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  1. #1
    Senior Member L'avatar di Splendidi Incisivi
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    [Storia] Il blocco Juventus - Parte I

    Oggi voglio parlare dei nostri odiati rivali i quali, però, sotto la guida del Trap hanno vissuto un grande ciclo vincente fatto di 7 campionati, 2 Coppe Italia e tutto ciò che si potesse vincere in Europa, tanto da diventare la prima squadra al mondo a collezionare, prima delle altre, tutti i titoli internazionali disponibili.

    Piuttosto che alla sola Juventus mi sono riferito al blocco Juventus perché i bianconeri del Trap rappresentarono anche la solida base sulla quale si poggiò la nazionale campione del mondo dell'82 e quindi ripercorriamo, all'indomani dei successi del Liverpool, la grande rinascita calcistica che vide il calcio italiano nel segno dei colori bianconeri.
    Partiamo dal presupposto che dopo le esperienze di Rocco ed Herrera, a partire dagli anni '60 fino ai primi '70, nel calcio italiano si impose stabilmente il catenaccio, naturalmente espresso in varia maniera a seconda del club e con varie modifiche.
    A partire dalla metà degli anni '70, però, vi sarà un'innovazione, quella del calcio totale portato dall'Olanda, un calcio fatto di zona, fuorigioco e pressing sistematici ed offensivi, così in Italia si cercò di importare, in parte, la spregiudicatezza di quel calcio, in particolare il concetto di pressing, mentre nei confronti della zona difensiva e del fuorigioco si resterà sempre molto diffidenti.
    In Italia, quindi, nasce la zona mista, mista perché si inizia a giocare a zona soltanto a centrocampo, mentre in difesa si continua a giocare ad uomo, tutto il contrario degli olandesi che giocavano a zona dietro e ad uomo in mezzo al campo, sulla base di uno schieramento tattico identico a quello del catenaccio anni '60, secondo l'1-3-3-3, con un libero alle spalle di uno stopper, quindi due terzini, tre mediani e tre attaccanti.
    A differenza del catenaccio, però, nella zona mista viene applicato sistematicamente il concetto di pressing, già visto in Italia, soltanto a tratti, col Grande Torino; la zona mista applica dunque un pressing a tutto campo, limitato però al reparto di centrocampo, mentre la difesa continua a marcare ad uomo e a restare molto bassa.
    Nella zona mista, però, non si fermano qui le novità, infatti, sempre sulla scorta del totaalvoetbal, si perde la fissità dei ruoli, non vi è un'intercambiabilità come quella olandese ma poco ci manca e si inizia ad avere un gioco molto più fluido.
    In passato abbiamo già visto terzini fluidificanti, cioè in grado non solo di difendere ma anche di spingersi avanti, in fase offensiva, e di agire da attaccanti aggiunti, come Maroso del Grande Torino o come Facchetti dell'Inter e abbiamo visto l'ala tornante, capace non solo di offendere ma anche di ripiegare in fase difensiva come Bruno Mora del Milan di Rocco; innovazioni sporadiche degli anni passati e distribuite in più formazioni, adesso, nella zona mista, diventano costanti, riportate in auge da splendidi interpreti quali Antonio Cabrini e Franco Causio prima e Bruno Conti poi, ma le novità non sono finite qui.
    Non solo il terzino fluidificante e l'ala tornante vengono riproposte ma assume tutt'altra faccia anche il libero, il quale alla maniera di Beckenbauer, adesso, avanza fino al centrocampo per impostare se necessario, non rimanendo più preposto ai soli compiti di difesa e di ripartenza con lanci lunghi, ruolo che verrà magistralmente interpretato da Gaetano Scirea; lo stesso terzino destro, pur restando bloccato, sale comunque sull'out destra di centrocampo, in fase di possesso, dando copertura all'ala e non restando più ancorato esclusivamente alla difesa; a centrocampo resta il consueto mediano dai quattro polmoni davanti alla difesa ma vediamo una mezz'ala tutta nuova, dalla doppia fase, capace indifferentemente di interdire come di far ripartire l'azione e di finalizzarla con inserimenti in attacco, ruolo che verrà ricoperto dallo straordinario Marco Tardelli e allo stesso modo l'altra mezz'ala non resta più a fiancheggiare esclusivamente il mediano di rottura, agendo da regista, ma avanza a sua volta, quasi da trequartista nell'Italia con Antognoni, da trequartista vero e proprio nella Juventus con Platini, soprattutto con l'inserimento di Boniek alle sue spalle; immutati restano i compiti di finalizzazione del centravanti ma nella zona mista è anche la seconda punta a modificare il suo gioco, infatti prima ancora di attaccare deve dare avvio al pressing offensivo e accompagnarlo generosamente insieme a tutto il centrocampo, compito splendidamente interpretato da Roberto Bettega prima e Ciccio Graziani poi con la maglia azzurra.
    Questa fluidità si ottenne naturalmente grazie ad una grandissima generazione calcistica che partorì prodotti quali Scirea, Cabrini, Tardelli, Conti, Bettega ma che col giusto mix di tattica ed estro individuale diede vita ad un ciclo di vittorie eccezionale, diventando una tra le generazioni calcistiche più forti di sempre.



