Mirante:"Fonseca? Ambizioso. Leao? Cosa manca... Pioli e Ibra..."".

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L'ex portiere del Milan, Antonio Mirante, a Radio Serie A:

Il solito Mirante, a MTV:"Il ruolo del terzo portiere? Diciamo che nell’immaginario calcistico chi fa il terzo portiere come me è ovviamente a fine carriera. Io ho avuto la fortuna di arrivare in un grande club, al primo anno poi abbiamo vinto anche lo scudetto quindi che sto chiudendo la carriera in modo fantastico. Penso che tutti al mio posto sarebbero contenti di chiuderla così, soprattutto chi fa il mio ruolo, che è molto più longevo. A luglio avrò 41 anni, poi vedremo… Non sto dicendo che smetto, ma poi vediamo. Comunque sia è un simil finale molto bello e inaspettato, anche .È un ruolo di gerarchie, ma al contrario di quello che era nel passato e al contrario di quello che si pensa… Sai, il terzo portiere è visto come quello che fa gruppo, che porta un po’ di risate e che fa da collante, che sa gestire alcuni momenti… Ma l’unico modo per alzare il livello è spingere. Se io a 40 anni mi alleno forte e bene tutti gli altri sono quasi obbligati a spingere ed allenarsi forte. Questa è la prima cosa. Poi è fuori discussione che per ruolo ed esperienza io debba fare qualcosina in più in alcuni momenti. Ed è anche giusto dia la mia spalla ai miei colleghi, le ho passate prima di loro. Anche se il calcio è cambiato i momenti di una stagione sono quasi simili rispetto al passato. È ovvio che io devo essere un grande professionista, dopo di che devo essere a disposizione dei miei colleghi. Per quanto riguarda la parte del mini gruppo dei portieri è vero, deve essere obbligatoriamente questo perché questa mini squadra deve pensare insieme di portare dei punti al Milan. Perché comunque è un ruolo fondamentale: ci vuole grande senso di responsabilità e se lo affronti con consapevolezza nei tuoi mezzi, e con personalità devi sapere che devi portare dei punti. Più alto è il livello della squadra e più alto deve essere il livello di questa mini famiglia”.

"Il mio portiere preferito? Alcuni neanche me li ricordo, ho girato talmente tante squadre… Nella maggior parte delle squadre in cui ho giocato il terzo portiere era comunque un giocatore giovane della Primavera che si aggregava alla Prima Squadra. Io sicuramente sono il più forte con cui… (ride, ndr)”.

"Maignan? Mike è un pugile, ha la concentrazione di un pugile e ha il fisico di non so che animale… È forte, veloce, elastico. La parata che ha fatto a Verona dove finisce così con le gambe larghissime, io a guardarlo mi sono fatto male mentre lui si è alzato e ha detto che non forse aveva qualcosa, ma non aveva niente. È un atleta incredibile abbinato a delle qualità mentali assurde, un portiere di assoluto livello che ad oggi metto nei primi 3 del mondo. Nonostante il nostro ruolo sia un ruolo di reazione, dove comunque tu devi reagire a tante cose, lui sa che deve agire in un certo modo per prepararsi a reagire in un certo modo. È una persona molto equilibrata, di grande personalità ma anche molto sensibile sia nel nostro gruppo che con gli altri ragazzi. Sa stare bene in gruppo”.

"Sportiello? Lo conoscevo come portiere, mi ha sorpreso per la simpatia, è un pazzo totale. Pazzo nel senso buono. Mi ha sorpreso come è entrato nella partita di Champions all’85esimo… uno pensa che il secondo portiere deve fare quello, essere pronto appena si fa male il primo. C’è un abisso tra il dire e il fare, e devo essere sincero: è una cosa che gli invidio. E non perché se un domani magari dovessi entrare all’improvviso forse farei male, ma proprio per questa capacità che lui ha avuto. Questo è sintomo di grande allenamento, di grandi certezze”.

