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Risultati da 11 a 14 di 14

  1. #11
    Member L'avatar di Brain84
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  3. #12
    Allora ragazzi, cerco di fare un po' di chiarezza. Una doverosa premessa: non ho assolutamente tempo di andare a leggermi gli articoli scientifici su questo lavoro, ammesso che siano stati pubblicati su riviste scientifiche, tutto quello che so sul caso degli agnelli "fosforescenti" lo deduco da quel poco che si riesce a capire leggendo articoli "normali" di giornali.
    Seconda cosa: mi rendo conto che quelli che sto per spiegare sono concetti assolutamente elementari per me che sono nel settore da più di dieci anni ma che possono essere poco chiari o poco comprensibili a chi non è addetto ai lavori.

    In pratica, da quello che ho capito io, è stato condotto questo esperimento di trasformazione (cioè il trasferimento di una breve sequenza di DNA, un gene, che, una volta inserito all'interno di una cellula porta alla "produzione" in quella cellula di una certa proteina (che è diversa a seconda delle "informazioni" portate dal nuovo frammento di DNA), su uno zigote (cioè la cellula fecondata, da cui poi origineranno tutte le altre cellule dell'organismo) di agnello.
    Il frammento di DNA che è stato inserito è il frammento del gene che fa poi produrre alla cellula questa proteina, la GFP (acronimo di Green Fluorescein Protein, letteralmente proteina verde fluorescente.).
    Questa proteina è stata trovata per la prima volta in una medusa, Aequorea victoria, e per le sue proprietà di fluorescenza intrinseca (è proprio la proteina in sè ad essere fluorescente se esposta alla luce ultravioletta) è usata tantissimo negli studi di biologia molecolare, per studiare appunto l'espressione (la produzione), il movimento e la "degradazione" delle proteine all'interno delle cellule.
    Nel caso in questione (qui andiamo un po' più sul tecnico), gli scienziati che hanno condotto questo esperimento non avevano come obiettivo quello di "rendere fluorescenti gli agnelli", cosa assolutamente senza senso (lo capisce anche un bambino di due anni).
    Quando si decide di effettuare un esperimento di trasformazione genica, come prima cosa bisogna "accertarsi" che il protocollo (cioè l'insieme di tutte le operazioni "materiali") che vengono condotte sia efficace (che porti cioè all'inserimento del frammento di DNA che si vuole trasferire all'interno del genoma dell'organismo destinatario). Può succedere che il protocollo non funzioni, oppure può succedere che il DNA sia effettivamente trasferito ma che la proteina, per svariati motivi che non vi sto qui ad elencare, non venga prodotta oppure sia prodotta ma non funzioni.
    La GFP è stata quindi utlizzata, in questo caso, come sorta di "proteina di controllo" (tecnicamente si chiama gene reporter) per verificare che il protocollo portasse effettivamente al trasferimento del gene e alla produzione corretta della proteina.
    Una volta accertato che questo protocollo funziona, si possono trasferire i "veri" geni di interesse (che possono essere introdotti con obiettivi diversi, ad esempio: miglioramento delle caratteristiche nutrizionali attraverso un maggiore accumulo di sostanze benefiche e/o riduzione di sostanze nocive presenti in un alimento etc.).
    Vi faccio un esempio che ho trovato in uno di questi articoli che ho letto ma che rende molto bene l'idea, visto che siamo anche su un forum di calcio:
    "Per esempio gli ormoni della crescita che hanno permesso al calciatore Lionel Messi di sconfiggere la malattia endocrinale che gli stava causando il nanismo. Se il gene necessario a produrre l’ormone della crescita umano viene inserito negli embrioni di vitelli, agnelli o caprette, queste saranno in grado di produrre latte contenente quell’ormone. Ciò significa che, mentre Messi ha potuto accedere alla cure grazie agli investimenti milionari del Barcellona (che i club argentini non potevano permettersi), in futuro, grazie a queste ricerche, non solo il calciatore più forte al mondo ma tutti coloro che ne hanno bisogno potranno accedere agli ormoni della crescita attraverso il latte prodotto da questi animali."
    Un esempio che rende molto bene l'idea.

    P.S. riguardo alla natura che si ribella... vorrei, brevemente, farvi notare che, paradossalmente, in tutto questo non c'è praticamente nulla di innaturale se non nel ruolo dell'uomo che fa da "vettore" di trasferimento: il DNA è un codice che contiene informazioni scritte nello stesso modo in tutti gli organismi viventi: il linguaggio è lo stesso, sia che si tratti di un essere umano, sia che si tratti di un batterio, una sequoia gigante o una balenottera. (Per questo motivo non ha senso parlare di geni "di pesce" "di gatto" "di fragola" o "di suino interista".

    So che l'argomento è molto complicato, per cui, se volete saperne di più o non vi è chiaro qualcosa chiedete pure, datemi solo il tempo di rispondere poi!

  4. #13
    Member L'avatar di Miro
    Data Registrazione
    Aug 2012
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    1,353
    James io la butto, magari è una stupidata e se questo gene venisse usato sulle cellule tumorali per farle produrre la proteina e renderle più "visibili"?

  5. #14
    Il problema è che allo stato attuale non siamo in grado di andare a modificare geneticamente una cellula singola all'interno di un organismo pluricellulare complesso come l'uomo per cui non sarebbe fattibile. Per di più, per quanto ne so io che lavoro sulle piante non esistono protocolli che possano consentire di modificare selettivamente una cellula tumorale senza avere comunque la possibilità di modificare anche cellule non tumorali (per cui rischieresti di avere un numero eccessivamente elevato di "falsi positivi".
    Dovresti poi, inoltre, esporre il tessuto del paziente (e quindi, fare comunque una biopsia) alla luce UV, non sarebbe pensabile di esporre l'intero paziente alla radiazione UV per diagnosticargli un cancro ad un organo interno, non credo che l'emissione sarebbe detectabile.
    Ci sarebbero un sacco di problematiche tecniche di difficilissima soluzione, oltre che morali ovviamente, per cui il gioco non ne varrebbe la candela.

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