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A tre anni dalla scomparsa di Silvio Berlusconi, il fratello Paolo lo ricorda in un’intervista esclusiva concessa a TeleLombardia ripercorrendo la sua vita. Di seguito le sue dichiarazioni integrali:
Sul ricordo del fratello: "Vive, hai detto bene. Sentiamo tutti la sua mancanza ma anche la sua presenza. Tutti quelli che incontro mi dicono: “Come ci manca suo fratello”, e io dico che lui c’è ancora. Se ne parla ogni giorno in televisione, si legge sui giornali. Ci sono anche giornalisti che hanno fondato la loro carriera sull’antagonismo e addirittura sul vilipendio di Silvio e ancora oggi che lui non c’è più continuano perché solo così hanno una ragione d’essere. Però lui era così buono che perdona tutti”
Sul mancato post di ricordo del Milan: "Ma devo dire che ho sentito la giustificazione che sarà ricordato nella data in cui ha acquisito il Milan e nella data di nascita. Bisogna poi sapere che sono americani e gli americani sono diversi da noi, hanno una sensibilità diversa dalla nostra”
Su cosa avrebbe detto Silvio del Milan attuale: “Non avrebbe “detto”, avrebbe suggerito delle soluzioni. È chiaro che il Milan che è stato preso da Silvio era di Serie B, è inutile rivangare tutti i successi che abbiamo avuto, l’ha preso e l’ha portato in vetta al mondo. Tanto che l’Italia è conosciuta per gli spaghetti e il Milan di Berlusconi. Oggi si sarebbe ovviamente dispiaciuto di vederlo così però lui era sempre molto positivo, avrebbe detto: “È in un situazione in cui non può che migliorare”. Avrebbe avuto dei suggerimenti per riportare il Milan ai livelli di classifica che gli competono. Il Milan è una squadra da Champions, non sicuramente da metà classifica”
Sull'acquisto sentimentale del Milan e gli aneddoti del passato: "Ma io mi ricordo quando Silvio mi ha chiesto di andare a sentire i vari interlocutori che allora avevano il Milan, io sono tornato e gli ho detto che non era una questione di soldi ma era una questione di cuore. Perché mancavano dai bilanci due o tre partite, casualmente Milan-Juve, Milan-Inter e Milan-Napoli. Quindi non sapevamo cosa c’erano dentro quel Milan. Silvio ha messo la mano sul cuore e ha detto: “Si fa”. Come d’altronde ha sempre fatto nella vita, come è successo poi per il Monza e come è successo quando il Pentapartito quando si è sbriciolato con mani pulite e lui ha messo la mano sul cuore ha detto: “ci devo pensare io”."
Sul possibile ritorno di Galliani e la scelta del tecnico: “Ma io sono ottimista, spero sempre che rischi di tornare al Milan. Mai dire mai. È chiaro poi che la gestione è nelle mani dei nuovi proprietari. Io credo che però un Galliani ancora oggi, con la sua esperienza, sarebbe il toccasana per il Milan, come poi lo sarebbe un allenatore italiano. Poi noi nulla più centriamo… Viviamo da tifosi, io sono tifoso da quando avevo 5 anni. Quando mi chiedono cosa penso io dico che l’allenatore giusto ce lo abbiamo, è Palladino. Lo abbiamo provato al Monza, è bravo bravo bravo, conosce il campionato italiano. Poi magari con il nuovo straniero si vince subito la Coppa dei Campioni l’anno prossimo, auguriamocelo. Io avrei fatto scelte diverse”
Su Gerry Cardinale: "Io non lo conosco, lo conosce molto bene Adriano Galliani e me ne parla molto bene. Quindi non ho giudizi da dare se non relata refero per quello che mi dice Adriano. È una persona in gamba che si è fatta da sé e uno che ha raggiunto quei risultati, como diciamo noi a Milano, è minga un pirla”
