Ambrosini e Crespo su Milan Liverpool del passato.

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Ambrosini e Crespo sui Milan Liverpool del passato

Crespo su Milan - Liverpool del 2003

Crespo, che cosa le viene
in mente ripensando a
Milan-Liverpool del 2005?

"E’ stato il più grande dolore
della mia carriera da
calciatore. Mai vissuto
qualcosa di simile, né prima,
né dopo. Non potete nemmeno
immaginare che cosa ho
provato. Vi basti un dettaglio:
non ho più voluto rivedere la
partita. Ci ho messo degli anni
prima di riuscire a sopportare
quelle immagini. E’ stata una
coltellata a freddo, ecco il
paragone che mi viene da fare.
E poi, dopo la sconfitta, ho
sentito tante di quelle idiozie...
Hanno detto che nell’intervallo
stavamo già festeggiando. Ma
chi si è inventato una cosa
simile? Eravamo carichi, ci
incitavamo a vicenda, e
Ancelotti ci disse chiaramente
di stare attenti perché le
squadre inglesi non sono mai
morte. E appena rientrati in
campo, andate a rivedervi la
partita, abbiamo il pallone del
4-0. Ma poi si è spenta la luce,
il motore non ha pi
funzionato per sei minuti e il
Liverpool ci ha rimontato.
Cose imprevedibili".

Come si è spiegato
quell’improvvisa
assenza di luce?

"Il caso, il destino. Non si è
trattato di un calo fisico
perché altrimenti non
saremmo stati capaci di
reagire, subito dopo, e di
giocare i supplementari e di
sfiorare il successo. Non si è
trattato di un calo psicologico
perché eravamo concentrati.
Ripeto: il destino. Il destino
che non ha voluto regalarmi
la gioia di sollevare la
Champions dopo aver
segnato due gol nella finale".

La mette sul personale.
"Lo so, ma i miei
compagni hanno avuto la
possibilità di rifarsi due anni
dopo ad Atene, io no. Quella
sconfitta contro il Liverpool
la sento ancora sulla pelle".


Ambrosini su Milan - Liverpool del 2007

Ambrosini, se Liverpool
significa (anche) Atene,
Atene significa...?

«La Champions League, è
chiaro. E poi vittoria, dolore,
sofferenza, rivincita, rinascita
e... goduria (detto in modo
serissimo, ndr)».

Sofferenza anche nello
stare in battaglia contro
Xabi Alonso e Mascherano.

«Noi da un punto di vista
tecnico e fisico non eravamo in
un momento ottimale. Quel
Milan aveva espresso il calcio
migliore fino alla semifinale e
ad Atene non siamo arrivati al
top. La sofferenza è stata
figlia anche di questo. Siamo
stati bravi a capirlo e a fare
una partita gestendola molto.
Abbiamo rischiato di
prendere gol più di loro, è
vero, ma siamo rimasti sul
pezzo e poi siamo stati
premiati anche dalla
fortuna».

C’è qualcosa in
particolare che le è
rimasto particolarmente
impresso prima, durante o
dopo la partita?

«Il succo di quella finale
ovviamente era costituito dal
fatto che incontravamo
l’avversario che due anni
prima ci aveva beffato.
Quindi c’era anche una
gestione particolare della
rabbia e della tensione. Però
Berlusconi in ritiro fu
eccezionale nel portare
ottimismo e un po’ di calma.
Il suo approccio a un grande
evento infonde sicurezza»
 
.

iceman.

Senior Member
Ambrosini e Crespo sui Milan Liverpool del passato

Crespo su Milan - Liverpool del 2003

Crespo, che cosa le viene
in mente ripensando a
Milan-Liverpool del 2005?

"E’ stato il più grande dolore
della mia carriera da
calciatore. Mai vissuto
qualcosa di simile, né prima,
né dopo. Non potete nemmeno
immaginare che cosa ho
provato. Vi basti un dettaglio:
non ho più voluto rivedere la
partita. Ci ho messo degli anni
prima di riuscire a sopportare
quelle immagini. E’ stata una
coltellata a freddo, ecco il
paragone che mi viene da fare.
E poi, dopo la sconfitta, ho
sentito tante di quelle idiozie...
Hanno detto che nell’intervallo
stavamo già festeggiando. Ma
chi si è inventato una cosa
simile? Eravamo carichi, ci
incitavamo a vicenda, e
Ancelotti ci disse chiaramente
di stare attenti perché le
squadre inglesi non sono mai
morte. E appena rientrati in
campo, andate a rivedervi la
partita, abbiamo il pallone del
4-0. Ma poi si è spenta la luce,
il motore non ha pi
funzionato per sei minuti e il
Liverpool ci ha rimontato.
Cose imprevedibili".

