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  1. #1
    Senior Member L'avatar di Splendidi Incisivi
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    Aug 2012
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    [Storia] Il mago Helenio Herrera

    Dopo aver parlato di Béla Guttmann e del grande Benfica credo sia necessario passare alle squadre milanesi che proprio insieme al Benfica rappresentarono la massima espressione del calcio europeo degli anni '60.
    Oggi, tuttavia, non voglio dedicare il nostro articolo al Milan di Nereo Rocco, per il quale già ce n'è uno nella sezione Hall of Fame, puntualmente rivisitato per l'occasione:
    Nereo Rocco
    ma voglio dedicare la nostra trattazione al mago Helenio Herrera, simbolo del più grande periodo storico dei nostri cugini nerazzurri.

    Helenito nasce il 10 aprile 1910 nel quartiere Palermo di Buenos Aires, vive nella miseria con suo papà Paco e sua mamma Maria fino all'età di otto anni, dopodiché la famiglia Herrera emigrerà in Marocco. Helenito organizza partite di calcio e gioca tanto, fino a farsi notare dal Roches Noires, una piccola squadretta, trampolino di lancio per approdare nel Racing Casablanca. Qui Helenito diventa titolare, è uno dei ragazzini più forti, così gioca anche nella rappresentativa marocchina e poi in quella del Nord Africa, la quale affronterà addirittura la Francia in una partita di allenamento.
    È proprio in quella partita che il Club Français di Parigi lo nota e gli offre un provino, Helenito lo supera e vola a Parigi dove percepisce il suo primo stipendio che manderà alla famiglia in Marocco, oltre a trovare un impiego come tornitore.
    Dal Club Français passerà al CASG Paris, quindi allo Stade Français, al Charleville e ad altre piccole squadre francesi.
    Helenito non è molto portato per il calcio giocato nonostante il suo grande impegno e la sua grande voglia, è portato molto di più per la panchina, infatti proprio durante la sua seconda militanza allo Stade Français frequenta un corso per allenatori dove verrà da subito chiamato "il professore".
    Helenito, allora, comincia ad allenare un club dilettantistico nei dintorni di Parigi, il Puteaux, prima di passare allo Stade Français dove aveva già militato da calciatore.
    Qui la storia di Herrera s'incrocia con un'altra bella storia, quella della prima vera 'perla nera', quella di Larbi Ben Barek.
    Carneade, chi era costui? Helenito, anni addietro, fu spedito di nuovo in Nord Africa per tenere qualche lezione di calcio, lì presenziò ad una partita in un campo prigionieri dove notò un ragazzino che correva come un matto col pallone appiccicato ai piedi.
    Helenio si fece chiamare il ragazzino, si presentò e gli promise che un giorno l'avrebbe portato in Francia perché era davvero molto forte, Larbin dopo avergli detto il suo nome rimase stralunato davanti a questo pittoresco personaggio, sorrise come a chi ti sta prendendo in giro e continuò a giocare a calcio.
    Ben Barek in Francia ci andrà, anche senza Helenito, infatti prima emigra a Marsiglia e proprio a Marsiglia comincia a giocare a calcio, mostra le sue qualità, ottiene addirittura la convocazione nei Blues e infine ne diventa la stella. Ben-Barek è il primo grande talento africano ad ottenere successo in un campionato professionistico europeo ed è proprio da lui che ruberanno il soprannome per Pelé, Larbin si rincontrerà con Helenito nello Stade Français, Helenito infatti lo volle fortemente e in un certo senso mantenne la promessa fatta anni prima, almeno per quanto riguarda il rivedersi in Francia.



    Dopo lo Stade Français, HH passò prima al Real Valladolid, dove ottenne una buona salvezza, e poi all'Atletico Madrid col quale conquisterà due titoli consecutivi.
    Il cambio di presidenza, però, scaturì la rottura con i colchoneros, quindi Helenio passa prima al Malaga, già retrocesso, poi al Deportivo, col quale ottiene una nuova salvezza, e infine al Siviglia.
    La morte dell'allora presidente del Siviglia, Ramón Sánchez Pizjuán y Muñoz, lo porterà, ancora una volta, alla rottura col club tuttavia la nuova dirigenza pretende che Helenio rispetti il contratto e così l'argentino fugge in Portogallo al Belenenses.
    In Portogallo, Helenio, ci resta finché il Barcellona non lo farà graziare dalla Federcalcio spagnola e lo farà sedere sulla propria panchina, dove inizierà al vera epopea del Mago.
    Herrera al Barcellona vince due campionati, due Coppe delle Fiere e una Copa del Rey, allorché Angelo Moratti contatta don Helenio.
    Helenito però chiede un contratto faraonico, chiede di guadagnare quasi tre volte tanto rispetto agli stipendi dei suoi colleghi ma Moratti non si lascia intimidire e accontenta El Mago con la promessa di vincere il campionato entro tre anni.