Su Paolo Maldini: "No, non rappresenta qualcosa di unico perché c’è anche un Franco Baresi, un Kakà, un Massaro, c’è Sheva. Sicuramente Paolo è il figlioccio naturale che ha rappresentato la continuità delle generazioni: prima il papà, poi lui e adesso il figlio. In questo senso sì che è unico. Poi c’è un lato affettivo che tutti coloro che hanno avuto la fortuna e l’ambizione di giocare nel Milan riconoscono: il Milan non era una società, era una famiglia. Tutti sanno che entrare nel Milan era dimenticarsi di quelli che erano i problemi quotidiani, perché anche lì, ghe pensa el Milan”
Su Rafael Leão e la vicinanza di Silvio: "Beh, sicuramente Silvio era così bravo… Adesso mi viene un aggettivo che non ho mai usato per lui, ma mi è venuto in mente la scorsa notte che pensavo a lui: Silvio tu sei stato immenso. Perme lui è stato immenso perché dovunque si è trovato è riuscito a raggiungere risultati che nessun altro avrebbe raggiunto. Leao probabilmente, anzi sicuramente, avrebbe avuto giovamento dal conforto, dai suggerimenti e dalla fratellanza di Silvio. Comunque mai dire mai, io credo nell’aldilà e nelle capacità immense di Silvio che possa anche dall’alto dargli dei giusti consigli. Non è detto che l’avventura rossonera di Leao sia terminata”
Sulla bellezza nel gioco e su Luka Modrić: “È un vizio di famiglia (sorride). Modric sarebbe stato la continuazione ideale, perché Silvio non voleva vincere, voleva convincere con il bel gioco. E quando hai un bel gioco, vinci. Ahimè, oggi il calcio è molto noioso. Adesso mi sto ricredendo un attimo vedendo le partite dei Mondiali dove c’è una verticalizzazione perché la noia del calcio italiano sono i passaggi all’indietro dove tieni la palla per due minuti senza avanzare e sorpassare la linea di centrocampo, è veramente deprimente. Io poi dico una cosa, il passaggio anche quando lo fai orizzontale non farlo sui piedi o indietro, fallo 5 metri avanti. Sono cose così basilari…”
Sul teorema del lancio lungo del portiere: “Beh appena l’ha detto il portiere Maignan l’ha fatto e Leao ha segnato. Non è detto che Silvio indovini sempre tutte le sue profezie, però se non hai un centrocampo e una difesa di gente con i piedi buoni alla Modric, una soluzione può essere quella. Quante partite abbiamo visto essere perse per un errore in difesa? Quindi un lancio lungo è sempre meglio. Poi se hai dei buoni centravanti come era Giroud lo puoi fare molto meglio”
Sui dirigenti e allenatori ideali: “Al di ladei i nostri, come Adriano, Braida e Ramaccioni, non potrei inventarmi altri nomi se non Beppe Marotta. Sicuramente gli avrei fatto un bel lavaggio di testa sul fatto della fede e poi sarebbe stato sicuramente da Milan. Tra gli allenatori, al di là di quelli che sono passati e hanno fatto la storia del Milan, che quindi lo hanno reso grande come Ancelotti, Sacchi e Capello, abbiamo provato anche con Inzaghi e Seedorf che con alterne fortune. Oggi un Gilardino potrebbe dare soddisfazioni, ma io ritorno sempre su Palladino. Sarebbe il mio allenatore ideale”
Su Zlatan Ibrahimović dirigente: “Non posso dirti il mio pensiero su Ibra nel ruolo attuale perché non lo conosco. Per sentito dire so che il rapporto con lui non è stato dei più facili, con l’ambiente e con i giocatori. Per cui a me piace ricordarlo come giocatore che ha fatto vincere il Milan, come ahimè ha fatto vincere altre squadre come Inter e Juventus. Quindi forse qualche pecca da farsi perdonare ce l’ha (sorride, ndr)”
