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Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Senior Member L'avatar di Andris
    Data Registrazione
    Feb 2019
    Messaggi
    5,818

    Italiani discriminati alle frontiere UE

    Ennesima vicenda deplorevole capitata ad un cittadino italiano con tutte le carte in regola e nel rispetto della legge vigente,invece mentre noi continuiamo ad accogliere stranieri e italiani per necessità lo stesso non avviene in altri paesi.

    Questo è il caso del Belgio,peraltro tecnicamente messo peggio pure,che ha rifiutato un italiano sposato da tanti anni con una cittadina belga di ritorno da Roma.

    "Volevo rivedere mia moglie e mio figlio, che non vedo da gennaio.
    Mia moglie sta male, ma il Belgio non vuole che io rientri, questa mattina in aeroporto mi hanno trattato come un appestato, per il sol fatto di essere italiano

    Sono un cittadino italiano, ho vissuto in Belgio per tanti anni.
    Ed è in Belgio che ho sposato una cittadina belga.
    Da questa unione è nato un figlio.
    Per ragioni di famiglia mia moglie e mio figlio sono stati costretti a rimanere in Belgio, per accudire la madre sofferente. Dal febbraio 2012, faccio mensilmente il pendolare tra Roma (città in cui lavoro) e Mons (cittadina belga al confine con la Francia


    Viene annullato il volo che mi avrebbe dovuto riportare a casa il 26 marzo.
    Da quel giorno solo incertezza, poi finalmente vedo la luce: le misure di contenimento vengono allentate e, dopo aver chiamato le varie ambasciate, prenoto un volo Alitalia per Bruxelles con partenza il 9 maggio

    Avevo preso tutte le informazioni necessarie per partire, nel rispetto dei regolamenti in vigore per la pandemia.
    Ma accade l'inaspettato.
    Mi vedo rifiutare l'imbarco in quanto sprovvisto di un documento che comprovasse che fossi effettivamente sposato con una cittadina belga residente in loco.

    Se il problema è il documento allora è risolvibile.
    Chiamo mia moglie affinché mi invii i documenti comprovanti la nostra unione, aggiungo per sicurezza lo stato di famiglia e, per non farmi mancare nulla, anche il certificato medico che attesta la diagnosi della malattia di mia moglie e della necessità della mia presenza al suo fianco

    Finalmente ci siamo. Prenoto l'ennesimo volo, è Alitalia ed è previsto per il 29 maggio alle 08.25, destinazione Bruxelles

    Stamattina arrivo in aeroporto, con il cuore pieno di felicità: potrò riabbracciare mio figlio e mia moglie.
    Alle 6 mi presento al banco accettazione Alitalia, l'hostess mi chiede di giustificare le ragioni del mio viaggio e fornisco tutta la documentazione (ribadisco: atto di matrimonio, stato di famiglia emesso dal comune di Mons, dichiarazione redatta da mio moglie autenticata dal comune e il certificato medico).
    Dopo circa mezz'ora arriva il benestare

    Imbarcano il bagaglio, faccio i controlli di sicurezza e l'autocertificazione alla polizia di frontiera.
    Arrivo così al gate B6 per l'imbarco.
    Ed ecco l'imprevedibile o, forse, sarebbe meglio dire l'assurdo.
    Dopo qualche minuto vengo chiamato via altoparlante e al banco transiti dell'Alitalia la doccia fredda, l'ennesima.

    Mi viene comunicato che la sicurezza belga si rifiuta categoricamente di accettarmi sul territorio del Paese
    Lavoro regolarmente a Roma, sono un servitore dello Stato e non ho mai avuto sospetti di coronavirus

    Trovo un addetto Alitalia molto gentile, controlla nuovamente tutta la documentazione in mio possesso e si rende conto che non manca nulla, anzi c'è molto di più. Così decide di chiamare, personalmente.
    La risposta belga, che ascolto in vivavoce è perentoria: è italiano, non entra nel Paese

    Mia moglie non sta bene, come dimostrato dai certificati, e se si aggravasse, chi la potrà curare?
    Mi lamento, ancora una volta, con i (gentili) responsabili Alitalia.
    Una di loro, particolarmente mortificata mi guarda e mi dice 'non e' il solo e che in questi giorni non è riuscito a partire.
    Altri cittadini italiani, senza un valido motivo, vengono respinti.
    Se sono di altre nazionalità no, se sono italiani non passano.

    Non potrò vedere mia moglie e mio figlio, non so per quanto e neanche perché"


    Agi
    23/02/2020: Inizio della dittatura italiana


    La frase del decennio:

    "Misura poderosa,una potenza di fuoco"

    Conte presenta il dl liquidità,6 aprile 2020

  2. #2
    Senior Member L'avatar di Andris
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    Feb 2019
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    5,818
    ahhhhh quanto è bella l'Europa dei popoli,uniti nella diversità e via l'inno alla gioia

    e Di Maio che fa ?
    è chiaro che un ministro degli esteri normodotato richiamerebbe immediamente l'ambasciatore belga in Italia e quello italiano in Belgio.
    il pd sta ancora spippettandosi per aver ricevuto un prestito fatto per metà di soldi nostri.