Com’è nata la cosa che durante il riscaldamento pre partita entra dopo il primo portiere? Chi non gioca entra per primo. Infatti Tony Roberts si è preso molto bestemmie per questa cosa. Quando abbiamo giocato contro il Verona giocava Sportiello perché Mike era infortunato. Bellissima giornata, ad un certo punto viene a piovere, io e Lapo Nava eravamo già fuori per il riscaldamento e ad un certo punto sento un “toc” sulla testa. Due minuti, grandine a raffica. Guardo Tony Roberts per dirgli di andare dentro. Lui urla: “Noooo! Fucking mentality”. Io gli faccio segno di andare dentro e basta (ride, ndr). Però è più un credo che lui ha portato, all’inizio ero un po’ restio. Ma è giusto che sia così, anche il secondo e terzo portiere hanno modo di riscaldarsi in questo modo”.

"Lo scudetto? Una cosa che mi ricordo bene è che una volta eravamo in palestra e mancavano penso 10 partite alla fine, eravamo ancora dietro. Florenzi, che aveva appena vinto l’Europeo, mi dice “Sai che sento la stessa magia, un qualcosa di simile all’estate scorsa?”. Io mi sono girato e gli ho detto “Ma senti bene? Perché siamo dietro…”. E lui mi fa: “Sì, guarda bene e poi mi dici”. Dopo 2 o 3 partite gli ho detto “Io quella dell’estate scorsa non l’ho percepita perché non c’ero, ma sai che forse hai ragione?”. Quindi quando c’è qualcosa c’è qualcosa…”.

"Bologna Inter? Ci buttavo un occhio ogni tanto… Sai quando sai che tutti hanno la convinzione di non saper portare sfiga… Appena la guardi quelli che tu gufi fanno gol, quindi meglio non guardare".

"Futuro? Non vorrei arrivare fino all’età di Buffon giocando ancora, però mi sento bene e quindi quelle seguenti saranno settimane di riflessioni. Ad oggi vorrei continuare ancora, mi sento bene e questa stagione ho avuto anche la possibilità di giocare qualche partita. Il futuro dipende un po’ dal percorso che ognuno ha fatto, da come ci si sente, da dove si gioca e da come si è affrontato l’ultimo anno calcistico, senza dimenticare l’importanza della motivazione che ti spinge ad andare avanti. Gli infortuni sicuramente incidono sulla carriera di un giocatore e per me pensare adesso di andare all’estero è quasi impossibile”.


"Sono arrivato al Milan da svincolato dopo l’esperienza a Roma ed era un Milan diverso, nonostante fosse già rinato da un anno, un Milan con un’energia diversa. Ad oggi c’è un Milan evoluto e ambizioso che grazie all’allenatore ha migliorato molti giocatori: le ambizioni sono cambiate. Il Milan oggi non è più la squadra di cinque anni fa. Le aspettative sono alte”.

"Pioli l’avevo affrontato qualche volta da avversario nelle squadre in cui giocavo, ma non lo conoscevo personalmente. Ha portato energia e la giusta mentalità per cercare la vittoria, ci ha insegnato il modo giusto per giocare le partite e come allenare la squadra. Questo è stato determinante per molti di noi che hanno svoltato. Questo vale per molti singoli, ma soprattutto per la squadra. L’anno dello scudetto è stato quello che ha fatto svoltare giocatori, club e tifosi. Quell'anno è stato determinante per tutti: per noi e per lui. In quell’anno siamo stati la squadra che ha avuto il cammino più in crescita; abbiamo vinto uno scudetto in una stagione dove non partivamo favoriti”.


"La stagione? Le partite con la Roma in Europa League sono state deludenti rispetto a quanto ci aspettavamo. È stata una delusione per tutti. Ci sono partite che incidono sulla valutazione di un allenatore, ma questo purtroppo capita spesso nel nostro calcio. Le partite vinte con il Paris Saint Germain, la vittoria sull’Atletico il mio primo anno a Madrid sono partite che dimostrano il lavoro fatto da Pioli negli anni”.

