda i rossoneri e dice parecchio sulle loro chance di realizzare il sogno della seconda stella. Vero che siamo solo a inizio dicembre e che la strada resta lunghissima, ma di certo non è così che Pioli e i suoi possono pensare di superare la concorrenza di chi li precede. Se era un controesame, e lo era, il Diavolo lo ha fallito. Dopo i due successi su Fiorentina e Frosinone, serviva una prova verità: ma la prestazione, più ancora del risultato, certifica che la crisi non è superata. Male ancora una volta Chukwueze, male stavolta anche Hernandez in versione difensore centrale, a conferma del fatto che deve essere una soluzione emergenziale e nient’altro. L’espulsione di capitan Calabria nel recupero, poco prima del definitivo sorpasso atalantino, è un altro pessimo segnale: i nervi continuano a essere tesi.

Ibra vicino al rientro. Da allenatore in pectore? QUI -) Milan: Ibra vicino. Sarà allenatore in pectore o...?

Pioli in bilico. Si decide mercoledì QUI -) Pioli in bilico. Si decide dopo Newcastle.

Ora la CL. Gioca Leao. Theo e Kjaer... QUI -) Milan: ora la CL. Leao gioca. Theo centrale.

Le pagelle dei quotidiani dopo il KO con la Dea QUI -) Pagelle quotidiani Atalanta Milan 3-2. 9 dicembre.
 

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Tuttosport: il Milan riaffonda. L'Atalanta risorge. Una corsa a inseguirsi, che il Milan perde poco prima che il cronometro dica stop. Due volte scappa l'Atalanta, due volte i rossoneri la raggiungono. Ma quando Muriel serve il colpo di tacco per il 3-2 sotto la curva nerazzurra, si avverte che è la botta definitiva. Quella assestata a un Milan ancora prigioniero delle sue contraddizioni, andato a frantumare a Bergamo i segnali incoraggianti che aveva saputo dare in casa contro Fiorentina e Frosinone. Troppo discontinui i rossoneri nell'arco di una stessa partita, troppo distratti per poter cullare grandi ambizioni. La Juventus sarebbe l'esempio da seguire. Anche rabberciata, anche azzoppata, non fa prigionieri quando deve centrare il risultato: il Napoli l'ultima vittima di una determinazione agonistica feroce. Invece il Milan concede e si concede. È capitato in ognuno dei gol dell'Atalanta, con distrazioni che Massimiliano Allegri sottolineerebbe strappandosi di dosso tutto ciò che indossa. È capitato nella gestione mentale del match, concedendo la quinta espulsione di stagione in 15 gare, quella di Calabria arrivata dopo quelle di Tomori (Roma), Thiaw (Inter), Maignan (Genoa) e Giroud (Lecce). Il segnale di una mancanza di lucidità collettiva, visto che sono state sanzioni arbitrali figlie della leggerezza e non della cattiveria. E non si deve neppure attaccarsi alla poca lucidità di chi si sobbarca un lavoro in sovrappiù, causa assenze in serie. Il problema si ripete ciclicamente da inizio stagione. Un ko che rischia di azzoppare in maniera definitiva la stagione del Milan in ottica scudetto (-9 dall’Inter e -7 dalla Juve), con tanti saluti alla seconda stella, e che pone altre domande sul destino della squadra, vittima di amnesie che si pagano se si vuole competere a certi livelli.
 

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Tuttosport: il Milan riaffonda. L'Atalanta risorge. Una corsa a inseguirsi, che il Milan perde poco prima che il cronometro dica stop. Due volte scappa l'Atalanta, due volte i rossoneri la raggiungono. Ma quando Muriel serve il colpo di tacco per il 3-2 sotto la curva nerazzurra, si avverte che è la botta definitiva. Quella assestata a un Milan ancora prigioniero delle sue contraddizioni, andato a frantumare a Bergamo i segnali incoraggianti che aveva saputo dare in casa contro Fiorentina e Frosinone. Troppo discontinui i rossoneri nell'arco di una stessa partita, troppo distratti per poter cullare grandi ambizioni. La Juventus sarebbe l'esempio da seguire. Anche rabberciata, anche azzoppata, non fa prigionieri quando deve centrare il risultato: il Napoli l'ultima vittima di una determinazione agonistica feroce. Invece il Milan concede e si concede. È capitato in ognuno dei gol dell'Atalanta, con distrazioni che Massimiliano Allegri sottolineerebbe strappandosi di dosso tutto ciò che indossa. È capitato nella gestione mentale del match, concedendo la quinta espulsione di stagione in 15 gare, quella di Calabria arrivata dopo quelle di Tomori (Roma), Thiaw (Inter), Maignan (Genoa) e Giroud (Lecce). Il segnale di una mancanza di lucidità collettiva, visto che sono state sanzioni arbitrali figlie della leggerezza e non della cattiveria. E non si deve neppure attaccarsi alla poca lucidità di chi si sobbarca un lavoro in sovrappiù, causa assenze in serie. Il problema si ripete ciclicamente da inizio stagione. Un ko che rischia di azzoppare in maniera definitiva la stagione del Milan in ottica scudetto (-9 dall’Inter e -7 dalla Juve), con tanti saluti alla seconda stella, e che pone altre domande sul destino della squadra, vittima di amnesie che si pagano se si vuole competere a certi livelli.

