Il portiere, capitano e idolo del Botafogo, Jefferson, durante una lunga intervista in Brasile ha parlato anche di come Seedorf, quando era arrivato a Rio, avesse voluto imporre il suo stile autoritario nella squadra. Ha riconosciuto l'importanza dell'olandese ma ha sottolineato come talvolta avesse cercato di apporre cambiamenti in maniera (eccessivamente) autoritaria.

"La nostra relazione era molto professionale. Come dissi una volta: nessuno è obbligato a mangiare a casa dell'altro ma bisogna rispettarsi. Seedorf arrivò qui e rivoluzionò. Lo fece con la sua postura e la sua professionalità. Chiaramente la sua pressione in certi momenti è stata molto forte. Ma è stata una pressione fatta a fin di bene. È solo che, delle volte, tentò di cambiare le cose troppo rapidamente. Penso che in 3/4 mesi abbia tentato di cambiare delle cose a cui servirebbero anni. Credo che abbia peccato in questo. Ma sicuramente ha aggiunto molto al Botafogo, la squadra è cresciuta parecchio grazie al suo arrivo. Ha certamente limitato molto ma ha anche dato abbastanza".

Jefferson non ha né confermato né smentito che sia stato Seedorf a voler cambiare le parole dell'inno della squadra togliendo la frase che diceva che 'la squadra non può perdere contro nessuno' e aggiungendo il verbo 'vincere', come nell'inno del Flamengo. Sorridendo ha ricordato quando Seedorf cercava di interferire nella routine personale dei giocatori e che questo, chiaramente, non è stato accolto molto bene dai membri dello spogliatoio.

"Faceva alcune cose... Ad esempio ha cambiato il nostro modo di arrivare in spogliatoio, non ci poteva essere musica, voleva che le cose fossero esattamente nella maniera in cui lui le voleva... la sedia doveva essere nel modo in cui lui voleva che fosse, e altre cose di questo tipo".


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