Chivu e Akanji:"Derby, siamo pronti. Non ci sono favoriti".

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Chivu in conferenza pre derby

Come arrivate al derby?"Pronti, consapevoli che è una partita importante per noi, loro e per la città. E' sempre una motivazione in più, dà qualcosa di speciale. Non conta la classifica, non conta niente. Conta solo essere la miglior versione e portarla a casa".

Può esserci un atteggiamento diverso nei primi tempi?"Nasce tutto dall'equilibrio, da quello che hai nella testa e nelle gambe. Devi saper scegliere bene, quando puoi fare determinate cose e quando non puoi. Sappiamo la forza del Milan, del loro palleggio e di come possono far male tra le linee e in verticale. Hanno tecnica, velocità e intensità. Dovremo essere pronti a mantenere lucidità e compattezza e anche a fare le pressioni giuste quando si crea l'opportunità".

Prima vittoria in un derby importante per la classifica?“Dobbiamo guardarla come una partita di campionato, senza accontentarci di quanto fatto nell’ultimo anno e in questo inizio di stagione. Dobbiamo aggiungere qualcosina sotto tutti i punti di vista rispetto al passato. Se sono 7 partite in cui non abbiamo vinto il derby, una domanda dobbiamo farcela. Vuol dire anche che gli episodi e i momenti sono stati a loro favore. Bisogna aver tanto equilibrio, motivazione, consapevolezza. Servirà qualche sacrificio in più rispetto alle altre partite. A noi nessuno regala nulla, ma è normale così”.

Le motivazioni cancellano un deficit di energia di Thuram?“Sta bene, nessuno ha detto che ha deficit dal punto di vista dell’energia. Quando un giocatore ha trovato la quadra dal punto di vista della leadeship e di quello che sposta in campo, trova entusiasmo, fiducia e autostima. Trova sempre le energie e sono sicuro le avrà anche domani”.

Ti aspetti maggiore concentrazione domani?“Siamo appena alla decima, il campionato scorso mi insegna che un derby può anche non essere decisivo. Bisogna accettare il fatto che è una partita di Serie A, ci sono sempre tre punti in palio. Può dare tanto a una squadra e togliere all’altra, ma spesso non è così. Il Milan ha vinto contro di noi all’andata l’anno scorso e poi ha perso con la Lazio quando tutti pensavano che il campionato fosse riaperto. Conta sempre partita per partita e la consistenza che dai a una stagione lunga. E’ un derby, subentrano tante altre cose come l’orgoglio, la determinazione in più, la voglia di sentire i tifosi contenti. Sai che se non vinci escono fuori un po’ di cose che non vorresti mai gestire, ma dalle parole ai fatti la strada è lunga. Per quello che siamo noi, la nostra crescita, la gestione delle frustrazioni e delle energie dobbiamo essere al massimo”.


Chi gioca con meno pressione domani?“Le favorite nei derby non esistono. Le energie le trovi nella motivazione e nell’orgoglio di portare a casa una partita di questo tipo. La pressione è per tutti, sappiamo cosa vuol dire perdere un derby e quello che ti dà se lo vinci. Non bisogna comunque caricarsi troppo di cose che risucchiano energie”.

Baricentro un po’ più basso?“Dovrei fare io a voi questa domanda. Io penso che quello che stiamo facendo viene interpretato male. Noi non giochiamo a uomo, ma andiamo sui riferimenti quando abbiamo opportunità. Se guardo le ultime partite credo che più organizzazione e pensiero comune li abbiamo avuti. Non abbiamo scelto di andare sempre, abbiamo aspettato determinati momenti per farlo. Quella però è una valutazione di campo, un giocatore condiziona la squadra in quel momento e la obbliga a seguirlo. Dobbiamo solo trovare l’equilibrio giusto per capire quando, come e perché, andando con convinzione. Ultimamente la squadra questo l’ha capito: è più ordinata e consapevole. Rimane una situazione che si può migliorare, ma giocando ogni tre giorni puoi lavorarci poco”.

