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De Winter a Mediaset:"Sento la fiducia in ogni allenamento, in ogni partita e questo è veramente un bel sentimento. La difesa a 4? Il mister prende decisioni per vincere le partite. Abbiamo vinto, quindi penso che abbia fatto la scelta giusta".
"Mi piacerebbe diventare un giocatore importante come Vincent Kompany. È il sogno di ogni ragazzino lasciare una traccia nella storia del calcio. Mio papà era tentato di chiamarmi Clarence. È stato bello quando sono arrivato al Milan, Seedorf qui ha lasciato una grandissima storia".
"Il futuro? In tanti firmerebbero per restare molti anni in un club così importante. Quando ero giovane ho fatto dei giri anche di due giorni con mio papà. In Belgio è molto normale andare in bicicletta, quindi sì, perché no?".
Da inizio stagione sei sempre stato titolare, sei su sei. Cosa ha visto Amorim in te?
“Questa è una domanda più per il mister, io cerco di fare il mio lavoro e dare il massimo alla squadra. Cerco di essere pronto per ogni partita fisicamente e mentalmente. È una scelta del mister quella di mettermi in campo, come tutti cerco di dare il massimo e aiutare la squadra”.
C’è stato un momento in cui ti ha parlato per dirti qualcosa in particolare? C’è stato un discorso in cui ti ha fatto capire la sua stima?
“Dalla prima chiacchierata che abbiamo fatto insieme, a Giacarta, ha detto che per lui sono un giocatore importante. Sento la fiducia in ogni allenamento e in ogni partita. È veramente bello per me, come giocatore”.
Cosa vi ha portato di nuovo Amorim?
“Ha portato entusiasmo, voglia di stare insieme, di fare fatica insieme. Di ridere e scherzare, ma anche di allenarsi duro, correre, lavorare per il compagno. Penso che si veda anche da fuori che questo è un gruppo che ha voglia di stare insieme e di battersi l’uno per l’altro”.
In allenamento è severo? Si arrabbia?
“Penso che sia un mister molto umano. Puoi parlarci, ti parla, è molto accessibile”.
Con il Lecce abbiamo visto una linea difensiva a 4. Come cambia per voi difensori? Vi trovate meglio?
“È un qualcosa che ha voluto provare il mister. Io penso che stavamo giocando bene anche a tre, ma è il mister che prende le decisioni per vincere le partite. Col Lecce abbiamo vinto e quindi penso che abbia fatto la scelta giusta”.
Non hai mai spiegato perché hai scelto la maglia numero 5… C’è un motivo?
“Non c’è una spiegazione (sorride, ndr). Era un numero libero e l’ho scelto. Mi piace giocare con i numeri “bassi”. Avevo il 3, il 4 e ora il 5. Mi hanno detto che è stato il numero di Costacurta, però l’ho scelto senza una motivazione particolare”.
Ti piacerebbe essere il nuovo Costacurta?
“Io non l’ho vissuto come voi, però ho sentito molto il suo nome
Allora cambio: ti piacerebbe diventare il nuovo Vincent Kompany?
“Questo sì. Mi piacerebbe diventare un giocatore importante come i nomi che hai fatto. Penso sia il sogno di ogni ragazzino che inizia a giocare a calcio, quello di lasciare un suo pezzo nella storia del calcio”.
Tuo papà era un fan sfegatato di Seedorf. È vero che voleva chiamarti Clarence e non Koni?
“Sì, esatto. È tutto vero. Me l’ha detto un paio di anni fa. Non sapevo perché, però è stato bello quando sono arrivato al Milan. Seedorf qua ha lasciato una grandissima storia. Nella vita a volte accadono cose strane, ma è molto bello”.
In campo sei molto aggressivo, fuori invece sei molto calmo e pacato… Ti trasformi?
“Molto calmo dipende a chi lo chiedi (sorride, ndr). Se lo chiedi alla mia famiglia ti dicono una cosa diversa. È vero che quando sono fuori con gente che non conosco mi piace stare calmo e non in vista”.
Nello spogliatoio invece chi è quello più fumantino?
“Abbiamo gente attiva come Diego, c’è Chukwueze che fa sempre ridere. Abbiamo un po’ di personaggi nello spogliatoio”.
Sei in Italia da tanti anni, da quando ne avevi 16. Ti senti italiano?
“Mi sento italiano ma ovviamente mi sentirò sempre belga e congolese. Ma mi piace un sacco la cultura italiana e la gente in Italia: mi hanno accolto sempre molto bene. Il cibo è meraviglioso, anche il clima. Mi piace come vivono gli italiani e il loro orgoglio”.
Ti piacerebbe diventare una bandiera del Milan? Anche sei in questo calcio è difficile…
“Certo. Per me il Milan è un club che deve stare al top. Tanti firmerebbero per rimanere tanti anni in un club così”.
Ti sei allenato con tanti grandi campioni, come Cristiano Ronaldo e Modric. Secondo te chi è più forte nel rispettivo ruolo?
“Difficile, sono ruoli diversi. Però… Cosa ti posso dire? Hanno entrambi una carriera meravigliosa. Cristiano è più forte a fare gol, però Modric è più forte nel giocare a pallone. Questa è la mira risposta”.
In caso di scudetto del Milan saresti pronto a fare in bicicletta da Milanello a Casa Milan?
