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Risultati da 1 a 10 di 12

Discussione: L'angolo del ciclista

  1. #1
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    L'angolo del ciclista


  2. # ADS
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  3. #2
    Member L'avatar di Snake
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    Il Re è tornato, mamma mia cosa ha fatto

  4. #3
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    Godo! Sempre creduto in Alberto!

  5. #4
    Junior Member L'avatar di Cm Punk
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    Impresa pazzesca
    Grazie alberto

  6. #5
    Junior Member L'avatar di prd7
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    CASO ARMSTRONG. Tyler: «Lance mi disse che mi avrebbe rovinato»

    Sta facendo discutere, e parecchio. Tyler Hamilton è a New York per
    lanciare il suo libro «The Secret Race», scritto insieme a Daniel
    Coyle, uscito nelle librerie Usa e di cui la Gazzetta ieri già
    riportava ampi stralci. La sua dettagliata confessione su ciclismo,
    doping e Armstrong ha incontrato il favore della critica e l'interesse
    del pubblico. Ecco altri punti salienti del libro.

    Nuovi metodi 1
    «Il dottor Ferrari ne aveva inventato uno con cui diluivamo l'Andriol
    (testosterone, ndr) con l'olio d'oliva. Lo tenevamo in piccole boccette
    e ne bastavano poche gocce per darti immediato beneficio senza farti
    risultare positivo. Le portavamo sempre con noi. Un giorno ero così
    svuotato che chiesi a Lance di darmene un po'. Lui estrasse il
    contagocce, me lo mise alla bocca e mi nutrì come fossi un uccellino».

    Nuovi
    metodi 2 «Il dottor Fuentes, per me Ufe, mi disse nel 2004 che aveva
    acquistato un nuovo tipo di congelatore, più sofisticato. Lo chiamammo
    "Siberia": permetteva di depositare al suo studio diverse sacche di
    sangue in una sola volta, evitandomi una serie di viaggi massacranti
    fino a Madrid. Costava 50 mila dollari a stagione più i bonus per le
    vittorie».

    Nuovi metodi 3 «Con Ufe avevamo un codice per stabilire
    dove effettuare le trasfusioni durante le corse. Scrivevamo un sms con
    un numero, tipo 167, e quella sarebbe stata la stanza dell'hotel, già
    concordato, dove ci saremmo incontrati. Ero sempre in apprensione:
    temevo di essere scoperto. Così quando bussavano alla porta e sulla
    soglia appariva Ufe mi sentivo subito sollevato».

    Il boss «Se ti
    lamentavi per la fatica degli allenamenti, se arrivavi in ritardo anche
    di soli 5 minuti, Lance te la giurava. Entravi nella sua lista nera ed
    eri fregato. Così mandò a casa Bobby Julich che proprio non sopportava.
    E più tardi non ebbe scrupoli a licenziare Kevin Livingston, che era
    suo amico e gli era stato molto vicino nei mesi della malattia. Kevin
    aveva osato chiedergli un aumento e, tagliare il suo budget e quello di
    altri, gli permise di ingaggiare tre spagnoli. Chiese anche a me di
    rinunciare al mio bonus di 25 mila dollari e non potei dirgli di no».

    La
    spia «Dopo la tappa del Ventoux al Delfinato 2004, venni convocato
    dall'Uci. Non ci fu un test positivo, ma mi misero in guardia. Giudicai
    quell'invito in sede un fatto stranissimo. Ma in una tappa del Tour,
    Floyd Landis mi raccontò che Lance aveva chiamato il presidente Hein
    Verbruggen, suggerendo di indagare sulla Phonak, la mia nuova squadra,
    perché probabilmente stava usando nuova roba. Non era vero. Non ci vidi
    più dalla rabbia, mi vennero in mente anni di umiliazioni. Così
    affiancai Armstrong e gli dissi: "Lance, vaffanc...". Fu una grande
    soddisfazione».

    Quella cena «Nel 2011, con alcuni amici ero ad
    Aspen, dove Lance ha una casa, e andammo a cena al ristorante Cache
    Cache, il suo favorito. Sapevo che era fuori città, ma a un certo punto
    arrivò e si sedette al bar. Me ne accorsi solo quando andai in bagno e
    sentii un pugno che mi puntava lo stomaco: era lui. Fui imbarazzato nel
    vederlo, perché era poco dopo la mia intervista a 60 Minutes. Non
    sapevo cosa dire. Mi apostrofò duramente: "Quando salirai sul banco dei
    testimoni, ti faremo a pezzi: farai la figura del povero ******.
    Trasformeremo la tua vita in un inferno". Risposi che se voleva
    parlarne potevamo farlo fuori. Ma lui insisteva e alzava la voce.
    Tornai al mio tavolo e finimmo la cena: ero scosso».
    Gazzetta.