Ti piace il nuovo stadio?“Devo stare attendo a quello che dico, so che ci sono i sostenitori del Meazza per quello che rappresenta e io ne faccio parte perché ci sono stato dentro. Sono anche a favore delle innovazioni e di quelle cose che possono creare cose importanti per la proprietà e per gli incassi. Il mondo va avanti, senza soldi nel mondo del calcio non sopravvivi. Ben vengano le cose nuove. Mi dispiace al tempo stesso per i malinconici come me, ma il mondo va avanti. Il nuovo può far paura all’inizio, ma poi può darti soddisfazioni. Se allenerò in quello stadio nel 2031/32? Non dico niente (ride, ndr). Mancano quattro anni ed è dura farmi resistere per tanti anni per tutto quello che devo subire tra giudizi e pregiudizi. Se cambierà la cultura sportiva e i risultati mi assisteranno avrò meno capelli bianchi e non finirò all’ospedale come qualche mio collega”.

C’è il rischio che i precedenti pesino sulla testa della squadra?“Contro lo Shakhtar dal punto di vista della carica pre gara la pressione si è fatta sentire. L’abbiamo portata a casa, ma spendendo tanto. Non è che si deve sempre far vedere quanto siamo bravi. Questa squadra ha raggiunto la maturità per capire quello che serve in determinati momenti. Siamo consapevoli che il derby ci obbliga ad aggiungere qualcosina in più rispetto alle ultime partite, per quello che vogliamo far vedere della nostra crescita e maturità. La crescita non passa solo dalle belle partite e dalle vittorie, ma anche da filotti in cui devi capire cosa mettere per portare a casa il risultato. Il derby ti costringe a fare più cose e a farle bene”.

Bastoni centrali ti dà più equilibrio?“Non cerco risposte, qualcuno deve riposare ogni tanto perché ho solo tre difensori. Cerco sempre di trovare le giuste rotazioni nel fare ogni tanto riposare qualcuno. Ne ho pochi. Altrimenti saremo costretti a far giocare Bovio o Jakirovic. Non dico che non se lo meritano, ma è un momento del campionato in cui ci sono partite troppo importanti per un ragazzino. Siamo costretti a fare questo tipo di rotazioni nel permettere a uno solo durante la gara di riposare”.

Gioca Martinez in porta?“Non lo so, vedremo domani”.

13 punti partendo da posizione di svantaggio. Quanto è importante domani fare il primo gol?“Ho avuto allenatori che partivano dal presupposto che la squadra non deve subire ed era la prima legge del calcio. Non sono quel tipo di allenatore che predilige l’attacco alla difesa, chiedo equilibrio e maturità, di capire i momenti di una partita e quanto serve per fare determinate cose. Mi arrabbio per persone che vanno a speculare o a fidarsi troppo di quello che è il loro compagno, dimenticandosi dei principi di una squadra. Parto sempre dal fatto che la fase difensiva dipende da 11 giocatori che devono avere un pensiero comune e sapere l'energia che serve in un blocco basso. Su questo la squadra lavora, a volte lo fa bene e altre lo fa male. Il compito di un allenatore è trovare l'equilibrio per fare le cose con energia e senza speculare. 0-0 è bello? Non so se la gente è contenta. Se perdi 0-1 è brutto, se vinci è bello anche se all'Inter si trova sempre il pelo nell'uovo. Mi interessa che i ragazzi diano tutto, poi puoi uscire a testa alta a prescindere dal risultato finale e guardare l'allenatore negli occhi".

Perché faticate ad aggredire squadre con blocco basso?“Se finisce 5-3 è perché hai preso 3 gol e ne hai fatti 5. Se finisce 2-0 hai segnato poco e concesso all’avversario. Il problema dell’Inter, che non è un problema, è che bisogna trovare motivazioni in più rispetto a quello che sta facendo in questo momento, ma non dipende dai risultati. Bisogna capire che quando hai la palla devi esaltare le caratteristiche, il gioco e il modo di attaccare, assumendosi dei rischi anche, ma anche che devi riaggredire e riposizionarti in fretta. Abbiamo preso gol anche con blocco basso. Quello che è importante è la percezione del pericolo, l’ha detto bene Bastoni. Bisogna trovare un po’ di provincialità quando non si ha la palla, l’ho detto anche oggi a loro. Serve ordine, capacità di rimboccarsi le maniche, senza pensare che abbiamo giocatori a livello individuale possono sistemare le cose. Nel gioco del calcio oggi in fase di non possesso serve un blocco basso che abbia determinazione come quella del Venezia che mi ha impressionato tanto mercoledì. I 25 gol fatti non bassano, perché qualcuno ci dice che fatichiamo ad attaccare un blocco basso. I 10 gol subiti sono troppi. Non cerchiamo di essere la nostra miglior versione. Dobbiamo avere energia e provincialità”.