"Fonseca? E' un allenatore a cui piace giocare a calcio, è un allenatore offensivo e ha un buon approccio con i ragazzi. Io l’ho avuto per due anni a Roma, con tutte le problematiche legate a quel periodo in quella piazza e secondo me nonostante tutto ha fatto bene. È un allenatore preparato che va dritto per la sua strada; è pragmatico e ambizioso. Il Milan è un Club che punta a vincere, gli obiettivi sono importanti e quindi Fonseca (o chi subentrerà), avrà grosse responsabilità ereditate da Pioli. Noi siamo meno informati di voi e non è facile, però penso che sia stata una scelta ponderata. Il Milan è un Club che ti rimane dentro per il fascino, la storia e l’ambiente lavorativo. Milanello e San Siro in questi ultimi anni sono stati degli ambienti fondamentali dove poter crescere e migliorare”.


"Ibra? Ci sono calciatori come lui che hanno un carisma e un'aura che lo precedono. È un ragazzo super intelligente e che capisce di calcio. Si è approcciato a noi con grande umiltà e responsabilità, fino a poco tempo fa giocava con noi. Io ho la sensazione che sia molto competente anche se io non conosco le dinamiche dirigenziali”.

"I portieri più forti? Maignan e Donnarumma sono portieri molto forti, diversi, ma con grande talento. Gigio ha fatto la fortuna dell’Italia e sicuramente la farà ancora. Mike è un professionista incredibile, un portiere totale che nei prossimi anni è destinato a migliorare ancora; il suo carisma si percepisce solo guardandolo. Nello spogliatoio sai che c’è, trasmette certezza e questa qualità è indispensabile per il suo ruolo”.


Leao? A Leao manca un po’ di fame e di continuità, serve che non si accontenti quando fa partite incredibili come con il Paris Saint Germain; questa penso sia l’unica cosa che gli manca, per il resto è un giocatore incredibile”.


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L'ex portiere del Milan, Antonio Mirante, a Radio Serie A:

"Futuro? Non vorrei arrivare fino all’età di Buffon giocando ancora, però mi sento bene e quindi quelle seguenti saranno settimane di riflessioni. Ad oggi vorrei continuare ancora, mi sento bene e questa stagione ho avuto anche la possibilità di giocare qualche partita. Il futuro dipende un po’ dal percorso che ognuno ha fatto, da come ci si sente, da dove si gioca e da come si è affrontato l’ultimo anno calcistico, senza dimenticare l’importanza della motivazione che ti spinge ad andare avanti. Gli infortuni sicuramente incidono sulla carriera di un giocatore e per me pensare adesso di andare all’estero è quasi impossibile”.


"Sono arrivato al Milan da svincolato dopo l’esperienza a Roma ed era un Milan diverso, nonostante fosse già rinato da un anno, un Milan con un’energia diversa. Ad oggi c’è un Milan evoluto e ambizioso che grazie all’allenatore ha migliorato molti giocatori: le ambizioni sono cambiate. Il Milan oggi non è più la squadra di cinque anni fa. Le aspettative sono alte”.

"Pioli l’avevo affrontato qualche volta da avversario nelle squadre in cui giocavo, ma non lo conoscevo personalmente. Ha portato energia e la giusta mentalità per cercare la vittoria, ci ha insegnato il modo giusto per giocare le partite e come allenare la squadra. Questo è stato determinante per molti di noi che hanno svoltato. Questo vale per molti singoli, ma soprattutto per la squadra. L’anno dello scudetto è stato quello che ha fatto svoltare giocatori, club e tifosi. Quell'anno è stato determinante per tutti: per noi e per lui. In quell’anno siamo stati la squadra che ha avuto il cammino più in crescita; abbiamo vinto uno scudetto in una stagione dove non partivamo favoriti”.


"La stagione? Le partite con la Roma in Europa League sono state deludenti rispetto a quanto ci aspettavamo. È stata una delusione per tutti. Ci sono partite che incidono sulla valutazione di un allenatore, ma questo purtroppo capita spesso nel nostro calcio. Le partite vinte con il Paris Saint Germain, la vittoria sull’Atletico il mio primo anno a Madrid sono partite che dimostrano il lavoro fatto da Pioli negli anni”.