    La prima stagione fu assai convulsa, infatti l'Inter partì a razzo salvo poi accusare un pesante calo fisico verso la primavera, inoltre ci fu la controversa questione sullo scontro diretto tra Inter e Juventus: la partita, infatti, fu sospesa per invasione di campo di alcuni tifosi, fu quindi assegnato lo 0-2 a tavolino per l'Inter, risultato che perdurò fino all'ultima giornata di campionato, con Inter e Juventus a pari punti, se non che fu accolto il ricorso della Juventus e fu ordinato di ripetere la partita, così ci fu un nuovo divario di due punti tra le due squadre ad una giornata dalla fine. La Juventus, nell'ultima giornata, pareggerà col Bari, mentre l'Inter perderà addirittura col Catania, sconfitta che renderà i bianconeri campioni d'Italia per la dodicesima volta.
    Nella ripetizione della gara tra Juventus e Inter del 10 giugno, poi, Angelo Moratti imporrà a mister Herrera di schierare la primavera nerazzurra che perderà col famoso parziale di 9-1 contro l'impietosa prima squadra della Juventus.
    Siamo dunque nella stagione 1961-1962, la seconda di Herrera e la prima di Rocco al Milan.
    Anche quest'annata fu un fallimento per l'Inter del Mago che accusò di nuovo un brutto calo di condizione nel girone di ritorno finendo al secondo posto dietro il Milan, inoltre nella primavera del '62 scoppierà un piccolo caso di doping che porterà alla squalifica di alcuni giocatori nerazzurri.
    Al che. Herrera fugge anche dall'Inter, di nuovo; va ad allenare la Spagna per i mondiali del '62, salvo poi tornare di nuovo in nerazzurro dopo la sciagurata avventura al mondiale cileno.
    Herrera torna, con infinita pazienza del presidente Angelo Moratti, sulla panchina dell'Inter e vince tutto: nella stagione 1962-1963 l'Inter si aggiudica il suo scudetto numero otto, inoltre l'Inter, proprio come il Milan di Rocco, propone il catenaccio, ovviamente il modulo era estraneo ad Herrera che veniva dall'estero, tuttavia non ci mise molto ad apprenderlo e ad applicarlo su pressione del suo amato presidente.
    L'Inter si schierava in questo modo: Lorenzo Buffon tra i pali; Armando Picchi reinventato da terzino a libero, proprio grazie ad un intuizione del Mago, quindi davanti a lui Burgnich, Guameri e Facchetti; soltanto un mediano davanti alla difesa(a differenza del doppio mediano di Rocco), cioè Carlo Tagnin e due mezz'ali, Sandro Mazzola lanciato proprio in questa stagione e il talento spagnolo Luis Suarez Miramontes; infine, in attacco, Jair ala destra, Mario Corso ala sinistra e centravanti Gerry Hitchens fino a novembre, Beniamino Di Giacomo di lì in poi.
    Nella stagione successiva, la 1963-1964, l'Inter non riuscirà a bissare il successo in campionato, che andrà al Bologna in un altro spareggio scudetto proprio con l'Inter.
    Il boccone per l'Inter, però, fu decisamente meno amaro dato che poco più di una settimana prima i nerazzurri si erano laureati campioni d'Europa per la prima volta e contro i pentacampeones del Real Madrid. L’Inter arrivò in finale dopo una grande cavalcata europea che li portò ad eliminare prima l'Everton col risultato di 0-0 ed 1-0, poi il Monaco agli ottavi di finale col risultato di 1-0 e 3-1, quindi il Partizan per 2-0 e 2-1 ai quarti e infine il Borussia Dortmund in semifinale col risultato di 2-0 dopo il 2-2 dell'andata.
    Il Real Madrid veniva invece da un 7-0 complessivo ai Rangers, un 8-4 complessivo alla Dinamo Bucarest, quindi un 4-1 all'andata e una sconfitta per 2-0 al ritorno col Milan nei quarti e un 8-1 complessivo contro lo Zurigo in semifinale.
    Siamo al Prater di Vienna, è la finale, in campo sfilano i fenomeni del Real Madrid, Di Stefano e Puskas sono due statue, due monumenti, entrambi trentasettenni, accanto a loro la più grande ala sinistra dell'epoca, Francisco Gento, dall'altro lato l'imprendibile Amancio e là dietro ancora Santamaria.
    Nell'Inter c'è Tagnin che dopo la squalifica di due anni e mezzo fu rilanciato dal Mago, c'è Burgnich ripescato dalla serie B, al posto di Buffon c'è Sarti e al posto di Di Giacomo c'è Milani arrivato dalla Fiorentina, per il resto l’undici è uguale a quello campione d’Italia dell’anno precedente. I randagi giocatori dell'Inter sono pronti ad azzannare le caviglie dei fenomeni del Real Madrid, mentre in avanti se la vedrà il genio di Suarez, il genio di Corso, il genio di Mazzola, il dribbling di Jair.
    Comincia la partita, è equilibrata, l'Inter tiene bene le sortite offensive del Real che dopo la prima ondata offensiva si raccoglie e si fa più accorto ma alla mezz'ora l'imprendibile Amancio quasi la mette dentro tuttavia a portiere battuto interviene uno straordinario Picchi che salva il risultato, sarà allora al 43' che Mazzola aggancerà al volo il passaggio di Facchetti e lascerà esplodere il tiro che s'insaccherà alla destra di Vicente: Inter-Real Madrid 1-0.
    Alla ripresa il Real Madrid reagisce e becca due pali, prima uno con Gento e poi un altro con Puskas, ma al goal sbagliato risponde il goal subito e al '62 Milani porta sul 2-0 l'Inter con un bel tiro da fuori, il Real accorcerà le distanze soltanto sette minuti dopo con Felo.
    Altri sette minuti dopo, però, Mazzola approfitta dello svarione difensivo di Santamaria, su lancio di Milani, e sigla la doppietta che porta l'Inter sul 3-1. L'Inter così diventa campione d'Europa e così i pentacampeones perdono la loro seconda finale dopo quella di Amsterdam contro il Benfica.
    HH porterà, poi, l'Inter alla conquista della Coppa Intercontinentale nel settembre del 1964, alla vittoria del campionato di serie A per la stagione 1964-65 e contemporaneamente alla seconda Coppa dei Campioni di fila, stavolta contro il Benfica di Eusebio che vedrà avverarsi per la seconda volta, dopo la finale persa col Milan, la maledizione del loro ex allenatore Béla Guttmann.
    Nel settembre del '65, poi, Helenito bisserà la Coppa Intercontinentale e centrerà ancora il campionato italiano di calcio del 1965-1966. L'Inter vince tutto ciò che si può vincere.