Come si è spiegato
quell’improvvisa
assenza di luce?

"Il caso, il destino. Non si è
trattato di un calo fisico
perché altrimenti non
saremmo stati capaci di
reagire, subito dopo, e di
giocare i supplementari e di
sfiorare il successo. Non si è
trattato di un calo psicologico
perché eravamo concentrati.
Ripeto: il destino. Il destino
che non ha voluto regalarmi
la gioia di sollevare la
Champions dopo aver
segnato due gol nella finale".

La mette sul personale.
"Lo so, ma i miei
compagni hanno avuto la
possibilità di rifarsi due anni
dopo ad Atene, io no. Quella
sconfitta contro il Liverpool
la sento ancora sulla pelle".


Ambrosini su Milan - Liverpool del 2007

Ambrosini, se Liverpool
significa (anche) Atene,
Atene significa...?

«La Champions League, è
chiaro. E poi vittoria, dolore,
sofferenza, rivincita, rinascita
e... goduria (detto in modo
serissimo, ndr)».

Sofferenza anche nello
stare in battaglia contro
Xabi Alonso e Mascherano.

«Noi da un punto di vista
tecnico e fisico non eravamo in
un momento ottimale. Quel
Milan aveva espresso il calcio
migliore fino alla semifinale e
ad Atene non siamo arrivati al
top. La sofferenza è stata
figlia anche di questo. Siamo
stati bravi a capirlo e a fare
una partita gestendola molto.
Abbiamo rischiato di
prendere gol più di loro, è
vero, ma siamo rimasti sul
pezzo e poi siamo stati
premiati anche dalla
fortuna».

C’è qualcosa in
particolare che le è
rimasto particolarmente
impresso prima, durante o
dopo la partita?

«Il succo di quella finale
ovviamente era costituito dal
fatto che incontravamo
l’avversario che due anni
prima ci aveva beffato.
Quindi c’era anche una
gestione particolare della
rabbia e della tensione. Però
Berlusconi in ritiro fu
eccezionale nel portare
ottimismo e un po’ di calma.
Il suo approccio a un grande
evento infonde sicurezza»
Crespo è più milanista che interista malgrado abbia trascorso più anni dall'altra parte.
 
Ambrosini e Crespo sui Milan Liverpool del passato

Crespo su Milan - Liverpool del 2003

Crespo, che cosa le viene
in mente ripensando a
Milan-Liverpool del 2005?

"E’ stato il più grande dolore
della mia carriera da
calciatore. Mai vissuto
qualcosa di simile, né prima,
né dopo. Non potete nemmeno
immaginare che cosa ho
provato. Vi basti un dettaglio:
non ho più voluto rivedere la
partita. Ci ho messo degli anni
prima di riuscire a sopportare
quelle immagini. E’ stata una
coltellata a freddo, ecco il
paragone che mi viene da fare.
E poi, dopo la sconfitta, ho
sentito tante di quelle idiozie...
Hanno detto che nell’intervallo
stavamo già festeggiando. Ma
chi si è inventato una cosa
simile? Eravamo carichi, ci
incitavamo a vicenda, e
Ancelotti ci disse chiaramente
di stare attenti perché le
squadre inglesi non sono mai
morte. E appena rientrati in
campo, andate a rivedervi la
partita, abbiamo il pallone del
4-0. Ma poi si è spenta la luce,
il motore non ha pi
funzionato per sei minuti e il
Liverpool ci ha rimontato.
Cose imprevedibili".

Come si è spiegato
quell’improvvisa
assenza di luce?

"Il caso, il destino. Non si è
trattato di un calo fisico
perché altrimenti non
saremmo stati capaci di
reagire, subito dopo, e di
giocare i supplementari e di
sfiorare il successo. Non si è
trattato di un calo psicologico
perché eravamo concentrati.
Ripeto: il destino. Il destino
che non ha voluto regalarmi
la gioia di sollevare la
Champions dopo aver
segnato due gol nella finale".

La mette sul personale.
"Lo so, ma i miei
compagni hanno avuto la
possibilità di rifarsi due anni
dopo ad Atene, io no. Quella
sconfitta contro il Liverpool
la sento ancora sulla pelle".


Ambrosini su Milan - Liverpool del 2007

Ambrosini, se Liverpool
significa (anche) Atene,
Atene significa...?

«La Champions League, è
chiaro. E poi vittoria, dolore,
sofferenza, rivincita, rinascita
e... goduria (detto in modo
serissimo, ndr)».