Sui ricordi del passato e l'orgoglio milanista: “Sì, io dico sempre che si vive di presente e di futuro, ma il passato ha la sua importanza. Ai tifosi milanisti che, soprattutto in questo periodo non sono allegrissimi, dico: “Ma vi piacerebbe essere un tifoso juventino o interista?”. L’Inter ha vinto il triplete e adesso è forte, la Juventus ha vinto 9 campionati di fila. Ma il nostro passato se lo sognano tutti. 30 anni con 29 trofei, le nostre 5 Coppe dei Campioni… Questi se le sognano. Ai tifosi milanisti quindi dico: “Ricordatevi il passato, il futuro è fatto con le fondamenta del passato”. E poi fortunatamente c’è YouTube, io quando sono depresso metto su una delle finali e devo dire che provo orgasmi. Si può dire orgasmi? Sono orgasmi”
Sulla cessione al consorzio cinese: “Ogni ciclo ha un inizio e una fine. Noi abbiamo capito che era arrivato il momento di lasciare. Abbiamo cercato di lasciare il Milan in mani solide, poi diciamo che la storia è quella che conosciamo. Però devo dire che da quel passaggio intermedio si è arrivati poi a un’altra proprietà che ha portato comunque ancora dei trofei. Oggi come oggi è in mani solide. So che la proprietà americana ha ambizioni, non è lì per caso passare la giornata. Quindi sono fiducioso. Comunque dico e ridico agli amici tifosi milanisti: “Godetevi il passato e sappiate che il Milan è stato lasciato perché era giusto così”"
Sull'avventura al Monza e l'aneddoto dello stadio: “Beh innanzitutto, Silvio, quando facevamo le riunioni del lunedì, dove si parlava delle aziende e della famiglia, iniziava sempre con una domanda: “Adriano parlami del Milan”. Anche quando il Milan non c’era più. Quindi era evidente la lacuna e la mancanza di Silvio di non appartenere più a questo mondo. Perciò, quando ci è venuto in mente il Monza è stata una scelta naturale. È bastato che Adriano gli dicesse: “Cosa ne dici se pigliassimo il Monza?”. Il pomeriggio stesso ha fatto la telefonata all’allora proprietario Nicola Colombo. Il Monza è stata la sua ultima grande avventura e Adriano dice che è stato più difficile portare il Monza in Serie A che far vincere la prima Coppa dei Campioni al Milan. È stata un’avventura bellissima, con dei giocatori fantastici nel loro ruolo. Ricordiamoci che abbiamo preso il Monza in C e abbiamo fatto tre squadre diverse, cambiate tre volte. Perché sono sport diversi, come dice il mio mentore assoluto nel calcio Adriano. Arrivati in Serie A con quella fantastica cavalcata che è culminata con il Pisa, quest’anno – e devo confessare che io non ho mai visto le partite nello stadio perché soffrivo troppo per il Monza – ci siamo tornati e l’ultima sono andato a vederla allo stadio. 2-0 si parte tranquilli al trionfo, poi pigliamo un gol e poi ne pigliamo due… Sono l’andato a vederla negli Sky Box e dopo il secondo gol sono scappato vigliaccamente. Non avevo il cuore. Ho detto: “Paolo hai 4 figli, 7 nipoti, una giovane compagna, chi te lo fa fare di lasciare qua tutto per il Catanzaro e per il Monza?”. E sono scappato. Comunque bello bello bello, mi dispiace per Bianco e sono curioso di vedere il nuovo allenatore. Io ho sempre il consiglio Palladino”
Sul futuro del club e il testamento spirituale di Silvio: “Sì, un grande Milan è esistito prima e può esistere dopo, e questo è l’augurio. Abbiamo detto che Silvio c’è e se c’è ed è immenso, se poi parla con il padre eterno e gli dice di guardare giù io sono convinto che riusciremo a rifare il grande Milan e riandare in Champions, magari vincendone ancora qualcuna. Bisogna essere ottimisti. Silvio chi ha insegnato una cosa: chi ci crede combatte, chi ci crede supera tutti gli ostacoli, chi ci crede vince. Questo è il suo messaggio, il suo testamento. Come ha lasciato il suo testamento a Forza Italia con quelle quattro meravigliose pagine negli ultimi giorni di vita, così ha lasciato un testamento bello per il Monza e per il Milan”