Perché avete fatto una brutta partita a Venezia? Stanchezza o pancia piena?“Nella testa di tutti noi, me incluso, alcune situazioni possono condizionarti. Se però devo giustificare, devo essere attento perché parlerei di cose che sono molto intime e devono rimanere in un determinato contesto. Io so cause e motivi, posso intuirle, sono stato nello spogliatoio e in condizioni simili di classifica e stagione. Magari qualcuno non lo accetta, ma scatta sempre qualcosa in testa ai giocatori. Ribaltando le partite sprechi energie. Abbiamo speso tanto contro lo Shakhtar in dieci, abbiamo speso tanto contro la Fiorentina e arrivi che le energie ti mancano. Un po’ di leggerezza, superficialità, lentezza anche di pensiero le abbiamo avute. Quando pensi di poter gestire, la velocità di pensiero diminuisce a livelli dilettantistici. Per fortuna l’abbiamo portata a casa, ma non è da giudicare sempre. Ci sono tante squadre che addirittura perdono le partite quando giocano ogni tre giorni. Noi abbiamo sbagliato solo quella col Bruges dal punto di vista del risultato, anche se ne mancano ancora fino alla prossima sosta. Ci sono tante cose che non si possono dire, che rimangono nelle mura di uno spogliatoio. Sono convinto che i giocatori siano i primi a essere consapevoli di cosa non va e di cosa devono aggiungere. Ma sono umani, questo è importante da far capire. Non è semplice avere sempre la pressione addosso per vincere. Loro ce la mettono tutta”.

Akanji a Sky

Come arriva l’Inter a questa partita? E tu come stai, con tutte queste partite ravvicinate?

“Fisicamente sto bene, non mi sento stanco. Forse anche perché nell’ultima partita ho potuto rifiatare un po’. Però si gioca tantissimo e non è semplice, perché l’obiettivo è sempre vincere e, per noi, giocare bene. Nelle ultime partite potevamo fare meglio, ma l’importante è aver vinto. E deve valere anche per il derby. L’anno scorso ne ho giocati due e non ne ho vinto nessuno: spero che questa sia la volta buona per cambiare le cose”.

Con un risultato positivo, potreste già scavare un solco importante sul Milan, e siamo solo all’inizio della stagione. Ci avresti mai creduto?
“È ancora presto, ma vincere questa partita per noi conta moltissimo. Non solo perché è il derby, ma anche perché le nostre rivali stanno correndo. E anche se vincessimo, dopo questo fine settimana non avremmo ancora vinto niente. Detto questo, il derby è una delle partite più importanti dell’anno e per noi vincerlo è fondamentale. Speriamo di giocare bene e di portare a casa i tre punti”.


Si può dire che il risultato dipenderà soprattutto da voi?
“Credo di sì. Se ripenso alle ultime due partite, abbiamo giocato bene ma ci è mancata concretezza. Le occasioni le abbiamo create, ma abbiamo anche concesso gol troppo facili. Se giochiamo come sappiamo, dipende tutto da noi”.

Veniamo al Milan: cosa temi di più? Qual è la sua arma più pericolosa?
“Le ripartenze. I loro giocatori stanno attraversando un buon momento, e per noi è fondamentale non perdere palloni banali, perché quando siamo sbilanciati sono le transizioni a farci male. A quel punto tutta la squadra deve correre all’indietro per difendere la porta, e per loro diventa tutto più facile, mentre per noi diventa più difficile riprendere il pallone e tornare ad attaccare. Quando siamo in possesso, dobbiamo stare attenti a non lasciare a quei giocatori lo spazio per ripartire mentre noi siamo costretti a rincorrere”.

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Come arrivate al derby?"Pronti, consapevoli che è una partita importante per noi, loro e per la città. E' sempre una motivazione in più, dà qualcosa di speciale. Non conta la classifica, non conta niente. Conta solo essere la miglior versione e portarla a casa".

Può esserci un atteggiamento diverso nei primi tempi?"Nasce tutto dall'equilibrio, da quello che hai nella testa e nelle gambe. Devi saper scegliere bene, quando puoi fare determinate cose e quando non puoi. Sappiamo la forza del Milan, del loro palleggio e di come possono far male tra le linee e in verticale. Hanno tecnica, velocità e intensità. Dovremo essere pronti a mantenere lucidità e compattezza e anche a fare le pressioni giuste quando si crea l'opportunità".

