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L'ex rossonero Jimenez intervistato da Di Marzio:
Dopo Real e Milan, ecco il Bournemouth...
"Sono cresciuto nei due club più importanti del mondo. Qui al Bournemouth si vive in modo più tranquillo, c’è meno pressione. I tifosi sono sempre al nostro fianco, nel bene e nel male. Con Andoni Iraola il rapporto è ottimo, sono molto contento di avere una guida come lui e spero di restare con lui a lungo”.
Dovesse sceglierne una, quale parola in particolare dedicherebbe al Milan?
"Grazie. Grazie perché “è il club che mi ha lanciato in prima squadra, che ho amato e che amo. Sono stato molto bene al Milan: non volevo andarmene. Ma quando è iniziata la stagione ho capito che non sarei stato protagonista: ci sono state varie situazioni che non ho apprezzato”.
Quali?
“Non mi è stata data la responsabilità che pensavo di meritare, dovevano credere di più in me. Vi faccio un esempio. A inizio stagione ho chiesto la maglia numero 2: ci tenevo per la tradizione di grandi terzini. Mi hanno risposto di no: dicevano che non ero pronto, che ero troppo immaturo. Si sbagliavano. Da lì, è vero, ho perso concentrazione e sono arrivato alcune volte in ritardo”.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso? [Si tratta, scrive l'autore dell'intervista Luca Bendoni, di un messaggio privato, reso pubblico, in cui Jimenez si sfogava contro Allegri: (“Non ho neanche giocato… questo allenatore di *****”). A sei mesi di distanza, Alex risponde].
“È stata una *******. Non penso che Allegri sia un ‘allenatore di *****’ e lo dimostra la sua storia. Stavo uscendo da una partita, non avevo giocato ed ero arrabbiato: ho sbagliato la persona a cui mandare il messaggio. Dal primo giorno ho chiesto scusa ad Allegri: non penso quel che ho scritto. E lui ha accettato le mie scuse. Ma tutte queste situazioni mi hanno tolto serenità e sono stato anche io a dire alla società di cercare soluzioni: il Milan è un club che amo e non volevo sentirmi male o influenzare negativamente la squadra con un mio cattivo momento”.
Che problema c'era al Milan?
“Non penso sia mai stato un problema di allenatori. Era un problema di squadra: dovevamo avere più fiducia in noi stessi. Il calcio è così, un anno fai male e quello dopo fai bene, guardate adesso”
Chi senti dei compagni?
"Mi sento spesso con Bartesaghi, abbiamo avuto un percorso simile al Milan: sta giocando tanto e sono molto felice per lui”.
Torneresti al Milan?
“Ora sono concentrato sul Bournemouth, sono contento e sto giocando bene. Però certo, amavo il Milan e non chiuderò mai le porte a un club che mi ha dato tutto. Se oggi sono qui a giocare in Premier è anche grazie al Milan. Solo il tempo dirà”.
Dopo Real e Milan, ecco il Bournemouth...
"Sono cresciuto nei due club più importanti del mondo. Qui al Bournemouth si vive in modo più tranquillo, c’è meno pressione. I tifosi sono sempre al nostro fianco, nel bene e nel male. Con Andoni Iraola il rapporto è ottimo, sono molto contento di avere una guida come lui e spero di restare con lui a lungo”.
Dovesse sceglierne una, quale parola in particolare dedicherebbe al Milan?
"Grazie. Grazie perché “è il club che mi ha lanciato in prima squadra, che ho amato e che amo. Sono stato molto bene al Milan: non volevo andarmene. Ma quando è iniziata la stagione ho capito che non sarei stato protagonista: ci sono state varie situazioni che non ho apprezzato”.
Quali?
“Non mi è stata data la responsabilità che pensavo di meritare, dovevano credere di più in me. Vi faccio un esempio. A inizio stagione ho chiesto la maglia numero 2: ci tenevo per la tradizione di grandi terzini. Mi hanno risposto di no: dicevano che non ero pronto, che ero troppo immaturo. Si sbagliavano. Da lì, è vero, ho perso concentrazione e sono arrivato alcune volte in ritardo”.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso? [Si tratta, scrive l'autore dell'intervista Luca Bendoni, di un messaggio privato, reso pubblico, in cui Jimenez si sfogava contro Allegri: (“Non ho neanche giocato… questo allenatore di *****”). A sei mesi di distanza, Alex risponde].
“È stata una *******. Non penso che Allegri sia un ‘allenatore di *****’ e lo dimostra la sua storia. Stavo uscendo da una partita, non avevo giocato ed ero arrabbiato: ho sbagliato la persona a cui mandare il messaggio. Dal primo giorno ho chiesto scusa ad Allegri: non penso quel che ho scritto. E lui ha accettato le mie scuse. Ma tutte queste situazioni mi hanno tolto serenità e sono stato anche io a dire alla società di cercare soluzioni: il Milan è un club che amo e non volevo sentirmi male o influenzare negativamente la squadra con un mio cattivo momento”.
Che problema c'era al Milan?
“Non penso sia mai stato un problema di allenatori. Era un problema di squadra: dovevamo avere più fiducia in noi stessi. Il calcio è così, un anno fai male e quello dopo fai bene, guardate adesso”
Chi senti dei compagni?
"Mi sento spesso con Bartesaghi, abbiamo avuto un percorso simile al Milan: sta giocando tanto e sono molto felice per lui”.
Torneresti al Milan?
“Ora sono concentrato sul Bournemouth, sono contento e sto giocando bene. Però certo, amavo il Milan e non chiuderò mai le porte a un club che mi ha dato tutto. Se oggi sono qui a giocare in Premier è anche grazie al Milan. Solo il tempo dirà”.