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Pagina 5 di 5 PrimaPrima ... 345
Risultati da 41 a 45 di 45
  1. #41
    Citazione Originariamente Scritto da Splendidi Incisivi Visualizza Messaggio
    Fassone sarà AD e DG, tipo Marotta alla Juventus, come annunciato già dalla Sino-Europe. Mirabelli sarà il Direttore sportivo. Adesso ci serve soltanto un vicepresidente, che mi piacerebbe fosse Albertini. Per quanto riguarda il presidente, penso uscirà dai quadri dirigenziali cinesi.
    Pare trapelare che la,delega ad DG sia solo temporanea in attesa di nominare il titolare. Io mi aspetto Albertini in quel ruolo.

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  3. #42
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    Citazione Originariamente Scritto da enrico100 Visualizza Messaggio
    Buon lavoro, finalmente è finita l'era di Galliani e dei giocatori presi senza averli mai visti giocare
    Questo è uno tosto
    l Milan è pronto a ripartire da nuove basi, più solide e dagli ampi orizzonti. Lo farà a cominciare da Marco Fassone, ex dg dell’Inter che avrà cura di impostare il nuovo progetto della società rossonera praticamente da zero. Proprio Fassone - a stretto giro di posta - comunicherà il nuovo ds dei rossoneri, il cui profilo dovrà ben sposarsi con le esigenze future del club. Tra i candidati c’è Massimiliano Mirabelli, capo degli osservatori dell’Inter. Un nome che è una garanzia per gli addetti ai lavori.

    GLI INIZI - Nasce difensore centrale, bravo nell’impostazione ma anche dotato fisicamente. A 16 anni inizia a giocare titolare in C2 con la maglia del Rende, ma nel giro di dieci anni capisce che la sua strada è un’altra. Mirabelli si ritira dal calcio giocato a 26 anni dopo aver vinto diversi campionati. Ha le idee chiare: vuole fare il ds e costruire squadre da zero, a partire dalle fondamenta. La prima società ad affidargli un progetto serio è il San Calogero, comune del vibonese. Inizia dalla Promozione, dal calcio vero, quello impolverato. L’esordio non desta in lui ansie e preoccupazioni, non deve adattarsi, vince immediatamente. E si ripeterà per tutta la sua carriera perché dopo San Calogero, Mirabelli si toglie tante altre soddisfazioni. Conosce i campi d’Eccellenza, Dilettanti e la Lega Pro, la costante è sempre la stessa: la vittoria del campionato al suo primo anno di gestione. Vince lavorando sul campo, scegliendo di persona tutti i calciatori della propria squadra. Dal primo all’ultimo. I suoi due capolavori sono Rende (portata dall’eccellenza alla finale play-off di C1) e Cosenza, dove riesce a raggiungere due storiche promozioni consecutive dalla D alla C1. Nessuno è mai riuscito a fare meglio in tutta la storia del club calabrese. Per lui parlano i fatti: chi vuole vincere lo chiama.

    IL SUO LAVORO - Dalla Lega Pro passa al Sunderland e dopo la breve parentesi inglese, Mirabelli entra a far parte dello staff dell’Inter nel 2014 come capo degli osservatori. Nel giro di pochissimo tempo Ausilio capisce di avere a che fare con un professionista di assoluta affidabilità. Nonostante l’approdo in una big, non perde le vecchie abitudini apprese sui campi di provincia: Mirabelli trascorre oltre due mesi l’anno in Sudamerica alla ricerca di talenti da consigliare alla prima squadra. Un lavoro che può sembrare scontato e che invece non lo è affatto visto lo stereotipo dell’osservatore moderno, più abituato a visionare pellicole al chiuso di una camera d’albergo che a presenziare di persona sulle tribune. E chi capisce qualcosa di calcio sa che tra i due modi di fare c’è un mondo di differenza. Il dirigente calabrese non è uomo da salotto, non chiama procuratori per farsi portare questo o quel giocatore, ma li sceglie di persona. Non è tutto, spesso fa valere la sua personalità anche all'interno dello spogliatoio. Mirabelli non si ferma praticamente mai, è un motore sempre accesso: al rientro dal Sudamerica, ogni anno, il suo calendario prevede poi un lungo tour in giro per l’Europa. Le ferie le ha sentite nominare qualche volta. All’Inter ha segnalato diversi calciatori, tra cui Murillo e Perisic. Gli ultimi della lista sono Gabriel Jesus (passato al City) e Gabigol, che i nerazzurri hanno strappato a Juventus e Barcellona. Ha fiuto per il talento, di conseguenza ha la plusvalenza nel sangue. Anche l’arrivo di Brozovic è frutto di una sua segnalazione. Per non parlare di Aubameyang (per il quale ha combattuto crociate, purtroppo senza esito positivo) e Bruma.

    PERCHÉ LO VUOLE IL MILAN - Ecco perché l’ex direttore generale dell’Inter sta vagliando seriamente l’idea di ingaggiarlo come ds del Milan. Marco Fassone è convinto che Mirabelli sia la figura perfetta per rilanciare la società, quel profilo che manca ormai da troppo tempo dalle parti di Milanello. Da quando Galliani ha praticamente monopolizzato e imbalsamato il mercato dei rossoneri legandolo ad uno stretto giro di agenti. Fassone vuole un uomo di campo, totalmente slegato da modi di fare puri di un calcio viziato che non deve esistere più. Mirabelli risponderebbe con i fatti e con il lavoro, come ha sempre fatto da quando è partito dai campi impolverati in provincia di Vibo Valentia. D’altronde è questo il vero compito di un ds che si rispetti, scovare talenti arrivare a prenderli prima che lo facciano gli altri. Un compito che riesce molto più semplice quando sei abituato a macinare chilometri.