Prima vittoria in un derby importante per la classifica?“Dobbiamo guardarla come una partita di campionato, senza accontentarci di quanto fatto nell’ultimo anno e in questo inizio di stagione. Dobbiamo aggiungere qualcosina sotto tutti i punti di vista rispetto al passato. Se sono 7 partite in cui non abbiamo vinto il derby, una domanda dobbiamo farcela. Vuol dire anche che gli episodi e i momenti sono stati a loro favore. Bisogna aver tanto equilibrio, motivazione, consapevolezza. Servirà qualche sacrificio in più rispetto alle altre partite. A noi nessuno regala nulla, ma è normale così”.

Le motivazioni cancellano un deficit di energia di Thuram?“Sta bene, nessuno ha detto che ha deficit dal punto di vista dell’energia. Quando un giocatore ha trovato la quadra dal punto di vista della leadeship e di quello che sposta in campo, trova entusiasmo, fiducia e autostima. Trova sempre le energie e sono sicuro le avrà anche domani”.

Ti aspetti maggiore concentrazione domani?“Siamo appena alla decima, il campionato scorso mi insegna che un derby può anche non essere decisivo. Bisogna accettare il fatto che è una partita di Serie A, ci sono sempre tre punti in palio. Può dare tanto a una squadra e togliere all’altra, ma spesso non è così. Il Milan ha vinto contro di noi all’andata l’anno scorso e poi ha perso con la Lazio quando tutti pensavano che il campionato fosse riaperto. Conta sempre partita per partita e la consistenza che dai a una stagione lunga. E’ un derby, subentrano tante altre cose come l’orgoglio, la determinazione in più, la voglia di sentire i tifosi contenti. Sai che se non vinci escono fuori un po’ di cose che non vorresti mai gestire, ma dalle parole ai fatti la strada è lunga. Per quello che siamo noi, la nostra crescita, la gestione delle frustrazioni e delle energie dobbiamo essere al massimo”.


Chi gioca con meno pressione domani?“Le favorite nei derby non esistono. Le energie le trovi nella motivazione e nell’orgoglio di portare a casa una partita di questo tipo. La pressione è per tutti, sappiamo cosa vuol dire perdere un derby e quello che ti dà se lo vinci. Non bisogna comunque caricarsi troppo di cose che risucchiano energie”.

Baricentro un po’ più basso?“Dovrei fare io a voi questa domanda. Io penso che quello che stiamo facendo viene interpretato male. Noi non giochiamo a uomo, ma andiamo sui riferimenti quando abbiamo opportunità. Se guardo le ultime partite credo che più organizzazione e pensiero comune li abbiamo avuti. Non abbiamo scelto di andare sempre, abbiamo aspettato determinati momenti per farlo. Quella però è una valutazione di campo, un giocatore condiziona la squadra in quel momento e la obbliga a seguirlo. Dobbiamo solo trovare l’equilibrio giusto per capire quando, come e perché, andando con convinzione. Ultimamente la squadra questo l’ha capito: è più ordinata e consapevole. Rimane una situazione che si può migliorare, ma giocando ogni tre giorni puoi lavorarci poco”.

Ti piace il nuovo stadio?“Devo stare attendo a quello che dico, so che ci sono i sostenitori del Meazza per quello che rappresenta e io ne faccio parte perché ci sono stato dentro. Sono anche a favore delle innovazioni e di quelle cose che possono creare cose importanti per la proprietà e per gli incassi. Il mondo va avanti, senza soldi nel mondo del calcio non sopravvivi. Ben vengano le cose nuove. Mi dispiace al tempo stesso per i malinconici come me, ma il mondo va avanti. Il nuovo può far paura all’inizio, ma poi può darti soddisfazioni. Se allenerò in quello stadio nel 2031/32? Non dico niente (ride, ndr). Mancano quattro anni ed è dura farmi resistere per tanti anni per tutto quello che devo subire tra giudizi e pregiudizi. Se cambierà la cultura sportiva e i risultati mi assisteranno avrò meno capelli bianchi e non finirò all’ospedale come qualche mio collega”.

