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Risultati da 41 a 50 di 81

  1. #41
    Member L'avatar di koti
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    Apr 2015
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Re dell'Est Visualizza Messaggio
    Ecco l'intervista integrale. Molti i temi toccati: dal futuro del Milan, a Mr Bee, fino al rapporto Barbara-Galliani e le pretese dell'altra figlia, Marina.

    Presidente, che voto darebbe ai suoi 30 anni di Milan?
    "Siamo partiti puntando al 10. Per com’è andata direi 10 e lode. Sono stati trent’anni magici. Abbiamo vinto più di tutti. Ci siamo conquistati 363 milioni di simpatizzanti nel mondo. E soprattutto il nostro amore per il Milan è stato ripagato e ci ha riempito il cuore di felicità".

    Qual è stato il giorno più bello?
    "Ce ne sono stati tanti. Certamente indimenticabile è la vittoria a Barcellona della prima Coppa Campioni, battendo 4-0 la Steaua Bucarest. Ricordo lo spettacolo indimenticabile del Camp Nou completamente tappezzato di bandiere rossonere. Sull’autostrada per la Spagna si crearono veri e propri ingorghi di auto e di pullman imbandierati. Fu l’intero popolo rossonero, non soltanto la squadra, a vincere la Coppa. Ma sono indimenticabili, per motivi diversi, anche le due finali di Atene".

    Ce n’è uno, invece, che vorrebbe cancellare?
    "La rimonta del Liverpool a Istanbul, quella incredibile finale di Champions perduta dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 3-0. L’abbiamo già cancellata con i due gol di Pippo nell’altra finale di Atene, due anni dopo, ancora contro il Liverpool. Invece ancora amara la finale di Champions del 1993. Eravamo arrivati a quell’incontro vincendo tutte le partite del torneo, 10 su 10, andata e ritorno. Perdemmo 1-0 la finale con il Marsiglia. Una partita stregata".

    Se potesse tornare indietro, rifarebbe tutto o cambierebbe qualcosa?
    "Non cambierei certo la missione data alla squadra. Quella di giocare per essere padroni del campo e del gioco, di vincere convincendo, con il bel gioco, l’entusiasmo, la passione e la lealtà nei confronti dei nostri avversari".

    Qual è stata la decisione più importante che ha preso?
    "Diventare responsabile del Milan e dargli l’obiettivo di diventare la squadra più vincente al mondo. Un obiettivo che a tutti sembrava impossibile".

    Visto che ormai la vicenda è prescritta, può rivelare chi diede l’ordine di ritirare la squadra a Marsiglia?
    "Non fu certo una mossa premeditata. Galliani mi spiegò poi come andarono le cose. Reagì d’impulso, da tifoso, senza malizia. Ricordo che abbiamo accettato la grave sanzione inflittaci dall’Uefa. Molti giornali scrissero dopo quella sera che il ciclo del Milan era finito. Invece era appena cominciato".

    Il suo amico Confalonieri, in un’intervista al Corriere della Sera, ha paragonato Galliani a Moshe Dayan, «il nostro grande generale»: è d’accordo?
    "Perché no?".

    Qual è l’allenatore al quale è rimasto più legato?
    "Sacchi mi ricorda i primi meravigliosi anni. Ma sono legato da una profonda amicizia anche ad Ancelotti e a Capello".

    Quale campione vorrebbe rivedere in campo?
    "Vorrei rivederli tutti, i nostri campioni. Da Van Basten che ha lasciato il calcio troppo presto a Baresi, il nostro Capitano, da Savicevic a Ronaldinho, da Maldini a Costacurta, a Tassotti, a Donadoni, a Massaro. Da Weah a Gullit, a Sheva, a Kakà… Non posso citarli tutti. Ma ho voluto bene a tutti e per molti di loro sono stato un fratello maggiore. Aggiungo, con orgoglio, che il mio Milan è l’unica squadra nella storia del calcio ad aver piazzato, per due volte (1988 e 1989, ndr), tre giocatori ai primi tre posti del Pallone d’oro".

