Inutile parlare adesso.
Da capire se è stato un errore dell' addetto, se aveva tutte le sicurezze del caso, se è stata negligenza, se erano ordini dall' alto, se è stata pura sfiga ( perchè purtroppo si, le cose possono succedere)
È un argomento che mi sta particolarmente a cuore e, lo ammetto, è uno di quelli che mi fa arrabbiare più di altri.
Ogni volta che una persona perde la vita sul lavoro, assistiamo puntualmente alla stessa scena: politici di destra e di sinistra, opinionisti e tuttologi dell'ultima ora che, spesso senza conoscere minimamente il lavoro, il cantiere, la dinamica dell'incidente o le responsabilità previste dalla legge, si affrettano a dare sentenze.
Sia chiaro....quando una persona muore sul lavoro, la prima cosa che dovrebbe esserci è il rispetto per chi non c'è più e per la sua famiglia. Non dovrebbe esserci spazio per la propaganda.
E invece troppo spesso il ragionamento diventa: è morto un lavoratore, quindi qualcuno deve essere necessariamente colpevole. E quasi automaticamente l'attenzione si sposta sul datore di lavoro, perché è quello che, nell'immaginario collettivo, "ha le spalle più grosse".
Ma la sicurezza sul lavoro non funziona così, io faccio questo mestiere e so quanto sia complesso gestire un cantiere, coordinare persone, imprese, attrezzature, procedure, formazione, lavorazioni e imprevisti. Questo non significa assolutamente che il datore di lavoro debba essere giustificato quando sbaglia. Se ci sono responsabilità, devono essere accertate e chi ha sbagliato deve risponderne.
Ma una responsabilità non può essere stabilita in televisione, sui social o al bar.
Bisogna prima capire cosa è successo realmente: quali erano le condizioni di lavoro, quali procedure erano previste, quali erano state rispettate, chi aveva determinati compiti, cosa ha fatto ciascuno dei soggetti coinvolti e quale sia stata realmente la causa dell'incidente.
Perché anche nel mondo delle imprese, come in qualsiasi altro settore, esistono persone che commettono gravi negligenze. Ma esistono anche migliaia di datori di lavoro che ogni giorno investono soldi, tempo e responsabilità per cercare di fare lavorare le proprie persone in sicurezza.
Non sono tutti delinquenti.
E soprattutto, non si può aspettare che muoia qualcuno per trasformare una tragedia in una gara a chi trova per primo il colpevole.
La sicurezza sul lavoro è una cosa troppo seria per essere lasciata alla propaganda politica, agli slogan e agli "esperti" da bar.
Prima vengono i fatti. Poi, eventualmente, le responsabilità.
E soprattutto viene il rispetto per chi quella mattina/sera è andato al lavoro e non è più tornato a casa.