C’è il rischio che i precedenti pesino sulla testa della squadra?“Contro lo Shakhtar dal punto di vista della carica pre gara la pressione si è fatta sentire. L’abbiamo portata a casa, ma spendendo tanto. Non è che si deve sempre far vedere quanto siamo bravi. Questa squadra ha raggiunto la maturità per capire quello che serve in determinati momenti. Siamo consapevoli che il derby ci obbliga ad aggiungere qualcosina in più rispetto alle ultime partite, per quello che vogliamo far vedere della nostra crescita e maturità. La crescita non passa solo dalle belle partite e dalle vittorie, ma anche da filotti in cui devi capire cosa mettere per portare a casa il risultato. Il derby ti costringe a fare più cose e a farle bene”.

Bastoni centrali ti dà più equilibrio?“Non cerco risposte, qualcuno deve riposare ogni tanto perché ho solo tre difensori. Cerco sempre di trovare le giuste rotazioni nel fare ogni tanto riposare qualcuno. Ne ho pochi. Altrimenti saremo costretti a far giocare Bovio o Jakirovic. Non dico che non se lo meritano, ma è un momento del campionato in cui ci sono partite troppo importanti per un ragazzino. Siamo costretti a fare questo tipo di rotazioni nel permettere a uno solo durante la gara di riposare”.

Gioca Martinez in porta?“Non lo so, vedremo domani”.

13 punti partendo da posizione di svantaggio. Quanto è importante domani fare il primo gol?“Ho avuto allenatori che partivano dal presupposto che la squadra non deve subire ed era la prima legge del calcio. Non sono quel tipo di allenatore che predilige l’attacco alla difesa, chiedo equilibrio e maturità, di capire i momenti di una partita e quanto serve per fare determinate cose. Mi arrabbio per persone che vanno a speculare o a fidarsi troppo di quello che è il loro compagno, dimenticandosi dei principi di una squadra. Parto sempre dal fatto che la fase difensiva dipende da 11 giocatori che devono avere un pensiero comune e sapere l'energia che serve in un blocco basso. Su questo la squadra lavora, a volte lo fa bene e altre lo fa male. Il compito di un allenatore è trovare l'equilibrio per fare le cose con energia e senza speculare. 0-0 è bello? Non so se la gente è contenta. Se perdi 0-1 è brutto, se vinci è bello anche se all'Inter si trova sempre il pelo nell'uovo. Mi interessa che i ragazzi diano tutto, poi puoi uscire a testa alta a prescindere dal risultato finale e guardare l'allenatore negli occhi".

Perché faticate ad aggredire squadre con blocco basso?“Se finisce 5-3 è perché hai preso 3 gol e ne hai fatti 5. Se finisce 2-0 hai segnato poco e concesso all’avversario. Il problema dell’Inter, che non è un problema, è che bisogna trovare motivazioni in più rispetto a quello che sta facendo in questo momento, ma non dipende dai risultati. Bisogna capire che quando hai la palla devi esaltare le caratteristiche, il gioco e il modo di attaccare, assumendosi dei rischi anche, ma anche che devi riaggredire e riposizionarti in fretta. Abbiamo preso gol anche con blocco basso. Quello che è importante è la percezione del pericolo, l’ha detto bene Bastoni. Bisogna trovare un po’ di provincialità quando non si ha la palla, l’ho detto anche oggi a loro. Serve ordine, capacità di rimboccarsi le maniche, senza pensare che abbiamo giocatori a livello individuale possono sistemare le cose. Nel gioco del calcio oggi in fase di non possesso serve un blocco basso che abbia determinazione come quella del Venezia che mi ha impressionato tanto mercoledì. I 25 gol fatti non bassano, perché qualcuno ci dice che fatichiamo ad attaccare un blocco basso. I 10 gol subiti sono troppi. Non cerchiamo di essere la nostra miglior versione. Dobbiamo avere energia e provincialità”.


