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L'Europa è in allerta per la diffusione del virus dell'influenza aviaria ad alta patogenicità, in particolare il ceppo H5N1, che sta colpendo numerosi allevamenti in diversi Paesi, tra cui l'Italia. Il timore principale riguarda il potenziale salto di specie (spillover) dagli uccelli selvatici, principali vettori influenzati dai cambiamenti climatici, agli esseri umani; un'eventuale mutazione che permettesse la trasmissione interumana potrebbe infatti avere un tasso di letalità stimato tra il 30% e il 40%. In Italia, per contrastare l'aumento dei focolai localizzati soprattutto al Nord, è stato predisposto un piano nazionale che prevede, dalla primavera 2026, la vaccinazione preventiva di tacchini e galline, oltre all'immunizzazione delle categorie professionali a rischio come veterinari e allevatori. Nonostante carne e uova restino sicure per il consumo grazie ai rigorosi controlli di biosicurezza, esperti come Massimo Ciccozzi sottolineano l'urgenza di un monitoraggio epidemiologico continuo e di una cooperazione internazionale tra le agenzie europee (Efsa, Ecdc, Ema) per prevenire una nuova pandemia e limitare i danni economici derivanti dagli abbattimenti di massa.