    Lei sogna sempre un grande Milan in corsa per lo scudetto e di nuovo in Champions: che cosa prova a vedere la squadra di oggi, così lontana dai suoi sogni?
    "Forse non è così lontana come qualcuno pensa. Io sono stato impegnato su molti fronti con impegni difficili e anche dolorosi. Ma ora sono tornato in campo. Non lavoriamo solo per l’oggi. Stiamo ricostruendo una squadra per un nuovo ciclo con giovani promettenti e con molti fuoriclasse. Sono sicuro che ci riusciremo. In questi anni abbiamo vissuto 8 finali di Champions. Entro cinque anni dobbiamo arrivare a 10".

    Donnarumma è il giovane più promettente, già seguito da molte squadre straniere: non teme che ve lo portino via?
    "Donnarumma è uno dei tanti giovani del nostro vivaio e spero che rimanga con noi per altri vent’anni".

    Sua figlia Barbara ha detto che bisogna essere onesti coi tifosi, parlando di Europa League. Galliani, invece, ha ribadito che l’obiettivo è la Champions: è la conferma che hanno visioni diverse?
    "E’ la conferma che entrambi hanno a cuore il bene della squadra. Contraddicendo quello che l’età farebbe pensare, Barbara ragiona più da manager, Adriano più da tifoso. Hanno ragione entrambi, ed entrambi torto. E’ del tutto evidente che l’Europa League oggi è l’obiettivo alla nostra portata, ed è altrettanto evidente che non ci accontentiamo di questo. Nella mia vita, di imprenditore, uomo di stato, di uomo di sport ho sempre seguito una regola: pormi degli obbiettivi un po’ più alti di quelli che il normale buonsenso ritiene facilmente raggiungibili. E li ho sempre raggiunti".

    Se il Milan non guadagnasse un posto per l’Europa, potrebbe bastare vincere la Coppa Italia per salvare la stagione?
    "Non basterebbe. Ma alzare la Coppa Italia sarebbe importante. Vincere fa sempre bene, e comunque la Coppa Italia garantisce un posto in Europa".

    E’ vero che prima di puntare su Mihajlovic aveva scartato la candidatura di Sarri?
    "Quando si sceglie qualcuno, per definizione cadono le altre candidature. Anche quelle di cui si ha la massima stima, come nel caso di Sarri".

    Seedorf, Inzaghi e ora Mihajlovic: non sono troppi tre allenatori in tre stagioni?
    "In effetti preferisco quando in tre stagioni arrivano tre finali di Champions".

    Trent’anni fa lei disse: «Il calcio è bello anche perché non bastano i soldi per fare uno squadrone». Purtroppo sembra una frase adatta a questo Milan…
    "La penso come 30 anni fa. Ma qualche squadrone abbiamo già dimostrato di essere capaci di costruirlo. Certo, anche investendo molti soldi. Sono stati più di un miliardo e duecento milioni di euro i nostri investimenti sul Milan in questi trent’anni".

    Che effetto le fa pensare che 30 anni fa prese il Milan al terzo posto, mentre oggi è soltanto sesto?
    "Non si può vincere sempre. Io sono entrato nel Milan in uno dei periodi peggiori della sua storia. Nei 5 anni precedenti, due li aveva giocati in Serie B, e gli altri tre li aveva chiusi rispettivamente al 14o, al 6o e al 5o posto in Serie A. Oggi il fatto stesso che il Milan sia al sesto posto è una notizia. Sembra strano ai tifosi, visto che, in trent’anni, per venti volte abbiamo concluso il campionato nei primi tre posti. In tutto il mondo la parola Milan è sinonimo di grandi successi e, voglio ripeterlo, contiamo su 363 milioni di simpatizzanti".

    Se a fine stagione la trattativa con Mister Bee non fosse ancora conclusa, cercherebbe di vendere ad altri le quote di minoranza?
    "Il mio obiettivo è comunque il bene del Milan. Nel calcio moderno sono entrati soggetti dotati di risorse infinite e quindi è difficile rimanere competitivi al massimo livello. Per questo abbiamo ritenuto che l’apporto di energie e capitali freschi fosse necessario. Su questa base abbiamo una negoziazione in corso. Aspettiamo che si concluda".

    E’ vero che sua figlia Marina spinge per farle vendere tutto il Milan?
    "Non è assolutamente vero. Lei mi ripete sempre di seguire quello che mi dice il cuore e il mio cuore continua a battere forte per il Milan".