Perché avete fatto una brutta partita a Venezia? Stanchezza o pancia piena?“Nella testa di tutti noi, me incluso, alcune situazioni possono condizionarti. Se però devo giustificare, devo essere attento perché parlerei di cose che sono molto intime e devono rimanere in un determinato contesto. Io so cause e motivi, posso intuirle, sono stato nello spogliatoio e in condizioni simili di classifica e stagione. Magari qualcuno non lo accetta, ma scatta sempre qualcosa in testa ai giocatori. Ribaltando le partite sprechi energie. Abbiamo speso tanto contro lo Shakhtar in dieci, abbiamo speso tanto contro la Fiorentina e arrivi che le energie ti mancano. Un po’ di leggerezza, superficialità, lentezza anche di pensiero le abbiamo avute. Quando pensi di poter gestire, la velocità di pensiero diminuisce a livelli dilettantistici. Per fortuna l’abbiamo portata a casa, ma non è da giudicare sempre. Ci sono tante squadre che addirittura perdono le partite quando giocano ogni tre giorni. Noi abbiamo sbagliato solo quella col Bruges dal punto di vista del risultato, anche se ne mancano ancora fino alla prossima sosta. Ci sono tante cose che non si possono dire, che rimangono nelle mura di uno spogliatoio. Sono convinto che i giocatori siano i primi a essere consapevoli di cosa non va e di cosa devono aggiungere. Ma sono umani, questo è importante da far capire. Non è semplice avere sempre la pressione addosso per vincere. Loro ce la mettono tutta”.
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Può esserci un atteggiamento diverso nei primi tempi?"Nasce tutto dall'equilibrio, da quello che hai nella testa e nelle gambe. Devi saper scegliere bene, quando puoi fare determinate cose e quando non puoi. Sappiamo la forza del Milan, del loro palleggio e di come possono far male tra le linee e in verticale. Hanno tecnica, velocità e intensità. Dovremo essere pronti a mantenere lucidità e compattezza e anche a fare le pressioni giuste quando si crea l'opportunità".

Prima vittoria in un derby importante per la classifica?“Dobbiamo guardarla come una partita di campionato, senza accontentarci di quanto fatto nell’ultimo anno e in questo inizio di stagione. Dobbiamo aggiungere qualcosina sotto tutti i punti di vista rispetto al passato. Se sono 7 partite in cui non abbiamo vinto il derby, una domanda dobbiamo farcela. Vuol dire anche che gli episodi e i momenti sono stati a loro favore. Bisogna aver tanto equilibrio, motivazione, consapevolezza. Servirà qualche sacrificio in più rispetto alle altre partite. A noi nessuno regala nulla, ma è normale così”.

Le motivazioni cancellano un deficit di energia di Thuram?“Sta bene, nessuno ha detto che ha deficit dal punto di vista dell’energia. Quando un giocatore ha trovato la quadra dal punto di vista della leadeship e di quello che sposta in campo, trova entusiasmo, fiducia e autostima. Trova sempre le energie e sono sicuro le avrà anche domani”.

Ti aspetti maggiore concentrazione domani?“Siamo appena alla decima, il campionato scorso mi insegna che un derby può anche non essere decisivo. Bisogna accettare il fatto che è una partita di Serie A, ci sono sempre tre punti in palio. Può dare tanto a una squadra e togliere all’altra, ma spesso non è così. Il Milan ha vinto contro di noi all’andata l’anno scorso e poi ha perso con la Lazio quando tutti pensavano che il campionato fosse riaperto. Conta sempre partita per partita e la consistenza che dai a una stagione lunga. E’ un derby, subentrano tante altre cose come l’orgoglio, la determinazione in più, la voglia di sentire i tifosi contenti. Sai che se non vinci escono fuori un po’ di cose che non vorresti mai gestire, ma dalle parole ai fatti la strada è lunga. Per quello che siamo noi, la nostra crescita, la gestione delle frustrazioni e delle energie dobbiamo essere al massimo”.


Chi gioca con meno pressione domani?“Le favorite nei derby non esistono. Le energie le trovi nella motivazione e nell’orgoglio di portare a casa una partita di questo tipo. La pressione è per tutti, sappiamo cosa vuol dire perdere un derby e quello che ti dà se lo vinci. Non bisogna comunque caricarsi troppo di cose che risucchiano energie”.

Baricentro un po’ più basso?“Dovrei fare io a voi questa domanda. Io penso che quello che stiamo facendo viene interpretato male. Noi non giochiamo a uomo, ma andiamo sui riferimenti quando abbiamo opportunità. Se guardo le ultime partite credo che più organizzazione e pensiero comune li abbiamo avuti. Non abbiamo scelto di andare sempre, abbiamo aspettato determinati momenti per farlo. Quella però è una valutazione di campo, un giocatore condiziona la squadra in quel momento e la obbliga a seguirlo. Dobbiamo solo trovare l’equilibrio giusto per capire quando, come e perché, andando con convinzione. Ultimamente la squadra questo l’ha capito: è più ordinata e consapevole. Rimane una situazione che si può migliorare, ma giocando ogni tre giorni puoi lavorarci poco”.