Sul ricordo del fratello: "Vive, hai detto bene. Sentiamo tutti la sua mancanza ma anche la sua presenza. Tutti quelli che incontro mi dicono: “Come ci manca suo fratello”, e io dico che lui c’è ancora. Se ne parla ogni giorno in televisione, si legge sui giornali. Ci sono anche giornalisti che hanno fondato la loro carriera sull’antagonismo e addirittura sul vilipendio di Silvio e ancora oggi che lui non c’è più continuano perché solo così hanno una ragione d’essere. Però lui era così buono che perdona tutti”
Sul mancato post di ricordo del Milan: "Ma devo dire che ho sentito la giustificazione che sarà ricordato nella data in cui ha acquisito il Milan e nella data di nascita. Bisogna poi sapere che sono americani e gli americani sono diversi da noi, hanno una sensibilità diversa dalla nostra”
Su cosa avrebbe detto Silvio del Milan attuale: “Non avrebbe “detto”, avrebbe suggerito delle soluzioni. È chiaro che il Milan che è stato preso da Silvio era di Serie B, è inutile rivangare tutti i successi che abbiamo avuto, l’ha preso e l’ha portato in vetta al mondo. Tanto che l’Italia è conosciuta per gli spaghetti e il Milan di Berlusconi. Oggi si sarebbe ovviamente dispiaciuto di vederlo così però lui era sempre molto positivo, avrebbe detto: “È in un situazione in cui non può che migliorare”. Avrebbe avuto dei suggerimenti per riportare il Milan ai livelli di classifica che gli competono. Il Milan è una squadra da Champions, non sicuramente da metà classifica”
Sull'acquisto sentimentale del Milan e gli aneddoti del passato: "Ma io mi ricordo quando Silvio mi ha chiesto di andare a sentire i vari interlocutori che allora avevano il Milan, io sono tornato e gli ho detto che non era una questione di soldi ma era una questione di cuore. Perché mancavano dai bilanci due o tre partite, casualmente Milan-Juve, Milan-Inter e Milan-Napoli. Quindi non sapevamo cosa c’erano dentro quel Milan. Silvio ha messo la mano sul cuore e ha detto: “Si fa”. Come d’altronde ha sempre fatto nella vita, come è successo poi per il Monza e come è successo quando il Pentapartito quando si è sbriciolato con mani pulite e lui ha messo la mano sul cuore ha detto: “ci devo pensare io”."
Sul possibile ritorno di Galliani e la scelta del tecnico: “Ma io sono ottimista, spero sempre che rischi di tornare al Milan. Mai dire mai. È chiaro poi che la gestione è nelle mani dei nuovi proprietari. Io credo che però un Galliani ancora oggi, con la sua esperienza, sarebbe il toccasana per il Milan, come poi lo sarebbe un allenatore italiano. Poi noi nulla più centriamo… Viviamo da tifosi, io sono tifoso da quando avevo 5 anni. Quando mi chiedono cosa penso io dico che l’allenatore giusto ce lo abbiamo, è Palladino. Lo abbiamo provato al Monza, è bravo bravo bravo, conosce il campionato italiano. Poi magari con il nuovo straniero si vince subito la Coppa dei Campioni l’anno prossimo, auguriamocelo. Io avrei fatto scelte diverse”
Su Gerry Cardinale: "Io non lo conosco, lo conosce molto bene Adriano Galliani e me ne parla molto bene. Quindi non ho giudizi da dare se non relata refero per quello che mi dice Adriano. È una persona in gamba che si è fatta da sé e uno che ha raggiunto quei risultati, como diciamo noi a Milano, è minga un pirla”
