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Risultati da 21 a 28 di 28

  1. #21
    Junior Member
    Data Registrazione
    Aug 2012
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    Varedo (MB)
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    50
    Confermo che il catechismo e l'ora di religione sono cose ben diverse.

    Riguardo alle altre religioni invece, già i miei insegnanti di religione dedicavano ampio spazio allo "studio" delle altre religioni. Islam e buddismo su tutte. Altrimenti discutevamo di temi come la bioetica e l'immigrazione. Temi proposti una volta al mese (una lezione su quattro) da noi studenti.

  2. # ADS
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  3. #22
    Senior Member L'avatar di Fabry_cekko
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    Aug 2012
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    Roma
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    21,791
    non toccatemi l'ora di religione, visto che è l'unica dove mi rilasso (apparte ed. fisica)

  4. #23
    Bannato
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    Aug 2012
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    8,939
    Citazione Originariamente Scritto da Kurt91 Visualizza Messaggio
    Io sono strafavorevole allo studio del Dio Download

    Che non frega a nessuno poi non ne sono così convinto. Oggi la nostra scuola permette anche di non seguire l'ora di religione, poi però vedi che la maggioranza degli alunni la seguono.

    Io mi sono diplomato 2 anni fa quindi non 20 e ti assicuro che, a parte una testimone di geova, in classe da me tutti seguivano religione e tutti la seguivano nel vero senso della parola, me compreso. Sarà che avevamo un prof di religione che sapeva come prenderti e come coinvolgerti.
    Io 5 anni fa e ti posso dire che adoravo religione, almeno arrivava il tipo che non veniva ****** però ci faceva vedere i film; ti credo che lo seguivano tutti, ovviamente le materie dove non c'è da studiare "piacciono" sempre a tutti.

  5. #24
    Junior Member
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    Aug 2012
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    Valle d'Aosta
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    881
    Partendo dal presupposto che la scuola italiana dovrebbe essere ricostruita da 0, penso che il problema non sia la lezione di religione, perché noi discutiamo di un pò tutto quello che riguarda le religioni.

  6. #25
    Bannato
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    Aug 2012
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    621
    Il Delirio.

  7. #26
    Citazione Originariamente Scritto da Emanuele Visualizza Messaggio
    Non c'entra nulla il fatto che sia facoltativa, è una questione di principio: non vedo perchè lo Stato dovrebbe pagare preti per impartire un insegnamento di cui si potrebbe fare a meno.

    mi sà che sei rimasto un pò indietro dato che oggi anche tanti laici insegnano religione,per quanto riguarda i preti che insegnano uno stipendio devono prenderlo per cui o prendono quello dal sostentamento del clero o quello come insegnanti(o uno o l'altro non ambedue come credono).

    Vuoi farne a meno,non lo frequenti non è obbligatorio,.

    ma la nostra cultura ha molte radici cristiane, conoscerle in un ottica di cultura generale serve (fa parte della cultura generale),ripeto

    tu confondi l'ora di religione (che è un ora di conoscenza non solo sulla religione cristiana ma anche sulle altre e sull'attualità, la bioetica per dire che è cattolica o laica di ispirazione cattolica) col catechismo.


    se si fà un qualunque lavoro (e l'insegnamento è un lavoro) non vedo perchè non pagare chi insegna.

    poi se sei contrario non frequentare nessuno ti obbliga.

    - - - Aggiornato - - -

    Citazione Originariamente Scritto da Bawert Visualizza Messaggio
    Partendo dal presupposto che la scuola italiana dovrebbe essere ricostruita da 0, penso che il problema non sia la lezione di religione, perché noi discutiamo di un pò tutto quello che riguarda le religioni.
    vero,la scuola italiana ha diversi problemi e sicuramente uno di questi non è un ora settimanale di religione.

  8. #27
    Bannato
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    Aug 2012
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    Qui
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    9,029
    Sono antoclericale e deleterei il vaticano.All ora di religione quello che mi e' rimasto piu impresso e' stata la discussione e il confronto con le altre religlioni principalmente monoteiste.

  9. #28
    io concordo con l'articolo sotto

    Ora di religione. I genitori Age: Sì al confronto, no all’ideologia

    No a ogni rimozione che espunga la dimensione religiosa dalla formazione. Sì a un confronto sereno e non ideologico, che colga questa presenza come un’opportunità. L’autentica religione non teme una scuola aperta, multietnica, capace di correlarsi al mondo di oggi, proprio come chiede il Ministro Profumo. La posizione dell’Associazione italiana genitori.



    «A partire dal 1861 - ha ricordato il ministro prof. Francesco Profumo nella cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico, al Quirinale – la scuola ha unito il Paese, intrecciandone il destino. Ha combattuto l'analfabetismo; ha diffuso l'italiano come strumento per comunicare e condividere un patrimonio comune; ha veicolato le tradizioni culturali e letterarie, locali e nazionali, che sono diventate le nostre radici; ha trasmesso i valori che ci hanno rafforzato all'interno delle nostre famiglie, delle nostre comunità sociali e civili, e all'interno della nazione. Adesso anche la scuola, come tutto il Paese, - ha aggiunto Profumo - è chiamata a fare un salto di qualità. Le sfide che ci attendono sono molte e impegnative, e richiedono coraggio, gambe e fiato, oltre a uno sguardo lungo, come uno scalatore che si appresti a conquistare una cima impervia».

