Ibra:"Col livello di oggi potrei giocare. In Usa tifosi soft, in Europa...".

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Ancora Ibra, a Fox Sports:"Venire qui in America ai Galaxy è stato differente rispetto a quello a cui ero abituato, qua è più soft. Ma gli altri si sono dovuti adattare a me, non il contrario (ride, ndr). Ma la vita era bella. Niente stress… Per due anni non ho mai parlato con i miei vicini, e vivevo a Beverly Hills. E non è stato il massimo: se qualcuno si fosse introdotto nel mio giardino avrei avuto bisogno di qualcuno che mi avvisasse”.

Perché, di solito hai persone che si intrufolano nel tuo giardino? “Non a Beverly Hills, lì sono stato fortunato. Ma è una cosa che succede più in Europa”.

Hai giocato due Mondiali? “Sì, sono stato fortunato. Ma allo stesso tempo, sfortunato: sono un attaccante, quindi il mio rendimento si giudica dai gol. E non ho mai segnato al Mondiale”.

Ah, ed è per questo che la gente si intrufola nel tuo giardino? “(Ibra ride, ndr)”.

Ora fai parte di un team di opinionisti. Sei a tuo agio? “Mi sento bene. È un qualcosa di nuovo di fronte alle telecamere. Ma non posso essere giudicato, non è il mio lavoro abituale. Non posso fare niente di sbagliato”.

Però vieni pagato da Fox, giusto? “Un sacco, un sacco. Non lavoro gratis. Non sono caro: sono molto caro”.

Sei il Charles Barkley del team? “Sì, so chi è (famoso cestista NBA, ndr). Ma io nella mia carriera ho vinto, lui non ha vinto. Ma ovviamente non voglio essere irrispettoso”.

Hai fatto qualche prova, un po’ di pratica? “Nei due-tre giorni abbiamo fatto qualche prova. Io sono l’unico che non ha un copione da seguire. Sono qua per essere me stesso. Vogliono Zlatan, gli darò Zlatan. Quando gli altri faranno le loro analisi penso che agli spettatori americani verrà sonno, io sono qua per svegliarli!”.

Da ex giocatore ora ti ritrovi a dover criticare giocatori, allenatori e così via. Ti senti a tuo agio nel farlo? “Sono una persona senza filtri. Quello che dico, quello che sento… giusto o sbagliato che sia, è la mia opinione. Che piaccia o meno sta a te. Però sì, con gli amici sarà un po’ più dura. Ma sono qui per giudicarli alla mia maniera”.

Hai detto che negli USA i tifosi sono soft… Cosa intendevi? “Ricordo che quando giocavo qui con i Galaxy, quando perdevamo uscivo dallo stadio e vedevo tifosi che ridevano, mangiando tacos, che ti aspettavano vicino la macchina… Soft. In Europa se perdi una partita i tifosi non ti aspettano vicino la macchina, ti aspettano a casa. E di sicuro non con un taco in mano. È una cosa totalmente differente. Mi ricordo che quando ero al PSG, andando in trasferta a Marsiglia, ci tiravano i coltelli in campo. Abbiamo segnato, e di solito per esultare si va verso la bandierina, quindi vicino ai tifosi. E ho visto che ci hanno lanciato un coltello. Ho detto ai miei compagni che per il prossimo gol avremmo esultato al centro del campo. Volevo uscirne vivo, niente più esultanze vicino la bandierina”.

Qual è il paese con i tifosi più soft? “America, ma per il format del campionato. Ci sono i play off, quindi durante la stagione regolare puoi vincere o perdere, va bene lo stesso. Basta che alla fine raggiungi i play off. In Europa è differente, soprattutto nei campionati più grandi. C’è pressione. Quando non vinci, credimi, dopo 5 minuti tutto lo stadio ti fischia e lo senti”.

Sembra che sia davvero terribile giocare a calcio… “No. La differenza tra me e gli altri è che ho vinto ogni anno, quindi non mi sono beccato i fischi. Solo festeggiamenti (ride, ndr)”.

Messi e Ronaldo giocano il loro sesto Mondiale. Li conosci? “Sì, uno. Messi, ci ho giocato insieme al Barcellona”.

Chi è il più forte? “Beh, quando sei a quel livello una settimana dici uno e la settimana dopo dici l’altro. Però dopo che Messi ha vinto l’ultimo Mondiale ha alzato l’asticella e ha chiuso la porta”.

Non è di certo la risposta che ci saremmo aspettati da Zlatan… “Vuoi il vero Zlatan o…”.

Qualunque sia quello più cattivo: “Allora. Chi è meglio tra Messi e Ronaldo? Dico Zlatan”.

Negli States i “rookies” devono fare un rituale di iniziazione… Anche nel calcio? “Sì, ma non solo i giovani. Anche quando ti trasferisci in una nuova squadra. Devi presentarti. Ora ti racconto una storia su Beckham. Al PSG doveva fare questo rituale, che da noi era il dover cantare. Lui diceva di non volerlo fare, io insistevo. Alla fine ha ceduto. Si è alzato e mi fa: “Aiutami”. Ok. E ha iniziato a cantare l’inno Inglese. L’ho guardato e gli ho detto: “Amico mio, non posso cantare l’inno inglese”. Tutti lo guardavano, si è fatto bello rosso in faccia. Di sicuro non era proprio a suo agio. Ma è questo il nostro modo di presentarci quando sei in una nuova squadra”.

Per te che sei una persona così competitiva, quanto è difficile guardare altre persone giocare a calcio? “Beh, da ex giocatore… Oggi ero allo stadio, e che stadio (il Los Angeles Stadium, ndr). Bellissimo. È uno stadio da Zlatan. Avrei fatto sold out”.

Ci stai dicendo che torni a giocare? “Dipende dal livello. Se è quello che è… annuncerò il mio ritorno. E farò saltare tutto lo stadio. Al 100% (ride, ndr). Scherzi a parte, di sicuro sentirò l’adrenalina. Da ex giocatore il Mondiale, che è il palcoscenico più importante nel calcio, con questo grande stadio… Anche se ora faccio saltare lo studio televisivo (ride, ndr)”.

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