"Fonseca? E' un allenatore a cui piace giocare a calcio, è un allenatore offensivo e ha un buon approccio con i ragazzi. Io l’ho avuto per due anni a Roma, con tutte le problematiche legate a quel periodo in quella piazza e secondo me nonostante tutto ha fatto bene. È un allenatore preparato che va dritto per la sua strada; è pragmatico e ambizioso. Il Milan è un Club che punta a vincere, gli obiettivi sono importanti e quindi Fonseca (o chi subentrerà), avrà grosse responsabilità ereditate da Pioli. Noi siamo meno informati di voi e non è facile, però penso che sia stata una scelta ponderata. Il Milan è un Club che ti rimane dentro per il fascino, la storia e l’ambiente lavorativo. Milanello e San Siro in questi ultimi anni sono stati degli ambienti fondamentali dove poter crescere e migliorare”.


"Ibra? Ci sono calciatori come lui che hanno un carisma e un'aura che lo precedono. È un ragazzo super intelligente e che capisce di calcio. Si è approcciato a noi con grande umiltà e responsabilità, fino a poco tempo fa giocava con noi. Io ho la sensazione che sia molto competente anche se io non conosco le dinamiche dirigenziali”.

"I portieri più forti? Maignan e Donnarumma sono portieri molto forti, diversi, ma con grande talento. Gigio ha fatto la fortuna dell’Italia e sicuramente la farà ancora. Mike è un professionista incredibile, un portiere totale che nei prossimi anni è destinato a migliorare ancora; il suo carisma si percepisce solo guardandolo. Nello spogliatoio sai che c’è, trasmette certezza e questa qualità è indispensabile per il suo ruolo”.


Leao? A Leao manca un po’ di fame e di continuità, serve che non si accontenti quando fa partite incredibili come con il Paris Saint Germain; questa penso sia l’unica cosa che gli manca, per il resto è un giocatore incredibile”.
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gabri65

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"Sono arrivato al Milan da svincolato dopo l’esperienza a Roma ed era un Milan diverso, nonostante fosse già rinato da un anno, un Milan con un’energia diversa. Ad oggi c’è un Milan evoluto e ambizioso che grazie all’allenatore ha migliorato molti giocatori: le ambizioni sono cambiate. Il Milan oggi non è più la squadra di cinque anni fa. Le aspettative sono alte”.

Quali ambizioni.

Il Milan è una vecchia putt4na che si crede una giovinciella strafiga. E tutti che le ridono dietro.
 

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Il solito Mirante, a MTV:"Il ruolo del terzo portiere? Diciamo che nell’immaginario calcistico chi fa il terzo portiere come me è ovviamente a fine carriera. Io ho avuto la fortuna di arrivare in un grande club, al primo anno poi abbiamo vinto anche lo scudetto quindi che sto chiudendo la carriera in modo fantastico. Penso che tutti al mio posto sarebbero contenti di chiuderla così, soprattutto chi fa il mio ruolo, che è molto più longevo. A luglio avrò 41 anni, poi vedremo… Non sto dicendo che smetto, ma poi vediamo. Comunque sia è un simil finale molto bello e inaspettato, anche .È un ruolo di gerarchie, ma al contrario di quello che era nel passato e al contrario di quello che si pensa… Sai, il terzo portiere è visto come quello che fa gruppo, che porta un po’ di risate e che fa da collante, che sa gestire alcuni momenti… Ma l’unico modo per alzare il livello è spingere. Se io a 40 anni mi alleno forte e bene tutti gli altri sono quasi obbligati a spingere ed allenarsi forte. Questa è la prima cosa. Poi è fuori discussione che per ruolo ed esperienza io debba fare qualcosina in più in alcuni momenti. Ed è anche giusto dia la mia spalla ai miei colleghi, le ho passate prima di loro. Anche se il calcio è cambiato i momenti di una stagione sono quasi simili rispetto al passato. È ovvio che io devo essere un grande professionista, dopo di che devo essere a disposizione dei miei colleghi. Per quanto riguarda la parte del mini gruppo dei portieri è vero, deve essere obbligatoriamente questo perché questa mini squadra deve pensare insieme di portare dei punti al Milan. Perché comunque è un ruolo fondamentale: ci vuole grande senso di responsabilità e se lo affronti con consapevolezza nei tuoi mezzi, e con personalità devi sapere che devi portare dei punti. Più alto è il livello della squadra e più alto deve essere il livello di questa mini famiglia”.

