Criscitiello:"Milan, chi decide e chi protegge Amorim?".

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MIchele Criscitiello sul Milan:"Il vero limite di questo Milan continua a essere la mancanza di una catena di comando chiara e percepibile. Al di là di Cardinale, sarebbe opportuno individuare responsabili in grado di determinare a chi spettino le decisioni. Chi detta la linea? Chi protegge l’allenatore e, quando serve, chi lo corregge? In una grande società i ruoli devono essere definiti non soltanto negli organigrammi, ma soprattutto nella quotidianità. Deve esserci qualcuno che decide, qualcuno che esegue e qualcuno che risponde delle decisioni prese. Il Milan, invece, continua troppo spesso a dare l’impressione di essere una società nella quale tutti hanno una parte di responsabilità e proprio per questo diventa difficile capire chi abbia davvero la responsabilità finale: e questo inevitabilmente arriva fino all’allenatore. Amorim dovrebbe essere messo nelle condizioni di allenare. E magari anche di essere richiamato quando la comunicazione supera ciò che il campo sta dimostrando. Il paragone con Fabregas e con il Como poteva essere liquidato in trenta secondi. Invece Amorim ha voluto marcare il territorio: siamo diversi, abbiamo la nostra identità, non copio nessuno, se volete giocare come il Como prendete l’allenatore del Como. Tutto legittimo, ma prima di rivendicare così fortemente la propria identità sarebbe opportuno mostrarla con continuità sul campo".

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MIchele Criscitiello sul Milan:"Il vero limite di questo Milan continua a essere la mancanza di una catena di comando chiara e percepibile. Al di là di Cardinale, sarebbe opportuno individuare responsabili in grado di determinare a chi spettino le decisioni. Chi detta la linea? Chi protegge l’allenatore e, quando serve, chi lo corregge? In una grande società i ruoli devono essere definiti non soltanto negli organigrammi, ma soprattutto nella quotidianità. Deve esserci qualcuno che decide, qualcuno che esegue e qualcuno che risponde delle decisioni prese. Il Milan, invece, continua troppo spesso a dare l’impressione di essere una società nella quale tutti hanno una parte di responsabilità e proprio per questo diventa difficile capire chi abbia davvero la responsabilità finale: e questo inevitabilmente arriva fino all’allenatore. Amorim dovrebbe essere messo nelle condizioni di allenare. E magari anche di essere richiamato quando la comunicazione supera ciò che il campo sta dimostrando. Il paragone con Fabregas e con il Como poteva essere liquidato in trenta secondi. Invece Amorim ha voluto marcare il territorio: siamo diversi, abbiamo la nostra identità, non copio nessuno, se volete giocare come il Como prendete l’allenatore del Como. Tutto legittimo, ma prima di rivendicare così fortemente la propria identità sarebbe opportuno mostrarla con continuità sul campo".

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Non mi interessa perché lo dica, ma il discorso è ineccepibile. È un concetto così lineare e ovvio, ma evidentemente bisogna sempre rimarcarlo dato che da noi non alberga.

Ed è il motivo principale per cui non siamo un club vincente.
 

J&B

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Amorim è un anarchico individualista, innamorato e a volte prigioniero delle sue idee. Chi lo ha scelto lo deve prendere così com'è senza avere la presunzione di recintarlo. In fondo non l'ha ordinato il medico di assumerlo.
 
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Cardinale è un imprenditore che investe in un settore che non conosce e non si fida minimamente degli altri.
Perché il nocciolo questo è, stringi stringi.

Come volete che vada a finire?
 
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MIchele Criscitiello sul Milan:"Il vero limite di questo Milan continua a essere la mancanza di una catena di comando chiara e percepibile. Al di là di Cardinale, sarebbe opportuno individuare responsabili in grado di determinare a chi spettino le decisioni. Chi detta la linea? Chi protegge l’allenatore e, quando serve, chi lo corregge? In una grande società i ruoli devono essere definiti non soltanto negli organigrammi, ma soprattutto nella quotidianità. Deve esserci qualcuno che decide, qualcuno che esegue e qualcuno che risponde delle decisioni prese. Il Milan, invece, continua troppo spesso a dare l’impressione di essere una società nella quale tutti hanno una parte di responsabilità e proprio per questo diventa difficile capire chi abbia davvero la responsabilità finale: e questo inevitabilmente arriva fino all’allenatore. Amorim dovrebbe essere messo nelle condizioni di allenare. E magari anche di essere richiamato quando la comunicazione supera ciò che il campo sta dimostrando. Il paragone con Fabregas e con il Como poteva essere liquidato in trenta secondi. Invece Amorim ha voluto marcare il territorio: siamo diversi, abbiamo la nostra identità, non copio nessuno, se volete giocare come il Como prendete l’allenatore del Como. Tutto legittimo, ma prima di rivendicare così fortemente la propria identità sarebbe opportuno mostrarla con continuità sul campo".

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Non avevo letto la dichiarazione di Amorim su Fabregas e il Como, comunque la risposta è perfetta: "Se volete giocare come il Como prendete l'allenatore del Como"..
 

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