Su Paolo Maldini: "No, non rappresenta qualcosa di unico perché c’è anche un Franco Baresi, un Kakà, un Massaro, c’è Sheva. Sicuramente Paolo è il figlioccio naturale che ha rappresentato la continuità delle generazioni: prima il papà, poi lui e adesso il figlio. In questo senso sì che è unico. Poi c’è un lato affettivo che tutti coloro che hanno avuto la fortuna e l’ambizione di giocare nel Milan riconoscono: il Milan non era una società, era una famiglia. Tutti sanno che entrare nel Milan era dimenticarsi di quelli che erano i problemi quotidiani, perché anche lì, ghe pensa el Milan”
Su Rafael Leão e la vicinanza di Silvio: "Beh, sicuramente Silvio era così bravo… Adesso mi viene un aggettivo che non ho mai usato per lui, ma mi è venuto in mente la scorsa notte che pensavo a lui: Silvio tu sei stato immenso. Perme lui è stato immenso perché dovunque si è trovato è riuscito a raggiungere risultati che nessun altro avrebbe raggiunto. Leao probabilmente, anzi sicuramente, avrebbe avuto giovamento dal conforto, dai suggerimenti e dalla fratellanza di Silvio. Comunque mai dire mai, io credo nell’aldilà e nelle capacità immense di Silvio che possa anche dall’alto dargli dei giusti consigli. Non è detto che l’avventura rossonera di Leao sia terminata”
Sulla bellezza nel gioco e su Luka Modrić: “È un vizio di famiglia (sorride). Modric sarebbe stato la continuazione ideale, perché Silvio non voleva vincere, voleva convincere con il bel gioco. E quando hai un bel gioco, vinci. Ahimè, oggi il calcio è molto noioso. Adesso mi sto ricredendo un attimo vedendo le partite dei Mondiali dove c’è una verticalizzazione perché la noia del calcio italiano sono i passaggi all’indietro dove tieni la palla per due minuti senza avanzare e sorpassare la linea di centrocampo, è veramente deprimente. Io poi dico una cosa, il passaggio anche quando lo fai orizzontale non farlo sui piedi o indietro, fallo 5 metri avanti. Sono cose così basilari…”
Sul teorema del lancio lungo del portiere: “Beh appena l’ha detto il portiere Maignan l’ha fatto e Leao ha segnato. Non è detto che Silvio indovini sempre tutte le sue profezie, però se non hai un centrocampo e una difesa di gente con i piedi buoni alla Modric, una soluzione può essere quella. Quante partite abbiamo visto essere perse per un errore in difesa? Quindi un lancio lungo è sempre meglio. Poi se hai dei buoni centravanti come era Giroud lo puoi fare molto meglio”
Sui dirigenti e allenatori ideali: “Al di ladei i nostri, come Adriano, Braida e Ramaccioni, non potrei inventarmi altri nomi se non Beppe Marotta. Sicuramente gli avrei fatto un bel lavaggio di testa sul fatto della fede e poi sarebbe stato sicuramente da Milan. Tra gli allenatori, al di là di quelli che sono passati e hanno fatto la storia del Milan, che quindi lo hanno reso grande come Ancelotti, Sacchi e Capello, abbiamo provato anche con Inzaghi e Seedorf che con alterne fortune. Oggi un Gilardino potrebbe dare soddisfazioni, ma io ritorno sempre su Palladino. Sarebbe il mio allenatore ideale”
Su Zlatan Ibrahimović dirigente: “Non posso dirti il mio pensiero su Ibra nel ruolo attuale perché non lo conosco. Per sentito dire so che il rapporto con lui non è stato dei più facili, con l’ambiente e con i giocatori. Per cui a me piace ricordarlo come giocatore che ha fatto vincere il Milan, come ahimè ha fatto vincere altre squadre come Inter e Juventus. Quindi forse qualche pecca da farsi perdonare ce l’ha (sorride, ndr)”
