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L'ex rossonero Albertosi a Tuttosport:
«Io Franco l’ho tenuto all’esordio col Verona, era giovanissimo, giocava lì, proprio davanti a me. Lo guidavo da una parte all’altra, era la sua prima gara, ma la verità è che sapeva già come muoversi, cosa fare e cosa non fare, non aveva bisogno dei miei consigli, ha dimostrato poi nel proseguo della sua carriera di essere un grande. Marcava, si smarcava, se schierato libero andava anche in avanti, era una sicurezza nonostante la giovane età. Ha fatto presto a diventare smaliziato come un anziano».
«Fu eccezionale, erano tantissimi anni che il Milan non riusciva a vincere il campionato, ma pur non avendo forse una grandissima squadra, conquistammo un memorabile trionfo. Fu sicuramente anche merito di Baresi, uno che riuscì a capire subito cosa dovesse fare. La sua migliore dote secondo me era l’intelligenza, sapeva prima dove andasse a fi nire la palla, per cui si faceva già trovare lì pronto a chiudere. Anticipava sempre gli avversari».
«Se il Milan vincesse il campionato sarebbe lo scudetto della seconda stella. E sarebbe bellissimo, indubbiamente, dedicarlo a Franco Baresi. Mi auguro che succeda. Il Milan però è già stata una grande società togliendo la maglia numero 6, non facendola indossare più a nessuno, un pensiero che va sottolineato».
«Era molto taciturno, un solitario, come d’altronde devono essere tutti i giovani che si apprestano a giocare in una grande squadra, come allora era il Milan. Se dava del lei a Rivera? Se è stato dichiarato, sarà vero. Io ero lontano in campo, per cui può essere che non lo abbia sentito (ride, ndr). Fuori non ci frequentavamo molto, noi eravamo tutti sposati e uscivamo a cena con le nostre mogli. Lui però, quando usciva, rientrava subito, voleva restare concentrato sul calcio».
«Dimostrò con la Serie B il suo attaccamento totale ai colori rossoneri, per un comportamento che oggi non sarebbe replicato da altri giocatori… Una volta c’era anche un po’ di riconoscenza, quando una squadra ti aveva dato tutto e poi per disgrazia succedeva qualcosa, tu non abbandonavi la barca».
«Sicuramente avrebbe meritato di vincere il Pallone d’oro, lui e Cera (ex giocatore del Cagliari, ndr) sono stati due difensori incredibili. Mi lasci dire che sono orgoglioso di aver giocato insieme per più stagioni con Franco Baresi».
«Io Franco l’ho tenuto all’esordio col Verona, era giovanissimo, giocava lì, proprio davanti a me. Lo guidavo da una parte all’altra, era la sua prima gara, ma la verità è che sapeva già come muoversi, cosa fare e cosa non fare, non aveva bisogno dei miei consigli, ha dimostrato poi nel proseguo della sua carriera di essere un grande. Marcava, si smarcava, se schierato libero andava anche in avanti, era una sicurezza nonostante la giovane età. Ha fatto presto a diventare smaliziato come un anziano».
«Fu eccezionale, erano tantissimi anni che il Milan non riusciva a vincere il campionato, ma pur non avendo forse una grandissima squadra, conquistammo un memorabile trionfo. Fu sicuramente anche merito di Baresi, uno che riuscì a capire subito cosa dovesse fare. La sua migliore dote secondo me era l’intelligenza, sapeva prima dove andasse a fi nire la palla, per cui si faceva già trovare lì pronto a chiudere. Anticipava sempre gli avversari».
«Se il Milan vincesse il campionato sarebbe lo scudetto della seconda stella. E sarebbe bellissimo, indubbiamente, dedicarlo a Franco Baresi. Mi auguro che succeda. Il Milan però è già stata una grande società togliendo la maglia numero 6, non facendola indossare più a nessuno, un pensiero che va sottolineato».
«Era molto taciturno, un solitario, come d’altronde devono essere tutti i giovani che si apprestano a giocare in una grande squadra, come allora era il Milan. Se dava del lei a Rivera? Se è stato dichiarato, sarà vero. Io ero lontano in campo, per cui può essere che non lo abbia sentito (ride, ndr). Fuori non ci frequentavamo molto, noi eravamo tutti sposati e uscivamo a cena con le nostre mogli. Lui però, quando usciva, rientrava subito, voleva restare concentrato sul calcio».
«Dimostrò con la Serie B il suo attaccamento totale ai colori rossoneri, per un comportamento che oggi non sarebbe replicato da altri giocatori… Una volta c’era anche un po’ di riconoscenza, quando una squadra ti aveva dato tutto e poi per disgrazia succedeva qualcosa, tu non abbandonavi la barca».
«Sicuramente avrebbe meritato di vincere il Pallone d’oro, lui e Cera (ex giocatore del Cagliari, ndr) sono stati due difensori incredibili. Mi lasci dire che sono orgoglioso di aver giocato insieme per più stagioni con Franco Baresi».