    L’altra sua figlia Barbara, invece, si era impegnata molto per il progetto del nuovo stadio: che cosa accadrà ora con San Siro?
    "San Siro è la nostra gloriosa storia. Il legame affettivo, emotivo, con quel prato, quegli spalti, quella curva, è profondissimo per ogni milanista. Tuttavia il futuro sembra essere degli stadi di proprietà, secondo un modello che all’estero si va sempre più diffondendo e che per ora, in Italia, solo la Juve ha potuto realizzare. Quindi l’idea di Barbara era assolutamente quella giusta. Purtroppo si sono frapposte difficoltà che al momento non potevamo prevedere. Continueremo quindi a giocare a San Siro, fieri di stare nella “Scala del calcio”, senza tuttavia smettere di guardarci intorno".

    I tifosi contestano a Galliani il peccato di nostalgia, pensando ai ritorni di Balotelli e Boateng, dopo i rinnovi dei contratti a De Jong e Mexes: con il senno di poi si è trattato di errori?
    "Perché errori? Boateng è rientrato con una grande voglia di tornare a giocare, e finora ha fatto bene. Balotelli si sta rimettendo da seri problemi di salute. Se riuscirà a evitare gli errori del passato, potrà essere una risorsa. Credo valga la pena di provare".

    Che regalo vorrebbe per i suoi 30 anni di Milan?
    "Sabato, in occasione dell’anniversario, vorrei pranzare con la squadra a Milanello. Ne approfitterò per chiedere a Mihajlovic di vincere tutte le partite da qui alla fine".

    Concludendo: sarà presidente del Milan a vita o fino a quando?
    "Stiamo a vedere come andranno i prossimi 30 anni, e poi decideremo..."
    Boh, almeno non se ne è uscito con "il Milan è mio e non lo vendo". Continua a sostenere l'esigenza di nuovi capitali.

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    Ecco l'intervista integrale. Molti i temi toccati: dal futuro del Milan, a Mr Bee, fino al rapporto Barbara-Galliani e le pretese dell'altra figlia, Marina.

    Presidente, che voto darebbe ai suoi 30 anni di Milan?
    "Siamo partiti puntando al 10. Per com’è andata direi 10 e lode. Sono stati trent’anni magici. Abbiamo vinto più di tutti. Ci siamo conquistati 363 milioni di simpatizzanti nel mondo. E soprattutto il nostro amore per il Milan è stato ripagato e ci ha riempito il cuore di felicità".

    Qual è stato il giorno più bello?
    "Ce ne sono stati tanti. Certamente indimenticabile è la vittoria a Barcellona della prima Coppa Campioni, battendo 4-0 la Steaua Bucarest. Ricordo lo spettacolo indimenticabile del Camp Nou completamente tappezzato di bandiere rossonere. Sull’autostrada per la Spagna si crearono veri e propri ingorghi di auto e di pullman imbandierati. Fu l’intero popolo rossonero, non soltanto la squadra, a vincere la Coppa. Ma sono indimenticabili, per motivi diversi, anche le due finali di Atene".

    Ce n’è uno, invece, che vorrebbe cancellare?
    "La rimonta del Liverpool a Istanbul, quella incredibile finale di Champions perduta dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 3-0. L’abbiamo già cancellata con i due gol di Pippo nell’altra finale di Atene, due anni dopo, ancora contro il Liverpool. Invece ancora amara la finale di Champions del 1993. Eravamo arrivati a quell’incontro vincendo tutte le partite del torneo, 10 su 10, andata e ritorno. Perdemmo 1-0 la finale con il Marsiglia. Una partita stregata".

    Se potesse tornare indietro, rifarebbe tutto o cambierebbe qualcosa?
    "Non cambierei certo la missione data alla squadra. Quella di giocare per essere padroni del campo e del gioco, di vincere convincendo, con il bel gioco, l’entusiasmo, la passione e la lealtà nei confronti dei nostri avversari".

    Qual è stata la decisione più importante che ha preso?
    "Diventare responsabile del Milan e dargli l’obiettivo di diventare la squadra più vincente al mondo. Un obiettivo che a tutti sembrava impossibile".

    Visto che ormai la vicenda è prescritta, può rivelare chi diede l’ordine di ritirare la squadra a Marsiglia?
    "Non fu certo una mossa premeditata. Galliani mi spiegò poi come andarono le cose. Reagì d’impulso, da tifoso, senza malizia. Ricordo che abbiamo accettato la grave sanzione inflittaci dall’Uefa. Molti giornali scrissero dopo quella sera che il ciclo del Milan era finito. Invece era appena cominciato".