    Dopo tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali l'Inter non è sazia e la stagione 1966-67 sembra essere una stagione ancora ricca di gioie, tuttavia sarà l'ultima annata per la grande Inter di Herrera, infatti dopo aver centrato la finale di Coppa dei Campioni e aver lottato in campionato fino alla fine, i nerazzurri perderanno entrambi i titoli, il primo in finale contro il Celtic, il secondo in favore della Juventus e soltanto per un punto.
    Herrera però resterà un'altra stagione sulla panchina dell'Inter ma non c'è più alcun appuntamento europeo e in campionato l'Inter finisce al sesto posto.
    Herrera lascia l'Inter nel 1968 e passa alla Roma, vince una Coppa Italia alla sua prima stagione ma con i giallorossi non arriveranno altre soddisfazioni, così il Mago torna sulla panchina dell'Inter su iniziativa di Ivanoe Fraizzoli, il successore di Angelo Moratti.
    La parentesi all'Inter sarà triste, tenterà di proporre il modello Ajax, otterrà soltanto la cessione del mai amato Mario Corso e nel febbraio del 1974 lascerà il club a causa di una broncopolmonite.
    La carriera di Helenito è già finita ma nel 1978 approda al Rimini come consulente, non permettendo il regolamento dell'epoca agli allenatori oltre i sessanta anni di sedersi in panchina. Dopo una stagione al Rimini ci sarà un altro ritorno, quello al Barcellona, con cui vincerà un'ultima Copa del Rey nel 1981, anno del suo ritiro.
    Una volta conclusa definitivamente la sua carriera da allenatore Helenio prenderà parte, assiduamente, alla Domenica sportiva e a L'appello del martedì, così fino al novembre del 1997 quando ci lascerà a causa di un arresto cardiaco.


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    Di seguito gli Highlights della finale di Coppa col Real Madrid:

  4. #3
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    Per chi volesse godersi tutta la sfida invece:

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    Nessuno si è filato sto topic, in realtà a mio avviso è molto importante perché fa rendere conto del valore che ha avuto il lavoro di Herrera pure per Mourinho. Il portoghese ha preso pari pari le sue tecniche sia sul campo che motivazionali, tant'è vero che a quanto racconta la moglie di Herrera si fece pure dare uno dei libretti di appunti di Helenio

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