  4. #43
    Questo si presenta con Aubameyang e Tielemans..

  5. #44
    Senior Member L'avatar di Dumbaghi
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    Aug 2012
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    18,058
    Citazione Originariamente Scritto da Zosimo2410 Visualizza Messaggio
    Pare trapelare che la,delega ad DG sia solo temporanea in attesa di nominare il titolare. Io mi aspetto Albertini in quel ruolo.
    Ha fatto un tweet strano, con la foto ''io non sono interista'' e come didascalia dei puntini di sospensione....


    Mi sa che non l'hanno contattato come pensavamo.

  6. #45
    Citazione Originariamente Scritto da luigi61 Visualizza Messaggio
    Questo è uno tosto
    l Milan è pronto a ripartire da nuove basi, più solide e dagli ampi orizzonti. Lo farà a cominciare da Marco Fassone, ex dg dell’Inter che avrà cura di impostare il nuovo progetto della società rossonera praticamente da zero. Proprio Fassone - a stretto giro di posta - comunicherà il nuovo ds dei rossoneri, il cui profilo dovrà ben sposarsi con le esigenze future del club. Tra i candidati c’è Massimiliano Mirabelli, capo degli osservatori dell’Inter. Un nome che è una garanzia per gli addetti ai lavori.

    GLI INIZI - Nasce difensore centrale, bravo nell’impostazione ma anche dotato fisicamente. A 16 anni inizia a giocare titolare in C2 con la maglia del Rende, ma nel giro di dieci anni capisce che la sua strada è un’altra. Mirabelli si ritira dal calcio giocato a 26 anni dopo aver vinto diversi campionati. Ha le idee chiare: vuole fare il ds e costruire squadre da zero, a partire dalle fondamenta. La prima società ad affidargli un progetto serio è il San Calogero, comune del vibonese. Inizia dalla Promozione, dal calcio vero, quello impolverato. L’esordio non desta in lui ansie e preoccupazioni, non deve adattarsi, vince immediatamente. E si ripeterà per tutta la sua carriera perché dopo San Calogero, Mirabelli si toglie tante altre soddisfazioni. Conosce i campi d’Eccellenza, Dilettanti e la Lega Pro, la costante è sempre la stessa: la vittoria del campionato al suo primo anno di gestione. Vince lavorando sul campo, scegliendo di persona tutti i calciatori della propria squadra. Dal primo all’ultimo. I suoi due capolavori sono Rende (portata dall’eccellenza alla finale play-off di C1) e Cosenza, dove riesce a raggiungere due storiche promozioni consecutive dalla D alla C1. Nessuno è mai riuscito a fare meglio in tutta la storia del club calabrese. Per lui parlano i fatti: chi vuole vincere lo chiama.

    IL SUO LAVORO - Dalla Lega Pro passa al Sunderland e dopo la breve parentesi inglese, Mirabelli entra a far parte dello staff dell’Inter nel 2014 come capo degli osservatori. Nel giro di pochissimo tempo Ausilio capisce di avere a che fare con un professionista di assoluta affidabilità. Nonostante l’approdo in una big, non perde le vecchie abitudini apprese sui campi di provincia: Mirabelli trascorre oltre due mesi l’anno in Sudamerica alla ricerca di talenti da consigliare alla prima squadra. Un lavoro che può sembrare scontato e che invece non lo è affatto visto lo stereotipo dell’osservatore moderno, più abituato a visionare pellicole al chiuso di una camera d’albergo che a presenziare di persona sulle tribune. E chi capisce qualcosa di calcio sa che tra i due modi di fare c’è un mondo di differenza. Il dirigente calabrese non è uomo da salotto, non chiama procuratori per farsi portare questo o quel giocatore, ma li sceglie di persona. Non è tutto, spesso fa valere la sua personalità anche all'interno dello spogliatoio. Mirabelli non si ferma praticamente mai, è un motore sempre accesso: al rientro dal Sudamerica, ogni anno, il suo calendario prevede poi un lungo tour in giro per l’Europa. Le ferie le ha sentite nominare qualche volta. All’Inter ha segnalato diversi calciatori, tra cui Murillo e Perisic. Gli ultimi della lista sono Gabriel Jesus (passato al City) e Gabigol, che i nerazzurri hanno strappato a Juventus e Barcellona. Ha fiuto per il talento, di conseguenza ha la plusvalenza nel sangue. Anche l’arrivo di Brozovic è frutto di una sua segnalazione. Per non parlare di Aubameyang (per il quale ha combattuto crociate, purtroppo senza esito positivo) e Bruma.

    PERCHÉ LO VUOLE IL MILAN - Ecco perché l’ex direttore generale dell’Inter sta vagliando seriamente l’idea di ingaggiarlo come ds del Milan. Marco Fassone è convinto che Mirabelli sia la figura perfetta per rilanciare la società, quel profilo che manca ormai da troppo tempo dalle parti di Milanello. Da quando Galliani ha praticamente monopolizzato e imbalsamato il mercato dei rossoneri legandolo ad uno stretto giro di agenti. Fassone vuole un uomo di campo, totalmente slegato da modi di fare puri di un calcio viziato che non deve esistere più. Mirabelli risponderebbe con i fatti e con il lavoro, come ha sempre fatto da quando è partito dai campi impolverati in provincia di Vibo Valentia. D’altronde è questo il vero compito di un ds che si rispetti, scovare talenti arrivare a prenderli prima che lo facciano gli altri. Un compito che riesce molto più semplice quando sei abituato a macinare chilometri.
    L'ultimo paragrafo è quasi lirico. Fosse vero quanto riportato, la stima nei confronti dell'uomo di Pinerolo ne uscirebbe moltiplicata esponenzialmente. "Calcio viziato che non deve esistere più"...

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