    Il suo amico Confalonieri, in un’intervista al Corriere della Sera, ha paragonato Galliani a Moshe Dayan, «il nostro grande generale»: è d’accordo?
    "Perché no?".

    Qual è l’allenatore al quale è rimasto più legato?
    "Sacchi mi ricorda i primi meravigliosi anni. Ma sono legato da una profonda amicizia anche ad Ancelotti e a Capello".

    Quale campione vorrebbe rivedere in campo?
    "Vorrei rivederli tutti, i nostri campioni. Da Van Basten che ha lasciato il calcio troppo presto a Baresi, il nostro Capitano, da Savicevic a Ronaldinho, da Maldini a Costacurta, a Tassotti, a Donadoni, a Massaro. Da Weah a Gullit, a Sheva, a Kakà… Non posso citarli tutti. Ma ho voluto bene a tutti e per molti di loro sono stato un fratello maggiore. Aggiungo, con orgoglio, che il mio Milan è l’unica squadra nella storia del calcio ad aver piazzato, per due volte (1988 e 1989, ndr), tre giocatori ai primi tre posti del Pallone d’oro".

    Lei sogna sempre un grande Milan in corsa per lo scudetto e di nuovo in Champions: che cosa prova a vedere la squadra di oggi, così lontana dai suoi sogni?
    "Forse non è così lontana come qualcuno pensa. Io sono stato impegnato su molti fronti con impegni difficili e anche dolorosi. Ma ora sono tornato in campo. Non lavoriamo solo per l’oggi. Stiamo ricostruendo una squadra per un nuovo ciclo con giovani promettenti e con molti fuoriclasse. Sono sicuro che ci riusciremo. In questi anni abbiamo vissuto 8 finali di Champions. Entro cinque anni dobbiamo arrivare a 10".

    Donnarumma è il giovane più promettente, già seguito da molte squadre straniere: non teme che ve lo portino via?
    "Donnarumma è uno dei tanti giovani del nostro vivaio e spero che rimanga con noi per altri vent’anni".

    Sua figlia Barbara ha detto che bisogna essere onesti coi tifosi, parlando di Europa League. Galliani, invece, ha ribadito che l’obiettivo è la Champions: è la conferma che hanno visioni diverse?
    "E’ la conferma che entrambi hanno a cuore il bene della squadra. Contraddicendo quello che l’età farebbe pensare, Barbara ragiona più da manager, Adriano più da tifoso. Hanno ragione entrambi, ed entrambi torto. E’ del tutto evidente che l’Europa League oggi è l’obiettivo alla nostra portata, ed è altrettanto evidente che non ci accontentiamo di questo. Nella mia vita, di imprenditore, uomo di stato, di uomo di sport ho sempre seguito una regola: pormi degli obbiettivi un po’ più alti di quelli che il normale buonsenso ritiene facilmente raggiungibili. E li ho sempre raggiunti".

    Se il Milan non guadagnasse un posto per l’Europa, potrebbe bastare vincere la Coppa Italia per salvare la stagione?
    "Non basterebbe. Ma alzare la Coppa Italia sarebbe importante. Vincere fa sempre bene, e comunque la Coppa Italia garantisce un posto in Europa".

    E’ vero che prima di puntare su Mihajlovic aveva scartato la candidatura di Sarri?
    "Quando si sceglie qualcuno, per definizione cadono le altre candidature. Anche quelle di cui si ha la massima stima, come nel caso di Sarri".

    Seedorf, Inzaghi e ora Mihajlovic: non sono troppi tre allenatori in tre stagioni?
    "In effetti preferisco quando in tre stagioni arrivano tre finali di Champions".

    Trent’anni fa lei disse: «Il calcio è bello anche perché non bastano i soldi per fare uno squadrone». Purtroppo sembra una frase adatta a questo Milan…
    "La penso come 30 anni fa. Ma qualche squadrone abbiamo già dimostrato di essere capaci di costruirlo. Certo, anche investendo molti soldi. Sono stati più di un miliardo e duecento milioni di euro i nostri investimenti sul Milan in questi trent’anni".