“Sì, certo. Quando ero giovane ho fatto giri anche da due giorni con mio papà. In Belgio è normale andare in giro in bici, quindi sì. Perché no? (ride, ndr)”.
"Mi piacerebbe diventare un giocatore importante come Vincent Kompany. È il sogno di ogni ragazzino lasciare una traccia nella storia del calcio. Mio papà era tentato di chiamarmi Clarence. È stato bello quando sono arrivato al Milan, Seedorf qui ha lasciato una grandissima storia".
"Il futuro? In tanti firmerebbero per restare molti anni in un club così importante. Quando ero giovane ho fatto dei giri anche di due giorni con mio papà. In Belgio è molto normale andare in bicicletta, quindi sì, perché no?".
Da inizio stagione sei sempre stato titolare, sei su sei. Cosa ha visto Amorim in te?
“Questa è una domanda più per il mister, io cerco di fare il mio lavoro e dare il massimo alla squadra. Cerco di essere pronto per ogni partita fisicamente e mentalmente. È una scelta del mister quella di mettermi in campo, come tutti cerco di dare il massimo e aiutare la squadra”.
C’è stato un momento in cui ti ha parlato per dirti qualcosa in particolare? C’è stato un discorso in cui ti ha fatto capire la sua stima?
“Dalla prima chiacchierata che abbiamo fatto insieme, a Giacarta, ha detto che per lui sono un giocatore importante. Sento la fiducia in ogni allenamento e in ogni partita. È veramente bello per me, come giocatore”.
Cosa vi ha portato di nuovo Amorim?
“Ha portato entusiasmo, voglia di stare insieme, di fare fatica insieme. Di ridere e scherzare, ma anche di allenarsi duro, correre, lavorare per il compagno. Penso che si veda anche da fuori che questo è un gruppo che ha voglia di stare insieme e di battersi l’uno per l’altro”.
In allenamento è severo? Si arrabbia?
“Penso che sia un mister molto umano. Puoi parlarci, ti parla, è molto accessibile”.
Con il Lecce abbiamo visto una linea difensiva a 4. Come cambia per voi difensori? Vi trovate meglio?
“È un qualcosa che ha voluto provare il mister. Io penso che stavamo giocando bene anche a tre, ma è il mister che prende le decisioni per vincere le partite. Col Lecce abbiamo vinto e quindi penso che abbia fatto la scelta giusta”.
Non hai mai spiegato perché hai scelto la maglia numero 5… C’è un motivo?
“Non c’è una spiegazione (sorride, ndr). Era un numero libero e l’ho scelto. Mi piace giocare con i numeri “bassi”. Avevo il 3, il 4 e ora il 5. Mi hanno detto che è stato il numero di Costacurta, però l’ho scelto senza una motivazione particolare”.
Ti piacerebbe essere il nuovo Costacurta?
“Io non l’ho vissuto come voi, però ho sentito molto il suo nome
Allora cambio: ti piacerebbe diventare il nuovo Vincent Kompany?
“Questo sì. Mi piacerebbe diventare un giocatore importante come i nomi che hai fatto. Penso sia il sogno di ogni ragazzino che inizia a giocare a calcio, quello di lasciare un suo pezzo nella storia del calcio”.
Tuo papà era un fan sfegatato di Seedorf. È vero che voleva chiamarti Clarence e non Koni?
“Sì, esatto. È tutto vero. Me l’ha detto un paio di anni fa. Non sapevo perché, però è stato bello quando sono arrivato al Milan. Seedorf qua ha lasciato una grandissima storia. Nella vita a volte accadono cose strane, ma è molto bello”.
In campo sei molto aggressivo, fuori invece sei molto calmo e pacato… Ti trasformi?
“Molto calmo dipende a chi lo chiedi (sorride, ndr). Se lo chiedi alla mia famiglia ti dicono una cosa diversa. È vero che quando sono fuori con gente che non conosco mi piace stare calmo e non in vista”.
Nello spogliatoio invece chi è quello più fumantino?
“Abbiamo gente attiva come Diego, c’è Chukwueze che fa sempre ridere. Abbiamo un po’ di personaggi nello spogliatoio”.
Sei in Italia da tanti anni, da quando ne avevi 16. Ti senti italiano?
“Mi sento italiano ma ovviamente mi sentirò sempre belga e congolese. Ma mi piace un sacco la cultura italiana e la gente in Italia: mi hanno accolto sempre molto bene. Il cibo è meraviglioso, anche il clima. Mi piace come vivono gli italiani e il loro orgoglio”.
Ti piacerebbe diventare una bandiera del Milan? Anche sei in questo calcio è difficile…
“Certo. Per me il Milan è un club che deve stare al top. Tanti firmerebbero per rimanere tanti anni in un club così”.
Ti sei allenato con tanti grandi campioni, come Cristiano Ronaldo e Modric. Secondo te chi è più forte nel rispettivo ruolo?
“Difficile, sono ruoli diversi. Però… Cosa ti posso dire? Hanno entrambi una carriera meravigliosa. Cristiano è più forte a fare gol, però Modric è più forte nel giocare a pallone. Questa è la mira risposta”.
In caso di scudetto del Milan saresti pronto a fare in bicicletta da Milanello a Casa Milan?
“Sì, certo. Quando ero giovane ho fatto giri anche da due giorni con mio papà. In Belgio è normale andare in giro in bici, quindi sì. Perché no? (ride, ndr)”.