Capello:"Terrei Pioi e Ibra". Galli:"Ok Rangnick".

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Capello:"Terrei Pioi e Ibra". Galli:"Ok Rangnick".

Fabio Capello e Giovanni Galli alla GDS in edicola oggi, 9 luglio:

Capello:"Ripartendo da zero si perdono altri anni. Con tutto il rispetto che ho per i miei colleghi e Rangnick ha anche delle idee, credo che gli attuali dirigenti e l’attuale allenatore saprebbero esattamente dove mettere le mani per compiere subito il salto di qualità. Vorrei la conferma di Pioli e Maldini? Sì. Pioli sta facendo un lavoro straordinario, chiamato in un progetto che lo veda al timone momento difficile ha dimostrato di avere grande intelligenza, non solo tecnica e tattica ma anche di gestione. È riuscito a tirare fuori il meglio da tutti quanti, valorizzando il materiale a disposizione. Ha creato un grande spirito di gruppo, ritrovando una compattezza che la squadra sembrava aver perso. E per chi gestisce un qualsiasi gruppo di persone è una dote fondamentale. Paolo è cresciuto con me nella Primavera del Milan, lo conosco da sempre. Ha personalità e sa stare al suo posto: può essere utile in un ruolo definito, un personaggio simile merita rispetto. Un ruolo operativo, non di rappresentanza. Ibra? Sono l’allenatore che l’ha portato in Italia, nel 2004 alla Juventus. Oggi lo vedo super responsabilizzato nel ruolo di leader. Esce dal campo quando c’è da uscire e stimola i compagni anche da fuori, sa essere decisivo anche così. Se davvero il Milan deciderà di puntare in futuro su un gruppo giovane a maggior ragione la presenza di uno come Ibra sarebbe utile. Per lo stesso motivo chiediamoci come mai la Juventus conferma Buffon e Chiellini...".


Giovanni Galli:"Rangnick? Decidere per un taglio netto, ripartendo da zero, ci sta. È un desiderio legittimo. Rangnick ha fatto cose eclatanti e merita rispetto e attenzione. Ha fatto conoscere a livello internazionale due realtà come Salisburgo e Lipsia, prima sconosciute al grande calcio. Alla fine ha portato qualcosa di nuovo, ma prima aveva avuto anche il tempo di sbagliare. Un progetto che lo vede al timone ci sta, ma facendo una premessa necessaria. Il progetto deve distendersi su cinque anni. Altrimenti si cade nel solito errore delle stagioni precedenti quando si parlava di ripartenza e obiettivi ambiziosi, per poi bocciare il lavoro dopo pochi mesi. Se si decide di seguire Rangnick allora il club deve essere chiaro nei confronti dei tifosi, a cui va spiegato il perché si è scelto di seguire un percorso simile, e di non aspettarsi necessariamente risultati immediati. Vanno chiarite le caratteristiche del nuovo corso: investire sui giovani, costituire una struttura piramidale in cui dal vertice fino all’ultimo dei bambini si segue la stessa idea di calcio. Con Sacchi lo fu. Berlusconi disse che Arrigo sarebbe stato l’allenatore del futuro, che più volentieri avrebbe cambiato tutti i giocatori. Per ricostruire un contesto simile servono forza e convinzione, anche perché nel frattempo Pioli sta facendo qualcosa di meraviglioso. E ripeto, pazienza: i primi bilanci si faranno tra tre anni, non prima. Allora si potrà dire se il nuovo progetto è stato vincente o meno".
 

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