    Che effetto le fa pensare che 30 anni fa prese il Milan al terzo posto, mentre oggi è soltanto sesto?
    "Non si può vincere sempre. Io sono entrato nel Milan in uno dei periodi peggiori della sua storia. Nei 5 anni precedenti, due li aveva giocati in Serie B, e gli altri tre li aveva chiusi rispettivamente al 14o, al 6o e al 5o posto in Serie A. Oggi il fatto stesso che il Milan sia al sesto posto è una notizia. Sembra strano ai tifosi, visto che, in trent’anni, per venti volte abbiamo concluso il campionato nei primi tre posti. In tutto il mondo la parola Milan è sinonimo di grandi successi e, voglio ripeterlo, contiamo su 363 milioni di simpatizzanti".

    Se a fine stagione la trattativa con Mister Bee non fosse ancora conclusa, cercherebbe di vendere ad altri le quote di minoranza?
    "Il mio obiettivo è comunque il bene del Milan. Nel calcio moderno sono entrati soggetti dotati di risorse infinite e quindi è difficile rimanere competitivi al massimo livello. Per questo abbiamo ritenuto che l’apporto di energie e capitali freschi fosse necessario. Su questa base abbiamo una negoziazione in corso. Aspettiamo che si concluda".

    E’ vero che sua figlia Marina spinge per farle vendere tutto il Milan?
    "Non è assolutamente vero. Lei mi ripete sempre di seguire quello che mi dice il cuore e il mio cuore continua a battere forte per il Milan".

    L’altra sua figlia Barbara, invece, si era impegnata molto per il progetto del nuovo stadio: che cosa accadrà ora con San Siro?
    "San Siro è la nostra gloriosa storia. Il legame affettivo, emotivo, con quel prato, quegli spalti, quella curva, è profondissimo per ogni milanista. Tuttavia il futuro sembra essere degli stadi di proprietà, secondo un modello che all’estero si va sempre più diffondendo e che per ora, in Italia, solo la Juve ha potuto realizzare. Quindi l’idea di Barbara era assolutamente quella giusta. Purtroppo si sono frapposte difficoltà che al momento non potevamo prevedere. Continueremo quindi a giocare a San Siro, fieri di stare nella “Scala del calcio”, senza tuttavia smettere di guardarci intorno".

    I tifosi contestano a Galliani il peccato di nostalgia, pensando ai ritorni di Balotelli e Boateng, dopo i rinnovi dei contratti a De Jong e Mexes: con il senno di poi si è trattato di errori?
    "Perché errori? Boateng è rientrato con una grande voglia di tornare a giocare, e finora ha fatto bene. Balotelli si sta rimettendo da seri problemi di salute. Se riuscirà a evitare gli errori del passato, potrà essere una risorsa. Credo valga la pena di provare".

    Che regalo vorrebbe per i suoi 30 anni di Milan?
    "Sabato, in occasione dell’anniversario, vorrei pranzare con la squadra a Milanello. Ne approfitterò per chiedere a Mihajlovic di vincere tutte le partite da qui alla fine".

    Concludendo: sarà presidente del Milan a vita o fino a quando?
    "Stiamo a vedere come andranno i prossimi 30 anni, e poi decideremo..."







    La Gazzetta dello Sport in edicola oggi, 17 febbraio 2016, ha intervistato in esclusiva Silvio Berlusconi. Ecco la prima pagina della rosea con l'anticipazione dell'intervista:

    "I miei 30 anni al Milan da 10 e lode. E vedrete che Milan nei prossimi 5. Il ricordo più bello è il trionfo di Barcellona. Ora voglio arrivare a 10 finali di Champions. A Sinisa chiederò di vincere sempre da qui a fine campionato".

    Seguirà l'intervista completa







    Tutte balle. Conoscendo il personaggio, credo non ci sia una sola parola di verità.
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  4. #43
    Amministratore L'avatar di Admin
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    Anzi, penso che le uniche verità siano quelle su Boateng e Balotelli, che alla fine resteranno.
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  5. #44
    Forza Mila L'avatar di diavolo
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    Stiamo ricostruendo una squadra per un nuovo ciclo con giovani promettenti e con molti fuoriclasse.
    Quali sarebbero questi fuoriclasse?
    Vogliamo Paolo Maldini nel nuovo Milan

  6. #45
    Zio bello L'avatar di addox
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    E' almeno da dieci anni che racconta balle, e dobbiamo stare ancora qui ad aspettare?
    Mamma mia.
    Nano malefico, zio fester veniamo con i bastoni

  7. #46
    Senior Member L'avatar di Jino
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    La foto scelta sa proprio di troll.