    La prime applicazioni di questa 'zona mista', caratterizzata dalla difesa ad uomo ma dal grande pressing, furono messe in pratica dal Torino di Gigi Radice, capace di conquistare nella stagione 1975-76 il settimo ed ultimo titolo nazionale dei granata, che prima di allora avevano vinto l'ultimo tricolore nell' anno della tragedia di Superga.
    Dalla stagione successiva la zona mista verrà invece applicata anche dalla Juventus di Giovanni Trapattoni.
    Trapattoni chiuse la sua carriera da calciatore nel 1972 giocando una manciata di partite col Varese ma poco dopo tornò al Milan, in panchina, come traghettatore durante la stagione 1973-74, in seguito all'esonero di Cesare Maldini, l'anno successivo, poi, diventa vice di Giagnoni per poi sostituirlo l'anno dopo ancora e diventare a tutti gli effetti il nuovo mister dei rossoneri.
    Trapattoni, quindi, conclude la stagione alla guida del Milan nel '76 al terzo posto, viene esonerato ma nonostante tutto riceve la chiamata dell'allora presidente della Juventus Giampiero Boniperti.



    L'ingaggio di Trapattoni sorprende sia per l'inesperienza del tecnico che per le sue dubbie qualità, tuttavia al suo primo anno, durante la stagione 1976-77, Trapattoni centra subito il tricolore e comincia a prendere forma la Juventus della zona mista.
    Tra i pali c'è il leggendario Dino Zoff; Scirea è il libero dietro lo stopper Morini, terzino destro dai compiti di marcatura è Claudio Gentile, mentre Cuccureddu agisce da terzino sinistro fluidificante; a centrocampo un terzetto muscolare composto da capitan Furino, Tardelli e Benetti, quest'ultimo voluto fortemente da Trapattoni e scambiato col Milan per Fabio Capello, quindi regia del gioco affidata al tornante Causio; coppia d'attacco con Roberto Bettega e Roberto Boninsegna, scambiato con l'Inter per Anastasi.
    Dopo una volata mozzafiato, durata un'intera stagione, perennemente appaiati, la Juventus termina il campionato davanti al Torino campione in carica di Gigi Radice, di un solo punto, 51 punti a 50, il tricolore infatti è stato una corsa a due, di fatto la Fiorentina terza resta nettamente staccata a 35 punti.
    Nella stessa stagione Trapattoni regala anche il primo successo europeo alla Juventus, in Coppa Uefa.
    Nei trentaduesimi di finale la Juventus infatti elimina il Manchester City col risultato di 2-0 dopo la sconfitta per 1-0 in Inghilterra; nei sedicesimi tocca invece all'altra squadra di Manchester, lo United, sconfitto per 3-0 nella partita di ritorno dai bianconeri, anche questa volta dopo aver perso all'andata per 1-0.
    La Juventus è quindi agli ottavi dove incontra lo Shaktar Donetsk che schianta per 3-0 a Torino, concedendosi una sconfitta per 1-0 in Ucraina, mentre ai quarti la vittima designata è il Magdeburgo che viene eliminato con un risultato complessivo di 4-1.
    In semifinale la Juventus incontra l'AEK Atene e anche qui finisce 4-1 ma soltanto nella partita d'andata, mentre nel ritorno i bianconeri superano ancora una volta la formazione greca per 1-0.
    In finale, invece, c'è l'Athletic Bilbao che all'andata viene sconfitto per 1-0 con goal di Tardell, mentre nel ritorno sarà la formazione spagnola ad avere la meglio per 2-1 ma il goal fuori casa della Juventus, firmato da Bettaga, ad aprire le marcature, assegnerà il titolo ai bianconeri. Qui i giocatori della Juverntus con le maglie degli avversari:



    Ma durante questa stagione cosa è successo alla nazionale?
    La nazionale azzurra non si è mai veramente ripresa dopo la tragedia di Superga, quel maledetto incidente, infatti, aveva stroncato un'intera generazione calcistica, quella del Grande Torino, impoverendo in un colpo solo un intero movimento calcistico.
    Da allora l'Italia non sarà più la stessa, raccogliendo soltanto figure barbine a livello internazionale, con le uscite al primo turno ai mondiali del '50 e del '54, con la mancata qualificazione del '58 e con altre due eliminazioni al primo turno nel '62 e nel '66.
    L'eliminazione per mano della Nord Corea ai mondiale del 1966 spinse la Federcalcio italiana ad esonerare Edmondo Fabbri e a nominare come CT Ferruccio Valcareggi ma soprattutto a prendere una decisione eclatante, cioè quella di chiudere le frontiere e di non permettere a giocatori stranieri di venire in Italia e, viceversa, a giocatori italiani di andare all'estero.
    Il blocco sarebbe dovuto durare 5 anni, fino al 1971, salvo poi essere rimandato di volta in volta fino al 1980.
    Valcareggi, intanto, con l'Italia vince un Europeo nel 1968, nonostante il discusso passaggio del turno in semifinale con lancio della monetina, e perde, poi, la finale mondiale del '70 contro il Brasile di Pelé.
    Questo il primo sussulto di una nazionale disastrata, la quale però uscirà di nuovo al primo turno nella spedizione mondiale del '74.
    Esonerato Valcareggi, la panchina azzurra viene affidata a Fulvio Bernardini nel settembre del '74, una sorta di guru del calcio italiano, di garante, il quale avrebbe poi scelto il futuro CT che avrebbe guidato la nazionale ai prossimi mondiali, a tal proposito Bernardini scelse come suo momentaneo secondo e futuro CT Enzo Bearzot.



    Bearzot siede sulla panchina della nazionale, in commissione tecnica con Bernardini, il 27 settembre del 1975, in occasione della terzultima partita di qualificazione agli Europei del 1976.
    Le qualificazioni europee, in realtà, si erano già compromesse nell'anno precedente con Bernardini, tuttavia alla Federcalcio questo non interessava, ciò che interessava veramente era il Mondiale del '78 e il CT che avrebbe guidato gli azzurri nella spedizione argentina.
    L'Italia, dunque, si scontra contro la Finlandia e fa 0-0, intanto iniziano le prime convocazioni di Bearzot, infatti in questa partita il tecnico friulano farà esordire il torinista Eraldo Pecci; nella penultima gara di qualificazione, invece, c'è la fortissima Polonia e ancora una volta l'Italia fa 0-0, stavolta con gli esordi di Renato Zaccarelli e Antonello Cuccureddu, mentre nell'ultima partita di qualificazione lo scontro è con l'Olanda vice campione del mondo, dove l'Italia riesce a portare a casa addirittura un 1-0, chiudendo ciò nonostante il girone sia alle spalle dei polacchi che degli olandesi.
    Nel frattempo si sono iniziati a vedere i primi volti nuovi della nazionale, oltre ai convocati di Bearzot, infatti, ci sono anche Claudio Gentile e Roberto Bettega, lanciati nelle prime partite di qualificazione da Bernardini.
    Chiuse le qualificazioni agli europei, la nazionale giocherà una serie di amichevoli che permetteranno a Bearzot di sperimentare ancora.
    La prima amichevole è contro la Grecia, nel dicembre del '75, la partita termina 3-2 per la nazionale italiana ma importante di questa partita è l'esordio del libero Gaetano Scirea; la seconda amichevole è nell'aprile dell'anno successivo, contro il Portogallo, dove l'Italia vince ancora, per 3-1, e vi è ancora un debutto, quello di Marco Tardelli.
    Nel maggio del 1975, poi, l'Italia volerà negli States per disputare il Torneo del Bicentenario dove affronta la selezione statunitense che sconfigge per 4-0, quindi l'Inghilterra con cui perde 3-2 e il Brasile di Zico e Falcao per mano del quale viene sconfitto 4-1.
    Bearzot non fa esprimenti, inizia piuttosto a testare la nazionale ed ottiene un ottimo responso nonostante le due sconfitte.
    Tra giugno e settembre del 1976, poi, ci sono le ultime tre amichevoli, contro Romania, Danimarca e Jugoslavia, tutte e tre vinte, prima dell'inizio delle qualificazioni ai mondiali del 1978.
    La formazione tipo dell'Italia durante le qualificazioni mondiali rispetta già la zona mista del Torino e vedrà sostanzialmente questo assetto:

