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Il mercato delle criptovalute sta attraversando una fase di profonda crisi che molti osservatori, tra cui l’economista Nouriel Roubini, definiscono una vera e propria "resa dei conti". Dopo i picchi raggiunti nell'ottobre scorso, il settore ha bruciato circa 1.700 miliardi di dollari, con il Bitcoin sceso sotto la soglia psicologica dei 70.000 dollari, segnando i minimi degli ultimi 15 mesi. Questo crollo avviene nonostante il forte sostegno politico di Donald Trump, che aveva inaugurato la sua presidenza promuovendo il settore e lanciando progetti personali come World Liberty Financial. Proprio questa società è finita al centro di polemiche per potenziali conflitti d'interesse e ha visto il valore del suo token dimezzarsi in pochi mesi, riflettendo la sfiducia generale che colpisce anche le "memecoin" legate alla famiglia presidenziale ($Trump e $Melania), crollate del 95%.
L'analisi tecnica evidenzia come il Bitcoin sia l'asset che ha retto meglio rispetto ad altre valute digitali: Ethereum, XRP, Solana e Cardano hanno registrato perdite ben più pesanti, comprese tra il 55% e il 75%. Roubini sottolinea che la stragrande maggioranza delle Initial Coin Offering (ICO) si è rivelata essere truffaldina o priva di valore reale, ribadendo che le criptovalute non possiedono le caratteristiche fondamentali di una valuta né di un asset di riserva stabile. La caduta del mercato cripto si inserisce in un contesto di debolezza globale dei titoli tecnologici, con il Nasdaq in forte sofferenza. Nonostante i tentativi legislativi come il Genius Act e il Clarity Act volti a dare credibilità al settore, l'opacità e la manipolazione restano problemi sistemici. Il futuro del denaro sembra dunque orientato verso un'evoluzione dei sistemi tradizionali regolamentati dalle banche centrali — come il progetto dell'euro digitale della BCE — piuttosto che verso la rivoluzione decentralizzata e anonima promessa dai sostenitori delle cripto, che i governi difficilmente accetteranno per evitare di favorire attività illecite ed evasione fiscale.
L'analisi tecnica evidenzia come il Bitcoin sia l'asset che ha retto meglio rispetto ad altre valute digitali: Ethereum, XRP, Solana e Cardano hanno registrato perdite ben più pesanti, comprese tra il 55% e il 75%. Roubini sottolinea che la stragrande maggioranza delle Initial Coin Offering (ICO) si è rivelata essere truffaldina o priva di valore reale, ribadendo che le criptovalute non possiedono le caratteristiche fondamentali di una valuta né di un asset di riserva stabile. La caduta del mercato cripto si inserisce in un contesto di debolezza globale dei titoli tecnologici, con il Nasdaq in forte sofferenza. Nonostante i tentativi legislativi come il Genius Act e il Clarity Act volti a dare credibilità al settore, l'opacità e la manipolazione restano problemi sistemici. Il futuro del denaro sembra dunque orientato verso un'evoluzione dei sistemi tradizionali regolamentati dalle banche centrali — come il progetto dell'euro digitale della BCE — piuttosto che verso la rivoluzione decentralizzata e anonima promessa dai sostenitori delle cripto, che i governi difficilmente accetteranno per evitare di favorire attività illecite ed evasione fiscale.
