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Sentenza devastante per la giustizia sportiva.
La Corte di Giustizia europea, per la prima volta, interrompe la netta separazione tra giustizia sportiva e ordinaria in Italia.
Per la Corte si tratta di una violazione degli articoli 19 del Trattato UE e 47 della Carta Fondamentale dei Diritti.
Secondo i giudici, che accolgono il ricorso di Andrea Agnelli, una sentenza definitiva sportiva del CONI può essere giudicata nel merito da parte della giustizia amministrativa.
In sostanza tutti i tesserati potranno far ricorso al TAR del Lazio, non solo per risarcimento danni bensì anche per ribaltare la sentenza sportiva
La squalifica di Agnelli, insieme al dirigente Arrivabene per la sentenza Prisma sulle plusvalenze, non è revocata ma ora è chiaro che il TAR del Lazio tra qualche mese dovrà prenderne atto.
Ora serve correre ai ripari in Italia con una legge, altrimenti verrebbe meno la brevità della giustizia sportiva e ci sarebbero conflitti
La Corte di Giustizia europea, per la prima volta, interrompe la netta separazione tra giustizia sportiva e ordinaria in Italia.
Per la Corte si tratta di una violazione degli articoli 19 del Trattato UE e 47 della Carta Fondamentale dei Diritti.
Secondo i giudici, che accolgono il ricorso di Andrea Agnelli, una sentenza definitiva sportiva del CONI può essere giudicata nel merito da parte della giustizia amministrativa.
In sostanza tutti i tesserati potranno far ricorso al TAR del Lazio, non solo per risarcimento danni bensì anche per ribaltare la sentenza sportiva
La squalifica di Agnelli, insieme al dirigente Arrivabene per la sentenza Prisma sulle plusvalenze, non è revocata ma ora è chiaro che il TAR del Lazio tra qualche mese dovrà prenderne atto.
Ora serve correre ai ripari in Italia con una legge, altrimenti verrebbe meno la brevità della giustizia sportiva e ci sarebbero conflitti