Il “tiki-taka” non è la vera caratteristica delle squadre di Guardiola (in realtà solo il suo Barcellona giocava in quel modo), bensì il juego de posición, o gioco posizionale. Questo significa che i giocatori occupano spazi predefiniti ed è la palla, e non il giocatore, a muoversi per occupare quegli spazi: un concetto che altri avevano già accennato, ma che lui ha applicato in modo assolutamente radicale.
Va detto però che lo stesso Barcellona seguiva principi diversi rispetto al Bayern o al City. Quando allenatori come Capello affermano che “ha rovinato il calcio”, molti pensano superficialmente che si riferiscano al possesso palla come fine ultimo, o alla costruzione dal basso, ma non è così. La critica riguarda il fatto che Guardiola è stato il primo a portare all’estremo una visione del calcio in cui il campo diventa una scacchiera e i giocatori pedine che devono rispettare in maniera rigida movimenti e posizioni stabilite dall’allenatore.
Infatti, indipendentemente dal tiki-taka o da un gioco più diretto, da più possesso o meno possesso, Guardiola e gli allenatori che lo seguono (o che sono costretti ad adattarsi a chi lo segue) hanno tolto spazio all’improvvisazione e limitato la fantasia del singolo. È per questo che oggi si vedono meno giocatori come Ronaldinho e sempre più calciatori che sembrano soldatini…