Sofferenza anche nello
stare in battaglia contro
Xabi Alonso e Mascherano.

«Noi da un punto di vista
tecnico e fisico non eravamo in
un momento ottimale. Quel
Milan aveva espresso il calcio
migliore fino alla semifinale e
ad Atene non siamo arrivati al
top. La sofferenza è stata
figlia anche di questo. Siamo
stati bravi a capirlo e a fare
una partita gestendola molto.
Abbiamo rischiato di
prendere gol più di loro, è
vero, ma siamo rimasti sul
pezzo e poi siamo stati
premiati anche dalla
fortuna».

C’è qualcosa in
particolare che le è
rimasto particolarmente
impresso prima, durante o
dopo la partita?

«Il succo di quella finale
ovviamente era costituito dal
fatto che incontravamo
l’avversario che due anni
prima ci aveva beffato.
Quindi c’era anche una
gestione particolare della
rabbia e della tensione. Però
Berlusconi in ritiro fu
eccezionale nel portare
ottimismo e un po’ di calma.
Il suo approccio a un grande
evento infonde sicurezza»
ho una fitta al cuore a leggere le parole di Crespo.
 

willcoyote85

Senior Member
poveretto crespo tutte le volte che lo intervistano ripete sempre questa storia straziante per lui.
mi dispiace perchè è un grande ma quando è sfiga è sfiga.
 

admin

Administrator
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Crespo è più milanista che interista malgrado abbia trascorso più anni dall'altra parte.
.
Ambrosini e Crespo sui Milan Liverpool del passato

Crespo su Milan - Liverpool del 2003

Crespo, che cosa le viene
in mente ripensando a
Milan-Liverpool del 2005?

"E’ stato il più grande dolore
della mia carriera da
calciatore. Mai vissuto
qualcosa di simile, né prima,
né dopo. Non potete nemmeno
immaginare che cosa ho
provato. Vi basti un dettaglio:
non ho più voluto rivedere la
partita. Ci ho messo degli anni
prima di riuscire a sopportare
quelle immagini. E’ stata una
coltellata a freddo, ecco il
paragone che mi viene da fare.
E poi, dopo la sconfitta, ho
sentito tante di quelle idiozie...
Hanno detto che nell’intervallo
stavamo già festeggiando. Ma
chi si è inventato una cosa
simile? Eravamo carichi, ci
incitavamo a vicenda, e
Ancelotti ci disse chiaramente
di stare attenti perché le
squadre inglesi non sono mai
morte. E appena rientrati in
campo, andate a rivedervi la
partita, abbiamo il pallone del
4-0. Ma poi si è spenta la luce,
il motore non ha pi
funzionato per sei minuti e il
Liverpool ci ha rimontato.
Cose imprevedibili".

Come si è spiegato
quell’improvvisa
assenza di luce?

"Il caso, il destino. Non si è
trattato di un calo fisico
perché altrimenti non
saremmo stati capaci di
reagire, subito dopo, e di
giocare i supplementari e di
sfiorare il successo. Non si è
trattato di un calo psicologico
perché eravamo concentrati.
Ripeto: il destino. Il destino
che non ha voluto regalarmi
la gioia di sollevare la
Champions dopo aver
segnato due gol nella finale".

La mette sul personale.
"Lo so, ma i miei
compagni hanno avuto la
possibilità di rifarsi due anni
dopo ad Atene, io no. Quella
sconfitta contro il Liverpool
la sento ancora sulla pelle".


Ambrosini su Milan - Liverpool del 2007

Ambrosini, se Liverpool
significa (anche) Atene,
Atene significa...?

«La Champions League, è
chiaro. E poi vittoria, dolore,
sofferenza, rivincita, rinascita
e... goduria (detto in modo
serissimo, ndr)».

Sofferenza anche nello
stare in battaglia contro
Xabi Alonso e Mascherano.

«Noi da un punto di vista
tecnico e fisico non eravamo in
un momento ottimale. Quel
Milan aveva espresso il calcio
migliore fino alla semifinale e
ad Atene non siamo arrivati al
top. La sofferenza è stata
figlia anche di questo. Siamo
stati bravi a capirlo e a fare
una partita gestendola molto.
Abbiamo rischiato di
prendere gol più di loro, è
vero, ma siamo rimasti sul
pezzo e poi siamo stati
premiati anche dalla
fortuna».

C’è qualcosa in
particolare che le è
rimasto particolarmente
impresso prima, durante o
dopo la partita?