CorSport: il Milan affonda a Bergamo. Il vero Diavolo è Muriel. Il Milan cade al 95’ dopo una partita folle in casa dell’Atalanta Alla doppietta di Lookman rispondono prima Giroud e poi Jovic Nel finale rosso a Calabria e magia di tacco del colombiano. I rossoneri perdono contatto da Inter e Juve. Ora sono a -9 dalle vetta. Per l'Atalanta una sfilata devastante per un Milan piccolo, ma piccolo, così. Il 3-2 è un inno allo spettacolo, è la sintesi d’una squadra prossima alla perfezione (l’Atalanta, ovviamente) e di un’avversaria assai vicina all’imperfezione (il Milan, chiaramente): e al di là dei cinque gol, di una dimostrazione plastica di bellezza, c’è stato tanto altro, per esempio un Maignan stellare, che al 31' è andato al di là della più focosa immaginazione.

CorSera: è un Milan troppo fragile. Ha vinto la squadra che ci ha creduto di più, l’Atalanta, meritandosi un successo che la rilancia verso un posto Champions, in coda a una notte da romanzo che da queste parti ricorderanno a lungo. Crolla invece ancora una volta il fragile Milan, già alla 4a sconfitta stagionale. Nell’anno dello scudetto, il 21/22, quattro furono le sconfitte complessive: un dato che inchioda i rossoneri e dice parecchio sulle loro chance di realizzare il sogno della seconda stella. Vero che siamo solo a inizio dicembre e che la strada resta lunghissima, ma di certo non è così che Pioli e i suoi possono pensare di superare la concorrenza di chi li precede. Se era un controesame, e lo era, il Diavolo lo ha fallito. Dopo i due successi su Fiorentina e Frosinone, serviva una prova verità: ma la prestazione, più ancora del risultato, certifica che la crisi non è superata. Male ancora una volta Chukwueze, male stavolta anche Hernandez in versione difensore centrale, a conferma del fatto che deve essere una soluzione emergenziale e nient’altro. L’espulsione di capitan Calabria nel recupero, poco prima del definitivo sorpasso atalantino, è un altro pessimo segnale: i nervi continuano a essere tesi.

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Tuttosport: il Milan riaffonda. L'Atalanta risorge. Una corsa a inseguirsi, che il Milan perde poco prima che il cronometro dica stop. Due volte scappa l'Atalanta, due volte i rossoneri la raggiungono. Ma quando Muriel serve il colpo di tacco per il 3-2 sotto la curva nerazzurra, si avverte che è la botta definitiva. Quella assestata a un Milan ancora prigioniero delle sue contraddizioni, andato a frantumare a Bergamo i segnali incoraggianti che aveva saputo dare in casa contro Fiorentina e Frosinone. Troppo discontinui i rossoneri nell'arco di una stessa partita, troppo distratti per poter cullare grandi ambizioni. La Juventus sarebbe l'esempio da seguire. Anche rabberciata, anche azzoppata, non fa prigionieri quando deve centrare il risultato: il Napoli l'ultima vittima di una determinazione agonistica feroce. Invece il Milan concede e si concede. È capitato in ognuno dei gol dell'Atalanta, con distrazioni che Massimiliano Allegri sottolineerebbe strappandosi di dosso tutto ciò che indossa. È capitato nella gestione mentale del match, concedendo la quinta espulsione di stagione in 15 gare, quella di Calabria arrivata dopo quelle di Tomori (Roma), Thiaw (Inter), Maignan (Genoa) e Giroud (Lecce). Il segnale di una mancanza di lucidità collettiva, visto che sono state sanzioni arbitrali figlie della leggerezza e non della cattiveria. E non si deve neppure attaccarsi alla poca lucidità di chi si sobbarca un lavoro in sovrappiù, causa assenze in serie. Il problema si ripete ciclicamente da inizio stagione. Un ko che rischia di azzoppare in maniera definitiva la stagione del Milan in ottica scudetto (-9 dall’Inter e -7 dalla Juve), con tanti saluti alla seconda stella, e che pone altre domande sul destino della squadra, vittima di amnesie che si pagano se si vuole competere a certi livelli.

CorSport: il Milan affonda a Bergamo. Il vero Diavolo è Muriel. Il Milan cade al 95’ dopo una partita folle in casa dell’Atalanta Alla doppietta di Lookman rispondono prima Giroud e poi Jovic Nel finale rosso a Calabria e magia di tacco del colombiano. I rossoneri perdono contatto da Inter e Juve. Ora sono a -9 dalle vetta. Per l'Atalanta una sfilata devastante per un Milan piccolo, ma piccolo, così. Il 3-2 è un inno allo spettacolo, è la sintesi d’una squadra prossima alla perfezione (l’Atalanta, ovviamente) e di un’avversaria assai vicina all’imperfezione (il Milan, chiaramente): e al di là dei cinque gol, di una dimostrazione plastica di bellezza, c’è stato tanto altro, per esempio un Maignan stellare, che al 31' è andato al di là della più focosa immaginazione.

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Brain84

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Questo milan è il più forte che ha avuto Pioli ma quello che da meno risultati.
Io non condannerei il mercato, semplicemente è finito un ciclo come allenatore
 
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Tranquilli, tanto sono già pronti gli articoli in caso di vittoria contro il temibile Monza: "Il Milan torna nuovamente in corsa per lo scudetto" , così, giusto per prenderci ancora per il ****
 

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