Dalle ore 15 di oggi, come ampiamente già riferito, la conferenza di presentazione di Amorin. Ad introdurre il tecnico ci sarà Jerry Cardinale.
In aggiornamento LIVE con tutte le dichiarazioni
Cardinale:"Buon pomeriggio a tutti. Questa è una giornata molto importante. Avete visto quante cose sono cambiate nell'ultimo mese, l'obiettivo era rivedere la nostra organizzazione. Per la prima volta da quando sono proprietario ci saranno molte novità. Il primo punto è stato guardare al meglio sul ruolo dell'allenatore. Quando guardo all'élite del calcio vedo un rapporto incrociato tra allenatore, proprietà e management. Abbiamo fatto sei mesi di meeting concentrati in un mese, ho incontrato persone straordinarie. Vogliamo ricostruire, rivedere rafforzare questi rapporti. Il target è questo: vogliamo riportare il Milan al suo glorioso passato. Noi giochiamo per vincere. Questo deve essere il nostro stile: calcio offensivo, bello da vedere, un calcio eccitante. Vorrei creare questo. Dietro di me c'è tutto un team che sta lavorando a questo obiettivo. Abbiamo un team di grande profondità, è questa la parola giusta. Ho preso le mie migliori persone e le ho portate nella casa del Milan. Ora parola a Ruben".
Amorim
Cosa ha sentito da questo club? L'ha percepito come una squadra, un'azienda o come una famiglia?
"Intanto mi scuso perché non parlerò in italiano, è una questione di rispetto verso la vostra cultura e imparerò il prima possibile. Per me è un onore essere qui, adoro Milanello, sento il calore della città. Milanello è semplicemente eccezionale. È un grande piacere essere qui".
Ricorda un Milan del passato con grande ammirazione? Qual è il suo ricorda da milanista?
"Cardinale ha detto che vogliamo fare un bel calcio, quindi niente pressioni eh… (ride, ndr). Il bel calcio è importante. Ricordo il Milan di Sacchi che rivoluzionò il gioco. Ricordo anche Capello e una squadra incredibile. Il passato del Milan è tutto l'insieme dei giocatori, i Van Basten e i Gullit. Ma quando si fa riferimento al Milan sono anche le persone che l'hanno fatto. Seguo il Milan da quando ero giovane, sono un grande fan anche delle mie squadre portoghesi. Ricordo la finale Milan-Benfica del 1990. Ora che sono qui sento la responsabilità. So che è un campionato dove è difficile vincere, ma noi siamo qui per vincere. Sarà una bella sfida".
"Ramos e Leao? Non voglio parlare di singoli. Certo, sono giocatori forti. Voglio guardare al lavoro di squadra. Noi guardiamo un profilo, facciamo scouting, e chiaramente credo tantissimo in Ramos. L'avete visto con la Croazia, no? In Italia ci sono tante pressioni dei difensori e lui è uno che riesce a far gol nonostante quello. Guardatelo giocare, è uno che si mangia due-tre difensori alla volta. È stato un processo rapido, è quello che voglio cercare di fare qui: dare forza. Leao? È uno dei nostri giocatori con la G maiuscola. Ma sono felice di tutto il team. Lo dico in italiano:
sono un allenatore felice".
"Un messaggio positivo? Certo sì. È difficile. Però attenzione, a parte il dire poi c'è il fare. So benissimo che è una sfida. È sempre più di una frase o una slogan: vuol dire appartenere alla storia di qualcuno che è iconico. È il tipo di sfida che mi piace cogliere. Sono felice. Sarò felice avendo provato, anche quando quel provare non porta a risultati eccellenti. Ora ho fame di successo, credo nel Milan. Bisogna conoscere bene le caratteristiche del calcio italiano. Vediamo tante cose, cerco di confrontarmi spesso e imparare. Quando ho pronunciato quelle frasi ci credevo e ci credo ancora oggi".
"Obiettivo seconda stella? Quando ci si mette in gioco e in discussione poi bisogna vincere il più possibile. Certo che vogliamo vincere la seconda stella. So che sarà dura, ci sono mille variabili. La sfida più grande? È difficile dirlo adesso. L'obiettivo fondamentale ora è di dominare il campionato, il resto lo vedremo".
Cosa l'ha convinta del Milan? E come vuole giocare a livello di modulo? La prima cosa che ho pensato non è stata 'perché è il Milan', sono onesto, ma al primo colloquio mi sono detto 'ok, è scattato qualcosa'. Ecco, il Milan mi ha offerto principi e valori che sposo. Modulo? Bisogna fare più gol, dobbiamo segnare".
Ha chiesto consigli ai suoi connazionali Fonseca e Conceicao? Spera di iniziare con un ambiente diverso da quello che hanno trovato loro? Ho scambiato idee, sì. Li conosco bene, anni fa eravamo rivali, quindi un rapporto c'era. Io però voglio fare le cose come le intendo io. Dopo le prime riunioni ho ricevuto tutte le risposte che volevo e sì, a livello di ambiente, mi sento molto a mio agio".
"Decisioni su Leao? Non vi parlo in modo specifico dei singoli. Sono felice della squadra. Gerry voleva farvi vedere quanto ci sta lavorando, quanto c'è per questa squadra. Vuol dire che c'è anche pressione, certo. Bisogna adeguarsi al mercato: devo valutare la squadra, spiegare i profili, chiarire i dubbi. Poi Bobby ne parla con Halmstadt ed Hendrick ne parla col Club. Dobbiamo scoprire ancora approfonditamente le caratteristiche di ogni giocatore, dobbiamo vedere come reagiscono e soprattutto se vogliono essere qui. C'è da capire questo prima della fine del mercato, ma comunque sono felicissimo della squadra attuale".
Ci può parlare di Modric? Pensa che resterà? Ci ha parlato? Modric è un giocatore che vogliamo assolutamente tenere, ci ho parlato due volte e, se serve, lo rifarò di nuovo. È un punto fondamentale. Magari non giocherà tutte le partite, ma su di lui contiamo. Anche il board ci ha parlato, spero di averlo, anche a breve…".
Un portoghese a Milano ha fatto la storia, è José Mourinho. Avrà un approccio come lui? No, io sono completamente diverso. È chiaro che da lui ho imparato moltissimo, ma da allenatore non puoi copiare nessuno, devi essere te stesso. Ho tantissimo rispetto per Mou, penso di poterlo chiamare amico. Ma non aspettatevi che sia come Mourinho".