«Il succo di quella finale
ovviamente era costituito dal
fatto che incontravamo
l’avversario che due anni
prima ci aveva beffato.
Quindi c’era anche una
gestione particolare della
rabbia e della tensione. Però
Berlusconi in ritiro fu
eccezionale nel portare
ottimismo e un po’ di calma.
Il suo approccio a un grande
evento infonde sicurezza»
.
 

Solo

Senior Member
Eh, purtroppo Istanbul è un qualcosa che ci porteremo dietro fino alla tomba. Atene ha permesso di rimarginare la ferita, ma la cicatrice resterà sempre.
 

iceman.

Senior Member
Eh, purtroppo Istanbul è un qualcosa che ci porteremo dietro fino alla tomba. Atene ha permesso di rimarginare la ferita, ma la cicatrice resterà sempre.
Quel Liverpool a parte due-tre giocatori (Gerrard, Carragher, Hyppia e un Xabi Alonso in ascesa) aveva giocatori normalissimi....Barros, Finnan, Cissè, Dudek, Luis Garcia....
Pazzesco come l'abbiamo persa...è stata l'ultima volta che piansi per il Milan...
 

Fabry_cekko

Senior Member
Dispiace che ad Atene non c'erano alcuni giocatori che erano presenti a Istanbul come Crespo, Shevchenko, Stam. Quella coppa è dedicata anche a loro, ma purtroppo non hanno potuto prendersi la rivincita.
 

admin

Administrator
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Crespo su Milan - Liverpool del 2003

Crespo, che cosa le viene
in mente ripensando a
Milan-Liverpool del 2005?

"E’ stato il più grande dolore
della mia carriera da
calciatore. Mai vissuto
qualcosa di simile, né prima,
né dopo. Non potete nemmeno
immaginare che cosa ho
provato. Vi basti un dettaglio:
non ho più voluto rivedere la
partita. Ci ho messo degli anni
prima di riuscire a sopportare
quelle immagini. E’ stata una
coltellata a freddo, ecco il
paragone che mi viene da fare.
E poi, dopo la sconfitta, ho
sentito tante di quelle idiozie...
Hanno detto che nell’intervallo
stavamo già festeggiando. Ma
chi si è inventato una cosa
simile? Eravamo carichi, ci
incitavamo a vicenda, e
Ancelotti ci disse chiaramente
di stare attenti perché le
squadre inglesi non sono mai
morte. E appena rientrati in
campo, andate a rivedervi la
partita, abbiamo il pallone del
4-0. Ma poi si è spenta la luce,
il motore non ha pi
funzionato per sei minuti e il
Liverpool ci ha rimontato.
Cose imprevedibili".

Come si è spiegato
quell’improvvisa
assenza di luce?

"Il caso, il destino. Non si è
trattato di un calo fisico
perché altrimenti non
saremmo stati capaci di
reagire, subito dopo, e di
giocare i supplementari e di
sfiorare il successo. Non si è
trattato di un calo psicologico
perché eravamo concentrati.
Ripeto: il destino. Il destino
che non ha voluto regalarmi
la gioia di sollevare la
Champions dopo aver
segnato due gol nella finale".

La mette sul personale.
"Lo so, ma i miei
compagni hanno avuto la
possibilità di rifarsi due anni
dopo ad Atene, io no. Quella
sconfitta contro il Liverpool
la sento ancora sulla pelle".


Ambrosini su Milan - Liverpool del 2007

Ambrosini, se Liverpool
significa (anche) Atene,
Atene significa...?

«La Champions League, è
chiaro. E poi vittoria, dolore,
sofferenza, rivincita, rinascita
e... goduria (detto in modo
serissimo, ndr)».

Sofferenza anche nello
stare in battaglia contro
Xabi Alonso e Mascherano.

«Noi da un punto di vista
tecnico e fisico non eravamo in
un momento ottimale. Quel
Milan aveva espresso il calcio
migliore fino alla semifinale e
ad Atene non siamo arrivati al
top. La sofferenza è stata
figlia anche di questo. Siamo
stati bravi a capirlo e a fare
una partita gestendola molto.
Abbiamo rischiato di
prendere gol più di loro, è
vero, ma siamo rimasti sul
pezzo e poi siamo stati
premiati anche dalla
fortuna».

C’è qualcosa in
particolare che le è
rimasto particolarmente
impresso prima, durante o
dopo la partita?

«Il succo di quella finale
ovviamente era costituito dal
fatto che incontravamo
l’avversario che due anni
prima ci aveva beffato.
Quindi c’era anche una
gestione particolare della
rabbia e della tensione. Però
Berlusconi in ritiro fu
eccezionale nel portare
ottimismo e un po’ di calma.
Il suo approccio a un grande
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