    ____________Zoff
    __________Facchetti
    ____Tardelli Mozzini Gentile
    _____Antognoni Benetti Zaccarelli
    Causio
    _____Bettega Graziani

    Da segnalare il dualismo Cuccureddu/Mozzini, infatti qualora giocasse il primo, da terzino, Gentile avrebbe fatto lo stopper, qualora giocasse il secondo, da stopper, Gentile avrebbe fatto il terzino; menzione speciale, poi, per Francesco Rocca che almeno fino all'inizio delle qualificazioni fu sempre titolare nella nazionale di Bearzot, infatti con l'impiego a sinistra di "Kawasaki" e a destra di Tardelli, Bearzot riusciva ad avere una duplice spinta sulle fasce che rendeva il modulo azzurro ultra offensivo, tuttavia il ginocchio di Rocca cederà nella prima partita di qualificazione contro il Lussemburgo, il che lo costringerà a stare lontano dai campi fino alla primavera del '77 per poi essere operato nuovamente a settembre, il che costringerà il giocatore a saltare tutta la stagione successiva e a perdere il treno per Buenos Aires, per il quale aveva già prenotato un biglietto da tempo.
    L'Italia finisce nel girone di qualificazione con Finlandia, Inghilterra e Lussemburgo e gioca la prima partita contro il Lussemburgo, il 16 ottobre del 1976, quando intanto è iniziato anche lo spettacolare campionato che vedrà testa a testa la Juventus di Trapattoni e il Torino di Gigi Radice.
    Nella prima partita gli azzurri schiantano il Lussemburgo per 4-1, nella seconda partita invece c'è ancora l'Inghilterra di Don Revie che la nazionale di Bearzot annienta per 2-0.
    Dopo le due partite di qualificazione seguono due amichevoli, entrambe vinte per 2-1 contro Portogallo e Belgio, a dicembre e nel gennaio del 1977.
    L'ultima partita del girone d'andata di qualificazione per l'Italia di Bearzot è contro la Finlandia, l'8 giugno, data dell'addio di Bernardini alla commissione tecnica, quando ormai si è anche conclusa la stagione di serie A con la Juventus di Giovanni Trapattoni campione d'Italia.
    Gli azzurri sconfiggono i giocatori finnici col netto risultato di 3-0 e così il discorso qualificazione viene rimandato alla stagione successiva...

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    Gli anni '70 hanno segnato la rinascita del calcio italiano dopo un periodo di buio totale. Buio che a mio avviso stiamo rivivendo attualmente e chissa' quanto tempo ci vorra' per tornare ad alti livelli, sia coi club che con la nazionale.

    Al tuo discorso vorrei aggiungere che Bearzot ha portato la nazionale alla vittoria nel 1982, ma e' nel 1978 che si e' vista la nazionale col miglior calcio giocato dagli anni '50 in poi, il quarto posto finale fu immeritato, riuscimmo anche a battere i favoritissimi argentini nel girone e Bettega fu straordinario. Si giocava un calcio semplice, pulito e ordinato

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    Gli anni '70 hanno segnato la rinascita del calcio italiano dopo un periodo di buio totale. Buio che a mio avviso stiamo rivivendo attualmente e chissa' quanto tempo ci vorra' per tornare ad alti livelli, sia coi club che con la nazionale.

    Al tuo discorso vorrei aggiungere che Bearzot ha portato la nazionale alla vittoria nel 1982, ma e' nel 1978 che si e' vista la nazionale col miglior calcio giocato dagli anni '50 in poi, il quarto posto finale fu immeritato, riuscimmo anche a battere i favoritissimi argentini nel girone e Bettega fu straordinario. Si giocava un calcio semplice, pulito e ordinato
    Sono d'accordo, nel '78 fummo la squadra più forte al mondo, perché non solo battemmo l'Argentina, praticamente dominando, ma imponemmo anche il nostro gioco contro l'Olanda, non so se mi spiego. Nell'82 già ci fu qualche difficoltà in più, però alla fine raccogliemmo quello che avevamo seminato quattro anni prima.
    Quella tra la fine degli anni '70 e l'inizio '80 fu una generazione straordinaria, forse negli anni '90 abbiamo rivisto qualcosa di simile però non abbiamo raccolto quanto sperato tra Sacchi, Zoff e Trapattoni.
    Ora stiamo semplicemente nel medioevo, la nostra situazione attuale mi sembra quella degli anni '60, dove anche lì collezionavamo a raffica eliminazioni ai primi turni mondiali.

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