Ti piace il nuovo stadio?“Devo stare attendo a quello che dico, so che ci sono i sostenitori del Meazza per quello che rappresenta e io ne faccio parte perché ci sono stato dentro. Sono anche a favore delle innovazioni e di quelle cose che possono creare cose importanti per la proprietà e per gli incassi. Il mondo va avanti, senza soldi nel mondo del calcio non sopravvivi. Ben vengano le cose nuove. Mi dispiace al tempo stesso per i malinconici come me, ma il mondo va avanti. Il nuovo può far paura all’inizio, ma poi può darti soddisfazioni. Se allenerò in quello stadio nel 2031/32? Non dico niente (ride, ndr). Mancano quattro anni ed è dura farmi resistere per tanti anni per tutto quello che devo subire tra giudizi e pregiudizi. Se cambierà la cultura sportiva e i risultati mi assisteranno avrò meno capelli bianchi e non finirò all’ospedale come qualche mio collega”.

C’è il rischio che i precedenti pesino sulla testa della squadra?“Contro lo Shakhtar dal punto di vista della carica pre gara la pressione si è fatta sentire. L’abbiamo portata a casa, ma spendendo tanto. Non è che si deve sempre far vedere quanto siamo bravi. Questa squadra ha raggiunto la maturità per capire quello che serve in determinati momenti. Siamo consapevoli che il derby ci obbliga ad aggiungere qualcosina in più rispetto alle ultime partite, per quello che vogliamo far vedere della nostra crescita e maturità. La crescita non passa solo dalle belle partite e dalle vittorie, ma anche da filotti in cui devi capire cosa mettere per portare a casa il risultato. Il derby ti costringe a fare più cose e a farle bene”.

Bastoni centrali ti dà più equilibrio?“Non cerco risposte, qualcuno deve riposare ogni tanto perché ho solo tre difensori. Cerco sempre di trovare le giuste rotazioni nel fare ogni tanto riposare qualcuno. Ne ho pochi. Altrimenti saremo costretti a far giocare Bovio o Jakirovic. Non dico che non se lo meritano, ma è un momento del campionato in cui ci sono partite troppo importanti per un ragazzino. Siamo costretti a fare questo tipo di rotazioni nel permettere a uno solo durante la gara di riposare”.

Gioca Martinez in porta?“Non lo so, vedremo domani”.

13 punti partendo da posizione di svantaggio. Quanto è importante domani fare il primo gol?“Ho avuto allenatori che partivano dal presupposto che la squadra non deve subire ed era la prima legge del calcio. Non sono quel tipo di allenatore che predilige l’attacco alla difesa, chiedo equilibrio e maturità, di capire i momenti di una partita e quanto serve per fare determinate cose. Mi arrabbio per persone che vanno a speculare o a fidarsi troppo di quello che è il loro compagno, dimenticandosi dei principi di una squadra. Parto sempre dal fatto che la fase difensiva dipende da 11 giocatori che devono avere un pensiero comune e sapere l'energia che serve in un blocco basso. Su questo la squadra lavora, a volte lo fa bene e altre lo fa male. Il compito di un allenatore è trovare l'equilibrio per fare le cose con energia e senza speculare. 0-0 è bello? Non so se la gente è contenta. Se perdi 0-1 è brutto, se vinci è bello anche se all'Inter si trova sempre il pelo nell'uovo. Mi interessa che i ragazzi diano tutto, poi puoi uscire a testa alta a prescindere dal risultato finale e guardare l'allenatore negli occhi".