    Il clan Armstrong è stata la rovina del ciclismo.

  7. #6
    Junior Member L'avatar di prd7
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    Aug 2012
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    542
    CASO ARMSTRONG. Ecco i passi salienti del libro di Hamilton

    Due anni di lavoro e sessanta interviste a Tyler Hamilton: The Secret
    Race, firmato da Daniel Coyle, l'autore anche di Lance Armstrong's War,
    che uscirà oggi negli Usa, è una confessione lunga 287 pagine.
    Difficile non credere al racconto così ben dettagliato dell'ex compagno
    di squadra del Cowboy alla Us Postal dal 1998 al 2001, in cui spiega
    come il doping nel ciclismo fosse sistematico e non certo lasciato ai
    singoli. Ora, dice, si sente «liberato e in pace con se stesso, dopo
    anni di depressione e sensi di colpa».

    L'INIZIAZIONE
    «Mi ci
    sono voluti 1000 giorni, circa tre anni, per usare il doping la prima
    volta. Avevo notato le sacche bianche appese al muro, ma ne usufruivano
    solo i più forti come Hincapie e Ekimov. E' quando capisci che cosa
    vuol dire correre a "pane e acqua", mi riusciva difficile persino
    tenere il passo del gruppo. Ero disperato, senza energie. Il dottor
    Pedro Celaya mi offrì il primo ovulo rosso: testosterone. "Questo non è
    doping, è per la tua salute", mi disse. Non vado fiero di quella
    decisione, avrei potuto rifiutare, tornare a casa a finire
    l'università. Invece, non lo feci: sai che infrangi le regole, ma sei
    convinto di non imbrogliare perché come te fanno tutti. Quell'ovulo
    rosso era come una promozione. Poco dopo mi fu data la prima fiala di
    Epo: era il segnale che avevano fiducia in me e sarei andato al Tour
    '98».

    EDGAR, CIOE' L'EPO
    «Era il '98, e io e Lance
    instaurammo un rapporto di fiducia, al punto che discutevamo di quanta
    Epo ci facevamo e con quale frequenza. Inventammo parole in codice per
    definirla: ci piacque Edgar, da Edgar Allan Poe. Lance aveva
    l'ossessione che altre squadre usufruissero di sistemi più avanzati.
    Divenne paranoico quando scoprì che nel 2001 Ullrich andò ad allenarsi
    in Sudafrica, dove avevano appena inventato un sangue sintetico,
    l'Hemopure».

    LANCE E VAUGHTERS
    «Lance si sentiva invulnerabile,
    al punto che spesso parlava di Epo a voce altissima anche nei
    ristoranti. La cosa che lo faceva arrabbiare di più era quando qualcuno
    dei compagni si lamentava del doping. Jonathan Vaughters lo fece nel
    1999, addirittura osò dire che si sentiva colpevole. Lance e Bruyneel
    non gradirono e l'anno dopo JV lasciò la squadra».

    FERRARI E LE VENE
    «Ferrari
    era il nostro dottore, il nostro dio e trainer. Lance non parlava altro
    che di lui, lo citava costantemente. Ferrari era fissato sulla
    questione peso. Qualcuno pensa che fosse una sorta di mago della
    chimica, invece insisteva soprattutto su tabelle, numeri e il fatto che
    dovessimo dimagrire. Ricordo ancora le sua cazziate: "Ah Tyler, sei
    troppo grasso". In effetti, nel momento in cui riuscii a perdere chili,
    sentii dei grandi benefici. Quando al Tour 2000 venne introdotto il
    controllo sull'Epo, a Ferrari ci vollero cinque minuti per trovare la
    soluzione: ci saremmo iniettati "Edgar" in dosi ridotte e in vena
    anziché sottocute. Così invece di 2000 unità al 3° o 4° giorno della
    settimana, ne avremmo fatto 300-400 ogni sera. Era importante non
    mancare la vena: Lance era fortunato perché le aveva grandi e ben
    visibili».