    queste sono le conseguenze di una comunicazione politica e scientifica da processo al Tribunale penale internazionale

    io l'ho sempre detto che nell'immaginario straniero l'Italia rimanga quello dell'inizio,l'appestato numero uno,e queste sono tutte conferme


    mi raccomando il giorno 3 facciamo entrare quelli dal Belgio con le hostess succinte sorridenti
    insieme a tutti gli altri paesi che stanno facendo ciò.


    p.s.

    oggi al tg1 il grillino Buffagni ha ribadito che il protocollo italiano sia sinonimo di eccellenza mondiale
    23/02/2020: Inizio della dittatura italiana


    La frase del decennio:

    "Misura poderosa,una potenza di fuoco"

    Conte presenta il dl liquidità,6 aprile 2020

  3. #3
    Member L'avatar di Ringhio8
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    Feb 2020
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    Fiesso d'Artico (VE)
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    Citazione Originariamente Scritto da Andris Visualizza Messaggio
    Ennesima vicenda deplorevole capitata ad un cittadino italiano con tutte le carte in regola e nel rispetto della legge vigente,invece mentre noi continuiamo ad accogliere stranieri e italiani per necessità lo stesso non avviene in altri paesi.

    Questo è il caso del Belgio,peraltro tecnicamente messo peggio pure,che ha rifiutato un italiano sposato da tanti anni con una cittadina belga di ritorno da Roma.

    "Volevo rivedere mia moglie e mio figlio, che non vedo da gennaio.
    Mia moglie sta male, ma il Belgio non vuole che io rientri, questa mattina in aeroporto mi hanno trattato come un appestato, per il sol fatto di essere italiano

    Sono un cittadino italiano, ho vissuto in Belgio per tanti anni.
    Ed è in Belgio che ho sposato una cittadina belga.
    Da questa unione è nato un figlio.
    Per ragioni di famiglia mia moglie e mio figlio sono stati costretti a rimanere in Belgio, per accudire la madre sofferente. Dal febbraio 2012, faccio mensilmente il pendolare tra Roma (città in cui lavoro) e Mons (cittadina belga al confine con la Francia


    Viene annullato il volo che mi avrebbe dovuto riportare a casa il 26 marzo.
    Da quel giorno solo incertezza, poi finalmente vedo la luce: le misure di contenimento vengono allentate e, dopo aver chiamato le varie ambasciate, prenoto un volo Alitalia per Bruxelles con partenza il 9 maggio

    Avevo preso tutte le informazioni necessarie per partire, nel rispetto dei regolamenti in vigore per la pandemia.
    Ma accade l'inaspettato.
    Mi vedo rifiutare l'imbarco in quanto sprovvisto di un documento che comprovasse che fossi effettivamente sposato con una cittadina belga residente in loco.

    Se il problema è il documento allora è risolvibile.
    Chiamo mia moglie affinché mi invii i documenti comprovanti la nostra unione, aggiungo per sicurezza lo stato di famiglia e, per non farmi mancare nulla, anche il certificato medico che attesta la diagnosi della malattia di mia moglie e della necessità della mia presenza al suo fianco

    Finalmente ci siamo. Prenoto l'ennesimo volo, è Alitalia ed è previsto per il 29 maggio alle 08.25, destinazione Bruxelles

    Stamattina arrivo in aeroporto, con il cuore pieno di felicità: potrò riabbracciare mio figlio e mia moglie.
    Alle 6 mi presento al banco accettazione Alitalia, l'hostess mi chiede di giustificare le ragioni del mio viaggio e fornisco tutta la documentazione (ribadisco: atto di matrimonio, stato di famiglia emesso dal comune di Mons, dichiarazione redatta da mio moglie autenticata dal comune e il certificato medico).
    Dopo circa mezz'ora arriva il benestare

    Imbarcano il bagaglio, faccio i controlli di sicurezza e l'autocertificazione alla polizia di frontiera.
    Arrivo così al gate B6 per l'imbarco.
    Ed ecco l'imprevedibile o, forse, sarebbe meglio dire l'assurdo.
    Dopo qualche minuto vengo chiamato via altoparlante e al banco transiti dell'Alitalia la doccia fredda, l'ennesima.

    Mi viene comunicato che la sicurezza belga si rifiuta categoricamente di accettarmi sul territorio del Paese
    Lavoro regolarmente a Roma, sono un servitore dello Stato e non ho mai avuto sospetti di coronavirus

    Trovo un addetto Alitalia molto gentile, controlla nuovamente tutta la documentazione in mio possesso e si rende conto che non manca nulla, anzi c'è molto di più. Così decide di chiamare, personalmente.
    La risposta belga, che ascolto in vivavoce è perentoria: è italiano, non entra nel Paese

    Mia moglie non sta bene, come dimostrato dai certificati, e se si aggravasse, chi la potrà curare?
    Mi lamento, ancora una volta, con i (gentili) responsabili Alitalia.
    Una di loro, particolarmente mortificata mi guarda e mi dice 'non e' il solo e che in questi giorni non è riuscito a partire.
    Altri cittadini italiani, senza un valido motivo, vengono respinti.
    Se sono di altre nazionalità no, se sono italiani non passano.

    Non potrò vedere mia moglie e mio figlio, non so per quanto e neanche perché"


    Agi
    Immagino i nostri ministri e pdr tutti sudati per risolvere sta cosa con la splendida UE
    In dittatura sotto Beppe Magno e Casalino il Grande

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