    Detto questo Berlusconi da ogni milanista andrà ringraziato a vita, ha fatto la storia. Ma, ma è già da anni che il suo tempo è finito, per sua stessa ammissione non si può competere con certi ricconi entrati nel calcio, è ora che passi la mano per non far diventare il Milan il nulla cosmico.

  8. #47
    Senior Member L'avatar di Toby rosso nero
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    Ecco l'intervista integrale. Molti i temi toccati: dal futuro del Milan, a Mr Bee, fino al rapporto Barbara-Galliani e le pretese dell'altra figlia, Marina.

    Presidente, che voto darebbe ai suoi 30 anni di Milan?
    "Siamo partiti puntando al 10. Per com’è andata direi 10 e lode. Sono stati trent’anni magici. Abbiamo vinto più di tutti. Ci siamo conquistati 363 milioni di simpatizzanti nel mondo. E soprattutto il nostro amore per il Milan è stato ripagato e ci ha riempito il cuore di felicità".

    Qual è stato il giorno più bello?
    "Ce ne sono stati tanti. Certamente indimenticabile è la vittoria a Barcellona della prima Coppa Campioni, battendo 4-0 la Steaua Bucarest. Ricordo lo spettacolo indimenticabile del Camp Nou completamente tappezzato di bandiere rossonere. Sull’autostrada per la Spagna si crearono veri e propri ingorghi di auto e di pullman imbandierati. Fu l’intero popolo rossonero, non soltanto la squadra, a vincere la Coppa. Ma sono indimenticabili, per motivi diversi, anche le due finali di Atene".

    Ce n’è uno, invece, che vorrebbe cancellare?
    "La rimonta del Liverpool a Istanbul, quella incredibile finale di Champions perduta dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 3-0. L’abbiamo già cancellata con i due gol di Pippo nell’altra finale di Atene, due anni dopo, ancora contro il Liverpool. Invece ancora amara la finale di Champions del 1993. Eravamo arrivati a quell’incontro vincendo tutte le partite del torneo, 10 su 10, andata e ritorno. Perdemmo 1-0 la finale con il Marsiglia. Una partita stregata".

    Se potesse tornare indietro, rifarebbe tutto o cambierebbe qualcosa?
    "Non cambierei certo la missione data alla squadra. Quella di giocare per essere padroni del campo e del gioco, di vincere convincendo, con il bel gioco, l’entusiasmo, la passione e la lealtà nei confronti dei nostri avversari".

    Qual è stata la decisione più importante che ha preso?
    "Diventare responsabile del Milan e dargli l’obiettivo di diventare la squadra più vincente al mondo. Un obiettivo che a tutti sembrava impossibile".

    Visto che ormai la vicenda è prescritta, può rivelare chi diede l’ordine di ritirare la squadra a Marsiglia?
    "Non fu certo una mossa premeditata. Galliani mi spiegò poi come andarono le cose. Reagì d’impulso, da tifoso, senza malizia. Ricordo che abbiamo accettato la grave sanzione inflittaci dall’Uefa. Molti giornali scrissero dopo quella sera che il ciclo del Milan era finito. Invece era appena cominciato".

    Il suo amico Confalonieri, in un’intervista al Corriere della Sera, ha paragonato Galliani a Moshe Dayan, «il nostro grande generale»: è d’accordo?
    "Perché no?".

    Qual è l’allenatore al quale è rimasto più legato?
    "Sacchi mi ricorda i primi meravigliosi anni. Ma sono legato da una profonda amicizia anche ad Ancelotti e a Capello".

    Quale campione vorrebbe rivedere in campo?
    "Vorrei rivederli tutti, i nostri campioni. Da Van Basten che ha lasciato il calcio troppo presto a Baresi, il nostro Capitano, da Savicevic a Ronaldinho, da Maldini a Costacurta, a Tassotti, a Donadoni, a Massaro. Da Weah a Gullit, a Sheva, a Kakà… Non posso citarli tutti. Ma ho voluto bene a tutti e per molti di loro sono stato un fratello maggiore. Aggiungo, con orgoglio, che il mio Milan è l’unica squadra nella storia del calcio ad aver piazzato, per due volte (1988 e 1989, ndr), tre giocatori ai primi tre posti del Pallone d’oro".