    ODIAVA PANTANI
    «Lance amava la logica, Pantani
    correva con passione e istinto. E lui odiava questo suo modo di essere.
    Quando l'italiano andò in fuga all'inizio della tappa
    Courchevel-Morzine al Tour 2000, salita dopo salita sembrava
    imprendibile. Lance andò nel panico. In corsa fece chiamare Ferrari per
    chiedergli lumi e lui lo rassicurò: con quel passo, Pantani sarebbe
    crollato all'ultima salita. E così fu».

    IL GIARDINIERE IN MOTO
    «Dopo
    lo scandalo Festina del 1998, dovevamo trovare un nuovo sistema per
    portare le fiale di Epo alle gare. Lance affidò il delicato incarico di
    corriere a Philippe, il suo giardiniere della villa a Nizza. Philippe
    fu soprannominato il motociclista, perché seguiva le tappe in moto. Lo
    chiamavamo su un cellulare segreto. Al traguardo, approfittando della
    confusione, faceva la sua consegna. Ma solo a noi tre scalatori: io,
    Lance e Kevin Livingston. Trovavamo le siringhe nel camper, per evitare
    il rischio di una perquisizione in hotel. Ci bastavano 30 secondi: Del
    Moral ci iniettava, mettevamo le siringhe nelle lattine di coca, poi il
    dottore sgattaiolava fuori nella mischia con le lattine schiacciate,
    come fossero spazzatura, nello zaino».

    COSI' MI CACCIO'
    «Prima
    del Giro di Svizzera 2001, andai a Ferrara da Ferrari che mi fece il
    classico test sul Monzuno: su quei 4 Km di salita al 9% battei il
    record di Lance. Ferrari sorrise: buon segno, perché non lo avevo mai
    visto allegro. Ma quando arrivai in ritiro, Lance era incavolato:
    "Monzuno eh? Non penserai mica di essere tu ora l'uomo da battere?". Il
    giorno dopo la situazione peggiorò quando il mio ematocrito risultò
    49.5, troppo vicino al 50%. Lance era furioso, anche se pure lui a
    volte aveva quel valore. Persino sua moglie Kristin mi disse
    sarcastica: "Ho sentito che hai grandi numeri, Tyler". Lance si sentiva
    insidiato. Una mia intervista a Velonews, innocua, fu presa molto male
    da Armstrong. Fui costretto da Bruyneel a scusarmi. Ma non servì: al
    Tour venni lasciato a pane e acqua».

    RIIS VOLEVA SAPERE
    «Così
    nel 2002 firmai per la Csc di Bjarne Riis. Nel nostro primo colloquio
    mi chiese quali metodi usavamo alla U.S. Postal. Gli raccontai tutto,
    ma non delle trasfusioni, forse perché non mi ero trovato bene. Lui
    rispose: "Devi assolutamente provarle, ti piaceranno moltissimo".
    Eravamo affidati al dottor Eufemiano Fuentes. Mi suggerì di usare il
    nome del mio cane per classificare le mie sacche di sangue. Ma il mio
    era troppo famoso, così divenni 4142, le ultime cifre del telefono di
    un mio amico».

    CECCHINI, MAI DOPING
    «Cecco (il medico Luigi
    Cecchini, ndr) mi ha sempre sconsigliato di doparmi. Non mi ha mai dato
    nulla, neppure un'aspirina. Mi mise in guardia su Fuentes e disse di
    concentrarmi sui sistemi di allenamento».
    da «La Gazzetta dello Sport» del 5 settembre 2012 a firma Massimo Lopes Pegna

  8. #7
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    Contador è tornato vincendo la Vuelta, come solo i VERI campioni sanno fare! Grazie Alberto!

  9. #8
    Member L'avatar di Snake
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    Alberto è juventino


  10. #9
    Junior Member L'avatar di Cm Punk
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    Non gli si può dare tutti i torti.. tutta la vicenda doping contador è quantomeno grottesca..

    Contador ave:
    Forse non al massimo della forma fisica (e non il più forte in salita imho), ma di tattica si dimostra sempre mostruoso, capisce che JRO era attaccabile solo in una salita facile come il fuente dè, per quell'attacco se la merita tutta la vuelta

    Mi dispiace per JRO che perde come un pollo il secondo gt in un anno, difficilmente riuscirà a ripetersi..
    Valverde alla fine si porta a casa sia maglia verde e sia classifica combinata, lo odio!

  11. #10
    Junior Member L'avatar di prd7
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    Non ho seguito la vuelta, ma ho letto e sentito che jro si è dimostrato superiore nelle salite, ma come ha preso 2.30 m da contadope?

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