Perché faticate ad aggredire squadre con blocco basso?“Se finisce 5-3 è perché hai preso 3 gol e ne hai fatti 5. Se finisce 2-0 hai segnato poco e concesso all’avversario. Il problema dell’Inter, che non è un problema, è che bisogna trovare motivazioni in più rispetto a quello che sta facendo in questo momento, ma non dipende dai risultati. Bisogna capire che quando hai la palla devi esaltare le caratteristiche, il gioco e il modo di attaccare, assumendosi dei rischi anche, ma anche che devi riaggredire e riposizionarti in fretta. Abbiamo preso gol anche con blocco basso. Quello che è importante è la percezione del pericolo, l’ha detto bene Bastoni. Bisogna trovare un po’ di provincialità quando non si ha la palla, l’ho detto anche oggi a loro. Serve ordine, capacità di rimboccarsi le maniche, senza pensare che abbiamo giocatori a livello individuale possono sistemare le cose. Nel gioco del calcio oggi in fase di non possesso serve un blocco basso che abbia determinazione come quella del Venezia che mi ha impressionato tanto mercoledì. I 25 gol fatti non bassano, perché qualcuno ci dice che fatichiamo ad attaccare un blocco basso. I 10 gol subiti sono troppi. Non cerchiamo di essere la nostra miglior versione. Dobbiamo avere energia e provincialità”.


Perché avete fatto una brutta partita a Venezia? Stanchezza o pancia piena?“Nella testa di tutti noi, me incluso, alcune situazioni possono condizionarti. Se però devo giustificare, devo essere attento perché parlerei di cose che sono molto intime e devono rimanere in un determinato contesto. Io so cause e motivi, posso intuirle, sono stato nello spogliatoio e in condizioni simili di classifica e stagione. Magari qualcuno non lo accetta, ma scatta sempre qualcosa in testa ai giocatori. Ribaltando le partite sprechi energie. Abbiamo speso tanto contro lo Shakhtar in dieci, abbiamo speso tanto contro la Fiorentina e arrivi che le energie ti mancano. Un po’ di leggerezza, superficialità, lentezza anche di pensiero le abbiamo avute. Quando pensi di poter gestire, la velocità di pensiero diminuisce a livelli dilettantistici. Per fortuna l’abbiamo portata a casa, ma non è da giudicare sempre. Ci sono tante squadre che addirittura perdono le partite quando giocano ogni tre giorni. Noi abbiamo sbagliato solo quella col Bruges dal punto di vista del risultato, anche se ne mancano ancora fino alla prossima sosta. Ci sono tante cose che non si possono dire, che rimangono nelle mura di uno spogliatoio. Sono convinto che i giocatori siano i primi a essere consapevoli di cosa non va e di cosa devono aggiungere. Ma sono umani, questo è importante da far capire. Non è semplice avere sempre la pressione addosso per vincere. Loro ce la mettono tutta”.

Akanji a Sky

Come arriva l’Inter a questa partita? E tu come stai, con tutte queste partite ravvicinate?

“Fisicamente sto bene, non mi sento stanco. Forse anche perché nell’ultima partita ho potuto rifiatare un po’. Però si gioca tantissimo e non è semplice, perché l’obiettivo è sempre vincere e, per noi, giocare bene. Nelle ultime partite potevamo fare meglio, ma l’importante è aver vinto. E deve valere anche per il derby. L’anno scorso ne ho giocati due e non ne ho vinto nessuno: spero che questa sia la volta buona per cambiare le cose”.

Con un risultato positivo, potreste già scavare un solco importante sul Milan, e siamo solo all’inizio della stagione. Ci avresti mai creduto?
“È ancora presto, ma vincere questa partita per noi conta moltissimo. Non solo perché è il derby, ma anche perché le nostre rivali stanno correndo. E anche se vincessimo, dopo questo fine settimana non avremmo ancora vinto niente. Detto questo, il derby è una delle partite più importanti dell’anno e per noi vincerlo è fondamentale. Speriamo di giocare bene e di portare a casa i tre punti”.


Si può dire che il risultato dipenderà soprattutto da voi?
“Credo di sì. Se ripenso alle ultime due partite, abbiamo giocato bene ma ci è mancata concretezza. Le occasioni le abbiamo create, ma abbiamo anche concesso gol troppo facili. Se giochiamo come sappiamo, dipende tutto da noi”.

Veniamo al Milan: cosa temi di più? Qual è la sua arma più pericolosa?
“Le ripartenze. I loro giocatori stanno attraversando un buon momento, e per noi è fondamentale non perdere palloni banali, perché quando siamo sbilanciati sono le transizioni a farci male. A quel punto tutta la squadra deve correre all’indietro per difendere la porta, e per loro diventa tutto più facile, mentre per noi diventa più difficile riprendere il pallone e tornare ad attaccare. Quando siamo in possesso, dobbiamo stare attenti a non lasciare a quei giocatori lo spazio per ripartire mentre noi siamo costretti a rincorrere”.
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