    Lei sogna sempre un grande Milan in corsa per lo scudetto e di nuovo in Champions: che cosa prova a vedere la squadra di oggi, così lontana dai suoi sogni?
    "Forse non è così lontana come qualcuno pensa. Io sono stato impegnato su molti fronti con impegni difficili e anche dolorosi. Ma ora sono tornato in campo. Non lavoriamo solo per l’oggi. Stiamo ricostruendo una squadra per un nuovo ciclo con giovani promettenti e con molti fuoriclasse. Sono sicuro che ci riusciremo. In questi anni abbiamo vissuto 8 finali di Champions. Entro cinque anni dobbiamo arrivare a 10".

    Donnarumma è il giovane più promettente, già seguito da molte squadre straniere: non teme che ve lo portino via?
    "Donnarumma è uno dei tanti giovani del nostro vivaio e spero che rimanga con noi per altri vent’anni".

    Sua figlia Barbara ha detto che bisogna essere onesti coi tifosi, parlando di Europa League. Galliani, invece, ha ribadito che l’obiettivo è la Champions: è la conferma che hanno visioni diverse?
    "E’ la conferma che entrambi hanno a cuore il bene della squadra. Contraddicendo quello che l’età farebbe pensare, Barbara ragiona più da manager, Adriano più da tifoso. Hanno ragione entrambi, ed entrambi torto. E’ del tutto evidente che l’Europa League oggi è l’obiettivo alla nostra portata, ed è altrettanto evidente che non ci accontentiamo di questo. Nella mia vita, di imprenditore, uomo di stato, di uomo di sport ho sempre seguito una regola: pormi degli obbiettivi un po’ più alti di quelli che il normale buonsenso ritiene facilmente raggiungibili. E li ho sempre raggiunti".

    Se il Milan non guadagnasse un posto per l’Europa, potrebbe bastare vincere la Coppa Italia per salvare la stagione?
    "Non basterebbe. Ma alzare la Coppa Italia sarebbe importante. Vincere fa sempre bene, e comunque la Coppa Italia garantisce un posto in Europa".

    E’ vero che prima di puntare su Mihajlovic aveva scartato la candidatura di Sarri?
    "Quando si sceglie qualcuno, per definizione cadono le altre candidature. Anche quelle di cui si ha la massima stima, come nel caso di Sarri".

    Seedorf, Inzaghi e ora Mihajlovic: non sono troppi tre allenatori in tre stagioni?
    "In effetti preferisco quando in tre stagioni arrivano tre finali di Champions".

    Trent’anni fa lei disse: «Il calcio è bello anche perché non bastano i soldi per fare uno squadrone». Purtroppo sembra una frase adatta a questo Milan…
    "La penso come 30 anni fa. Ma qualche squadrone abbiamo già dimostrato di essere capaci di costruirlo. Certo, anche investendo molti soldi. Sono stati più di un miliardo e duecento milioni di euro i nostri investimenti sul Milan in questi trent’anni".

    Che effetto le fa pensare che 30 anni fa prese il Milan al terzo posto, mentre oggi è soltanto sesto?
    "Non si può vincere sempre. Io sono entrato nel Milan in uno dei periodi peggiori della sua storia. Nei 5 anni precedenti, due li aveva giocati in Serie B, e gli altri tre li aveva chiusi rispettivamente al 14o, al 6o e al 5o posto in Serie A. Oggi il fatto stesso che il Milan sia al sesto posto è una notizia. Sembra strano ai tifosi, visto che, in trent’anni, per venti volte abbiamo concluso il campionato nei primi tre posti. In tutto il mondo la parola Milan è sinonimo di grandi successi e, voglio ripeterlo, contiamo su 363 milioni di simpatizzanti".

    Se a fine stagione la trattativa con Mister Bee non fosse ancora conclusa, cercherebbe di vendere ad altri le quote di minoranza?
    "Il mio obiettivo è comunque il bene del Milan. Nel calcio moderno sono entrati soggetti dotati di risorse infinite e quindi è difficile rimanere competitivi al massimo livello. Per questo abbiamo ritenuto che l’apporto di energie e capitali freschi fosse necessario. Su questa base abbiamo una negoziazione in corso. Aspettiamo che si concluda".

    E’ vero che sua figlia Marina spinge per farle vendere tutto il Milan?
    "Non è assolutamente vero. Lei mi ripete sempre di seguire quello che mi dice il cuore e il mio cuore continua a battere forte per il Milan".