"Il mio portiere preferito? Alcuni neanche me li ricordo, ho girato talmente tante squadre… Nella maggior parte delle squadre in cui ho giocato il terzo portiere era comunque un giocatore giovane della Primavera che si aggregava alla Prima Squadra. Io sicuramente sono il più forte con cui… (ride, ndr)”.

"Maignan? Mike è un pugile, ha la concentrazione di un pugile e ha il fisico di non so che animale… È forte, veloce, elastico. La parata che ha fatto a Verona dove finisce così con le gambe larghissime, io a guardarlo mi sono fatto male mentre lui si è alzato e ha detto che non forse aveva qualcosa, ma non aveva niente. È un atleta incredibile abbinato a delle qualità mentali assurde, un portiere di assoluto livello che ad oggi metto nei primi 3 del mondo. Nonostante il nostro ruolo sia un ruolo di reazione, dove comunque tu devi reagire a tante cose, lui sa che deve agire in un certo modo per prepararsi a reagire in un certo modo. È una persona molto equilibrata, di grande personalità ma anche molto sensibile sia nel nostro gruppo che con gli altri ragazzi. Sa stare bene in gruppo”.

"Sportiello? Lo conoscevo come portiere, mi ha sorpreso per la simpatia, è un pazzo totale. Pazzo nel senso buono. Mi ha sorpreso come è entrato nella partita di Champions all’85esimo… uno pensa che il secondo portiere deve fare quello, essere pronto appena si fa male il primo. C’è un abisso tra il dire e il fare, e devo essere sincero: è una cosa che gli invidio. E non perché se un domani magari dovessi entrare all’improvviso forse farei male, ma proprio per questa capacità che lui ha avuto. Questo è sintomo di grande allenamento, di grandi certezze”.

Com’è nata la cosa che durante il riscaldamento pre partita entra dopo il primo portiere? Chi non gioca entra per primo. Infatti Tony Roberts si è preso molto bestemmie per questa cosa. Quando abbiamo giocato contro il Verona giocava Sportiello perché Mike era infortunato. Bellissima giornata, ad un certo punto viene a piovere, io e Lapo Nava eravamo già fuori per il riscaldamento e ad un certo punto sento un “toc” sulla testa. Due minuti, grandine a raffica. Guardo Tony Roberts per dirgli di andare dentro. Lui urla: “Noooo! Fucking mentality”. Io gli faccio segno di andare dentro e basta (ride, ndr). Però è più un credo che lui ha portato, all’inizio ero un po’ restio. Ma è giusto che sia così, anche il secondo e terzo portiere hanno modo di riscaldarsi in questo modo”.

"Lo scudetto? Una cosa che mi ricordo bene è che una volta eravamo in palestra e mancavano penso 10 partite alla fine, eravamo ancora dietro. Florenzi, che aveva appena vinto l’Europeo, mi dice “Sai che sento la stessa magia, un qualcosa di simile all’estate scorsa?”. Io mi sono girato e gli ho detto “Ma senti bene? Perché siamo dietro…”. E lui mi fa: “Sì, guarda bene e poi mi dici”. Dopo 2 o 3 partite gli ho detto “Io quella dell’estate scorsa non l’ho percepita perché non c’ero, ma sai che forse hai ragione?”. Quindi quando c’è qualcosa c’è qualcosa…”.

"Bologna Inter? Ci buttavo un occhio ogni tanto… Sai quando sai che tutti hanno la convinzione di non saper portare sfiga… Appena la guardi quelli che tu gufi fanno gol, quindi meglio non guardare".