Sui ricordi del passato e l'orgoglio milanista: “Sì, io dico sempre che si vive di presente e di futuro, ma il passato ha la sua importanza. Ai tifosi milanisti che, soprattutto in questo periodo non sono allegrissimi, dico: “Ma vi piacerebbe essere un tifoso juventino o interista?”. L’Inter ha vinto il triplete e adesso è forte, la Juventus ha vinto 9 campionati di fila. Ma il nostro passato se lo sognano tutti. 30 anni con 29 trofei, le nostre 5 Coppe dei Campioni… Questi se le sognano. Ai tifosi milanisti quindi dico: “Ricordatevi il passato, il futuro è fatto con le fondamenta del passato”. E poi fortunatamente c’è YouTube, io quando sono depresso metto su una delle finali e devo dire che provo orgasmi. Si può dire orgasmi? Sono orgasmi”
Sulla cessione al consorzio cinese: “Ogni ciclo ha un inizio e una fine. Noi abbiamo capito che era arrivato il momento di lasciare. Abbiamo cercato di lasciare il Milan in mani solide, poi diciamo che la storia è quella che conosciamo. Però devo dire che da quel passaggio intermedio si è arrivati poi a un’altra proprietà che ha portato comunque ancora dei trofei. Oggi come oggi è in mani solide. So che la proprietà americana ha ambizioni, non è lì per caso passare la giornata. Quindi sono fiducioso. Comunque dico e ridico agli amici tifosi milanisti: “Godetevi il passato e sappiate che il Milan è stato lasciato perché era giusto così”"
Sull'avventura al Monza e l'aneddoto dello stadio: “Beh innanzitutto, Silvio, quando facevamo le riunioni del lunedì, dove si parlava delle aziende e della famiglia, iniziava sempre con una domanda: “Adriano parlami del Milan”. Anche quando il Milan non c’era più. Quindi era evidente la lacuna e la mancanza di Silvio di non appartenere più a questo mondo. Perciò, quando ci è venuto in mente il Monza è stata una scelta naturale. È bastato che Adriano gli dicesse: “Cosa ne dici se pigliassimo il Monza?”. Il pomeriggio stesso ha fatto la telefonata all’allora proprietario Nicola Colombo. Il Monza è stata la sua ultima grande avventura e Adriano dice che è stato più difficile portare il Monza in Serie A che far vincere la prima Coppa dei Campioni al Milan. È stata un’avventura bellissima, con dei giocatori fantastici nel loro ruolo. Ricordiamoci che abbiamo preso il Monza in C e abbiamo fatto tre squadre diverse, cambiate tre volte. Perché sono sport diversi, come dice il mio mentore assoluto nel calcio Adriano. Arrivati in Serie A con quella fantastica cavalcata che è culminata con il Pisa, quest’anno – e devo confessare che io non ho mai visto le partite nello stadio perché soffrivo troppo per il Monza – ci siamo tornati e l’ultima sono andato a vederla allo stadio. 2-0 si parte tranquilli al trionfo, poi pigliamo un gol e poi ne pigliamo due… Sono l’andato a vederla negli Sky Box e dopo il secondo gol sono scappato vigliaccamente. Non avevo il cuore. Ho detto: “Paolo hai 4 figli, 7 nipoti, una giovane compagna, chi te lo fa fare di lasciare qua tutto per il Catanzaro e per il Monza?”. E sono scappato. Comunque bello bello bello, mi dispiace per Bianco e sono curioso di vedere il nuovo allenatore. Io ho sempre il consiglio Palladino”
Sul futuro del club e il testamento spirituale di Silvio: “Sì, un grande Milan è esistito prima e può esistere dopo, e questo è l’augurio. Abbiamo detto che Silvio c’è e se c’è ed è immenso, se poi parla con il padre eterno e gli dice di guardare giù io sono convinto che riusciremo a rifare il grande Milan e riandare in Champions, magari vincendone ancora qualcuna. Bisogna essere ottimisti. Silvio chi ha insegnato una cosa: chi ci crede combatte, chi ci crede supera tutti gli ostacoli, chi ci crede vince. Questo è il suo messaggio, il suo testamento. Come ha lasciato il suo testamento a Forza Italia con quelle quattro meravigliose pagine negli ultimi giorni di vita, così ha lasciato un testamento bello per il Monza e per il Milan”