    L’altra sua figlia Barbara, invece, si era impegnata molto per il progetto del nuovo stadio: che cosa accadrà ora con San Siro?
    "San Siro è la nostra gloriosa storia. Il legame affettivo, emotivo, con quel prato, quegli spalti, quella curva, è profondissimo per ogni milanista. Tuttavia il futuro sembra essere degli stadi di proprietà, secondo un modello che all’estero si va sempre più diffondendo e che per ora, in Italia, solo la Juve ha potuto realizzare. Quindi l’idea di Barbara era assolutamente quella giusta. Purtroppo si sono frapposte difficoltà che al momento non potevamo prevedere. Continueremo quindi a giocare a San Siro, fieri di stare nella “Scala del calcio”, senza tuttavia smettere di guardarci intorno".

    I tifosi contestano a Galliani il peccato di nostalgia, pensando ai ritorni di Balotelli e Boateng, dopo i rinnovi dei contratti a De Jong e Mexes: con il senno di poi si è trattato di errori?
    "Perché errori? Boateng è rientrato con una grande voglia di tornare a giocare, e finora ha fatto bene. Balotelli si sta rimettendo da seri problemi di salute. Se riuscirà a evitare gli errori del passato, potrà essere una risorsa. Credo valga la pena di provare".

    Che regalo vorrebbe per i suoi 30 anni di Milan?
    "Sabato, in occasione dell’anniversario, vorrei pranzare con la squadra a Milanello. Ne approfitterò per chiedere a Mihajlovic di vincere tutte le partite da qui alla fine".

    Concludendo: sarà presidente del Milan a vita o fino a quando?
    "Stiamo a vedere come andranno i prossimi 30 anni, e poi decideremo..."

    Agghiacciante, terribile.
    Preferivo i tempi in cui per campagna elettorale faceva il supercolpo di mercato, piuttosto che queste interviste da pelle d'oca (nelle parti in cui parla del presente e del futuro).
    Balotelli sulla luna -> Fatto
    Brocchi sulla luna -> Fatto
    Galliani su Marte -> FATTO!!! ADDIO PER SEMPRE.
    De Sciglio sulla luna -> Fatto
    Bacca sulla luna -> Parzialmente fatto

    Montella sulla luna -> FATTO!!!!

    Montolivo sulla luna -> In corso...

  9. #48
    Una condanna a morte

  10. #49
    tifoso distaccato L'avatar di wildfrank
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    Tipico caso di demenza senile: cancellata la memoria a breve termine, ma si conservano i vecchi ricordi....le tragicommedie degli ultimi 10 anni non le ricordi?
    "Nonostante i periodi bui, soprattutto nel 1982-83 ho avuto tante possibilità di andarmene, ma ho deciso fermamente di rimanere perchè il Milan mi ha dato tanto....Non lo avrei lasciato per nulla al mondo. Sapevo che prima o poi saremo tornati grandi e infatti cosi è stato. Alzare la Coppa Campioni con questa maglia e con la fascia da capitano è stata la soddisfazione più grande della mia vita."

    Franco Baresi (the Legend).

  11. #50
    Member L'avatar di pazzomania
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    Citazione Originariamente Scritto da goleador 70 Visualizza Messaggio
    Ma allora perché a gennaio non ha voluto sganciare un euro???bastava poco per il terzo posto
    Perchè la champions anche con eventuali acquisti non sarebbe stata certa, non lo so..non son nella loro testa, fortunatamente...!

    Citazione Originariamente Scritto da corvorossonero Visualizza Messaggio
    Ancora aspettiamo e vediamo?? ma non ti sono bastati i proclami Non venderò mai Kakà? oppure Thiago e Ibra rimangono , grazie presidente?? e puntualmente 1 settimana dopo venduti!! Progetto sui giovani, e poi vanno a prendere Menez, Essien, Pazzini ecc ecc? boh rimango allibito da tanto autolesionismo.
    Cose strane se ne son viste molte, concordo in pieno, ma ripeto.. almeno sul calcio non mi va di essere pessimista e farmi venire il sangue amaro.

    Quest' anno dopo anni di vacche anoressiche qualcosa si intravede, vediamo come si comportano la prossima estate!
    pazzomania non è assolutamente un omaggio a quel paracarro Pazzini :)

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