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L'avvocato Domenico Aiello, difensore del direttore generale del Comune di Milano Christian Malangone, ha rilasciato una lunga nota in cui dichiara che l'indagine sulla vendita dello stadio Meazza raggiungerà presto l'obiettivo certo di far ritirare gli investitori, i quali valuteranno se fare causa per danni al Comune, impedendo così ai cittadini e alle squadre di avere un nuovo impianto nei tempi programmati, indipendentemente dall'esito di un processo che arriverà solo tra anni. Tale posizione si allinea a quanto espresso dal sindaco Giuseppe Sala, il quale ha ribadito che la scelta dei club è chiarissima, ovvero uno stadio nuovo o l'addio a Milano, dichiarando: «Meglio Milano con uno stadio nuovo o Inter e Milan a San Donato? Io sono per la prima ipotesi. Credo anche la stragrande maggioranza dei milanesi». Nella medesima nota, il legale ha contestato le ricostruzioni giornalistiche sul rifiuto del suo assistito di collaborare durante le perquisizioni, precisando che il verbale di sequestro contiene la «più volte dichiarata disponibilità a consegnare spontaneamente ogni contenuto riguardante lo Stadio San Siro, anche i files e le cartelle contenute nel pc», ma chiarendo che il mancato rilascio delle password è una «scelta garantita dalla Costituzione e sempre possibile» per evitare ispezioni massive sulla vita privata e lavorativa, specialmente quando il provvedimento appare come uno strumento di ricerca di «"altri" reati, onnivoro e senza argini». Malangone ha inoltre annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame contro il decreto di perquisizione e sequestro, azione che è attualmente al vaglio anche degli altri otto indagati nell'inchiesta per turbativa d'asta e rivelazione del segreto d'ufficio.