    Nelle stesse ore, il Ministro ha rilasciato alcune estemporanee dichiarazioni relative anche all’insegnamento di religione cattolica (IRC), presente nella scuola italiana nella forma che conosciamo fin dall’Accordo di revisione del Concordato (1984). «Il paese è cambiato, nelle scuole ci sono studenti che vengono da culture, religioni e paesi diversi. Credo che debba cambiare il modo di fare scuola, che debba essere più aperto - ha detto il ministro dell'Istruzione, e citiamo da agenzie di stampa -. Ci vuole una revisione dei nostri programmi in questa direzione. Un discorso che vale per l'ora di religione, ma anche per l'ora di geografia, che si può studiare anche ascoltando le testimonianze di chi viene da altri Paesi. La scuola è più aperta e multietnica e capace di correlarsi al mondo di oggi».

    Come Associazione che da lungo tempo è presente a servizio delle famiglie, dei ragazzi e dell’educazione, riteniamo che il dibattito su temi di questa rilevanza non possa essere ridotto alla contrapposizione semplificatoria di due schieramenti, pro o contro l’ora di religione. Probabilmente in Italia non si è mai sopita la “questione romana”, probabilmente ogni riflessione sulla religione e sulla sua presenza pubblica deve divenire una sorta di referendum sulla Chiesa cattolica, presente nel nostro Paese in molte modalità differenziate, da quella della liturgia al servizio ai poveri, dall’educazione diffusa alla cura e animazione di ragazzi, adolescenti e giovani.
    Non tocca a noi, certo, interpretare le parole del Ministro, né parlare a nome della Chiesa, che già si è espressa, in queste ore, con autorevoli e pacate riflessioni, assai serene perché non politicizzate.

    Il nostro contributo vorrebbe proprio leggere le affermazioni sull’ora di religione unitamente alle parole del Ministro stesso pronunciate in Quirinale, nelle quali ha sottolineato il grande compito che la scuola ha svolto nella trasmissione di tradizioni e anche di valori. Si riferiva alla scuola tutta, evidentemente anche alla scuola che ha in sé, appunto dal 1984, quell’ora di religione discussa. La presenza di quell’ora non è dipendente dal volere dell’uno o dell’altro schieramento, ma dal solenne pronunciamento espresso nell’articolo 9.2 dell’Accordo: «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i princìpi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento».

    Dunque, un’ora di religione che è approccio culturale e storico, non catechistico, all’interno delle finalità della scuola, assicurando comunque la libertà di coscienza. La storia seguente ci dice di un’ora offerta a tutti, scelta anche da non credenti, o da appartenenti ad altre fedi, desiderosi di conoscere meglio il nostro Paese, che è Divina Commedia insieme a storia dell’arte, pietà popolare insieme a musica sacra, ma anche una storia di cooperative, casse mutue, leghe sindacali che ha innervato il nostro tessuto sociale.

    Un’ora di religione continuamente sottoposta, per legge, a verifiche, a successive intese e revisioni di programmi. Un’ora di religione che richiede insegnanti sempre “nuovi” nell’approccio alla disciplina. Certo, un’ora che, per la sua stessa natura, mai completamente sarà all’altezza del compito, rivelando la necessità continua di aggiornamento e formazione dei docenti, nonché il bisogno di essere ripetutamente scelta dalle famiglie, ridiscussa nel Paese.

    Nelle parole del Ministro ci piacerebbe leggere una domanda: quale il contributo che l’ora di religione può offrire al dialogo fra le culture e le religioni che anche nel nostro Paese si deve aprire, superando la sola fase dell’integrazione? Può l’ora di religione scavare nella sua profondità e pienezza, rivelando nel “patrimonio storico” il contributo cattolico alla democrazia, all’idea di persona e di cittadino, al valore del lavoro e della solidarietà, così come mirabilmente presenti nella Costituzione italiana?
    Può l’ora di religione, insieme alle altre discipline scolastiche (prima di tutte l’ora alternativa, sovente non organizzata nelle scuole, e poi la geografia, come dice il Ministro, ma perché no l’economia, la storia, la filosofia, ancora insegnate per lo più in prospettiva solo eurocentrica!), proprio perché rafforza le nostre radici, contribuire al salto di qualità di cui la scuola ha bisogno, offrendo “coraggio, gambe, fiato e sguardo lungo”?

    Noi siamo convinti di sì, e perciò abbiamo sostenuto sempre questo insegnamento, chiedendo che fosse di qualità, impartito da insegnanti che, proprio per la loro formazione, sapessero essere esempio e stimolo anche ai colleghi nella serietà professionale, nel dialogo con studenti e genitori, e sapessero proporre agli allievi il sapore della ricerca, dell’impegno, dell’apprendere.

    In questa prospettiva volentieri dialogheremo con il Ministro e con quanti vorranno ragionare davvero di educazione e cultura, in un’Italia che cambia. Ci incoraggiano anche le parole pronunciate dal Presidente Napolitano, sempre in occasione della festa svoltasi in Quirinale: «La scuola è anche, e molto, un'istituzione che educa alla cittadinanza, promuovendo la condivisione di quei valori sociali e civili che tengono unite le comunità vitali, le società democratiche».

    Vogliamo operare una gigantesca rimozione, espungendo la dimensione religiosa dalla formazione e dalla ricerca, oppure scegliamo, con convinzione, un confronto sereno e non ideologico, cogliendo questa presenza come un’opportunità? L’autentica religione non teme una scuola aperta, multietnica, capace di correlarsi al mondo di oggi, proprio come chiede il Ministro. Ci piacerebbe, da genitori, che la scuola tutta sia aperta, sempre: aperta alle famiglie (credenti e non), aperta al territorio e alla pluralità di ricchezze che propone.

    Non sempre è la scuola che incontriamo, purtroppo. Di certo, finché il dibattito sarà solo ideologico, ci si dimenticherà che i ragazzi sono tutti uguali. Compresi quelli che hanno scelto l’ora di religione.

    http://www.age.it/age/scuola-e-universita/368

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