"Futuro? Non vorrei arrivare fino all’età di Buffon giocando ancora, però mi sento bene e quindi quelle seguenti saranno settimane di riflessioni. Ad oggi vorrei continuare ancora, mi sento bene e questa stagione ho avuto anche la possibilità di giocare qualche partita. Il futuro dipende un po’ dal percorso che ognuno ha fatto, da come ci si sente, da dove si gioca e da come si è affrontato l’ultimo anno calcistico, senza dimenticare l’importanza della motivazione che ti spinge ad andare avanti. Gli infortuni sicuramente incidono sulla carriera di un giocatore e per me pensare adesso di andare all’estero è quasi impossibile”.


"Sono arrivato al Milan da svincolato dopo l’esperienza a Roma ed era un Milan diverso, nonostante fosse già rinato da un anno, un Milan con un’energia diversa. Ad oggi c’è un Milan evoluto e ambizioso che grazie all’allenatore ha migliorato molti giocatori: le ambizioni sono cambiate. Il Milan oggi non è più la squadra di cinque anni fa. Le aspettative sono alte”.

"Pioli l’avevo affrontato qualche volta da avversario nelle squadre in cui giocavo, ma non lo conoscevo personalmente. Ha portato energia e la giusta mentalità per cercare la vittoria, ci ha insegnato il modo giusto per giocare le partite e come allenare la squadra. Questo è stato determinante per molti di noi che hanno svoltato. Questo vale per molti singoli, ma soprattutto per la squadra. L’anno dello scudetto è stato quello che ha fatto svoltare giocatori, club e tifosi. Quell'anno è stato determinante per tutti: per noi e per lui. In quell’anno siamo stati la squadra che ha avuto il cammino più in crescita; abbiamo vinto uno scudetto in una stagione dove non partivamo favoriti”.


"La stagione? Le partite con la Roma in Europa League sono state deludenti rispetto a quanto ci aspettavamo. È stata una delusione per tutti. Ci sono partite che incidono sulla valutazione di un allenatore, ma questo purtroppo capita spesso nel nostro calcio. Le partite vinte con il Paris Saint Germain, la vittoria sull’Atletico il mio primo anno a Madrid sono partite che dimostrano il lavoro fatto da Pioli negli anni”.

"Fonseca? E' un allenatore a cui piace giocare a calcio, è un allenatore offensivo e ha un buon approccio con i ragazzi. Io l’ho avuto per due anni a Roma, con tutte le problematiche legate a quel periodo in quella piazza e secondo me nonostante tutto ha fatto bene. È un allenatore preparato che va dritto per la sua strada; è pragmatico e ambizioso. Il Milan è un Club che punta a vincere, gli obiettivi sono importanti e quindi Fonseca (o chi subentrerà), avrà grosse responsabilità ereditate da Pioli. Noi siamo meno informati di voi e non è facile, però penso che sia stata una scelta ponderata. Il Milan è un Club che ti rimane dentro per il fascino, la storia e l’ambiente lavorativo. Milanello e San Siro in questi ultimi anni sono stati degli ambienti fondamentali dove poter crescere e migliorare”.


"Ibra? Ci sono calciatori come lui che hanno un carisma e un'aura che lo precedono. È un ragazzo super intelligente e che capisce di calcio. Si è approcciato a noi con grande umiltà e responsabilità, fino a poco tempo fa giocava con noi. Io ho la sensazione che sia molto competente anche se io non conosco le dinamiche dirigenziali”.

"I portieri più forti? Maignan e Donnarumma sono portieri molto forti, diversi, ma con grande talento. Gigio ha fatto la fortuna dell’Italia e sicuramente la farà ancora. Mike è un professionista incredibile, un portiere totale che nei prossimi anni è destinato a migliorare ancora; il suo carisma si percepisce solo guardandolo. Nello spogliatoio sai che c’è, trasmette certezza e questa qualità è indispensabile per il suo ruolo”.


Leao? A Leao manca un po’ di fame e di continuità, serve che non si accontenti quando fa partite incredibili come con il Paris Saint Germain; questa penso sia l’unica cosa che gli manca, per il resto è un giocatore incredibile”.
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